Storia del Beato Junipero Serra

Nascita e infanzia in una famiglia umile e contadina, che egli abbandona per il regno di Dio.Junipero Serra nacque nella cittadina di Petra [Maiorca, Spagna] il 24 novembre 1713. I suoi genitori, Antonio Serra e Margarita Ferrer, vollero battezzarlo lo stesso giorno col nome di Michele Giuseppe. Erano profondamente credenti e devoti della Madonna del Rosario e del serafico padre S. Francesco. Da bambino, Michele Giuseppe frequentava il vicino convento di San Bernardino, che egli considerava casa sua. Dalla famiglia e dal convento egli ricevette i semi della fede cristiana. Al primo indio che battezzò nella missione di S. Carlo Borromeo. egli diede il nome di Bernardino di Gesù, in ricordo di questo convento.

La sua devozione mariana, coltivata per tutta la vita, trovava le radici nel santuario di Bonany, gioiello delle montagne maiorchine. La prima bimba che ricevette da lui le acque lustrali fu chiamata Maria de Bonany.

L’indole modesta ereditata dall’umile famiglia contrassegnò tutta la sua esistenza. Egli non conosceva la pigrizia, benché rispettasse semprela siesta. Eramoderato nel mangiare: Finché godiamo di buona salute e abbiamo una frittata di erbe silvestri, cos’altro possiamo ambire?

Dai parenti imparò il rispetto per gli anziani. Egli rivolgeva con vantaggio ai suoi indios il saluto tante volte ricevuto: “Dio ti faccia santo!”.

Mentre aspettava la nave nel porto di Cadice, Junipero ricordava il consiglio di suo padre moribondo: Figlio mio, mi raccomando, cerca di essere un buon frate di S. Francesco. Contemplando l’insidioso oceano che da lì a poco doveva solcare, questo consiglio assumeva un profondo significato. Egli pensava particolarmente alla mamma, le cui preghiere tanto avevano contribuito alla sua vocazione religiosa e missionaria. Prima di partire le aveva insegnato questa giaculatoria: “Benedetto sei tu o Dio, e che sia fatta la tua volontà!”

Entra nell’Ordine francescano, la sua seconda famiglia: studi, sacerdozio e docenza.

Ancora ragazzino, Junipero Serra lasciò la casa paterna a Petra e si trasferì in città, dove venne affidato a un tutore addetto alla cattedrale. Egli decise di consacrarsi alla famiglia francescana. Non ancora diciassettenne, ricevette da un compaesano, padre Antonio Perellò, l’abito che contraddistingueva in suo nuovo stato. Junipero fece il noviziato preparatorio alla vita religiosa nel convento di Santa Maria di Gesù, dove fu paragonato dal provinciale ad una scala che, di gradino in gradino, saliva sul cammino della virtù verso la perfezione evangelica. Un quadro tuttora esistente nel convento di S. Francesco ci mostra quali erano questi gradini: il primo era la pazienza, seguita dall’umiltà e dall’obbedienza, fino alla carità che conduce all’amplesso con Cristo sulla Croce.

L’ingresso nell’Ordine dei frati minori avvenne con la professione dei tre voti di obbedienza, povertà e castità. Abbandonando il nome di famiglia, scelse quello di Junipero, compagno del patriarca di Assisi. La sua nuova dimora fu il convento delle Stimmate del nostro Padre S. Francesco, attuale convento di Palma. Lì rimase per ben diciotto anni, completando la sua formazione religiosa e intellettuale. Leggendo le cronache dell’Ordine, si sentiva rapito da uno spirito divino che lo invitava a seguire la scia dei grandi missionari apostolici. Egli si dedicò senza riserve allo studio, ottenendo risultati brillanti.

Prima ancora dell’ordinazione sacerdotale, Junipero fu designato lettore di Filosofia del convento, il principale della provincia, nonché cattedratico di Teologia presso l’Università Luliana. Già sacerdote, egli mantenne sempre vivo il contatto con la pastorale popolare. Era un predicatore molto ricercato dalle parrocchie e dai conventi di Maiorca. Da ricordare due importanti sermoni nel Duomo in occasione del Corpus Domini. Conosciamo anche quattro sermoni in lingua maiorchina tenuti nel convento di Santa Clara, uno dei quali intitolato: Dio è benigno quando perdona.

Juniperò lasciò la sua patria e rinunciò alla cattedra per abbracciare la vita di predicatore apostolico in Messico.

Junipero aveva 35 anni quando ricevette il permesso per andare missionario in Messico. Stava predicando la Quaresima a Petra, il suo paese natìo, quando il suo discepolo Palou gli portò la buona novella. Non volle rivelarla ai genitori, ormai anziani, per non turbarli. Pronunciò ancora il sermone nella festa della Madonna di Bonany, il martedì di Pasqua del 1749. Fu l’ultimo giorno fra i suoi. Tornando in città, si dedicò ancora ad alcuni impegni apostolici, partecipando alle rogazioni per la pioggia, dove esaltò il potere della preghiera. La domenica 13 aprile, la comunità si riunì nel refettorio del convento per il commiato ai due missionari, Junipero e Palou. L’ex-cattedratico chiese perdono ai confratelli per qualsiasi eventuale offesa avesse loro arrecato. In segno di umiltà baciò a tutti i piedi.

Statua di Fra Serra a Monterey

Junipero aveva subito una grande delusione. Perfino nei migliori campi spunta la zizzania. Quellapartenza verso il Nuovo Mondo fu per lui anche una liberazione. Egli vi intuì la mano di Dio che scrive dritto con righe storte.

Arrivato a Cadice, il porto d’imbarco, dovette fare il passaporto: statura media, occhi castani, capelli neri, barba rada, costituzione piuttosto debole. Quello che non appariva, però, era il coraggio da gigante. Prima della partenza, che sapeva definitiva, inviò pure un’ardente lettera ai genitori. L’incarico di predicatore apostolico, del quale ormai si fregiava, era per lui la cosa più importante, tanto che ne andava fiero e ne gioiva. Sempre avanti e mai indietro! Ecco il suo motto.

Junipero si imbarcò sul vascello Nuestra Señora de Guadalupe, noto come il Villasota. Il viaggio transoceanico durò 99 giorni, calcolando i quindici giorni di missione in Porto Rico. I pericoli che dovette affrontare non furono pochi, compresa una violenta ondata che disalberòla nave. Sbarcatinel porto di Veracruz, i religiosi incaricarono il Servo di Dio di tenere un sermone ringraziando il Signore e la Madonna per il lieto esito della traversata. Aveva così inizio l’avventura missionaria.

Di costituzione fisica molto fragile, frà Junipero soffrì tutta la vita d’una ferita alla gamba.

Il porto di Veracruz distava più di cinquecento chilometri dalla capitale, Messico. Junipero volle farli a piedi, a differenza dei suoi compagni che andarono a cavallo. Il percorso fu massacrante. I piedi di Junipero si gonfiarono. Inoltre, egli fu punto da alcuni insetti che gli provocarono una ferita permanente alla gamba. Per il resto della sua esistenza, 35 anni, dovette sopportare questa ferita con conseguenti, enormi disagi, che tuttavia non riuscirono mai a distoglierlo dagli impegni apostolici.

Dirigendo le missioni della bassa California, vent’anni dopo il suo arrivo nel Nuovo Mondo, gli fu proposto di andare ad evangelizzare le terre settentrionali. Il Visitatore Reale, José de Gálvez, gli fece notare gli inconvenienti a cui poteva andare incontro uno che zoppicava come lui. Le distanze erano considerevoli e la regione assai impervia. La sofferenza quindi poteva facilmente diventare un martirio. Ma non ci fu nulla da fare: il nostro missionario voleva ad ogni costo arrivare a San Diego per piantarvi la Croce.

Il governatore Portolá tentò di trattenerlo a Loreto, ma invano. Junipero era deciso ad andare avanti, e rispose in modo risoluto: Confido in Dio. Egli mi darà le forze per arrivare fino a San Diego e a Monterrey. In questo momento il suo cuore era spronato dal motto Sempre avanti!

Durante il viaggio i suoi dolori divennero insopportabili. Non trovando nessun medico che potesse prendersi cura di lui, fece ricorso al mulattiere chiedendogli qualche rimedio. Padre, rispose questi, io non sono medico, m’intendo solo di bestie. – Allora prenditi cura di me, che sono un animale! replicò frà Junipero. Il mulattiere applicò alla ferita un cataplasma di lardo ed erbe. L’improvvisata cura fece meraviglie e il giorno dopo, essendo ormai cessati i dolori, frà Junipero poté celebrare la Messa e riprendere il viaggio.

Era volontà di Dio che arrivasse alla meta ambita, e così fu. Il beato Junipero sapeva che Dio è medico e medicina, provvidente e pronto ad aiutare quanti si affidano alla sua bontà.

Lo spirito di penitenza di Junipero. I simboli del suo apostolato furono la Croce e il campanello.

Al suo arrivo al convento di San Fernando, in Messico, uno dei frati fondatori gli diede un abbraccio di benvenuto dicendo: Magari ci avessero inviati una selva di juniperi [ginepri]! L’arrivo del novello missionario proveniente da Maiorca gli aveva senz’altro rammentato quello, avvenuto 70 anni prima, di un altro maiorchino, frà Antonio Llinás, in seguito promotore dei Collegi Apostolici di Propaganda Fide in America.

Statua Junipero Serra – Missione San Fernando California MMMMMMMMMMMMMMMMMMMMM

Il collegio fernandino era incaricato dell’evangelizzazione della Sierra Gorda di Querétaro. Di fronte alla cronica mancanza di missionari, puntualmente indicata dal frate guardiano, Junipero non esitò: Eccomi! Posso partire subito? Il suo apostolato fu esemplare. Provvedeva non solo ai bisogni spirituali e catechetici, ma anche a quelli sociali e materiali. La sua giornata si protraeva di sole in sole. Doveva non solo curare la formazione spirituale degli indigeni, ma anche insegnar loro a convivere con i vicini, a costruire, a coltivare la terra e allevare bestiame, nonché a svolgere altri lavori agricoli e attività commerciali.

Gli indios, che erano fuggiti dai villaggi per andare a nascondersi sulle montagne, fecero ritorno, confortati dall’ombra della Croce e dal suono delle campane. Sotto la guida dei missionari eressero ben cinque bellissime chiese che, più di 200 anni dopo, sono ancora un tesoro dell’arte barocca, simbolo dell’inculturazione ispano-indigena. Il tempio di Santiago de Jalpan fu opera personale di frà Junipero. Indossato un vecchio abito rattoppato, egli si mise a fare il muratore, impastando il cemento e portando a spalla i mattoni. L’esperienza apostolica in questo posto sperduto, oggi chiamato Jalpan de la Sierra, fu il vero noviziato che in seguito gli permise di intraprendere la grande avventura apostolica che lo aspettava.

Junipero è il grande evangelizzatore della California, fondatore di villaggi oggi diventati moderne città.

La storia dell’alta California, vale a dire quella fascia costiera del Pacifico settentrionale da San Diego fino a San Francisco lungo il Cammino Real, è il sogno del beato Junipero divenuto realtà. Egli vi fondò ben nove missioni principali: San Diego, San Juan Capistrano, San Luis Obispo, Santa Clara, San Francisco, San Antonio de Padua e San Buenaventura, senza dimenticare Los Angeles, inizialmente un villaggio di coloni, fondato in onore del giubileo della Porziuncola.

Il primo tassello di quella grande impresa apostolica fu San Fernando de Vellicatá, nella vecchia California. Fu lì che il servo di Dio restò di stucco vedendo arrivare uno stuolo di indios: andavano nudi, come Adamo nel paradiso prima del peccato. Le fondazioni delle missioni seguivano un rituale prestabilito: una volta sgombrato e preparato il terreno, si erigeva una Croce e si appendeva una campana all’albero che fungeva poi da baldacchino per l’altare. Con l’issopo venivano benedette l’aria e la terra e si invocava lo Spirito Santo. Dopo aver dato un nome al luogo, i soldati sparavano alcune salve di fucile per simboleggiare l’incorporazione della regione nella corona di Carlo III.

San Diego, fondata il 16 luglio 1769 sulla Collina del Presidio e oggi dominata dal Museo Junipero Serra, divenne la madre delle missioni della California. Il prezzo pagato non fu piccolo. I soldati erano quasi tutti malati di scorbuto, gli indios diverse volte diedero battaglia e non mancò perfino lo spettro della fame. Quando molti ritenevano che tutto fosse ormai perduto, e che non restava che battere in ritirata, il nostro frà Junipero oppose un netto rifiuto, proponendo invece di fare una novena a S. Giuseppe, patrono delle spedizioni spagnole.

 Statua di Junipero Serra al Golden Park – San Francisco   

Le rogazioni finirono il 19 marzo 1770, festa del patrono. All’improvviso, apparve all’orizzontela nave San Antonio, comandata dal maiorchino Juan Pérez. Portava abbondanti provviste e truppe fresche. Da quel giorno frà Junipero Serra, chiaramente favorito dalla Provvidenza, divenne il Padre della California.

Junipero, peregrinante per sentieri senza confini, con sole o con tempesta. “Sempre avanti!” Ecco il suo motto.

Per tutta la vita il beato Junipero diede prova di coraggio. Aveva sempre chiaro che il Regno di Dio doveva avere la priorità su tutto: Le prime cose per prime, e sempre avanti, mai indietro! Questa tenacia scaturiva certamente dalla fede in Dio Padre e in Gesù. D’altronde, la sua fiducia nella Madonna era assoluta. Gli viene attribuita una novena in onore dell’Immacolata Concezione, col nome di Purissima Prelata, che egli pregava durante il suo soggiorno al collegio di San Fernando. Egli aveva fatto voto di difenderla sempre e ovunque, come solevano fare i frati francescani di Maiorca.

La protezione della Santissima Vergine si manifestò, per esempio, durante la fondazione della missione di San Gabriel. A un certo punto, gli indios cominciarono a mostrarsi ostili nei confronti dei missionari, emettendo urla di guerra e approntando gli archi. Un frate ebbe allora l’idea di esporre un quadro della Madonna e gli indios, paralizzati da tanta bellezza, divennero docili come agnelli.

Frà Junipero fu continuamente tormentato da avversità personali. La sua salute era cagionevole, ma non mollava mai, concedendosi un riposo solo quando soffriva di febbre alta o quando il senso di soffocazione gli impediva di andare avanti. Le ferite sanguinanti alla gamba e al piede non furono mai un ostacolo alle sue attività apostoliche.

Frà Junipero dovette anche affrontare alcune prove molto dure. Una notte di luna, seicento indios assaltarono la missione di San Diego, provocando ingenti danni, distruggendo le immagini e appiccando fuoco alle case. Il padre Luis Jaume, Crocifisso alla mano, tentò di calmarli con questa esortazione: Figli miei, amate Dio! Invano. Gli indios lo legarono e lo massacrarono con frecce e colpi di mazza. Egli fu il protomartire di quelle terre vergini e il suo sangue incoraggiò fra’ Junipero e compagni ad andare avanti.

Junipero pacificatore. La sua azione catechetica e sociale in mezzo agli indios, fonte di pace e di benessere.

Una delle beatitudini proclamate da Gesù riguarda gli operatori di pace. Fra di essi dobbiamo annoverare il nostro beato: Non dobbiamo scoraggiarci di fronte alle difficoltà e ai problemi, essi sono fonte di meriti al cospetto di Dio. Junipero riteneva gli ostacoli prove inviate da Dio per provare la nostra pazienza. Chi vuole diffondere la pace, deve anzitutto coltivarla nel suo cuore.

Come gli ulivi di Maiorca, che affondano le radici nella roccia e nella terra che li sostenta, così Junipero si manteneva saldo nella missione che Dio gli aveva affidato: evangelizzare! Per lui tutto era dono di Dio. Questo atteggiamento gli consentiva di cogliere nelle avversità un soffio del Padre, e quindi di vivere in pace e concordia con tutti. Il missionario non deve mai portare le armi. La sua arma è Gesù Cristo. Egli deve “rivestirsi di Cristo”, come ammonisce S. Paolo, per poter andare incontro ai pericoli.

E questi non sono mancati nella vita di frà Junipero. Durante la traversata verso il Nuovo Mondo rischiò il naufragio ben due volte. In piena missione, qualcuno avvelenò il vino col quale si disponeva a celebrarela Messa. Moltevolte si trovò a rischiare la vita in mezzo al fragore delle armi: sulla collina di San Diego, nel canale di Santa Barbara, a Carmel, a Santa Ana… Nei pressi di San Carlos, gli spagnoli si accorsero che gli indios zanjones erano sul punto di sollevarsi. L’attacco sembrava imminente, come era successo poco prima a San Diego. Il servo di Dio irradiava pace e serenità in mezzo ai compagni angosciati. Il comandante organizzò un piano di difesa, consigliando a Junipero di rifugiarsi con gli altri frati nella bottega del fabbro. Essi trascorsero la notte in preghiera. La preghiera è l’arma della pace, anche se sappiamo che l’eventualità della morte non potrà mai abbandonarci. È una prova che noi non possiamo rifiutare. Junipero allora ricordò le parole di Raimondo Lullio: Signore, beati coloro che coprono il proprio corpo col vestito rosso, come Voi, il giorno della morte.

Il suo atteggiamento fu sempre di benevolenza e di pace nei confronti degli indios. In loro Junipero vedeva figli di Dio Padre, e anche figli suoi, giacché li aveva generati nella fede. Il suo ideale fu sempre di aiutarli e di proteggerli. Egli cercò sempre di promuovere non solo la loro fede cristiana, ma anche di procurargli una vita più dignitosa.

Morte piena di speranza di Junipero, il suo ultimo sacrificio. Sepolto nella missione di Carmel.

NsTATStatua del Beato a Cuba

Come S. Francesco, Junipero aveva mortificato troppo il suo corpo. Arrivato ai settanta anni, era ormai sfinito. Nel 1784 si ritrovò privo di forze e col respiro affannoso. Al dolore alla gamba non vi faceva nemmeno più caso, era da troppo tempo ormai che lo tormentava. A metà agosto il dottore lo visitò e gli propose un cauterio per liberare i polmoni. Purtroppo non servì a niente. Il servo di Dio capì allora che era giunto il momento di rimettersi nelle mani del Padre.

Egli si era sempre preoccupato per gli altri e assai poco per se stesso. Il giorno 25 ebbe la tristezza di apprendere che la nave appena arrivata non portava nessun missionario, e che le anelate fondazioni di Santa Barbara e La Purissima dovevano essere quindi rinviate. Il 27 le sue forze cominciarono a venir meno. Disse subito a padre Palou, suo confessore, che desiderava recarsi in cappella per ricevere la Comunione e quindi prepararsi al trapasso. Andò coraggiosamente a piedi, accompagnato da una processione di frati, ufficiali reali, soldati e indios. Inginocchiatosi, cantò con voce forte il Tantum ergo per l’ultima volta. Con le lacrime agli occhi, ricevette l’assoluzione e poila Santa Comunione. Rientratonella cella, sentì mancargli le forze e chiese l’estrema unzione, recitando in seguito le litanie dei santi e i salmi penitenziali. Il giorno dopo, 28 agosto e festa di S. Agostino, ebbe un leggero miglioramento. Seduto su una austera sedia di bambù, ormai sentiva la morte come una compagna. Chiese al suo confessore di essere seppellito vicino al compianto confratello frà Juan Crespi. Riuscì ancora a pregare col breviario e a prendere una tazza di brodo. Adagiandosi sul giaciglio di legno grezzo, si addormentò per non più risvegliarsi. Fu trovato dal suo discepolo e biografo padre Palou abbracciato al suo crocifisso di40 cm, che lo aveva sempre accompagnato in tutte le sue fatiche apostoliche. Gli indios gli offrirono meravigliosi fiori selvatici mentre tutti piangevano, consci di avere perso un padre benigno. E alcuni pensarono bene di ritagliarsi subito pezzi dell’abito per conservarli come preziose e venerate reliquie.

Nel settembre 1987 Giovanni Paolo II è andato a venerare il suo sepolcro a Carmel. Un anno dopo lo ha proclamato beato. In California la sua festa si celebra il primo luglio, in ricordo del suo arrivo a San Diego. In Maiorca, invece, si celebra il 26 agosto. Sia lui il nostro intercessore presso Dio!

 

Note
(1) Fonte – Sito della Basilica

(2) Fonte del testo

FONTE  ILSISMOGRAFO