Interventi

Dall’intervento del Card. S.E. Josè Saraiva Martins

In occasione del XII Congresso Nazionale di Serra Italia (Roma)

Lo stile serrano: cosa comporta in concreto il fatto che sia un serrano ad essere pubblicamente investito di responsabilità ministeriale in vista dell’animazione vocazionale? Non esistono tante cose differenti che un laico serrano possa o debba fare rispetto all’animazione vocazionale svolta da un presbitero o da un religioso. Esiste, invece, uno stile, sottolineo stile, diverso, uno stile serrano che deve contrassegnare il suo ministero e che deriva dalla sua condizione di vita laicale nella Chiesa. Ci sono però, non c’è dubbio, dei compiti che coinvolgono più direttamente il laico serrano: essi fanno riferimento a quella indole secolare che è sua propria peculiare, al fatto, cioè, di essere coinvolti nelle ordinarie condizioni di vita familiare e sociale di cui la sua esistenza è intessuta. Si pensi, ad esempio, al servizio che nell’animazione vocazionale giunge da una qualificata competenza nelle scienze umane, di quanto esse contribuiscano a penetrare nel mistero dell’uomo per coglierne le fasi dello sviluppo, le motivazioni del comportamento e verificarne la maturità. Si pensi all’apporto, che è importantissimo, di sostegno e di qualità in favore della famiglia, particolare luogo di crescita vocazionale. Si pensi al valore del consiglio, della proposta, dell’intervento che giungono da chi dall’interno conosce la complessità di situazioni sociali, culturali, economiche che rendono difficile ad una giovane persona l’accoglienza di una proposta e il proseguimento di un cammino difficile . Al fine di sostenere tale impegno comune l’animatore vocazionale serrano si preoccupa costantemente di formarsi una vera e corretta coscienza nelle tematiche vocazionali, nelle problematiche complesse che possono esserci al riguardo, negli orientamenti ecclesiali in proposito. Egli è consapevole dell’importanza che la Chiesa attribuisce alle vocazioni consacrate e a tutte le altre. Egli sa bene che la vocazione, chiamata di Dio, deve essere anche necessariamente risposta della persona, con le implicanze educative che ne derivano. Egli, serrano, conosce anche le vie, le modalità, gli strumenti con cui la comunità e i singoli realizzano un impegno serio per la maturazione vocazionale delle nuove generazioni. Ecco allora cosa fa l’animatore serrano: porta una presenza ricca e stimolante all’interno del cammino comune, diventa una perenne coscienza critica e coinvolgente. La sua azione scaturisce dalla sua identità, dal suo DNA, dal suo codice genetico e costituisce, l’azione del serrano, un valido contributo alla soluzione del gravissimo problema delle vocazioni. Di questo, del vostro prezioso servizio ecclesiale la Chiesa vi è profondamente e veramente grata.

Dall’intervento e in memoria di Giuseppe De Carli – RAI:

…Cosa si aspetta un laico da un sacerdote? Mi sono posto questa domanda più volte pensando alle parole di Benedetto XVI. Ho proposto, raccogliendo sul blog RAI Vaticano quella che era la bella idea di un prete napoletano, di adottare spiritualmente un prete noi laici, un consacrato a Dio. Valorizzare la figura del prete è politicamente scorretto da parte del Papa, ma quanto mai opportuno, in un tempo avaro di riferimento di modelli di anime intessute di Vangelo. Adottare un prete che cosa significa? Fare un fioretto, anche se è un termine in disuso, per il sacerdote che si vuole adottare, una preghiera quotidiana, una penitenza, un aiuto per alleggerire il carico pastorale. L’adozione è un termine che sfocia in una totalità imprevista, occorre fare il proposito di essere vicino ad un prete, perché non basta andare a Messa, guardate che i preti soffrono la solitudine, sono soli, bisogna stare vicini al prete. Quanti sacerdoti soffrono del male oscuro della solitudine, vivere senza il conforto di una famiglia, senza uno sguardo amorevole, una carezza, un complimento, un sorriso di amicizia! Una iniziativa che si può allargare fino ad abbracciare i religiosi e le religiose, i pastori della Chiesa della Riforma, il pope e persino i preti spretati. Il presbitero, ha detto Papa Ratzinger, deve essere tutto di Cristo e tutto della Chiesa alla quale è chiamato a dedicarsi con amore indiviso come uno sposo fedele alla sua sposa.

Dall’intervento di Maria Gemma Sarteschi, Past Presidente di Serra Italia:

…Ricordate: il Signore arriva agli altri anche attraverso il nostro modo di agire e di essere. Non dobbiamo, quindi, rassegnarci ai nostri limiti ed ai nostri sbagli, ma tornare a pescare. Sentirci amati, perdonati, salvati può cambiare la nostra fragilità in pietra viva e far si che non manchi mai la voglia di gettare ancora la rete nel nome di Gesù. Per noi serrani ogni giorno è Pasqua nel suo molteplice aspetto di sofferenza e di gloria, di pazienza e di sicura speranza, di croce e di speranza nuova. …la Chiesa si costruisce nel tempo a poco a poco, gradualmente ed estende la sua azione fino ad abbracciare tutti i popoli. Questa è la missione affidatale: non è la Chiesa una conquista della terra attraverso forme di colonizzazione o di potere, ma dimostrare a tutti i popoli la salvezza donata da Cristo: tutti gli uomini sono chiamati ad essere una sola cosa in e con Gesù, ad essere una esistenza autentica e ricca di frutti.