La Pasqua

La Santa Pasqua

In origine la Pasqua era una celebrazione ebraica che rammentava la liberazione degli Israeliti dalla schiavitù egiziana.
Si ritiene però, che in tempi ancor più remoti – fosse un’anti­chissima festa agricola durante la quale gli Ebrei sacrificavano e man­giavano un animale «totemico»: un agnello le cui ossa non si doveva­no spezzare; con le carni dell’agnello si consumavano anche del pane non lievitato (azimo) e delle erbe selvatiche.  Proprio per questo la Pasqua nelle sue più antiche «radici», è una delle molte feste che i vari popoli del bacino del mediterraneo (e anche d’Asia) celebrava­no, all’approssimarsi della bella stagione, per rievocare la “morte» e la «resurrezione» della natura e rinforzare – attraverso il pasto dell’animale totemico – lo stesso gruppo umano che all’animale faceva riferimento.
La parola «Pasqua», peraltro, deriverebbe da una voce siriano-­ebraica che significherebbe «passaggio», ed è una parola ricca di molti riferimenti: «passaggio» dall’inverno all’estate, dalla schiavitù alla libertà, e – per i cristiani – dal peccato allo stato di grazia.
Per gli Ebrei ricordava innanzitutto la notte in cui un Angelo del Signore discese dal Cielo a sterminare tutti i figli primogeniti degli Egiziani, passando invece davanti alle case degli Ebrei, le cui porte erano state segnate con il sangue dell’Agnello sacrificato appositamente la sera innanzi.
La punizione divina, decima e ultima delle cosiddette «piaghe d’Egitto», era stata invocata da Mosè contro gli oppressori del suo popolo.  A questo evento si associò anche la celebrazione della libera­zione degli Israeliti dalla schiavitù d’Egitto che segui quel fatto
La Pasqua ebraica durava sette giorni e si celebrava a data fissa; dal 14/15 del mese di Nisan (Marzo-Aprile) al 21.
La sera tra il 14 e il 15 si immolava un agnello bianco nato entro l’anno; arrostito, esso veniva mangiato – come già ricordato – con er­be amare e pane azimo (a ricordo degli antenati che, al momento di lasciare l’Egitto, non ebbero il tempo di farlo lievitare) da tutta la fa­miglia in assetto di viaggio.  Seguivano i sette giorni della festa degli azimi, durante i quali si continuava a consumare questo pane: il primo e l’ultimo di questi giorni comportavano il riposo sabatico e l’astensione dal lavoro.
I primi cristiani continuarono a celebrare la Pasqua con il rito ebraico, ma vi associarono il ricordo della Passione e della Resurrezio­ne di Gesù Cristo; per loro il nome «Pasqua» assumeva un nuovo si­gnificato di «passaggio dalla schiavitù del dominio alla libertà della Redenzione». aria
La festa della Pasqua cristiana  abbracciava all’inizio un periodo di 15 giorni, distinto però in due momenti contrassegnati da nomi diversi nella prima settimana si ricordava la passione, nella seconda si celebrava la resurrezione.
In epoca posteriore prevalse, nella chiesa occidentale la proposta di adottare, come festa principale, il giorno anniversario della Resur­rezione di Cristo, fissato definitivamente in una domenica, mentre la chiesa orientale preferì celebrare la Pasqua come ricordo della morte di Gesù.
Per avere una celebrazione uniforme in tutto il mondo cristiano e per differenziare la Pasqua cristiana da quella degli Ebrei, il Concilio di Nicea (325) stabilì che la Pasqua fosse una festa mobile e che si cele­brasse nella prima domenica dopo il plenilunio successivo all’equinozio di primavera (21 marzo).In tal modo la Pasqua non può cadere prima del 22 marzo né dopo il 25 aprile.  Se il plenilunio cade di domenica la festività si celebra nella domenica successiva.
La chiesa ortodossa, tuttavia, non avendo accettato la riforma gre­goriana del calendario, celebra la Pasqua 12 giorni dopo i cattolici.
La data della Pasqua e quella di tutte le feste che si ricollegano al ciclo liturgico pasquale, varia quindi di anno in anno costituendo l’insieme delle cosiddette feste mobili.
La chiesa cattolica per la settimana pasquale prescrive l’obbligato­ria riconciliazione dei penitenti per mezzo della confessione e della co­munione: ciò che si dice «far Pasqua» o anche «prendere la Pasqua».
Alla Pasqua (o alla sua vigilia) sono pure connessi speciali riti li­turgici e collegate molte usanze, alcune delle quali richiamano anti­chissime consuetudini: benedizione e distribuzione dell’acqua santa, benedizione delle case, benedizione del fuoco (avveniva un tempo al­la mattina del sabato santo), consumo dell’agnello pasquale, distri­buzione e consumo di uova benedette e di focacce in forma di colombe.

Fiammetta Basile