La famiglia, una vocazione per tutte le vocazioni

X° Congresso Nazionale – Loreto 2-4 giugno 2006
La famiglia, una vocazione per tutte le vocazioni

Nel Congresso Nazionale serrano di Loreto il tema della famiglia, quale prima e principale agenzia educativa che prepara il giovane ad essere cosciente dell’esistenza delle vocazioni, di tutte le tutte le vocazioni, è stato analizzato sotto differenti punti di vista da illustri relatori. Si sono alternati al tavolo dei relatori: Mons. Luca Bonari, Direttore del Centro Nazionale Vocazioni, prof. Giorgio Campanini, sociologo, Mons. Lorenzo Lenzi, psicologo e psico-terapeuta, prof. Andrea Bobbio, pedagogo. La raccolta delle relazioni costituisce un prezioso trattato sull’argomento, che andrebbe valorizzato ed utilizzato dal Serra proprio per perseguire le proprie finalità statutarie. Conferenze sulle varie tematiche qui trattate, alle quali invitare numerose persone interessate all’argomento esterne al Serra, consentirebbero di diffondere una corretta visione cristiana della famiglia e dei suoi rapporti con la società nella quale è inserita e con la quale interagisce, oltre a far conoscere il Serra sotto il suo aspetto positivo e propositivo. E’ senz’altro più semplice invitare relatori esterni, ma spesso risultano molto meno efficaci.
Questa sera, come invito a leggere e ad approfondire gli “Atti” del Congresso, vengono ricordati alcuni punti espressi da tre relatori.

Prof. Giorgio Campanini: ”La famiglia nella Chiesa e nella società di oggi”
La stagione della post modernità sta incidendo con profondità anche sulla più antica delle istituzioni umane: la famiglia. Alla solidità antica dell’istituzione fa seguito la liquidità tutta post moderna dei rapporti e delle relazioni, dei sentimenti e dei comportamenti.
Il nuovo contesto della modernità pone una serie di sfide alla famiglia che è chiamata ad essere quasi l’unico punto fermo in un contesto in cui tutto muta (si cambia spesso residenza e lavoro, si incontrano culture diverse).
La prima sfida che la cultura della post modernità porta alla famiglia è quella dell’istituzione, il riconoscimento  cioè della dimensione pubblica e non soltanto privata della famiglia.
E’ un problema nuovo rispetto al passato. In passato la realtà della famiglia era sempre nella sfera pubblica; la società regolava sessualità e sopravvivenza con l’istituzione del matrimonio e della famiglia. La società contemporanea tende a ridurre il controllo della sessualità e colloca la famiglia tanto nella sfera del pubblico quanto in quella del privato.
Nessuna società è oggi totalmente permissiva in ambito sessuale, nessuna cultura si è mai disinteressata dei comportamenti procreativi. L’attenzione della società si esprime ancora nell’istituzione del matrimonio.
La tendenza di alcune componenti della cultura contemporanea è però quella di abolire la dimensione istituzionale della famiglia per ricondurla nella sfera del privato.
Era necessario ed opportuno restituire al rapporto di coppia la dimensione privata, troppo a lungo eclissata, ma l’eccesso di privatizzazione porta il passaggio dal matrimonio alla convivenza più o meno lunga e, come conseguenza, la equiparazione della  famiglia istituzionale a quella di fatto.
Per difendere la famiglia istituzionale bisogna ricuperarne il senso profondo.
Il matrimonio è fondato sull’amore nasce dalla libera scelta degli sposi,quindi fatto privato, ma deve essere socialmente garantito e protetto.
Quando il sentimento di amore si manifesta con la procreazione, la famiglia scopre allora di non essere un mondo a sé, ma di doversi incontrare con la società.
Nella sfera del privato si può avere solo la coppia e non la famiglia.
La seconda sfida per la famiglia è la stabilità nel tempo. In antico, il potere veniva trasmesso per via ereditaria e l’investitura per il futuro derivava dal radicamento nel passato. Ecco perché gli anziani, ricchi di esperienza, venivano rispettati. La civiltà moderna ha capovolto questa aspettativa. Quelli che contano sono i giovani e le novità. Ciò che è, al momento presente, diventa presto obsoleto ed inutile; gli anziani vengono emarginati.
Il compito difficile cui la famiglia è chiamata oggi è quello di essere luogo di sintesi dialettica tra nuovo e antico.
La famiglia è conservatrice nella misura in cui continua a rimanersi fedele alla propria vocazione (procreare, allevare, ecc.), ma è chiamata ad essere innovatrice, a ricreare di continuo nuovi rapporti all’interno della coppia nelle varia stagioni della vita, a variare i rapporti tra genitori e figli, a stabilire sempre nuove forme di dialogo con la società.
Il rapporto di coppia viene sollecitato a rinnovarsi anche al di là dell’uscita dei figli dalla casa, grazie ad una longevità immensamente cresciuta.
La fedeltà della vecchiaia viene dalla consapevolezza di poter costruire assieme qualche cosa anche al tramonto della vita.
La fedeltà è tanto più difficile in quanto le società industriali tendono a sviluppare stili di vita antitetici alla durata. Per la cultura del divorzio, la fedeltà nel tempo lungo appare assurda.
La grande virtù di una coppia è quella di sviluppare fino in fondo tutte le potenzialità di una fedeltà creatrice di valori.

Terza sfida è quella della responsabilità, sia collettiva che individuale.
La secolarizzazione in Occidente ha portato al centro di ogni cosa l’uomo ed ha dato importanza alla dimensione interiore della responsabilità.
Nella famiglia la procreazione è passata dalla casualità alla decisione, frutto di una consapevole assunzione di responsabilità. Procreazione responsabile.
In passato, il figlio era considerato dono di Dio; ora il frutto delle sole scelte dell’uomo.
La famiglia contemporanea,  che ha una visione cristiana della  vita che viene da Dio e non può essere lasciata alla totale disponibilità degli uomini, deve restituire tutta la sua portata al principio della responsabilità, inteso come un farsi carico non solo del proprio destino di coppia, ma in un certo senso del destino di una comunità e del mondo stesso.
Ci deve essere la responsabilità non solo per le esigenze della coppia, ma anche verso i figli, anche quelli già nati, che non devono essere privati dell’esperienza fondamentale della società fraterna. Si deve tener presente che i gesti procreativi non sono solo decisioni intimistiche, ma assunzione di responsabilità verso la società e la storia.
La riduzione delle nascite mette a rischio quello che noi chiamiamo Occidente, procurandogli una perdita del suo ruolo creativo e propulsivo, tanto sul piano economico che scientifico e soprattutto in quello spirituale e morale.

Il mutamento degli stili procreativi è legato alla vera e propria rivoluzione del ruolo femminile nella famiglia. In passato, una donna, appena nasceva alla vita adulta, diventava madre ed appena aveva cessato di generare veniva ghermita dalla morte. La vita era breve e molte le gravidanze.
Nella società post industriale il tempo della vita si è grandemente prolungato e la stagione della maternità si è parallelamente ristretta.
La maternità resta un’esperienza importante, ma non è più considerata l’unica fonte di auto-realizzazione e di servizio per le nuove possibilità che la società moderna offre alla donna in materia di accesso all’istruzione, alle professioni, alla vita pubblica.
Si è verificato un mutamento profonde nei ruoli familiari. Se in passato l’uomo era orientato prevalentemente verso la sfera pubblica e la donna costretta nella sola area del privato, oggi uomo e donna sono entrambi attori tanto nella sfera pubblica quanto in quella privata. I ruoli familiari non sono più fissi, ma mutevoli, oggetto di una ricorrente negoziazione all’interno della coppia nelle varie fasi dell’esistenza.
Se è cambiato il ruolo della donna, inevitabilmente è cambiato anche quello dell’uomo. Bisogna saper riconoscere ed accettare il principio della reciprocità nella relazione tra i sessi.
Questo è il difficile equilibrio che la famiglia moderna è chiamata a realizzare al proprio interno. Il futuro del matrimonio passa dal rapporto uomo-donna. Oggi, l’affermarsi della donna sul piano professionale e la caduta dei pregiudizi che  a lungo hanno caratterizzato una procreazione fuori del matrimonio, hanno trasformato il matrimonio in una possibilità, non più in una scelta obbligata. Si entrerà nella condizione matrimoniale se essa apparirà gratificante e foriera di felicità.

La società post moderna ha sfidato più volte l’idea cristiana del matrimonio e di famiglia. C’è stato il primo massiccio tentativo di laicizzazione del matrimonio con l’introduzione del matrimonio civile accanto a quello religioso; in realtà era la lotta tra Stato e Chiesa su chi avesse potestà sul matrimonio.
La seconda sfida è quella della qualità del matrimonio: scelta definitiva e quindi patto,  oppure semplice contratto che si può sciogliere.
La terza sfida, il matrimonio e la famiglia come luoghi della vita, una vita posta nelle responsabili mani dei coniugi oppure avvocata a sé stessa dallo Stato.
La Chiesa ha perso tutte e tre le sfide.
Il cammino del matrimonio civile è stato inarrestabile, così come quello del divorzio, né meno pesanti sono state le intromissioni della sfera pubblica nel cuore stesso della vita (anticoncezionali, aborto).
Nonostante l’obiettivo arretramento dell’influenza della Chiesa sulla famiglia, in larga misura l’istituzione familiare è stata ricondotta alla proposte della Chiesa. La visione cristiana della famiglia è uscita indenne con l’impatto della prima post modernità, ma il problema con il quale oggi ci dobbiamo misurare sono le sfide della seconda post modernità. Occorre evangelizzare il matrimonio.
La domanda dei giovani fidanzati di ieri era dove sposarsi (in chiesa o in Comune)? La domanda di oggi è perché sposarsi? C’è in atto, in quasi tutte le civiltà occidentali, un’accentuata fuga dal matrimonio. Si moltiplicano le convivenze di breve e qualche volta di lunga durata.
La tradizionale pastorale della famiglia era prematrimoniale e raggiungeva soprattutto coloro che bussano alle porte delle chiese per celebrare il matrimonio. Ma il problema di oggi è quello di far arrivare al matrimonio e dimostrarne la superiorità etica e spirituale rispetto ad altre forme di relazione.
Oggi bisogna evangelizzare il matrimonio ancor prima che si operi la concreta scelta del matrimonio; oltre che al matrimonio come patto di fedeltà e di impegno per la vita, bisogna evangelizzare la differenza sessuale, ricordare che senza il rispetto della fondamentale differenza tra uomo e donna, che implica ricchezza di relazione e non soltanto apertura alla vita, non può esserci realmente matrimonio.
La catechesi dovrà imparare a fare i conti con il nuovo contesto sociale ed attrezzarsi per sostituire alle antiche ragioni le nuove ragioni del messaggio cristiano sull’amore, sul matrimonio, sulla famiglia.
Si tratterà di annunciare il senso e il valore della promessa, di una promessa che impegna per la vita, nella buona e nella cattiva sorte, che implica sacrifici e rinunce, ma apre orizzonti di crescita ed arricchimento reciproco.
Una promessa che assicuri uno spazio e un tempo di stabilità e di durata in una società in cui tutto muta.
Importante sarà la concreta testimonianza di vita dei coniugi cristiani, in quanto persone ragionevolmente felici e ragionevolmente realizzate.
Occorre che vi sia una società che sappia manifestare con la fedeltà del matrimonio e con la felicità del celibato che esistono anche altre forme di auto realizzazione e che la qualità della relazione compensa l’illusoria moltiplicazione delle esperienze sessuali.

Mons. Luca Bonari: “Il volto vocazionale della famiglia in un mondo che cambia”
Mons. Luca Bonari si è soffermato nella sua relazione a parlare della famiglia cristiana e della vocazione all’amore e alla castità.
Ci ha richiamato le parole del Santo Padre sull’argomento.
“Dio consegna l’uomo a sé stesso, affidandolo contemporaneamente alla famiglia e alla società come loro compito. I genitori davanti ad un nuovo essere umano hanno e dovrebbero avere la piena consapevolezza del fatto che Dio vuole l’uomo per sé stesso. La persona creata ad immagine e somiglianza di Dio esiste per sé stessa e si realizza proprio partecipando alla vita di Lui. L’uomo è stato creato ad immagine e somiglianza di Dio, che è amore.. L’amore è dunque la fondamentale vocazione dell’essere umano che si realizza in pienezza nel dono sincero di sé.
Ogni uomo è chiamato a vivere l’amore come totalità unificata di spirito e di corpo, di cui la sessualità è parte integrante.  La sessualità richiede però di essere orientata e vissuta come donazione disinteressata, tipica dell’amore.
Diffusi tentativi di svilire ed impoverire la sessualità umana mettono in luce il bisogno di recuperare e di proporre il valore della castità. La virtù della castità non comporta il rifiuto e la disistima della sessualità umana, significa piuttosto energia spirituale che sa difendere l’amore dai pericoli dell’egoismo e dell’aggressività e sa promuoverlo verso la sua piena realizzazione”.

Un tale modo di concepire la vita non può essere improvvisato, ma richiede un tenace impegno educativo da parte di coloro che vogliono generare condizioni favorevoli alla vocazione.
“Tale impegno deve essere finalizzato a promuovere la maturità globale della persona, la quale accettando il valore della sessualità ed integrandolo a tutti gli altri valori del suo essere, è portata a sviluppare la sua capacità di amare fino al dono totale di sé. Questa educazione globale all’amore come dono di sé deve far sentire l’esigenza di una prudente educazione sessuale per i giovani e gli adolescenti. E’ errato l’atteggiamento di chi crede che in questo campo siano possibili una maturazione spontanea ed un superamento spontaneo delle difficoltà e degli errori.
La comunità cristiana, che vive la dimensione domestica della famiglia, è il primo contesto in cui siamo tutti chiamati a vivere la nostra vocazione all’amore. E’ la testimonianza, alla fine che educa. Nel modo con cui una coppia di sposi accetta la sfida di vivere l’amore secondo il cuore di Dio, i figli troveranno il volto dell’amore che rimanda alla paternità divina. E’ questo il volto vocazionale della famiglia”.

Per favorire la crescita della coscienza e della responsabilità, Mons. Bonari richiama tutti i laici e specialmente i Serrani a svolgere una funzione di stimolo con le loro scelte di vita e la loro testimonianza professionale.
L’educazione innanzitutto è diritto e dovere della famiglia, aiutata a svolgere tale responsabilità  dalla comunità cristiana che dovrà offrire il suo contributo attraverso un’esplicita ed articolata catechesi e con l’offerta di concreti aiuti e testimonianze, in collaborazione con le altre realtà educative in particolare la scuola.
Un aiuto concreto ai genitori, agli educatori, ai giovani, viene dai consultori familiari di ispirazione cristiana.

Mons. Lorenzo Lenzi: “ La famiglia, il lavoro e il tempo libero”
Mons. Lenzi ci dà una descrizione quasi tecnica della famiglia. Mette in risalto e dà suggerimenti su come vivere in modo adeguato i ruoli familiari. E dà suggerimenti riguardanti l’educazione dei figli, il lavoro, la vita familiare, e il modo in cui dovrebbe essere utilizzato il tempo libero.
Inizia presentando la famiglia come istituzione sociale basilare. Un sistema dinamico di persone che interagiscono reciprocamente. La famiglia ha funzioni istituzionali: una funzione biologica (trasmette la vita), una funzione economica (provvede agli aspetti materiali), una funzione protettiva (dà sicurezza), una funzione culturale (trasmette valori), la funzione di inserire nella società (regole e status).
Ogni famiglia ha anche funzioni personali, la funzione coniugale (essere coppia), la funzione genitoriale, la funzione fraterna. Il modo di svolgere dette funzioni cambia nel corso della vita.
Per vivere bene la realtà coniugale e la relazione di coppia è importante tenere presente cosa significa essere coppia e quali sono le condizioni per l’armonia di coppia.
La coppia è l’unione di due persone che reciprocamente si riconoscono e si sostengono, che percorrono assieme una strada pur essendo diverse, che non esauriscono il loro rapporto nell’aspetto biologico-sessuale, ma superano l’isolamento-solitudine mediante la risposta dell’amore.
Perché ci sia l’armonia nella coppia occorre l’armonizzazione delle due personalità, sia fisica sia affettiva che intellettiva. La coppia deve saper soddisfare i bisogni fondamentali uno dell’altro, avere una comunicazione aperta prendendo delle decisioni comuni e un grado soddisfacente di relazioni sessuali, un soddisfacente rapporto della coppia con amici e parenti, avere abitudini ed orari che facilitino la vita coniugale.
Come genitori, per vivere bene il ruolo genitoriale, è importante accompagnare lo sviluppo delle capacità dei figli con atteggiamenti corretti: non trasferire nei figli i sogni che noi non siamo riuscirti a realizzare, non esigere tutto subito, non sostituirsi ai figli, accettarli per quelli che sono restando sempre aperti al dialogo, evitare la permissività e la rigidità.
Nella famiglia, oltre alla relazione tra uomo e donna e la relazione tra genitori e figli c’è la relazione dei figli tra loro. Avere fratelli e sorelle serve a ridimensionare l’egocentrismo. La rivalità fraterna è un’esperienza comune a tutti. La famiglia è l’ambiente che favorisce lo sviluppo armonico della personalità, è di sostegno, di stimolo e di controllo.
Mons. Lenzi ci presenta alcune caratteristiche che devono improntare la relazione tra i membri della famiglia perchè questa sia felice: Profondo rispetto e tolleranza reciproca, attenzione alle esigenze degli altri, riconoscere il contributo che essi possono dare, affrontare i problemi uno alla volta lasciando all’interessato il compito di individuare la soluzione, valorizzare sempre gli sforzi e l’impegno, essere convinti che nei conflitti familiari ogni membro ha una parte di responsabilità, esprimersi sempre in modo positivo senza criticare, ricercare sempre il dialogo (cioè ascoltare oltre che parlare), aiutare a far emergere gli aspetti che uniscono (l’amore, il rispetto degli spazi altrui, la capacità di perdono).

Il lavoro è una necessità per la famiglia. Il benessere economico è determinato dal lavoro dei membri della famiglia. In Italia l’unità fiscalmente imponibile è l’individuo. Questo potrebbe portar la persona a considerare il  lavoro come un’affermazione di sé stessa e la famiglia come un ostacolo. Ma lo scopo principale di una persona non è il benessere economico o il prestigio individuale. E’ importante invece vivere sempre il lavoro in rapporto con la famiglia e cercare di armonizzarlo con le esigenze familiari. Il lavoro extradomestico della madre non nuoce ai figli piccoli se ci sono sostituti adeguati.
Un rapporto sereno tra famiglia e lavoro è possibile se non si riduce il lavoro a semplice mezzo di profitto, se non ci si lascia travolgere dall’affanno del lavoro o del denaro, ma si considera il lavoro come aspetto importante della maturazione della persona, una realtà umanizzante da vivere in maniera creativa e come servizio per la propria famiglia e per la società.
La famiglia è la prima scuola di lavoro. I figli adolescenti riescono a farsi un’immagina concreta del lavoro in base agli atteggiamenti che vedono nei genitori. La famiglia orienta le scelte professionali dei suoi membri e può testimoniare l’armonia tra impegni di vita familiare e lavorativi.

Nella vita familiare è importante saper utilizzare bene il tempo libero; non deve essere tempo perso, ma speso per fare ciò che ci interessa e serve. Il tempo libero della madre è generalmente usato per il lavoro domestico, il padre può avere del tempo libero in base all’orario di lavoro. Chi ha più tempo libero, in genere, sono i figli. E’ negli anni della fanciullezza e dell’adolescenza che si pongono le basi per un proficuo utilizzo del tempo libero.
Oggi i bambini non giocano più con i giocattoli; il vero giocattolo è la televisione, ma la televisione porta alla pigrizia mentale e non stimola la creatività e la fantasia.
La famiglia deve proporre soluzioni alternative affinché i figli imparino di nuovo a giocare. Attività sportive, oppure attività creative (qualcosa da costruire e fare), utilizzare giocattoli che sviluppino capacità ed attitudini, dando la preferenza a quelli che sviluppano capacità prensili, logiche, motorie, o che sollecitano il movimento e il parlare.
E’ inoltre opportuno che i genitori stimolino i figli a fruire degli spazi verdi, farli correre, giocare, passeggiare all’aperto.
Non si può però ignorare la presenza dei mass media nella vita familiare; la televisione, il computer, i fumetti, la musica, sono linguaggi entrati nell’esperienza quotidiana dei figli.
Bisogna preparare i figli non solo a difendersi, ma ad utilizzare al meglio i mass media.
Mons. Lenzi propone ai genitori di vedere la televisione assieme ai figli e far loro distinguere la differenza tra la realtà e la possibilità, fare attenzione alla violenza ed al sesso presente negli spettacoli  analizzando  le scene per aiutare i figli a cogliere le motivazioni e i grandi interrogativi della vita.  Invita i genitori a fare attenzione ai programmi cosiddetti “teneri” (telenovelas, ecc.) che sembrano innocui, ma riducono lo spirito critico e demoliscono il senso morale, a prestare attenzione anche alla filosofia di certe trasmissioni che danno più importanza all’avere che all’essere.
Nel tempo libero bisogna valorizzare la comunicazione e il dialogo; così si trasmettono contenuti, si esprime l’affetto, si consolida il legame familiare.
Con la comunicazione i figli verranno aiutati ad avere senso critico
La famiglia è la risorsa principale per costruire una propria identità e un equilibrio personale e sociale.
La maturità personale e sociale di una persona sta nel superamento del proprio narcisismo. Il bambino pone sé stesso al centro di ogni evento. E’ un aspetto che dovrebbe attenuarsi nell’adolescenza e scomparire nell’età adulta. La persona adulta dovrebbe orientarsi verso gli altri. L’amore altruistico è l’energia fondante del comportamento di ogni persona adulta. L’amore altruistico è il sostegno dinamico per qualsiasi scelta e soprattutto per gli importanti indirizzi di vita dei giovani.
E’ dalla famiglia che vengono preparate ed energizzate le risorse fondamentali per le vocazioni.<!–[endif]–>

Don Luca, a proposito della preparazione alla vita matrimoniale, ricorda la seguente riflessione sul matrimonio posta sulle labbra di Dio.
La creatura che hai al fianco è mia. Io l’ho creata. Io le ho voluto bene da sempre, prima di te e più di te. Per lei non ho esitato a dare la mia vita. Te la affido. La prendi dalle mie mani e ne diventi responsabile. Quando l’hai incontrata l’hai trovata amabile e bella. Sono le mie mani che hanno plasmato la sua bellezza, è il mio cuore che ha messo in lei tenerezza e amore, è lamia sapienza che ha formato la sua sensibilità, la sua intelligenza e tutte le qualità che hai trovato in lei. Ma non puoi limitarti a godere del suo fascino. Devi impegnarti a rispondere dei suoi bisogni, ai suoi desideri. Ha bisogno di serenità e di gioia, di affetto e di tenerezza, di piacere e di divertimento, di accoglienza e di dialogo, di rapporti umani, di soddisfazione nel lavoro, e di tante altre cose. Ma ricorda che ha bisogno soprattutto di me. Sono io, e non tu, il principio, il fine, il destino di tutta la sua vita. Aiutala ad incontrarmi nella preghiera, nella Parola, nel perdono, nella speranza. Abbi fiducia in me. La ameremo insieme. Io la amo da sempre.
Tu hai incominciato ad amarla da qualche anno, da quando vi siete innamorati. Sono io che ho messo nel tuo cuore l’amore per lei. Era il modo più bello per dirti: “Ecco te l’affido: gioisci della sua bellezza e delle sue qualità”. Con queste parole: “Prometto di esserti fedele, di amarti e onorarti per tutta la vita”  è come se mi rispondessi che sei felice di accoglierla nella tua vita e di prenderti cura di lei. Da quel momento siamo in due ad amarla. Anzi ti rendo capace di amarla “da Dio”,  regalandoti un supplemento di amore che trasforma il tuo amore di creatura e lo rende simile al mio. E’ il mio dono di nozze: la grazia del sacramento del matrimonio. Io sarò sempre con voi e farò di voi gli strumenti del mio amore e della mia tenerezza: continuerò ad amarvi attraverso i vostri gesti di amore.

Paola Coen