Testimonianza Wolfgang Schneck

Formazione dei giovani

e promozione delle vocazioni sacerdotali

nel Movimento dei Focolari

Il movimento dei Focolari è stato fondato da Chiara Lubich negli anni ‘40. In poco tempo i suoi membri si sono diffusi in quasi tutti i paesi del mondo. La caratteristica più rilevante è la spiritua­lità comunitaria, che ha dei cardini principali: l’amore reciproco, l’unità, la vita con Gesù presente nel quotidiano (Mt 18,20) e la dedizione a Gesù Crocifisso e Abbandonato come redenzione per tutti i bui dell’umanità. Il tutto ha avuto inizio con la scoperta dell’efficacia della Parola di Dio.

Lo scopo principale del carisma è l’unità, secondo le parole della preghiera sacerdotale di Gesù “Che tutti siano uno” (Gv 17,20).

Vita comunitaria – vita trinitaria già qui in terra

Questa preghiera, secondo l’esperienza di Chiara Lubich, conduce ad una vita cristiana a mo’ della Trinità, una vita comunitaria dove la varietà dei componenti sono uno senza cancellare l’originalità e singolarità dell’individuo. La dottrina del Dio uno e trino tradotto nella vita quoti­diana è un contributo profetico per la chiesa pre- e postconciliare.

Certo che con questa breve descrizione non si può esaurire la ricchezza e la portata di questo carisma. Propongo ai cari ascoltatori di informarsi tramite varie pubblicazioni e nei siti del movi­mento

Il mio intervento, nel programma è sotto “testimonianze”. Mi permetto allora di raccontare anche episodi dalla mia vita come testimonianza dell’azione di Dio nel mio percorso.

Ho conosciuto il Movimento dei Focolari a 16 anni, dopo la morte di mio padre (1971). La rispo­sta non era una consolazione, ma mi ha colpito profondamente il messaggio che Dio è Amore. Apprendere questa “alternativa” nella situazione tragica della nostra famiglia è stata una grazia particolare e questa scoperta di Dio Padre, di Dio che è amore, ha marcato la mia vita.

Dio è Amore

Infatti questo è un punto fondamentale nella formazione dei membri del Movimento, che segue un percorso di 12 punti.

La certezza che Dio è Amore dovrebbe marcare un giovane e suggerire una risposta vitale, una donazione della vita a Dio. Perciò l’accompagnamento personale e comunitario nei vari incontri o scuole del Movimento punta su questa prima presentazione di Dio.

Spesso è un evento vitale l’essere amato da altri, essere ascoltato, aiutato, come fa Willi Krautwaschl nel seminario minore di Graz/Austria. Questo rettore perde ore nell’ascoltare o stare con i suoi seminaristi fino a seguirne uno sulla via di S. Giacomo in Spagna per avere un colloquio con lui.

La Parola vissuta

In genere uno scopre che anche lui deve amare e percepisce il come nel vangelo, nella Parola vissuta.

I laici del movimento, “i focolarini”, che accompagnano i gruppi di bambini, giovani e adulti inse­gnano come collegare la Parola di Dio con la vita quotidiana. Si impostano tre passi:

1. leggere e meditare la Parola,

2. viverla,

3. comunicare le esperienze.

Così io ho imparato a parlare, a raccontare. Da un ragazzo timido sono diventato uno che pian piano sapeva esprimersi. Non erano riflessioni sulla Parola di Dio e neanche pensieri o senti­menti, ma fatti.Poi più tardi ho imparato ad interpretare la mia e nostra vita fino a tirarne conseguenze per un processo sociale e culturale nella mia scuola, dopo all’università, nel seminario, nella città dove sono stato parroco.

In questo contesto la presenza di Dio diventava toccabile e si incominciava a scoprire la sua presenza non solo nella preghiera o nella S. Eucaristia, ma anche nei prossimi fino a ritrovarlo nei dolori e negli “assurdi” della vita.

In me cresceva un amore intimo con Dio Padre. Con i miei compagni e con Gesù cresceva l’essere figlio, la mia dignità umana.

La Parola e i frutti

Oggi all’età di 56 anni dopo tanti esercizi, anche fallimenti, posso dire con San Giovanni:

“Tutto si è creato mediante la Parola e senza la Parola c’era niente” (cfr. Gv 1,1-3).

La Parola provoca ciò che dice:

vita, fa liberi, porta gioia, porta alla conversione e suscita vocazioni[1], fa sentire la chiamata alla santità, ci fa fare opere, dà sapienza, cambia la mentalità, ci fa essere chiesa, conduce all’unità, provoca la presenza viva di Cristo, ci fa diventare “madri di Dio”… Questo elenco di frutti potrebbe mostrarci il sogno di una vita sacerdotale e una linea pastorale.

La volontà di Dio

Mi domandavo se il mio sì alla chiamata al sacerdozio, che io sentivo alla prima comunione, fosse veramente la risposta al Suo amore. I Focolarini mi insegnavano a cercare ogni giorno la volontà di Dio, un esercizio che si basa su due punti: la voce interiore, ma anche la voce del fratello persino del vescovo, di Gesù in mezzo ai suoi. L’altro così diventa un dono, sapienza, correttivo per me.

Chiara Lubich dice: “Vorrei foste voi quei cristiani sulla cui fronte è scritto: Io sono la volontà di Dio su di me…”[2].

Vocazione alla verginità e vocazione al sacerdozio

Stavo per iscrivermi al seminario diocesano. Mi ricordo bene quando un focolarino mi fece una proposta strana: “Potresti immaginarti di diventare un focolarino laico, cioè seguire la chiamata alla verginità”? Per me è stata una provocazione e lo è anche oggi, perché questi laici consacrati mi richiamano alla mia prima vocazione, alla verginità, e sulla base di questa, la Chiesa mi chiama al sacerdozio, al servizio.

La misura è Cristo – Sacerdote vittima

Anche la misura della donazione l’ho imparata dai laici che si sono consacrati ad una vita con Gesù crocifisso o, come Chiara Lubich dice, a Gesù abbandonato:

“Chi ci indicherà la volontà di Dio? Chi ce ne darà la misura? E’ evidente: Gesù abbandonato. E’ lui la volontà di Dio su di noi. Perché l’amore costa. (…) Che esista per voi solo ciò che Dio vuole. Così diventate “altri Maria!”[3].

Diventare altri Maria vuol dire dare Gesù, Dio al mondo di oggi.

Si capisce che il movimento con i suoi membri interni usa una metodologia rigorosa ed una ascetica esistenziale. Ma questa è una strada, non lo scopo.

Vocazione alla santità

Un giorno, ero già in seminario, uno mi ha domandato: “Cosa vuoi diventare nella tua vita?”. Senza pensare mi è venuto spontaneo: “Santo”. Ero anch’io sorpreso della risposta e l’altro molto di più. Non era un sentimento, neanche mi pareva una cosa eroica. E’ diventato normale ciò che diceva Chiara Lubich: “Sarò santo se sono santo subito”.

E’ bello come Papa Benedetto XVI abbia messo nel cuore dei giovani questa vocazione primaria, nel suo recente viaggio in Germania[4].

Per me è un segno della provvidenza di Dio che la prima beata del Movimento sia proprio una giovane, Chiara Luce Badano, che evidenzia così lo scopo della vita.

Vocazioni dal popolo di Dio per il popolo di Dio[5]

Non ancora ho detto che ho incontrato il movimento in una Mariapoli, cioè in un incontro estivo dove si trovavano ca. mille persone di ogni età e professione, il popolo di Dio.

Solo oggi vedo l’idea originale che sta in questa formazione di laici e consacrati, bambini e saerdoti: diventano Profeti per il mondo di oggi nel loro comportamento, nelle loro lotte, nel cercare di interpretare il percorso della storia, nel portare luce nel buio della società. Da questo Popolo di Dio ho visto sorgere vocazioni anche all’ordine sacro per il servizio al popolo di Dio.

Tutti i membri del Movimento si impegnano in un’attività missionaria a suscitare vocazioni. Il seminarista che cresce in esso sa rapportarsi, può scoprire una relazione sana con la donna, scopre la sua chiamata in un contesto ampio e viene anche accompagnato dal popolo di Dio.

Accompagnamento

L’accompagnamento che offre il movimento ai suoi membri, e tra questi sono anche seminaristi e sacerdoti, conosce varie espressioni:

personale (p.e. nel “colloquio”, per il quale investiamo tanto tempo);

comunitario (con gli “strumenti della spiritualità comunitaria”: il patto, la comunione d’anima, lo scambio delle esperienze sulla Parola vissuta, i colloqui, l’ora della verità);

in grappoli (gruppi della Parola di vita, tra giovani, scolari, sul posto di lavoro, tra semina­risti…);

scuolette (corsi estivi, nelle ferie, campeggi…);

movimento gens (sul livello internazionale, per seminaristi);

certamente ci sono anche aiuti pedagogici e psicologici tipici del nostro tempo.

Il percorso spirituale e vitale della persona

Il percorso spirituale e vitale della persona è la “via Mariae”: Imitare Maria nel suo essere Parola è la vocazione di tutti i membri compresi i sacerdoti.

Chiara Lubich racconta:

“Sono entrata in chiesa un giorno e con il cuore pieno di confidenza Gli chiesi: Perché volesti rimanere sulla terra, su tutti i punti della terra, nella dolcissima Eucaristia, e non hai trovato, Tu che sei Dio, una forma per portarvi e lasciarvi anche Maria, la Mamma di tutti noi che viaggiamo? Nel silenzio sembrava rispondesse: Non l’ho portata perché la voglio rivedere in te. Anche se non siete immacolati, il mio amore vi verginizzerà e tu, voi, aprirete braccia e cuori di madri all’umanità, che, come allora, ha sete del suo Dio e della Madre di Lui. A voi ora sentire i dolori, le piaghe, asciugare le lacrime. Canta le litanie e cerca di rispecchiarti in quelle”[6].

Il sacerdote mariano

Del sacerdote mariano Chiara Lubich dice[7]:

“(…) Gesù morente si era rivolto a sua madre e, indicando Giovanni, le aveva detto: «Donna, ecco il tuo figlio». Poi, guardando Giovanni, aveva aggiunto: «Ecco la tua madre» (Gv 19, 26.27). Lo sappiamo: in Giovanni Gesù affidava in quel momento a Maria tutti noi cristiani. Ma non si può negare che Giovanni era sacerdote.

«…e il discepolo la prese nella sua casa» (Gv 19, 27).

Dunque i sacerdoti hanno avuto da Gesù, in quel giorno, nella persona di Giovanni, un indirizzo, un invito, un comando: veder in Maria la loro madre, prenderla con loro.

Giovanni con Maria: questo è il sacerdozio cristiano.

Maria è di casa per i sacerdoti. I sacerdoti lo devono ricordare; ma anche se tristemente essi dimenticassero di prendere Maria con loro, la madre di Gesù non dimenticherà mai, per tutti i secoli, d’assolvere questo desiderio del Figlio suo morente.

Maria è il validissimo aiuto che Gesù ha donato ai sacerdoti per il loro servizio alla Chiesa.

È fuori dubbio che Giovanni ha potuto volare così in alto e contemplare il Verbo presso Dio, il Verbo che è Dio, perché la Madre di Dio abitava con lui.

Questa straordinaria convivenza, questa comunione con quell’anima che conservava e meditava tutte quelle cose nel suo cuore (cf Lc 2, 19), gli ha aperto gli occhi. Egli ha visto la Chiesa, il suo futuro, le sue lotte, il suo trionfo, perché il modello della Chiesa era davanti a lui.

La Vergine è il tipo della Chiesa, e ogni sacerdote, che è chiamato a edificare la Chiesa, non saprà mai svolgere così bene il suo compito come di fronte a Maria.

Se i sacerdoti vivranno in comunione con Maria, ella, madre dell’unità, svelerà loro come va ordinata nei cuori e fra i cuori la carità, come va edificato il corpo di Cristo secondo quell’eterno supremo dialogo d’amore che è la Santissima Trinità.

Maria è lì, accanto ad ogni sacerdote.

Occorre scoprire la sua presenza.

Un modo, per i nostri sacerdoti, è quello di accoglierla sempre più e sempre meglio in ciò che ella offre loro: questo ideale di vita nuova.

Accogliere il suo invito ad immedesimarsi e rivivere il suo Figlio, il crocifisso, l’abbandonato, così come lei l’ha accettato e vissuto, quando ha dovuto perdere, nella sua immensa desolazione, Gesù; quando se 1’è visto sostituire da uno di noi, da un sacerdote, pagando così, con un secondo fiat, la sua seconda maternità, quella della Chiesa.

È con lei, madre della Chiesa, madre dell’unità, che i nostri sacerdoti, i nostri religiosi, si realizzeranno oggi quali autentici “uomini del dialogo”, è con lei che diverranno costruttori d’unità «affinché tutti siano uno» (Gv 17, 21).”


[4] “Cari amici, ripetutamente l’immagine dei santi è stata sottoposta a caricatura e presentata in modo distorto, come se essere santi significasse essere fuori dalla realtà, ingenui e senza gioia. Non di rado si pensa che un santo sia soltanto colui che compie azioni ascetiche e morali di altissimo livello e che perciò certamente si può venerare, ma mai imitare nella propria vita. Quanto è errata e scoraggiante questa opinione! Non esiste alcun santo, fuorché la beata Vergine Maria, che non abbia conosciuto anche il peccato e che non sia mai caduto. Cari amici, Cristo non si interessa tanto a quante volte nella vita vacilliamo e cadiamo, bensì a quante volte noi, con il suo aiuto, ci rialziamo. Non esige azioni straordinarie, ma vuole che la sua luce splenda in voi. Non vi chiama perché siete buoni e perfetti, ma perché Egli è buono e vuole rendervi suoi amici. Sì, voi siete la luce del mondo, perché Gesù è la vostra luce. Voi siete cristiani – non perché realizzate cose particolari e straordinarie – bensì perché Egli, Cristo, è la vostra, nostra vita. Voi siete santi, noi siamo santi, se lasciamo operare la sua Grazia in noi.”

(Vedi: http://www.vatican.va/holy_father/benedict_xvi/speeches/2011/september/documents/hf_ben-xvi_spe_20110924_vigil-freiburg_it.html)

[5] Cfr. Fondi Enzo M. – Zanzucchi Michele, Un popolo nato dal Vangelo, Chiara Lubich e i Focolari, Edizione San Paolo, Milano 2003

[6] Città Nuova, Rivista 7/2008

[7] Chiara Lubich, Discorso a sacerdoti e religiosi convocati dal Movimento dei Focolari nel Aula Paolo VI, Roma, 30 aprile 1982