Testimonianza P. Angelo A. Mezzari

Sant’Annibale Maria Di Francia e le Congregazioni dei Rogazionisti e delle Figlie del Divino Zelo per la promozione delle vocazioni sacerdotali nella Chiesa

I Rogazionisti e le Figlie del Divino Zelo sono due moderne famiglie religiose, nate tra il 1887 e 1897, che, come dicono i loro rispettivi nomi, trovano nella preghiera incessante al Signore della messe per il dono delle vocazioni di speciale consacrazione il cuore della loro spiritualità e missione. Esse vivono nella storia il particolare carisma apostolico Annibale Maria Di Francia, il santo sacerdote messinese passato alla storia ecclesiale e civile come “zelante apostolo della moderna pastorale delle vocazioni” e “Padre degli orfani e dei poveri”.

Sant’Annibale Maria Di Francia e il carisma del Rogate

Sant’Annibale Maria Di Francia (Messina 1851 – 1927), canonizzato il 16 maggio 2004, è il fondatore dei Rogazionisti e delle Figlie del Divino Zelo, che attingono il loro carisma dal noto brano evangelico di Mt 9, 35-38: “Gesù andava attorno per tutte le città e i villaggi, insegnando nelle loro sinagoghe, predicando il vangelo del regno e curando ogni malattia e infermità. Vedendo le folle ne sentì compassione, perché erano stanche e sfinite, come pecore senza pastore. Allora disse ai suoi discepoli: «La messe è molta, ma gli operai sono pochi! Pregate dunque il Signore della messe che mandi operai nella sua messe!»” (cf Lc 10,1-3).

Annibale Di Francia, fin da giovane, comprese, per ispirazione divina, l’importanza fondamentale della vocazione sacerdotale per la vita della Chiesa e della stessa società. Ne ebbe conferma nella sua continua e intensa preghiera davanti all’Eucaristia, dove comprese che il mezzo più efficace per promuovere le vocazioni al ministero sacerdotale è la preghiera. Quando poi lesse nel Vangelo le parole di Gesù appena ricordare «Pregate dunque il Signore della messe…»”, fu per lui una vera “rivelazione” da cui rimase folgorato per tutta la vita. Pregava, anzi implorava quotidianamente il Signore della messe per il dono dei “buoni operai”, cioè innanzitutto di sacerdoti santi, di vere vocazioni alla vita religiosa, maschile e femminile, e di laici illuminati dalla sapienza del vangelo. Finì per trovarsi lui stesso a essere chiamato al ministero sacerdotale per una missione tutta speciale. La preghiera lo aveva reso valido “intercessore” per il dono delle vocazioni, ma soprattutto sensibile alla parola del Signore, capace cioè di comprendere la chiamata del Signore e di rispondervi con decisione e generosità.

Era ancora Diacono quando s’imbatté, per una provvidenziale coincidenza, con la messe abbandonata alla quale il Signore lo mandava, il degradato quartiere Avignone della sua Messina.

Divenuto sacerdote, fra mille difficoltà iniziò (1878) a risanare quell’ambiente, a sollevare ed evangelizzare quei fratelli “stanchi e sfiniti come pecore senza pastore”. La sua predilezione fu in modo particolare per i ragazzi e le ragazze, per i piccoli, che rappresentano l’anello più debole della società. La sua azione di carità ed evangelizzazione, fin dall’inizio, è caratterizzata dall’idea fissa della preghiera per i “buoni operai”, che innanzitutto sono i sacerdoti e le persone consacrate. I piccoli e i poveri impareranno a sentire con Padre Annibale quest’urgenza, riconoscendosi come popolo bisognoso di salvezza, che non potrà fare a meno di chiedere in ogni occasione il dono dei “buoni operai”. Ripeteranno già fin dal 1880 un’accorata preghiera al Cuore compassionevole di Gesù, nella quale è fortemente sottolineato il legame fra la preghiera e il dono dei santi sacerdoti.

Il Di Francia parla di questa spiritualità in una lettera del 10 febbraio 1885, nella quale presenta la sua nascente istituzione a Padre Cusmano, fondatore del Boccione del Povero. Gli scrive: “Tra le due comunità vi è la chiesetta dedicata al Sacro Cuore di Gesù. Sulla facciatina vi sta scritto: Rogate Dominum messis (Lc 10,2). Questo spirito di preghiera per questo supremo interesse del Sacro Cuore di Gesù, cioè la grazia di avere buoni operai per la Santa Chiesa, mi sforzo di farlo divenire spirito e vita di quest’Opera” (Memorie Biografiche, I, p. 476).

Padre Annibale è sapiente nel coniugare i due suoi ideali, la preghiera per ottenere i buoni operai e la carità. Per i suoi orfanelli e orfanelle, come già Don Bosco, impianta veri e propri laboratori. Già nel 1884, una moderna macchina di stampa mentre avvia al lavoro gli assistiti, serve anche per divulgare la preghiera per le vocazioni.

Le due Congregazioni religiose

Questa sua intuizione e azione carismatica, pur muovendosi fra tanti comprensibili problemi, trovò l’adesione e la collaborazione di giovani che si sentirono chiamati ad affiancarlo donandosi al Signore.

Padre Annibale, nel riferire la sua esperienza, ci spiega il legame fra la preghiera per ottenere i buoni operai e l’impegno di apostolato e di carità. Egli scrive: “Ma la parola del Vangelo: Rogate ergo Dominum messis ut mittat operarios in messem suam, preoccupava incessantemente i miei pensieri, fin dai primordi di questa Pia Opera. Vi era da riflettere: Che cosa sono questi pochi orfani che si salvano, e questi pochi poveri che si evangelizzano, d’innanzi a milioni che se ne perdono e che giacciono abbandonati come gregge senza Pastore? Consideravo la limitatezza delle mie miserrime forze, e la piccolissima cerchia della mia capacità, e cercavo un’uscita e la trovavo ampia, immensa, in quelle adorabili parole di Gesù Cristo Signor Nostro Rogate ergo Dominum messis ut mittat operarios in messem suam. Allora mi pareva di aver trovato il segreto di tutte le Opere buone e della salvezza di tutte le anime. (…) Questo spirito di preghiera divenne ben presto lo spirito di questa Pia Opera: ne forma il carattere, lo scopo e l’esercizio. Toccava però alle due piccole Comunità Religiose dirigenti gli Orfanotrofi maschile e femminile, d’impossessarsi di questo Sacro patrimonio della Pia Opera dei Poveri del Cuore di Gesù di esserne i depositari e custodi, di formare il centro di questa importante pratica religiosa, di tenere sempre acceso e vivo questo focolare di zelo e di preghiera, e rendersene propagatrici” (Prefazione alle Preziose Adesioni, 1901).

Annibale Maria Di Francia fonda così le due congregazioni religiose, le Figlie del Divino Zelo (1887) e i Rogazionisti del Cuore di Gesù (1897), con la missione di vivere e prolungare nella storia la sua intuizione/rivelazione carismatica. La loro identità spirituale e apostolica si attua, secondo l’esempio e l’insegnamento del santo Fondatore, nella missione di: – pregare quotidianamente per ottenere i buoni operai del Regno di Dio; – propagare dovunque questo spirito di preghiera e promuovere le vocazioni; – essere buoni operai nella Chiesa, impegnandosi nelle opere di carità, nell’educazione e santificazione dei fanciulli e dei giovani, specialmente poveri e abbandonati, nell’evangelizzazione, promozione umana e soccorso dei poveri.

I Rogazionisti e le Figlie del Divino Zelo, nello spirito di obbedienza al comando di Gesù, Pregate (Rogate) dunque il Signore della messe, Nella loro consacrazione religiosa professano il Quarto Voto, detto appunto del Rogate, che esprime la loro missione di “presentare ai fedeli Cristo” che sente “compassione per le folle”, le assiste e le invita a pregare il Signore della messe perché mandi gli operai[1].

La diffusione del Rogate

“L’amore di Cristo ci spinge” (2Cor 5,2). Lo zelo che ardeva nel cuore di Padre Annibale, e che consegna nel nome alle sue Suore, lo muove a coinvolgere tutti, clero, consacrati e fedeli laici, nella preghiera per ottenere i buoni operai. Nel 1897 egli fonda l’Alleanza Sacerdotale (oggi Unione Sacerdotale di Preghiera per le Vocazioni) con la quale chiama vescovi e sacerdoti in una “crociata” di preghiera per le vocazioni di speciale consacrazione, ai ministeri ordinati e alla vita consacrata. Nel 1900 istituisce in Messina la Pia Unione della Rogazione Evangelica del Cuore di Gesù (oggi Unione di Preghiera per le Vocazioni) con la quale vuole coinvolgere nella stessa missione tutto il popolo di Dio. Tali istituzioni si sviluppano ben presto, promosse anche con la stampa, come il periodico Dio e il Prossimo, nato nel 1909. Nella suddetta rivista, fin dalle prime pubblicazioni, Padre Annibale traccia le linee essenziali di una vera e propria pastorale vocazionale fondata sulla preghiera, e sul necessario discernimento e accompagnamento dei candidati. Nel 1925 nella Pia Unione si contavano n. 19.505 aderenti; nel 1922, 25° dell’Alleanza Sacerdotale, in essa erano stati iscritti n. 38 Cardinali, n. 213 Arcivescovi e Vescovi, n. 34 Superiori Generali di Ordini e Congregazioni religiose, n. 624 Sacerdoti.

La sensibilizzazione e benedizione del Papa e dei Vescovi

Padre Annibale, inoltre, mentre si sentiva sostenuto dalla preghiera e vicinanza dei Vescovi, nello stesso tempo faceva il possibile per ricevere anche la benedizione dei Sommi Pontefici, cercando di raggiungerli o attraverso lettere o ricevuto in udienza. Al Papa egli presentava la sua nascente Opera, sottolineando la peculiarità del carisma della preghiera per impetrare i buoni operai, che riteneva supremo bisogno e interesse della Chiesa. In tal senso scrisse diverse lettere a Leone XIII; fu accolto più volte in udienza da Pio X, e a lui presentò la richiesta che fosse inserito nella litania dei Santi il versetto per  impetrare “dignos ac sanctos operarios”; incontrò una grande sensibilità per la sua missione in Benedetto XV, che durante un’udienza gli confidò di essere “il primo Rogazionista perché impegnato più di tutti in questa preghiera”. Anche Pio XI si compiacque molto dello zelo di Padre Annibale nella preghiera per le vocazioni, definendola “L’Opera delle Opere”.

Le vocazioni sacerdotali e l’Eucaristia

La vocazione e la missione di Padre Annibale hanno avuto origine e continuo sostegno dall’Eucaristia, e l’Eucaristia è stata da lui vissuta e consegnata come fondamento e centro vitale delle sue istituzioni. Egli spiegava che l’Eucaristia e il Sacerdozio sono profondamente connessi l’una con l’altro, perché frutto di un “parto gemello del Cuore Adorabile di Gesù”. Da qui il suo impegno a portare ai Congressi Eucaristici il richiamo sulla necessità di pregare il Padrone della messe per il dono dei santi sacerdoti, nella consapevolezza che in tal modo si onorava Gesù in Sacramento e si diffondeva sempre maggiormente nella Chiesa il suo comando. Egli partecipò al Congresso Eucaristico di Roma, del 1904, e a quello di Catania l’anno seguente. Nel Congresso Eucaristico di Roma, del 1922, diffuse un opuscolo dal titolo Una Grande Parola di Nostro Signore Gesù Cristo, un commento appassionato delle due pericopi evangeliche che parlano dell’urgenza della preghiera per le vocazioni, Mt 9, 35-38 / Lc 10, 2.

Lo stretto legame fra Eucaristia e preghiera per le vocazioni, sottolineato da Padre Annibale, evidenzia che nella sua mente e nel suo cuore la vocazione al sacerdozio ministeriale occupa il primo e fondamentale posto fra le vocazioni. Egli, che ha fatto della preghiera per ottenere i buoni operai la ragione della propria vita e del proprio apostolato, ha indirizzato tale incessante supplica soprattutto per ottenere sacerdoti santi. Ma non ha mancato di sottolineare che “buoni operai” sono tutti coloro che operano nel campo della Chiesa. Quando i cristiani sono aiutati a scoprire e vivere la propria vocazione, si crea il terreno fertile per il fiorire delle vocazioni al sacerdozio ministeriale e alla vita consacrata.

«Domandare operai alla S. Chiesa – scrive Padre Annibale - vuol dire in primo luogo chiedere al Signore sacerdoti secondo il suo cuore, in secondo luogo uomini e donne religiosi e religiose, o anche secolari (laici) che pieni dello spirito di Dio e dello zelo santo s’impegnino alla salvezza delle anime con ogni mezzo possibile». «Ubbidire a quel divino “Rogate”, vale pure domandare alla divina bontà maestri ed educatori e direttori d’istituti credenti, praticanti, timorati di Dio, che mentre istruiscono la mente con santa istruzione, santamente ne educano il cuore. Vale pure questa preghiera, perché il buon Dio dia lumi e grazie a tutti i genitori, che hanno nelle loro mani la gran messe delle future generazioni, perché sappiano edificare col loro esempio i figli loro e saperli tenere lontani dai pericoli dell’anima, li crescano con santa educazione e li presentino bene riusciti, o avviati a buona riuscita, a quel Dio che a questo fine loro li ha dati. (…) Ahimè, quanto rari sono questi genitori, e come spesso la casa e la famiglia formano proprio quel mondo che è uno dei tre formidabili nemici del­l’uomo»[2].

I Rogazionisti, le Figlie del Divino Zelo e la Famiglia del Rogate custodiscono nella propria vita e nella missione questo sacro patrimonio.

La Chiesa riconosce il carisma del Rogate

L’eredità carismatica di Padre Annibale, trasmessa alla Famiglia del Rogate (religiosi, religiose, consacrate e laici) ha ottenuto in diverse occasioni il chiaro riconoscimento dalla Santa Chiesa. Egli, infatti, è stato  beatificato il 7 ottobre 1990, durante il Sinodo dei Vescovi su La formazione dei sacerdoti. Il Santo Padre Giovanni Paolo II, in quell’occasione ha ricordato la passione di Padre Annibale per la preghiera per le vocazioni, nella consapevolezza che “ogni autentica vocazione è frutto della grazia e della preghiera ancor prima delle pur necessarie mediazioni culturali e organizzative”, e che inoltre “promosse numerose iniziative per diffondere tra i fedeli la coscienza della necessità di pregare intensamente per le vocazioni” (omelia, 7.10.90). Lo stesso Sommo Pontefice, il giorno seguente, nell’udienza generale concessa alla Famiglia del Rogate, definì Padre Annibale autentico anticipatore e zelante maestro della moderna pastorale vocazionale.

Il 16 maggio 2004 la canonizzazione di Padre Annibale sanciva ancora una volta, assieme alla sua vita santa, la sua vocazione e missione. Lo stesso Giovanni Paolo II lo ricordava nell’omelia: Annibale Maria Di Francia “ai Padri Rogazionisti e alle Suore Figlie del Divino Zelo lasciò il compito di adoperarsi con tutte le forze perché la preghiera per le vocazioni fosse «incessante e universale». (…)Da questa provvidenziale intuizione è sorto nella Chiesa un grande movimento di preghiera per le vocazioni”.

Giovanni Paolo II, ancora quello stesso anno, al 10° Capitolo Generale dei Rogazionisti, ricordando la canonizzazione di Padre Annibale così scriveva: “Il suo carisma risplende ora di nuova luce: Padre Annibale è per tutti intercessore e modello luminoso, la cui presenza viva presso il Padre delle misericordie dà all’invocazione del cuore rinnovata fiducia di essere ascoltata, specialmente per quella preghiera a cui Cristo stesso ci invita: «Rogate!» (…) Carissimi Rogazionisti! La Chiesa e il mondo attendono da voi una rinnovata fedeltà al carisma di apostoli del «Rogate» che vi contraddistingue. Vivete perciò, con tutta la passione che lo Spirito saprà accendere nei cuori, la gioia della vostra chiamata, e non fate mancare al Popolo di Dio e all’umanità intera ciò che è stato chiesto dal Redentore in persona: «Rogate!»”.

In occasione dell’11° Capitolo Generale, Benedetto XVI così ci ha esortati: “Seguite l’esempio di Padre Annibale e proseguitene con gioia la missione valida ancora oggi, pur se sono mutate le condizioni sociali in cui viviamo. In particolare, diffondete sempre più lo spirito di preghiera e di sollecitudine per tutte le vocazioni nella Chiesa; siate solerti operai per l’avvento del Regno di Dio, dedicandovi con ogni energia all’evangelizzazione e alla promozione umana”.

Noi Rogazionisti e Figlie del Divino Zelo ci adoperiamo per custodire e tener vivo il carisma che ci è stato consegnato per essere donato alla Chiesa e all’umanità. Dove sono sorte le nostre Comunità religiose, oggi sparse nei cinque continenti[3], vogliamo portare la compassione di Gesù per le folle stanche e sfinite come pecore senza pastore, e quindi la preghiera per ottenere i buoni operai. In armonia con la Chiesa locale cerchiamo di testimoniare la preghiera per le vocazioni, diffonderla ed essere buoni operai attenti in particolare ai bisogni dei piccoli e dei poveri. Accanto ai due Istituti religiosi, nel 1980 è stata eretta dall’Arcivescovo di Trani l’associazione delle Missionarie Rogazioniste, laiche consacrate nel mondo. Nel 1996 la Congregazione per gli Istituti di Vita Consacrata e le Società di Vita Apostolica ha approvato l’Unione delle Associazioni Rogazioniste (UAR) che raccoglie associazioni e movimenti che, riconosciute dal Superiore Generale dei Rogazionisti, fanno parte della Famiglia del Rogate.

La preghiera per le vocazioni e la pastorale vocazionale nella Chiesa e con la Chiesa.

Abbiamo rilevato che Padre Annibale considerava le sue Comunità Religiose “depositari e custodi… che dovevano tenere sempre acceso il fuoco di zelo di questa preghiera” e tuttavia negli inizi del suo apostolato ha consegnato la preghiera per i buoni operai ai piccoli ai poveri che era chiamato ad evangelizzare. Di fatto, in questa esperienza carismatica la preghiera per le vocazioni è nata e si è sviluppata nella Chiesa dei sofferenti ed emarginati del quartiere Avignone di Messina. I due Istituti religiosi sono nati dopo qualche decennio. È stata questa un’eloquente lezione per i figli e le figlie di Padre Annibale.

Vivere secondo il carisma ricevuto, per essi ha significato anzitutto la dimensione della preghiera. Hanno ricevuto un eloquente richiamo da Paolo VI in un’udienza accordata dopo il Capitolo Generale Speciale. “Voi, Padri Rogazionisti del Cuore di Gesù, il cui stesso nome vi qualifica nella missione e nell’immagine di adoratori e di imploranti per la missione più alta e più bella, di meritare e preparare le vocazioni per il Regno di Cristo”[4]. La preghiera per le vocazioni, e principalmente per ottenere dal Signore della messe sacerdoti numerosi e santi, costituisce per i membri dei due Istituti, come ricorda Padre Annibale, lo “spirito e la vita” che li caratterizza. Preghiera da vivere nelle proprie comunità, che hanno bisogno di aprirsi al Popolo di Dio per divenire scuole di preghiera; preghiera per le vocazioni da promuovere e diffondere nella catechesi e spiegare come il mezzo indispensabile per impetrare dal Signore questo grande dono; preghiera come condizione per porsi in dialogo con il Signore e poter discernere la propria vocazione; preghiera da coltivare nei gruppi e nei cenacoli vocazionali; preghiera da diffondere con i diversi mezzi di comunicazione e da accompagnare con opportuni sussidi.

La pastorale vocazionale, che ha il cuore e il fondamento nella preghiera, acquista a livello umano forza dalla testimonianza, e richiede come terzo e importante elemento la presa di coscienza e il coinvolgimento di tutta la comunità ecclesiale. La Liturgia che si celebra, la Parola di Dio che viene annunziata, la missione che si svolge, non possono fare a meno di avere un costante riferimento al bisogno che vi è di sante vocazioni, nella consapevolezza che “il problema delle vocazioni è il problema fondamentale della Chiesa”[5], e quindi richiede un’azione armonica, in rete, di tutta la Chiesa. Lo sviluppo della pastorale vocazionale ci porta a operare tutti per tutte le vocazioni[6].

Questa consapevolezza muove i membri della Famiglia del Rogate a divenire nelle Chiese locali promotori e fermento di una pastorale vocazionale fondata sulla preghiera, in tutti i settori nei quali sono chiamati a inserirsi, come la catechesi, le celebrazioni liturgiche, i gruppi di preghiera, la comunicazione sociale, e in particolare nei Centri Diocesani e Nazionali per le Vocazioni.

Per quel che mi riguarda personalmente, ho compiuto per molti anni questa esperienza arricchente nell’avvio e accompagnamento dell’Istituto Pastorale Vocazionale di San Paolo, in Brasile, associazione intercongregazionale di Istituti col carisma vocazionale, sono stato membro della Commissione dei Ministeri Ordinati e Vita Consacrata della Conferenza Episcopale del Brasile, e ho collaborato con il Dipartimento delle Vocazioni e Ministeri della Conferenza Episcopale Latino americana.

È giusto ricordare, Inoltre, che il nostro Istituto nei decenni scorsi è stato chiamato a collaborare nel settore della pastorale vocazionale con il Dicastero per l’Educazione Cattolica e in particolare, attraverso alcuni suoi membri, e stato coinvolto nella preparazione e conduzione del Secondo Congresso Internazionale per le Vocazioni (1981), che ha prodotto il noto documento conclusivo che ancora oggi può essere considerato la magna carta della pastorale vocazionale.

Se da una parte, come Rogazionisti e Figlie del Divino Zelo, siamo chiamati a rendere tutte le nostre comunità religiose luoghi di preghiera e di promozione delle vocazioni, dall’altra da tempo abbiamo avvertito l’esigenza di costituire nelle varie nostre Circoscrizioni specifici Centri Rogate, finalizzati direttamente alla preghiera per le vocazioni, allo studio delle discipline collegate e alla pubblicazione di libri e riviste, alla pastorale vocazionale e alla creazione di appositi sussidi, alla promozione e accompagnamento dell’Unione di Preghiera per le Vocazioni. In particolare, anche attraverso i suddetti Centri, si cerca di promuovere nel migliore dei modi nelle Chiese locali la celebrazione della Giornata Mondiale di Preghiera per le Vocazioni, diffondendo il Messaggio del Santo Padre e fornendo opportuni sussidi. I Centri Rogate, inoltre, hanno appositi siti web che offrono una vasta gamma di informazioni e sussidi, nell’ambito della pastorale vocazionale, e nella linea del carisma curano in particolare la promozione della preghiera per le vocazioni.

Uno sguardo ai segni dei tempi

La promozione delle vocazioni sacerdotali nel nostro tempo, secondo l’insegnamento e l’esempio lasciatoci da Padre Annibale, è opera della grazia e quindi ha fondamento nella fede, muove dalla preghiera e nello stesso tempo richiede una comunità ecclesiale dal terreno fertile per accogliere e accompagnare questo grande dono del Signore.

“Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi” (Gv 15,16). “La messe è molta, ma gli operai sono pochi! Pregate” (Mt 9,37). Questa parola del Signore ci ricorda che le vocazioni “scendono dall’Alto” – come ripeteva Padre Annibale – e se non si impetrano con la preghiera non si ottengono. Ma, adoperando ancora l’immagine del “parto” che Padre Annibale usa per sottolineare il legame fra l’Eucaristia e il Sacerdozio, possiamo dire che le vocazioni sacerdotali nascono da un’azione congiunta, dall’alto e dal basso, dal Padrone della messe e dalla Chiesa che vive nella fede. Lo ha ricordato in modo forte e chiaro Giovanni Paolo II nel messaggio per la Giornata Mondiale di Preghiera per le Vocazioni del 1982: “«La vita genera la vita» Con queste parole mi sono rivolto al Congresso Internazionale dei Vescovi e degli altri Responsabili delle vocazioni consacrate, in occasione della precedente Giornata Mondiale di preghiera per le vocazioni (cfr. «Omelia», 10 maggio 1981: «Insegnamenti», IV, 1 [1981] 1147ss). Lo ripeto volentieri a tutti: la Chiesa vivente è madre di vita e quindi anche madre di vocazioni, che sono donate da Dio per la vita. Le vocazioni sono un segno visibile della sua vitalità. Al tempo stesso sono condizione fondamentale per la sua vita, per il suo sviluppo, per la sua missione che deve svolgere a servizio dell’intera famiglia umana, «mettendo a disposizione degli uomini le energie di salvezza che la Chiesa, sotto la guida dello Spirito Santo, riceve dal suo Fondatore» (Gaudium et Spes, 3). Invito ogni comunità cristiana, e ogni singolo credente, a prendere coscienza della propria grave responsabilità di dare incremento alle vocazioni consacrate. Tale dovere si compie «anzitutto con una vita perfettamente cristiana» (Optatam Totius, 2). La vita genera la vita. Con quale coerenza potremmo pregare per le vocazioni, se la preghiera non è effettivamente accompagnata da una sincera ricerca di conversione?”.

Ciò viene anche corroborato dall’esperienza quotidiana, poiché dove si riscontrano comunità ecclesiali o Istituti religiosi particolarmente vivi non vi è crisi di vocazioni. Padre Annibale, dal canto suo, invita a pregare per ottenere i buoni operai, diffondere questa preghiera, e a “farla da buoni operai”, perché non avrebbe senso chiedere i buoni operai se non ci si ponesse nella scelta di lavorare nella vigna del Signore.

Il contributo che possiamo e dobbiamo dare, oggi, per la promozione delle vocazioni sacerdotali, e per tutte le vocazioni, pertanto, è acquisire ogni giorno di più la consapevolezza della necessità della preghiera al Signore della messe perché le susciti nella sua Chiesa. Come i Sommi Pontefici hanno ricordato più volte nei messaggi per la Giornata Mondiale di Preghiera per le Vocazioni, il Popolo di Dio è chiamato a formare un cenacolo universale e costante. Tale preghiera sarà presente anzitutto nella liturgia ma troverà spazio anche in momenti particolari, settimanali o mensili, nell’adorazione eucaristica e nella liturgia della Parola. Opportunamente essa potrebbe essere intercalata anche nella pia pratica del santo Rosario.

Questa preghiera, inoltre, andrebbe raccomandata ed evangelizzata. Mentre nella cultura moderna la figura del sacerdote non è valorizzata, e soffre per diverse problematiche, c’è bisogno di parlare e divulgare la luminosa testimonianza che proviene da autentici ministri del Signore e fedeli servitori del Popolo di Dio. Siamo chiamati, oggi, ad utilizzare in modo saggio i grandi mezzi di comunicazione nel nostro contesto globalizzato. L’uso di internet e delle nuove tecnologie della comunicazione offrono una preziosa opportunità anche in questo ambito.

Non basterà, tuttavia, parlare delle vocazioni sacerdotali ma bisogna compiere l’annuncio, l’invito a seguire questa chiamata nel momento in cui la si avverte, invito da rivolgere specialmente nel contesto di realtà vive di fede. Come ha fatto Gesù, dobbiamo continuare a “chiamare”, fiduciosi nella sua grazia e con fiducia anche nell’uomo.

Siamo chiamati a guardare avanti con grande fiducia, pur fra le evidenti difficoltà del nostro tempo. Ce lo ha ricordato il Santo Padre, quest’anno, in chiusura del Messaggio per la Giornata Mondiale di Preghiera per le Vocazioni: “Cari fratelli e sorelle, il vostro impegno nella promozione e nella cura delle vocazioni acquista pienezza di senso e di efficacia pastorale quando si realizza nell’unità della Chiesa ed è indirizzato al servizio della comunione. È per questo che ogni momento della vita della comunità ecclesiale – la catechesi, gli incontri di formazione, la preghiera liturgica, i pellegrinaggi ai santuari – è una preziosa opportunità per suscitare nel Popolo di Dio, in particolare nei più piccoli e nei giovani, il senso di appartenenza alla Chiesa e la responsabilità della risposta alla chiamata al sacerdozio ed alla vita consacrata, compiuta con libera e consapevole scelta. La capacità di coltivare le vocazioni è segno caratteristico della vitalità di una Chiesa locale. Invochiamo con fiducia ed insistenza l’aiuto della Vergine Maria, perché, con l’esempio della sua accoglienza del piano divino della salvezza e con la sua efficace intercessione, si possa diffondere all’interno di ogni comunità la disponibilità a dire “sì” al Signore, che chiama sempre nuovi operai per la sua messe”.

P. Angelo Ademir Mezzari, R.C.J.


[1] Cf. LG, 46.

[2] Positio super virtutibus, II, 196-197.

[3] I Rogazionisti e le Figlie del Divino Zelo sono presenti nei seguenti paesi: Italia, Spagna, Albania, Polonia, Brasile, Argentina, Paraguay, Bolivia, Messico, USA, Filippine, India, Indonesia, Vietnam, Corea del Sud, Papua Nuova Guinea, Australia, Rwanda, Cameroun.

[4] Castel Gandolfo, 14 settembre 1968.

[5] GIOVANNI PAOLO II, Omelia della Messa per la Giornata per le vocazioni, Roma, 10/05/1981.

[6] Cf Messaggio GMPV, 1984.