Intervento Mons. Nico dal Molin

Mons. NICO DAL MOLIN

Convegno per il 70° Anniversario di fondazione della POVS

“Io ho scelto voi”

Sacerdoti per il nostro tempo

3-5 novembre 2011

Domus Pacis, ROMA

  1. Pastorale vocazionale: una sfida permanente per la Chiesa

(cf conclusione documento PVMS)

Il documento “Orientamenti pastorali per la promozioni delle vocazioni al ministero sacerdotale”, che ci è stato ieri proposto, al nr. 2 ha una affermazione illuminante e coraggiosa:

“Accanto a situazioni difficili, che pur è necessario guardare con coraggio e verità, vanno registrati alcuni segnali di ripresa, soprattutto dove si formulano proposte chiare e forti di vita cristiana. (PVMS 2)

Ciò emerge con chiarezza dai dati dell’Inchiesta promossa dalla POVS e inviata il 15 maggio 2008. Questa prospettiva di positività e di incoraggiamento è il “cantus firmus” che colloca la pastorale vocazionale in un orizzonte di sfide e di speranza.

a. “Tre strani pellegrini”

E’ il racconto di un viaggio compiuto da tre “pellegrini” un po’ particolari, così come ce lo propone l’evangelista Matteo in 2,1-12. C’è una suggestiva rielaborazione del poeta inglese Thomas Stearns Eliot, circa questa strana avventura dei tre pellegrini partiti dall’Oriente.

In essi è riflessa l’immagine dell’uomo inquieto che cerca, che si muove, che indaga per scoprire la gioia e la novità di cui il suo cuore ha bisogno.

Nella ricerca condotta con sforzo e tenacia, due sono i tesori che possiamo raggiungere: la Verità e il Bene.

E in essi possiamo vedere realizzato il nostro infinito desiderio di Consapevolezza e di Felicità.

b. La fatica della scelta

Vivere una scelta vocazionale, oggi, presuppone una dedizione che impegni tutta la vita in maniera stabile e radicale. Essa si snoda per tappe che non possono essere bruciate, né alcuna di esse può divenire l’ultima e la definitiva.

Molte persone hanno oramai perso il senso della propria vita come appello e chiamata;  non hanno in sé una progettualità che le porti a cercare, a trovare in quello che dicono e in quello che  fanno il gusto dell’esistere. La mancanza dichiarata o tacita di una progettualità di vita, porta a forme di pura rassegnazione o di fatalismo pessimistico; di attività frenetica, disordinata, caotica che altro non è se non la compensazione di un vuoto interiore.

Il nihilismo e il fatalismo sono sempre in agguato, come ospiti inquietanti.
Uno scrittore assai rappresentativo di questo modo di essere e di vivere è il romanziere austriaco Thomas Bernhard: per lui l’uomo é freddo, gelo e nebbia… Siamo tutti come animali assiderati, intrappolati da un gelo onnipresente; nessuna verità esiste. [1]

Come non pensare alla simbologia stupenda delle lampade nuziali  che illuminano la notte fonda in attesa dello Sposo, nella parabola del Vangelo delle 10 vergini?

“Quanto paurosa é la notte della vita, non squarciata dal bagliore di una lampada! E’ necessario avere con sé una riserva d’olio perché le nostre lampade risplendano. E’ necessario avere dentro di sé molto amore,  per riscaldare le nostre notti  fredde”.

E’ questa la risposta che Francois Mauriac[2] dà all’uomo freddo e assiderato di Thomas Bernhard e che diviene la metafora più efficace della sfida al nihilismo.

In questo senso il documento ci aiuta sottolineando:

La testimonianza delle comunità cristiane, che sappiano rendere ragione della fede (PVMS 3)

La famiglia come prima ed essenziale comunità per la trasmissione della fede cristiana. (PVMS 3)

La testimonianza di sacerdoti felici del loro ministero e fraternamente uniti (PVMS 3)

La dinamica della chiamata, presente in alcuni pescatori di Galilea che, incontrato Gesù, «si lasciarono conquistare dal suo sguardo, dalla sua voce ed accolsero questo pressante suo invito: “Seguitemi, vi farò diventare pescatori di uomini” (Mc 1,17; cf. Mt 4,19)»[3]. (PVMS 5)

  1. Pastorale vocazionale: una crescita in umanità

«La vera formazione consiste nello sviluppo armonioso di tutte le capacità dell’uomo e della sua vocazione personale, in accordo ai principi fondamentali del Vangelo e in considerazione del suo fine ultimo, nonché del bene della collettività umana di cui l’uomo è membro e nella quale è chiamato a dare il suo apporto con cristiana responsabilità» (Paolo VI°, 1971)

In un cammino di educazione per una “crescita armoniosa ed integrale” della persona, si ripropone l’assoluta importanza di avere tre criteri essenziali di orientamento educativo:

la dimensione olistica: cioè, guardare alla persona nella sua totalità e globalità, razionale, affettiva e volitiva;

la dimensione dinamica: cioè, la prospettiva di guardare alla affettività come ad un elemento “dato”, ma proiettato anche nell’orizzonte di un “divenire”, fatto di luci e di ombre, perché legato alla nostra creaturalità;

la dimensione relazionale: intesa come  la riscoperta psicologica e antropologica della Alterità, come valore totalizzante all’interno delle dinamiche della vita intersoggettiva. Potremmo riassumere tutto ciò in uno slogan semplice: “Non siamo solo interessanti, siamo anche inter – essenti…”.

In quest’ottica, la parola chiave dell’Ascolto è fondamentale per entrare in profondità nel mistero del nostro cuore e coglierne la bellezze e le perle preziose che esso custodisce; essa si concretizza nella via privilegiata della interiorità.

Lo strumento essenziale per coltivare un cammino di interiorità e di spiritualità è la Direzione spirituale.

“La direzione spirituale è la forma privilegiata di discernimento e di accompagnamento vocazionale. (PVMS 14)

  1. Pastorale vocazionale: vie per un impegno

a. Formati per formare

Se non siamo persone innamorate della nostra Vocazione, non saremo capaci di cogliere in profondità la bellezza e l’originalità di tutte le altre Vocazioni che, insieme, formano il patrimonio di ricchezza della Chiesa.

Tutto ciò richiede una formazione alla…

Umiltà: come consapevolezza della propria povertà e del proprio limite che possono divenire risorsa di accoglienza.

Gratuità: per farci costantemente memoria che “tutto è grazia” (cf la conclusione del “Diario di un curato di campagna” di Georges Bernanos [4])

Passione: come “full immersion” nella promessa che, come afferma lo scrittore russo Fëdor M. Dostoevskij[5]: “Non la forza, ma la bellezza, quella vera, salverà il mondo.”

In quest’ottica il documento propone delle vie irrinunciabili di pastorale vocazionale:

La forza della sinergia tra pastorale giovanile e vocazionale

Il Centro diocesano vocazioni che ha il compito di promuovere le vocazioni di speciale consacrazione nel contesto di tutte le vocazioni e di suscitare e diffondere nel popolo di Dio una cultura vocazionale.

Nelle diocesi e nelle parrocchie sono da incentivare e sostenere i gruppi vocazionali [6]. (PVMS 12)

b. Annunciatori del Vange­lo della Vocazione

Ci sono di aiuto, una volta ancora, le parole di Papa Benedetto XVI°:

“Siate seminatori di fiducia e di speranza. E’ infatti profondo il senso di smarrimento che spesso vive la gioventù di oggi. Non di rado le parole umane sono prive di futuro e di prospettiva, prive anche di senso e di sapienza. Eppure, questa può essere l’ora di Dio!”[7]

La nostra testimonianza sarà davvero persuasiva se, con gioia e verità, saprà raccontare la bellezza, lo stupore della vita e la meraviglia donata perché siamo innamorati di Dio e della sua scelta. Riferendoci ancora al documento:

E’ chiaro che il dono trasmesso per l’imposizione delle mani va sempre “ravvivato” (PVMS [8]).

La partecipazione attiva alla vita di una comunità cristiana può contribuire ad evitare nuove forme di clericalismo, situazioni di accentramento pastorale inopportuno, servizi pastorali part-time, scelte ministeriali ritagliate su bisogni individuali (PVMS 9)

c. Testimoni credibili della chiamata

Per essere credibili ed entrare in sintonia con la sen­sibilità delle persone e soprattutto dei giovani. Occorre privilegiare la via dell’ascolto e saper “perdere più tempo” ad ascolta­re i loro problemi.

Siamo chiamati ad essere una chiesa di “martiri e di santi nel quotidiano”, capaci di vivere la “martyria della luce” per rendere testimonianza alla luce incontrata nella nostra vita: Gesù.

Siamo chiamati ad essere “martiri della gioia e della fatica”. “Tutto è speranza, perché tutto è fatica” (don Lorenzo Milani).[9]

“Tu che aspiri a vivere rischiosamente a causa del Vangelo e di Gesù Cristo,

ti chiederai ogni giorno che cosa significhi la sua parola:

‘Colui che vuol salvare la propria vita, la perderà’.

Un giorno capirai il significato di quell’Assoluto…

Come giungere a capirlo? Cerca, cerca e troverai”

(da “Stupore di un amore” di frère Roger Schutz)

  1. Pastorale vocazionale: annuncio di Speranza

Essere lampionai della Speranza significa saper accendere nel cuore dei giovani una luce di Speranza viva, soddisfare la loro attesa e ricerca profonda di senso e di felicità, far nascere sul loro volto un sorriso di meraviglia e di stupore per un Sì d’Amore donato al Signore.

Rispondere all’amore si può: è lo slogan con cui il Centro Nazionale Vocazioni della Chiesa che è in Italia vuole proporre il messaggio del S. Padre Benedetto XVI° per la prossima Giornata mondiale di preghiera per le Vocazioni: “Vocazioni dono della Carità di Dio”[10]

Dice S. Giovanni nella sua prima lettera (4,19): “Noi amiamo perché egli ci ha amato per primo”

Allora la Speranza diviene fiamma che arde nel cuore dell’uomo, non come conclusione logica di una elaborazione razionale, ma come gratuito dono di Dio. Sta a noi saperla mantenere accesa, alimentarla e proteggerla dai venti che potrebbero facilmente spegnerla.

Per essere lampionai di speranza occorre saper ripartire da se stessi: le cose vere e grandi della vita nascono sempre dal di dentro, perché solo nell’interiorità e nel silenzio esse possono crescere e maturare senza forzature e manipolazioni.

E’ ancora F. Dostoevskij ad affermare:

“Ama la vita più della sua logica e della ricerca delle certezze;

solo allora ne capirai il senso e vedrai oltre le apparenze,

seminando sguardi nuovi sulla terra”.

Nico Dal Molin


[1] Thomas Bernhard (Heerlen, 9 febbraio 1931Gmunden, 12 febbraio 1989) è stato uno scrittore, romanziere e drammaturgo austriaco, oltre che poeta e giornalista. È tra i massimi autori della letteratura contemporanea non solo di lingua tedesca. Cf la sua opera Il freddo. Una segregazione (Die Kälte. Eine Isolation), tr. Anna Ruchat (Milano: Adelphi, 1991).

[2] François Charles Mauriac (Bordeaux, 11 ottobre 1885Parigi, 1º settembre 1970) fu uno scrittore e giornalista francese, premio Nobel per la letteratura nel 1952; vincitore del Grand Prix du Roman, fu anche membro dell’Académie française, giornalista e critico letterario per Le Figaro e decorato con la Legion d’onore. Cf  l’opera Il fuoco sulla terra, tr. e premessa di Luigi Castiglione, Logos («Biblioteca universale cristiana»), Roma 1989.

[3] BENEDETTO XVI, Messaggio per la Giornata Mondiale di Preghiera per le Vocazioni (10 febbraio 2007), in Insegnamenti III, 1-2007, 187.

[4] Georges Bernanos, scrittore francese, é nato a Parigi il 20 febbraio 1888 e morto a Neuilly-sur-Seine il 5 luglio 1948. Diario di un curato di campagna è un romanzo da lui scritto  nel 1936 e pubblicato nella collana Oscar Mondadori, Milano 2002.

[5] Fëdor Michajlovič Dostoevskij, (Mosca, 30 Ottobre 1821San Pietroburgo, 28 gennaio 1881), è stato uno scrittore e filosofo russo. È considerato uno dei più grandi romanzieri russi dell’Ottocento e in generale di ogni tempo. Il romanzo l’Idiota (1869) è pubblicato dalle ed. Feltrinelli (curatore G. Pacini), Milano 2002.

[6] Cfr Pastores dabo vobis, n.41.

[7] Dal discorso del Papa in occasione del Convegno Vocazionale Europeo – Roma, 4 luglio 2009

[8] Dal Molin Nico, Cammini di speranza, Apostoline, Castelgandolfo 1992.

[9] Don Lorenzo Milani Comparetti (Firenze, 27 maggio 1923Firenze, 26 giugno 1967) è stato un insegnante ed educatore italiano.

[10] Benedetto XVI°, Deus caritas est, Roma 25.12.2005, nr. 17