Intervento Mario Oscar Llanos

RAPPORTO SULLA PASTORALE VOCAZIONALE ATTUALE

Risultati e suggerimenti nell’inchiesta sulla Pastorale al ministero sacerdotale, promossa dalla POVS

Convegno per il 70° Anniversario di fondazione

PONTIFICIA OPERA PER LE VOCAZIONI SACERDOTALI

“Io ho scelto Voi”  Sacerdoti per il nostro tempo

Mario Oscar Llanos sdb

Università Pontificia Salesiana – Roma

Introduzione

La Pontificia Opera per le Vocazioni Sacerdotali [1]aveva ricevuto dall’Assemblea Plenaria della Congregazione per l’Educazione Cattolica già nel 2005 il mandato di redigere «un nuovo documento inerente la PV al ministero sacerdotale»[2]. Un tale compito esigeva un’illustrazione della situazione della PV attuale. Perciò si avviò l’Inchiesta della POVS.A tale scopo si sono individuati cinque quesiti fondamentali, a partire dai quali si sono articolati vari punti interrogativi di maggiore precisione.

Il primo quesito riguarda la PV per le vocazioni al sacerdozio ministeriale nella pastorale d’insieme. Si chiede quali siano i segni della PV specifica e significativa per il sacerdozio ministeriale attraverso la pastorale d’insieme, l’annuncio, il servizio, la comunione, la liturgia e la sinergia dei vari settori pastorali, presenti nel contesto ecclesiale.

Il secondo quesito analizza quale comprensione dell’identità del ministero sacerdotale si percepisce nel vissuto vocazionale locale, in particolare, tra i fedeli, tra i sacerdoti, nella società e la cultura.

Il terzo studia la metodologia della proposta della vocazione al sacerdozio ministeriale, chiedendo notizie riguardo alle età privilegiate, i destinatari preferenziali, il luogo assegnato ai ministranti in quanto destinatari della PV specifica, le concrete modalità di proposta della vocazione sacerdotale, il servizio alla conoscenza di sé, il discernimento e l’accompagnamento vocazionale, gli itinerari e le proposte sistematiche esistenti.

Il quarto quesito investiga l’organizzazione e l’animazione della PV, chiedendo in particolare gli aspetti positivi e quelli da migliorare, e i bisogni formativi del operatori vocazionali.

Infine, l’ultimo quesito studia quale ipotesi per il futuro, i criteri e le strategie che si possono segnalare a partire dalle migliore esperienze pratiche, le indicazioni operative più urgenti per l’efficacia della PV sacerdotale e le attese rispetto al ruolo della Pontificia Opera per le Vocazioni Sacerdotali in questo campo.

Responsabili. L’inchiesta è stata elaborata con la partecipazione dei Signori Consultori della POVS, con rappresentanti delle Congregazioni dell’Evangelizzazione dei Popoli, del Clero e degli Istituti di Vita Consacrata e le Società di Vita Apostolica sotto la responsabilità e il coordinamento di Monsignor Francis Bonnici.

Risposte.L’inchiesta ha ricevuto 52 risposte(su 150 possibili) in 7 lingue, la maggior parte da parte dei responsabili dei Centri Nazionali Vocazioni, qualcuna di Centri continentali, qualcuna di qualche Ufficio Diocesano Vocazioni.La totalità delle risposte sono state raccolte con l’aiuto degli studenti dell’Istituto di Pedagogia Vocazionale dell’Università Pontificia Salesiana di Roma, in un lungo testo di 414 pagine. Le risposte offrono una particolare risonanza del vissuto ecclesiale nel settore. È degna di attenzione la mancata rispostadel resto dei Centri Nazionali Vocazioni.Si deve notare il fatto che, nelle risposte ricevute si percepiscono delle resistenze un tantino primarie o impulsive, non sempre sottomesse alla ragione, provocate dal particolare “tema” proposto dalla POVSper questa inchiesta. Si dice che «il tema è riduttivo», che «non vale la pena trattarlo in forma isolata», che «non si dovrebbe camminare “in dietro” in questo campo», ecc.Diverse risposte reputano non principalmente necessario studiare questo tema e vorrebbero, invece, una maggior attenzione alle varie vocazioni nella Chiesa.

Validità del tema.Al di là degli accordi o disappunti che l’Inchiesta in se stessa abbia suscitato, personalmente ritengo che il tema in sé sia di grande importanza per la vita della Chiesa e meriti una riflessione approfondita da vari punti di vista. Infatti, una seria motivazione l’esprimeva la PastoresDabo Vobis:«la mancanza di sacerdoti è certamente la tristezza di ogni Chiesa»[3].

Caratterizzazione dei dati raccolti. La raccolta delle risposte risulta una fonte particolarmente frammentata che coglie in parallelo i contributi di tutte le nazioni rispondenti. Di conseguenza, con le risposte date ad un questionario costituito da domande sempre e tutte “aperte” per volontà della Pontificia Opera per le Vocazioni, è difficile arrivare ad una quantificazione generalizzante di carattere scientifico, senza applicare alla raccolta delle risposte la tecnica dell’analisi di contenuto, unico strumento in grado di condurci a una conclusione discretamente valida. Oltre a questo limite, ci alletta la qualità delle persone o enti rispondenti, l’ampiezza di espressione e in genere, la sincerità e il realismo utilizzato al momento di dare le risposte, elementi che consentono di avere una radiografia suggestiva e arricchente. Questo soprattutto se si pensa a rilevare un quadro di buone prassi che possa essere esposto e proposto come elemento di confronto per la diversificata PV delle Chiese particolari o locali.

Una nota caratteristica di questa ricerca è il linguaggio semplice, colloquiale, familiare assunto dalla grande maggioranza degli informatori. In alcune delle risposte s’intravvede una formazione teologico-pastorale non indifferente; in altre, si percepisce un minore livello di coltivazione in questo campo. Perciò, da una breve e parziale relazione, si deve un’espressione immediata e sintetica, che parte dall’esperienza e non da una riflessione scientifica articolata.

La sintesi elaborata è frutto di una triangolazione di elementi provenienti da autori di contesti geografici diversi con livelli eterogenei di riflessione e anche con differente atteggiamento di fondo di fronte a questioni di questo tipo.

Moltissime espressioni ribadiscono l’importanza e la necessità di avere maggiore chiarezza nell’ordine della pastorale e della pedagogia vocazionale della Chiesa, e non di meno nel campo della formazione degli operatori del settore.

Finalità del rapporto. Questo rapporto si propone analizzare, sintetizzare, organizzare ed esporre i principali elementi emergenti della condizione della PV  in genere, e in particolare della PV del ministero presbiterale. È stato necessario elaborare alcuni rilievi critici sulla svariata tipologia delle risposte ricevuto, per passare finalmente a scoprire le linee ispiratrici e le prospettive operative più urgenti e necessarie per la PV della Chiesa.

Proveremo a identificare le attese rispetto il ruolo dei vari agenti della PV e degli organismi di riferimento quali il Centro Diocesano o il Centro Nazionale Vocazioni o la medesima Pontificia Opera per le Vocazioni, per i quali emergono importanti suggerimenti in questa ricerca.

La collocazione della PV nella Pastorale d’insieme

La risposta alla comune vocazione alla santità messa in evidenza dal Concilio Vaticano II e dai vari eventi vocazionali della Chiesa nel Postconcilio hanno dato come risultato uno sguardo ampio o generico di base alla PV, e anche la trattazione seria, chiara e approfondita da parte delle istanze magisteriali rispetto alle vocazioni specifiche, in particolare, alla vocazione sacerdotale.

Alcuni punti luminosi nell’attuale PV

L’inchiesta rivela che in molti contesti la PV ha assunto un particolare rilievo nella pastorale ordinaria e l’integrazione, con certa difficoltà, è diventata già una prassi assunta. L’incancellabile interesse per le vocazioni è percepito come una dimensione connaturale ed essenziale nel lavoro pastorale della Chiesa. Perciò, le comunità sentono la PV come una preoccupazione prioritaria e si ha l’impressione che la pastorale d’insieme debba essere, in un certo senso almeno, al servizio della PV. Quest’ultima è percepita in genere come più integrata, illuminante e armonica con la pastorale d’insieme.

A livello di concezione della PV, alcuni contesti, infatti, sentono che il rinnovamento a livello di visione non è arrivato ancora alla prassi quotidiana, ma alcunechiese presentano come «ineludibile» una PV compresa come prospettiva originaria della pastorale. È convinzione forte tra i destinatari dell’inchiesta che la PV deve essere accolta da tutti i membri della Chiesa con un impegno più forte e deciso, perché non è un elemento secondario o accessorio, isolato o settoriale, piuttosto è un’attività intimamente inserita nella pastorale generale di tutta la Chiesa particolare e deve integrarsi e identificarsi pienamente con l’ordinaria cura delle anima come una dimensione connaturale ed essenziale della pastorale ecclesiale (cfr. PastoresDabo Vobis, 31).

In alcune nazioni la Chiesa lavora con grande convinzione e da molti anni l’investigazione e la riflessione congiunta delle diverse vocazioni ha generato le basi per la creazione e l’azione del Centro Nazionale Vocazioni. Ci sono varie istanze di studio sulla cultura delle migliori prassi in campo di proposta, discernimento e accompagnamento che puntano a fare della vocazione il vero «cuore» della Chiesa.

In tutti i contesti in cui si sono realizzati Congressi continentali di PV (America Latina, 1994[.2011]; Europa, 1997; America del Nord, 2002; Asia 2007) hanno avuto grande influsso nell’animazione vocazionale e anche i congressi e progetti nazionali e/o diocesani, che generano l’impulso per attivare la realizzazione di programmi di attenzione alle vocazioni specifiche, generando una sensibilità comune a grandi territori.

Concretamente, ci sono esperienze che dimostrano lo sforzo di comunione nel «fare» PV, e il maggior numero di vocazioni si attribuisce fondamentalmente alla grande validità della sinergia dei differenti settori pastorali collegati con la persona in crescita (pastorale familiare, pastorale d’iniziazione cristiana, pastorale scolastica, pastorale giovanile) e si cresce in comunicazione evitando l’individualismo, l’indifferenza e l’isolamento.

Sorgono nuove iniziative per la promozione vocazionale, servizi o centro vocazionali diocesano e nazionali o cresce la sensibilità rispetto alla trasversalità della PV nella pastorale d’insieme (per esempio, la proclamazione di un anno vocazionale a livello nazionale, che risulta un momento di forte sensibilità sociale, comunitaria e individuale rispetto alla vocazione). Notabili sforzi si sono verificati in alcune chiese per inserire la vocazione nella cultura, nei media e in internet.

Ci sono anche programmi di promozione vocazionale presbiterale pensati in modo specifico, come per esempio«Priests for Scotland», che si rivolge ai candidati al seminario e alla formazione permanente di presbiteri perché possono farsi carico della promozione del sacerdozio in Scozia, con materiale pubblicitario, contatto coi giovani nelle scuole, parrocchie e nelle università con la possibilità che Dio possa chiamare anche loro.

In alcune chiese di maggiore presenza missionaria, la prassi di PV si consolida soprattutto a partire dal processo di assunzione locale della responsabilità della vita della Chiesa,per esempio, il processo di «africanizzazione» della Chiesa nella R.D.Congo che ha avuto come effetto un grande interesse e impegno locale per le vocazioni.

Tratti meno brillanti della PV attuale

Alcuni, però, pensano che la coscienza della chiamata universale alla santità e il potenziamento della vocazione battesimale promossa dalla Concilio Vaticano II abbiano in certo modo ridotto, o messo a rischio o addirittura, “abolito” la promozione delle vocazioni sacerdotali e religiose. E anche che la PV soffre di un’immagine di “reclutamento” in disaccordo con gli ideali di libertà promossa dalla società e i mezzi di comunicazione. Inoltre, si dice che la crisi delle vocazioni dura che da decenni e l’emergere di alcune “nuove vocazioni”che non realizzano l’ideale degli anziani, getta qualche sospetto – a mio avviso – non verificato sull’attuale PV e la sua capacità di promuovere effettivamente le vocazioni specifiche. A questo proposito, la promozione dell’impegno dei fedeli nella pastorale laicale è talvolta in opposizione al ministero ordinato e alla vita consacrata.

Alcuni sostengono anche che il tema vocazionale è presente nella pastorale, ma che nella pratica non sempre si arriva ad un’implementazione adeguata. Nonostante le convinzioni, gli sforzi e le buone organizzazioni per potenziare la promozione vocazionale al ministero pastorale, si richiede maggiore compenetrazione tra le Conferenze Episcopali e i ministri ordinati, i consacrati e i movimenti ecclesiali, e maggiore attenzione al lavoro a livello parrocchiale. Altri, addirittura, parlano di una «assenza» della vocazione nella pastorale quotidiana, a causa di una cecità della società contemporanea rispetto alla società attuale, perché la Chiesa non funziona più come un corpo unito. Infatti, urgenze particolari e proposte pastorali un po’ frammentarie, hanno portato a perdere di vista questa dimensione di unitarietà ribadita più volte dai documenti ecclesiali, ma con comprensibili resistenze sia nella formazione degli Animatori Vocazionali, sia nella proposta ai presbiteri, ai parroci o alle zone pastorali.

In alcuni contesti la pastorale d’insieme e la PV si mantengono a distanza senza totale integrazione a livello di prassi, camminando in forma parallela, senza arrivarci ad un processo sistemico e integratore che incorpori realmente la PV, perché la pastorale d’insieme non riesce a dargli l’importanza che ha, e si sente il bisogno di «vocazionalizzare» sempre più tutta la pastorale. Ci vuole un salto qualitativo nel quale la PV lasci di essere un dipartimento della pastorale d’insieme per diventare una vera dimensione di tutta la pastorale per irrobustire la cultura vocazionale nella Chiesa, un salto di qualità che colleghi il livello dei piani e programmi con quello dell’impegno concreto. In concreto, la vocazione sacerdotale o consacrata, viene poco presentata, e molto spesso i compiti riguardanti le vocazioni vengono lasciati in mano al responsabile diocesano, dimenticando che le vocazioni sono compito di tutti i chiamati.

In alcuni paesi non esiste una struttura organica per il lavoro della PV; in alcune diocesi esistono delle équipe responsabili, in altre ciò è affidato e concentrato nel servizio dei seminari e/o dei delegati dove non ci sono seminari. C’è qualcuno che afferma che laddove esiste il dissenso con l’insegnamento della Chiesa, lo sviluppo dei germogli della vocazione ministeriale sono minimizzati o virtualmente non esistono.La vocazione non è sufficientemente valutata e rispettata a causa dell’influsso della situazione strutturale e dello sviluppo finanziario.

Molti Vescovi, esprime con forza qualcuno dei rispondenti,«non fanno delle vocazioni la priorità chiave nel loro ministero; concentrati sulla manutenzione dei palazzi e delle strutture non guardano sufficientemente i bisogni vocazionali delle loro diocesi». Molte diocesi non hanno un responsabile per le vocazioni e altre hanno qualcuno non veramente attivo.

La coscienza del clero a livello individuale, a livello degli uffici catechistici diocesani, da parte dei membri dei gruppi di preghiera e le pie associazioni dovrebbe accrescere la sua sensibilità vocazionale.

In alcuni contesti i consacrati non entrano nella logica della pastorale d’insieme e con la discontinuità delle persone creano delle difficoltà serie alla realizzazione dei programmi che li coinvolgono.Alcune difficoltà si presentano anche a livello del rapporto con i movimenti ecclesiali, sfide particolari nel discernimento, riluttanze o negligenze, rispetto alla PV e la pastorale d’insieme.

Aspetti della PV che esigono un deciso aggiornamento.

Vari sono gli aspetti della PV per il ministero pastorale che richiedono un deciso aggiornamento, un impegno e un lavoro seri, secondo il parere dei rispondenti all’inchiesta.

Avvicinare la vocazione ai giovani di oggi, promuovere il senso della vita; è necessario stabilire strategie per rispondere alla cultura postmoderna, affidando la promozione vocazionale ad un responsabile diocesano, elaborando un piano di promozione e accompagnamento vocazionale; facilitando la creazione della cultura vocazionale; e ricostruendo il tessuto umano distrutto dalla violenza..uso dei media, esplicitamente si rifletterà sull’importanza del discernimento.

Nuova evangelizzazione: Un nuovo annuncio e una nuova evangelizzazione vocazionale che sappiano ricreare il senso di una più diffusa «cultura vocazionale»,l’humus fecondo per la proposta e la crescita vocazionale nelle nostre comunità cristiane. Nel settore della catechesi d’iniziazione cristiana, la preparazione ai sacramenti, per esempio, occorre accrescere la dimensione vocazionale; lavorare l’identità cristiana o riflettere fortemente l’area umana, cristologica ed ecclesiale diventa un compito fondamentale della PV.

Teologia: Sottolineare la concezione della vita come vocazione e la scelta del sacerdozio «per fare del bene». Una seria riflessione teologica che riprenda la tematica vocazionale e la riponga con l’aiuto di una modalità comunicativa nuova nei linguaggi e nelle forme, più attente al contesto attuale, messaggi brevi e incisivi, la riformulazione dei sussidi vocazionali e una proposta vocazionale continuativa.

Assunzione della responsabilità della Chiesa da parte dei giovani: Dobbiamo dare ai giovani la possibilità di specializzarsi in una professione di internalizzazione dell’idea della cura della Chiesa locale e della coscienza dei cristiani.È anche necessario offrire formazione e aggiornamento per il tratto con persone, per saper mantenere buone relazioni umane attraverso lo studio della psicologia, e la dimestichezza nelle tecniche del discernimento, dell’accompagnamento, della consulenza, della direzione spirituale, dell’elaborazione dei piani pastorali e vocazionali,e la realizzazione diveri laboratori per la scoperta della vocazione.

Espressioni tipiche della PV: organizzazione di campi vocazionali; giornate vocazionali; gruppi vocazionali parrocchiali; formazione degli animatori ed accompagnatori vocazionali; strutturazione della commissione nazionale delle vocazioni; preparazione di risorse umane per una migliore collaborazione e dinamismi concreti; incontri di formazione ricchi di contenuto, organizzati a livello diocesano. Si auspica nella Chiesa il rinnovamento dei mezzi per ottenere un più ampio e prudente «reclutamento», per il discernimento e l’accompagnamento, e la cura di elementi che aiutino a ridurre la distanza tra ragazzi e i preti e che rinnovino le forme del «reclutamento» (sic!), con un’adeguata sensibilizzazione riguardo il celibato.

Sinergia dei settori pastorali. Coscientizzare tutti sul fatto che tutta la pastorale è vocazionale e sensibilizzare le pastorali affini sull’importanza della collaborazione dei presbiteri attraverso la testimonianza e un aggiornamento della pedagogia vocazionale che risponda alle sfide di oggi per generare una cultura vocazionale. I vari settori, insieme alla PV, pastorale giovanile, pastorale familiare, il volontariato, etc. dovrebbero prendere come oggetto del proprio impegno la proposta e la promozione vocazionale.

Un positivo uso della comunicazione.formazione alla comunicazione positiva ed efficace sulle vocazioni specifiche, che migliori la visibilità della PV nella Chiesa e la società, attraverso il lavoro nei media e le pubblicazioni adatte.

Coscientizzazione di tutti gli operatori sul carattere vocazionale di tutta la pastorale e sensibilizzare le pastorali affini. In particolare la coscientizzazione del clero rispetto alla sua responsabilità a livello individuale, a livello dei Centri catechistici diocesani, da parte dei membri dei gruppi di preghiera e le pie associazioni, è molto importante collaborazione dei presbiteri attraverso la testimonianza e un aggiornamento della pedagogia vocazionale che risponda alle sfide di oggi per generare una cultura vocazionale.

La formazione degli operatori specializzati della PV. La PV non si improvvisa e neanche l’operatore qualificato nel settore. Si richiedono programmi specifici e seri che preparino in vari aspetti teorico-pratici delle scienze umane, delle abilità progettuali e organizzative, ecc., a coloro che lavorano in questo campo.

La prassi pastoralee le vocazioni

La Chiesa esercita un’azione pastorale multiforme nella quale sono presenti le sue varie articolazioni: Martyria (testimonianza e predicazione); koinonia (gruppi e comunità); diaconia (carità e opere di misericordia); liturgia (sacramenti e preghiera).

In alcuni ambienti le preferenze si danno prioritariamente alle azioni kerigmatiche e liturgiche, predicazione e sacramenti, in altri in minor numero privilegiano la predicazione e la carità. Qualche risposta ha tentato anche di segnalare una gerarchia, indicando che il culto è l’azione principale e che, dopo seguono la parola, la costruzione della comunità e il servizio della carità. Per qualcun altro, ancora, le stesse funzioni ecclesiali si vivono in maniera differente o inversa, secondo i contesti umani della pastorale. C’è chi prepara molto bene la liturgia e la vive, c’è anche chi la vive in modo piatto, non convincente e con l’orologio in mano; in altri ambiti, ancora, i giovani sacerdoti sono orientati verso espressioni cultuali, mentre i più anziani sono più attenti alla carità.Come anticipo e in sintesi, si può dire che nella prassi pastorale, soprattutto se si pretende che essa sia veramente promotrice di cultura vocazionale e di vocazioni si richiede un chiaro equilibrio tra le differenti funzioni:

La via della carità, l’opzione per i poveri e gli umili che è fonte di spiritualità, esperienza formativa e missione pastorale, per operatori pastorali e destinatari.

La via della comunione; vocazione e comunione si sostengono tra di loro e il sacerdote, primo costruttore di comunione è capo e cuore della comunità nella promozione vocazionale attuata in équipe, e in un fecondo rapporto con il Seminario.

La via dell’annuncio; la Chiesa tutta, ad incominciare dai sacerdoti deve agire una nuova evangelizzazione vocazionale e una proposta per tutti, con programmi specifici per la vocazione presbiterale.

La via della liturgia e la preghiera;tutti gli educatori vocazionali devono insegnare a pregare e rilevare il carattere vocazionale della liturgia e della preghiera, specialmente, nella Giornata Mondiale di Preghiera per le Vocazioni.

È necessario stabilire un criterio per determinare la validità delle opzioni pastorali, cioè, la vera necessità comunitaria. Questi accenti possono essere temporanei o permanenti. Il criterio per valutare la correttezza della prassi in questo caso è se ciò che è agito o l’aspetto preferito obbedisce a una necessità vera e ad un atteggiamento non ideologico e fondamentalista. La preferenza per un aspetto è valida quando risponde ad un bisogno concreto e non si chiude alla totalità della prassi ecclesiale. Procediamo all’analisi della dimensione vocazionale delle differenti funzioni pastorali che sono state oggetto diretto dello studio.

La comunità, promotrice vocazionale per la via della carità

L’ideale di comunità cristiana è di un gruppo di persone che vivono l’unità e la carità, persone che vivono per gli altri. Si attende una testimonianza fatta di presenza, di attenzione, di servizio al mondo dei poveri, i preferiti di Dio, attraverso la valorizzazione dei gruppi «Cáritas» e altre associazioni.

La Chiesa in alcuni contesti ha identificato sempre meglio i poveri e gli esclusi (persone diversamente abili, vittime di malattie gravi, migranti, indigeni, afroamericani, ragazzi e ragazze sottomesse alla prostituzione infantile, vittime della violenza, sfruttati, e anche fatti diventare elementi superflui e «usa e getta»). Perciò, il popolo di Dio sente il bisogno di discepoli-presbiteri, con profonda esperienza di Dio, configurati col buon Pastore, attenti ai bisogni dei poveri e dei deboli, promotori della cultura della solidarietà, occupati nell’attenzione speciale ai bambini poveri, emarginati offrendo loro anche un vero cammino vocazionale. L’«opzione per i poveri», senza radicalizzazioni politiche o ideologiche, con maturità e ampiezza, è molto importante nella vocazione, nella formazione e nell’attività pastorale dei sacerdoti. La vicinanza dei sacerdoti ai poveri nei settori periferici delle grandi città e i loro cerchi di miseria è uno degli aspetti di maggiore forza. La presenza tra coloro che sono più vulnerabili e l’aiuto umanitario nei disastri naturali è sempre significativo ed efficace. Questa presenza gli viene chiesta al sacerdote anche da parte dai laici. Di fronte alla ricchezza e al potere sorge una massa di bisognosi e poveri che richiedono più da vicino la testimonianza e il servizio di carità dei sacerdoti e delle loro comunità. La Chiesa valorizza questi atteggiamenti sacerdotali anche quando la società non li nota o riconosce. Ciononostante, la percentuale che spicca per questo servizio e molto bassa ancora e soprattutto, concentrata nelle comunità marginali o più umili dove sono sorte tante vocazioni.

Perciò, la proposta della liberazione attraverso la non violenza e l’assenza di dominio è la via più eminente per discernere la propria vocazione in un programma o progetto vocazionale. Infatti, l’esperienza del servizio, specialmente dove questa è ben preparata, guidata e arricchita con un significato fidabile e con un’esperienza di grande umanità, conduce la persona a conoscersi meglio e a sentire la dignità dell’altruismo, come così pure la bellezza della dedizione al prossimo, e genera una vocazione di servizio per la Chiesa e per il mondo, che migliora il camino vocazionale dei giovani, dei seminaristi e dei giovani sacerdoti.

In alcuni casi l’impegno sociale dei sacerdoti si realizza come opposizione al culto e non nell’ordine della fede. Per tanto, l’impegno non è praticato spesso a causa della riduzione del ministero sacerdotale ai servizi liturgici sacramentali, oppure vince la burocratizzazione del servizio pastorale, l’attivismo pastorale o la mancanza di desiderio tra i sacerdoti di restare coi poveri della comunità.

Ilvolontariato, la Caritas giovanile, la partecipazione in ONG,nei gruppi missionari possono essere autentiche scuole vocazionali, ma dipende da paese a paese; in alcuni casi rende vocazioni sacerdotali, in altri molto di meno, oppure l’esperienza non è conosciuta maggiormente. Comunque, la vocazione al sacerdozio e/o alla vita consacrata difficilmente si ascolterebbe se solo ci preoccupiamo per promuovere vocazioni per il volontariato sociale cristiano. Nel itinerario della fede, della preghiera e della vita cristiana come sequela di Gesù ogni persona può ascoltare la propria vocazione specifica. Il prete dovrebbe fomentare nelle parrocchie e nelle scuole cattoliche l’intensificazione dell’azione di carità trai giovani, sottolineando la gratuità dell’azione stessa in forma periodica e costante per far imparare a vivere la dimensione della carità, aiutandoli a realizzarsi e abilitandoli per donare il loro tempo ed energia in modo altruistico.

La promozione della vocazione attraverso la costruzione della comunione

Vocazione e comunione ecclesiale sono elementi co-generatori l’uno dell’altro. Una comunità unita convoca, e una comunità che convoca si mantiene unita.

Le risposte dell’inchiesta dicono che il sacerdote è il direttore della “sinfonia del sì” nella PV ordinaria. Considerato come una guida spirituale, un accompagnatore e la sua presenza cristiana offre «senso» al gruppo. Egli è il capo o anche il cuore che unifica e incoraggia tutti i membri diventando pro-attivo nella promozione vocazionale. Essendo colui che transita per tutte le pastorali e i servizi delle comunità può più facilmente stabilire la comunione fra tutti (la formazione per questo tipo di presenza deve iniziare già dal seminario). Ogni evento della vita della comunità ecclesiale, catechesi, riunioni, incontri, riflessioni, concorsi vocazionali, pellegrinaggi sono opportunità per creare l’appartenenza alla Chiesa attraverso l’animazione e la formazione.

La PV va realizzata anche in gruppo, in comunione, in équipe, costituiti e istruiti per agire con le famiglie, le comunità, le scuole, i gruppi di adolescenti e giovani attraverso le settimane [mesi, anni] vocazionali, le visite sporadiche alle scuole e i gruppi, nella preparazione alle ordinazioni sacerdotali e altri passi vocazionali. «È necessario che il compito di promuovere le vocazioni si sviluppi in modo tale che compaia ogni volta in più come un impegno corale di tutta la Chiesa» (Giovanni Paolo II, Vita Consecrata, n. 64).

In questi gruppi o équipe la presenza sacerdotale impegnata occupa un ruolo centrale nella vita delle comunità e dei movimenti attraverso la predicazione e la celebrazione, il discernimento dei doni e dei ministeri nella comunità allettando con la sua vita la santità, la preghiera, l’impegno morale e il vissuto liturgico oltre ad essere il garante del servizio della carità. Leader e pastore, diventa guida e maestro di tutti i membri delle comunità che anima, accompagna e fortifica, un pedagogo, un insegnate, un accompagnatore, un compagno dell’avventura spirituale  diventando l’uomo più importante e di fiducia delle popolazioni. La presenza del presbitero è fondamentale per i gruppi e/o i movimenti, per la sua capacità di orientare e qualificare il cammino di ricerca di senso di vita e di spiritualità insiti in queste proposte. In qualche movimento il presbitero diventa funzionale al cammino di gruppo impedendogli di essere pienamente se stesso e di essere sempre in piena sintonia ecclesiale con il resto della comunità cristiana.

Importante ruolo nel coinvolgimento di più persone e gruppi nel servizio alle vocazioni gioca il sacerdote. Ma non sempre i sacerdoti sono tanto consapevoli quanto dovrebbero sulla loro responsabilità di animazione vocazionale tra gli operatori pastorali, docenti, operatori dell’orientamento scolastico, parrocchiani, catechisti, religiosi e religiose del contesto, ecc. Laddove però questo si verifica positivamente, questo tipo di animazione sacerdotale è caratterizzata dall’amicizia, dalla corresponsabilità, dalla vicinanza e la formazione offerta agli operatori.

Il Sacerdote ha anche un ruolo importante nel collegamento tra la comunità cristiana e il suo rapporto con il Seminario, stabilendo una relazione fatta di simpatia e vicinanza che aiuti i fedeli a valorizzare le giovani vocazioni e ad aiutarle in modi concreti, specialmente, favorendo la fiducia della gente e la credibilità del Seminario e dei seminaristi con la propria testimonianza. Se il Seminario è lontano, e questo dipende fondamentalmente dall’atteggiamento dei formatori, la fiducia nel Seminario e nella vocazione sacerdotale diminuisce. Il Seminario ha vissuto una chiara evoluzione come istituzione, passando da una visione di lontananza e estraneità a costituirsi in un luogo-segno sempre più aperto alla vita ecclesiale diocesana e un punto di riferimento per il cammino dei ragazzi comunicandi, cresimandi, ministranti.

Oltre a questo, è sempre importante considerare che le vocazioni sorgono in maggior numero laddove la vita dei gruppi, le comunità e i movimenti consentono la appartenenza attiva a esperienze intense e attive.

La promozione vocazionale presbiterale attraverso l’annuncio specifico

«Il pluralismo culturale e religioso, nella complessità del mondo attuale, molte volte confonde e disorienta i membri della comunità. È indispensabile una catechesi evangelizzatrice che educhi i cristiani a vivere la loro vocazione di battezzati in questo mondo plurale, mantenendo la sua identità di persone che credono e di membri della Chiesa aperti al dialogo con la società e il mondo» (Direttorio Nazionale di Catechesi – Brasile, 215). Sperimentando e annunciando questa buona nova che è Gesù Cristo, i catechisti contribuiscono al risveglio e all’incentivo vocazionale nella misura in ripropongono la chiamata che Egli fa ai suoi discepoli e continua a fare a noi oggi. La motivazione dell’annuncio non obbedisce ai numeri deficitari dei seminaristi, ma è di natura antropologica, come risposta al bisogno dell’umanità e della persona e come risposta ad una visione improntata ad una evangelica speranza che il Padrone della Messe sa andare oltre le nostre ansie pastorali e personali, pur legittime e comprensibili.

Non si può separare la maturazione della fede e la vocazione; laddove non c’è un risveglio della fede, un incontro con Gesù, non può risuonare la voce di Dio. Alcuni pastori sottolineano che le difficoltà vocazionali si collocano non tanto a livello della PV, ma a livello della pastorale della fede. Dove ci sono persone iniziate nella vita cristiana, là sorgono vocazioni. Solo la fede pregata, celebrata, vissuta, personalizzata, studiata, approfondita, sofferta e provata s’irrobustisce e confluisce nella scelta vocazionale.

Si richiede una nuova evangelizzazione «vocazionale» che sappia ricreare il senso di una più diffusa «cultura vocazionale» realizzata in sinergia vocazionale. In particolare, il rinnovato annuncio deve essere successivo ad una rilettura ecclesiologica e cristocentrica dei contenuti vocazionali.

Occorre che i sacerdoti parlino continuamente della bontà del ministero ordinato, anziché segnalare sempre la crisi numerica dei preti.

Occorre fare una proposta diretta, chiara, a tutti quelli che sembrano non opporre resistenza e a volte anche a quelli che lo fanno; molti si chiedono sulla vocazione sacerdotale concretamente, lo dicono anche le inchieste fate. L’annuncio va proposto in tutte le età e circostanze  (sacramenti, ordinazioni, professioni religiose, Giornata mondiale di preghiera per le Vocazioni, i vangeli vocazionali delle prime domeniche del ciclo ordinario dell’anno liturgico, ritiri, eventi, Giornata del Seminario, ecc.), senza limitarsi agli aspetti sacramentali e/o dogmatici del sacramento dell’ordine e va realizzato con una comunicazione positiva e con una formazione per la comunicazione positiva sulle vocazioni specifiche.

Logicamente, l’annuncio primo e fondamentale è lo stesso sacerdote, l’annuncio è lui, il suo stile di vita è il migliore indicatore. Chi vive la sua risposta al Signore con amore e generosità sarà un grande promotore e annunciatore della vocazione. Chi trasmetta appiattimento, doppiezza di vita e incoerenze, non motiverà altri a una scelta vocazionale.

In genere, serve un rinnovamento vocazionale dei sussidi catechistici. I diversi testi utilizzati nella Catechesi, specialmente in quelli destinati alla preparazione dei bambini alla prima comunione o alla Cresima o al preparazione dei genitori al battesimo dei figli ci sono tematiche che aiutano a prendere coscienza della diversità vocazionale nella Chiesa. Vocazione e vocazioni hanno un’enfasi specifica in molte attività catechistiche, libri e materiali, ma non fanno riferimento a una “dimensione vocazionale”, piuttosto spesso si presentano come una parte importante tra altri elementi di catechesi.

Esistono ancheprogrammi specifici per l’annuncio della vocazione, per esempio il “Fishers of Men”, che offrono servizi accurati e organizzati con un programma di animazione, interviste a sacerdoti, workshop presbiterale, condivisione e follow up a livello nazionale.

La promozione vocazionale attraverso la liturgia e la preghiera

«Every vocation is born from in-vocation», perciò ogni celebrazione vocazionale è un evento, un incontro con la Trinità che chiama ogni uomo o donna in questo mondo.

Le comunità cristiane hanno creato iniziative di ogni tipo per pregare per le vocazioni, perfino, incessantemente, anche giorno e notte. La preghiera è il primo compito pastorale, un’azione imprescindibile, è un lavoro pastorale. «Se la preghiera è la via naturale della ricerca vocazionale, oggi come ieri, o meglio, come sempre, sono necessari educatori vocazionali che preghino, insegnino a pregare ed educhino per l’invocazione» (Nuove vocazioni per una nuova Europa, 35).

La celebrazione liturgica è un’occasione unica per la promozione vocazionale. Sarebbe da evitare che alcuni momenti di preghiera tolgano alla liturgia il suo ruolo specifico e integrale come campo di animazione vocazionale. La celebrazione ben realizzata mostra ai fedeli la bellezza delle cose sacre e incentiva il desiderio di imitarle.Le intenzioni di preghiera e le omelie sono dei momenti privilegiati delle celebrazioni liturgiche per inserire la questione vocazionale, anche festività o ricordi particolari (Domenica del Buon Pastore, Giornata per la santificazione del clero, Sacro Cuore di Gesù, le feste dei santi, le feste mariane), come così pure le esperienze di “lectio Divina” e i grandi momenti di aggregazione credente dei giovani (GMG)o altre forme locali come l’incontro del vescovo con i giovani in cattedrale. La proposta della vocazione sacerdotale potrebbe essere molto più presente e consistente nei vari momenti liturgici di una comunità, soprattutto, attraverso il suo “essere celebrante” e le ricche dinamiche interpersonali e relazionali create con la loro gente. La preparazione di una liturgia, il modo di viverla e di celebrarla mediano un messaggio straordinario, incisivo a livello vocazionale.

Speciale attenzione del sacerdote meritano i «ministranti», target privilegiato per la proposta vocazionale sacerdotale.

Momento speciale di preghiera e generatore di preghiera per le vocazioni e la Giornata Mondiale di Preghiera per le Vocazioni, prima del quale si fanno tante iniziative in preparazione. È un momento privilegiato per suscitare le vocazioni in parrocchia e in altri ambienti pastorali, quali la scuola, la famiglia, incluso tra i più lontani o nei media.

L’identità sacerdotale che emerge dall’inchiesta

Il profilo sacerdotale che l’inchiesta mette in evidenza è di grande importanza nel momento in cui serve il dato della realtà, se vogliamo qualificato, come spunto per un intervento valido in materia di PV sacerdotale.

L’identità dei sacerdoti inseriti nella cultura attuale è una delle principali sfide nella vita della Chiesa. Gli operatori di PV sono chiamati a conoscerla per seminare in e con essa il seme del Vangelo, poiché il messaggio di Gesù arrivi ad essere un appello valido, comprensibile, speranzoso e rilevante per la vita dell’uomo di oggi, specialmente per gli adolescenti e i giovani.

Bellezza e trasparenzadel volto dell’impegno sacerdotale

Una parte della sfida ecclesiale è di mantenere gli elementi considerati positivi nell’immagine sacerdotale e non perderli. I responsabili della PV delle nazioni mettono in rilievo vari aspetti positivi dell’impegno dei sacerdoti nel settore: la loro dedizione al ministero, il buon esempio di molti, la serenità e la gioia della propria vocazione che suscita vocazioni. In alcuni paesi si nota un altissima percentuale di sacerdoti che ha dichiarato l’influsso positivo di qualcun altro sacerdote rispetto alla propria decisione vocazionale.

Ciò che si valorizza dei sacerdoti.Il popolo di Dio valorizza dei suoi sacerdoti la santità, testimonianza, lavoro missionario, la creatività pastorale, la presenza in posti più difficili,la vicinanza alla realtà laicale, il suo coinvolgimento nel cammino della comunità, lo stile relazionale semplice e diretto, positivo, la testimonianza di preghiera e di vita interiore, la capacità di dare vita ai momenti della comunità. Molti sacerdoti dimostrano la loro identità completa quali pastori, sacerdoti e profeti di Cristo e si mantengono sui classici punti fermi della dottrina del sacerdozio, obbedienti alla Chiesa, senza anteporre accenti teologici individuali. Alcuni hanno segnalato la ricchezza di molti sacerdoti anziani, che, nonostante l’età hanno un ruolo prioritario nella proposta vocazionale per molti altri. Si valorizza e aspetta un leader spirituale fedele ai consigli evangelici, in contatto con il mondo della sofferenza, la malattia, le prigioni, per portare sostegno e consolazione, a immagine di Cristo Gesù, capo e pastore della Chiesa, che sia pieno di iniziativa e creatività, un uomo di Dio, un uomo santo, una persona di fiducia, l’uomo del sacro.

Ciò che si attende dei sacerdoti. Si desidera un sacerdote di vita di preghiera, disponibili e con capacità di servizio gratuito, un buon pastore, attivo, paziente, pronto a ricevere la confidenza e ad ascoltare, pronto ad aiutare anche economicamente i più poveri, capace di predicare, aperto a tutti, rispettoso di tutti, capace di dare partecipazione a tutti.Si sottolinea la grandezza del sacerdote quando esso si manifesta disponibile, umano nel tratto, coerente nella vita, amabile, gioioso, attento ai momenti importanti della vita altrui, la semplicità, la correttezza della celebrazione, viene considerato come un maestro, un educatore, un testimone, un ponte tra Dio e gli uomini, quando è capace di una leadership responsabile.

La percezione positiva dei giovani. In alcuni contesti, la scelta del sacerdozio, per i giovani delle comunità locali è una scelta di sacrificio in modo speciale, anzi, il sacerdozio ministeriale è servizio, abnegazione, sacrificio, auto donazione di amore ed è valorizzato quando è sinonimo di testimonianza e cura dei sofferenti, degli emarginati, dei pericolanti. Molti sacerdoti si manifestano orientati al servizio, ministri della Parola, sacerdoti dell’altare, gentili e felici curanti dei poveri.

Zone di ombra nel volto del sacerdote attuale

Occorre anche tenere in conto i segni preoccupanti o chiaramente negativi rilevati dai rispondenti che esprimono come l’attivismo e la trascuratezza di alcuni dovuta a ragioni o crisi evolutive, affettive, pastorali, spirituali o sociali, logorano la loro performance riducendo l’intensità vocazionale personale, trasformando il ministero in un ruolo formale o funzionale, portandoli allo scoraggiamento e alla tristezza. Si rileva in alcuni sacerdoti un certo adattamento, una progressiva caduta di tensione spirituale, una vita solitaria e psicologicamente isolata, la dedizione a questioni estranee al ministero sacerdotale generando in sé atteggiamenti di indifferenza o apatia, che li rendono infecondi dal punto di vista dell’influsso vocazionale su altri eventuali candidati. Qualcuno del continente europeo fa notare come «l’inverno vocazionale» di questo tempo produce nei sacerdoti diverse reazioni con un denominatore comune: la pena, la preoccupazione, sperimentata come una prova grande e un influsso maligno per la comunità cristiana.

In alcuni giovani sacerdoti si manifesta un prematuro negativismo di fronte al compito vocazionale.

Sostengono in molti che tra i laici si valuta negativamente la presenza sacerdotale quando essa è lontana dall’ideale predicato, quando si vedono i preti “occupati, vecchi, stizziti o irritati, tristi…”, o troppo legati a funzioni burocratiche o un’immagine superficiale, oppure, quando egli «non si manifesta come un uomo di questo mondo, ma di un altro». Anzi, in qualche contesto sembra che i laici, le famiglie e i catechisti siano più attenti degli stessi preti alla vocazione.

C’è una manifesta animosità in determinati ambientiverso la figura sacerdotale, a causa degli scandali provocati per condotte inadeguate di alcuni sacerdoti, soprattutto per l’influsso dei media. Il sacerdozio subisce una cattiva immagine collettiva che lascia poco margine di efficacia alla pubblicità per le vocazioni e il monitoraggio della convocazione.

Molti preti vivono sempre più isolati e pressurizzati rifiutando la fraternità sacerdotale, la preghiera personale e l’attività pastorale, restando emarginati, percepiti quali «lavoratori sociali», «distributori» di sacramenti e funerali. I preti sembrano perdere se stessi e la loro identità come risultato del loro profilo orientato solamente verso il livello parrocchiale o comunitario.

Ciò che si contesta ai sacerdoti. Contro i sacerdoti partono accuse e critiche a causa di varie difficoltà create dai loro comportamenti:la mancata puntualità, l’antitestimonianza, il favoritismo, la presunzione, l’abuso di potere, il lucro con il ministero, la secolarizzazione, la prepotenza, il rifiuto alla cura dei malati o dei sofferenti, l’apatia e la noia, la mancata comprensione dei limiti altrui, la mancanza o la doppia vita  in campo morale e celibatario o nel minimo rispetto alle persone, la predicazione vuota, obsoleta o noiosa. Il sacerdote deve evitare l’arroganza e la pedanteria, il clericalismo, il trascurare il tempo per la presidenza delle assemblee liturgiche e la buona predicazione o per la direzione spirituale e il counselling per i suoi destinatari, lo stile dittatoriale nei rapporti interpersonali, il pessimismo e negativismo, l’attaccamento e la ricerca del denaro o di elementi materiali permettendosi di vivere egli nell’opulenza mentre i suoi destinatari vivono in territori di grande povertà in condizioni tante volte disumane, e la povertà o la pochezza della sua formazione permanente. Sono oggetto di critica anche i preti mescolati in quella politica che si caratterizza di grandi parole ma di azioni vuote.

Comunque, la valorizzazione del sacerdozio dipende molto dalla costituzione socioculturale e della storia concreta dei paesi e della città, dell’immigrazione straniera e delle migrazioni interne che configurano il profilo culturale e religioso di un paese.

Il sacerdote, in ogni caso,dovrebbe coltivarsi uno stile di vita attraente, bello, equilibrato, capace di conquistare il cuore dei giovani con cui evitare che i giovani dicano o pensino «io voglio diventare sacerdote, ma io non voglio diventare come te».

L’influsso teologico sulla PV

L’influsso delle connotazioni teologiche referenti all’identità del sacerdote ha provocato alcune riflessioni tra le persone che hanno risposto all’inchiesta. Le indicazioni rispetto all’uso dell’autorità, alla liberazione, alla predicazione influiscono enormemente sui processi di promozione e crescita delle vocazioni. A volte anche le sette propagano una predicazione anti-vocazione sacerdotale. Ciononostante, l’identità vissuta, si conclude, è quella che conta tra i giovani per il necessario confronto e illuminazione delle sue decisioni per uno stato di vita sacerdotale.

Motivi per l’aumento o la diminuzione delle vocazioni

Le vocazioni aumentano o diminuiscono in rapporto a fattori socio-economici, culturali, familiari ed ecclesiali. Le risposte accentuano motivazioni differenti.

Motivi per l’aumentodellevocazionipresbiterali

Le nazioni che segnalano una crescita di vocazioni lo attribuiscono, in genere, alla buona testimonianza sacerdotale dei consacrati e delle consacrate, alla coltivazione seria e sistematica della pastorale giovanile attraverso delle convivenze e incontri, la catechesi, alla solida vita sacramentale, alla sistematica direzione spirituale e alla proiezione pastorale-missionaria dei giovani. Si sente la forza della preghiera perseverante, donde percepire la chiamata di Dio e acquistare il valore per esprimerlo, la gioia e consegna di sé del sacerdote nel suo ministero. Non sentendosi soddisfatti della società, un considerevole numero di giovani trovano un senso e una missione per le loro vite nel vangelo e assumono la sfida del Vangelo. Sono motivazione positiva per la vocazione presbiterale oggi, il volontariato giovanile, le attività giovanili parrocchiali, diocesane, nazionale e la partecipazione dei laici nei diversi livelli della vita ecclesiale. Costituiscono anche una forme motivazione per l’aumento delle vocazioni il sostegno incondizionato dei sacerdoti, che accompagnano i giovani, la priorità data dal vescovo alla PV, il suo sostegno al seminario dimostrato nella previsione di un sufficiente numero di formatori. Aiuta a generare più vocazioni una promozione vocazionale presente nei presbiteri, nelle parrocchie in tutta la diocesi con un’ecclesiologia di comunione e l’investimento in risorse umane e materiali.

Sono di grande aiuto per il sorgere delle vocazioni, la fedeltà matrimoniale e le famiglie ben costituite.

In altri contesti ancora, in mezzo alle guerre e a processi di trasformazione sociale, la figura sacerdotale è fonte di speranza perché la società è alla ricerca di valori e di persone o modelli di riferimento etico e morale. Succede però, che questa figura sia messa in discussione perfino dagli stessi sacerdoti.

Motivi per ilrifiuto o per le difficoltànelsorgeredellavocazione

Tra altri aspetti più legati all’esperienza personale di ogni candidato, abbiamo i seguenti:

Nel contesto globale:

Il materialismo e l’edonismo

L’individualismo e il capitalismohanno emarginato la chiamata vocazionale creando difficoltà al risveglio vocazionale; l’ambiente consumista che non capisce di consegna e distacco. I vizi sociali, droga, criminalità, ambiente pansessualista.

La mancanza di un’evangelizzazione profonda per il vero incontro con Gesù Cristo.

La sfiducia nella struttura ecclesiale assimilata come un ambito di potere.

Pubblicità contro la Chiesa cattolica e il sacerdozio.

Tra i giovani:

La scarsa maturità dei giovani in età di elezione e proiezione, e nel successivo ingresso al seminario senza maturità umana e affettiva.

La proposta di facili cammini di realizzazione.

L’ambiente erotizzato, la promiscuità, le relazioni sessuali non compatibili con il celibato in tenera età.

La mancanza di impegno giovanile a lungo termine.

La situazione di partenza dei candidati con famiglie problematiche alle spalle fa più difficile la scoperta e l’accettazione della vocazione, e ancor di più, quando i giovani hanno sviluppato la capacità di decisione, hanno paura di impegnarsi con una vocazione a vita.

L’idea di vocazione. Da un altro punto di vista, per ragioni culturali o di scarsa o di assente evangelizzazione, «la vocazione è una parola e una realtà oscura» per la comprensione di un giovane del secolo XXI, perché non sanno di essere chiamati dal giorno della sua nascita, per tanto, molto di meno possono pensare a cosa sono effettivamente chiamati.

Assenza di discernimento.Ancor di più,molte volte passano la vita senza un adeguato discernimento sul piano di Dio nelle loro vite. Ugualmente, la crisi etica e morale del mondo contemporaneo non favorisce le vocazioni. I candidati arrivano spesso con tare non indifferenti.

In famiglia:

La disintegrazione familiare, la famiglia divisa, genitori non sposati, figli abbandonati.

La diminuzione del numero di figli per famiglia e il desiderio dei genitori che i figli si sposino e abbiano una casa.

L’estrema povertà delle famiglie (più culturale e religiosa che economica), e la conseguente mancanza di educazione integrale. Ragioni di ordine economico; la mancanza di motivazione nella famiglia.

Nella promozione vocazionale:

Una promozione vocazionale senza una pedagogia vocazionale, senza mentalità ecclesiale e senza spiritualità di comunione, senza gruppi giovanili nelle parrocchie.

Lo scarso numero di sacerdoti nei paesi e nelle comunità.

La mancanza di informazione, di promozione vocazionale più impattante, di proiezione ai luoghi dove si trovano i giovani.

Nel sacerdote:

L’insuccesso del sacerdote nel ministero che lo porta a non avere più interesse di svolgerlo coerentemente.

Gli scandali di moda tra i sacerdoti, tanto a livello universale quanto locale, influiscono più nelle persone giovani che sono più vulnerabili.

La mancanza di comunione tra i ministri di Dio.

La solitudine dei sacerdoti dopo l’ordinazione.

L’abbandono di letture e ricerche per il riciclaggio e la specializzazione.

La mancanza di motivazione dei sacerdoti per animarne i giovani, e la mancanza di impegno tanto del Vescovo come del presbitero.

Il bisogno di un’immagine «leggibile»

Si rende necessaria la luce del Concilio Vaticano II che ha risposto e anticipato i cambiamenti sociali e la visione e il luogo del sacerdote nel mondo contemporaneo. Serve, dunque, un’immagine «leggibile» del prete nella società e nella Chiesa. Infatti, mentre è necessario sottolineare la concezione della vita come vocazione e deve essere forte l’evidenziazione del sacerdozio come scelta “per fare del bene”, “per donarsi agli altri”, non deve risultare latitante l’idea che si è chiamati da Dio e che di conseguenza che la vocazione sacerdotale non si tratta solo di una buona inclinazione personale o di un lavoro o di un semplice servizio.

Succede spesso che si parla più dei compiti pastorali del sacerdote che della sua configurazione con Cristo sacerdote. Sarebbe importante, invece chiedersi se la vita sacerdotale si vive come attuazione «in poersonaChristi», oppure come il ruolo di un agente commerciale, economico, ecc.La PV dovrebbe mostrare, attraverso i suoi sacerdoti, il volto di una Chiesa capace di ascoltare le inquietudini di settori meno protetti della società.

Metodologia della proposta vocazionale

Raccolgo in questo punto le principali linee metodologiche emergenti come privilegiate e da privilegiare effettivamente.

Età privilegiate e destinatari privilegiati

La tendenza general è puntare a giovani dai 18 anni in su con la proposta della vocazione specifica. Ciò fa vedere che i bambini, i preadolescenti e gli adolescenti risultano praticamente abbandonati da parte della PV, che consente così tutte le altre iniziazioni possibili e immaginabili in queste età che prepara le decisioni delle età seguenti.

D’altra parte, la crisi familiare fa sentire nuovamente il bisogno di strutture di accompagnamento degli adolescenti.

Per quanto riguarda i destinatari privilegiati: evidentemente, i primi destinatari della PV attuale in genere sono i giovani circolano nell’ambito parrocchiale. In alcuni casi si lavora con gruppi di chierichetti, ma poco… non sempre si prende sul serio l’importanza dei medesimi chierichetti (e le loro famiglie!) danno al servizio della Chiesa.

D’altra parte, tutti gli operatori di pastorale dovrebbero avere molto chiara la necessità e la convenienza di accogliere la vocazione in qualsiasi luogo e tempo si manifesti. È di grande aiuto alla PV l’operatore pastorale che dialoga sempre, che accompagna le persone per chiare le loro inquietudini, che organizza incontri o invia giovani alle istanze diocesane assumendo di essere anche lui un vero «pescatore di uomini».

Modalità della proposta vocazionale

La proposta vocazionale specifica nell’opinione dei rispondenti si concretizza attraverso le seguenti modalità:

Presentazione di un sacerdozio gioioso e impegnato, pastorale della gioia

Invito personale, utilizzo della comunicazione telematica, e-mail, socialnetwork, etc.

Predicazione costantemente attenta a rilevare aspetti vocazionali

Narrazione e condivisione della vocazione

Incontri specifici, convivenze, campeggi, ritiri con impostazione prettamente vocazionale

Impegno missionario come risposta al mandato missionario di Gesù

Mostre vocazionali di diverso tipo

Forme di pre-seminario

Varie forme di preghiera e celebrazione liturgica

Giornate, settimane, mesi, anni vocazionali con particolari iniziative

La nota che preoccupa in questo senso è la mancanza di continuità e ancor di più l’assenza di veri e propri itinerari per la presentazione della vocazione specifica che si rendono di grande necessità e urgenza.

Aiuti per la conoscenza di sé, il discernimento e accompagnamento

Nelle risposte all’inchiesta si sono elencate varie forme di servizio alla conoscenza personale:

Dialogo personale, interviste

Visita alle famiglie, dialogo con l’operatore pastorale di riferimento

Sostegno psicologico, applicazione di svariati test

Incontri e convivenze periodiche

Neanche in questo aspetto della PV si rilevano veri «itinerari» o «programmi» che contemplino la conoscenza di sé in rapporto con la vocazione sacerdotale in particolare.

Ildiscernimento e l’accompagnamento sono considerate il punto dolente della PV a livello mondiale. Particolare responsabilità sulla consapevolezza della vocazione occorre attribuirla al singolo sacerdote, in tale modo che esso possa richiamare l’attenzione dei membri dei gruppi di preghiera e altre pie associazioni. In particolare, si sottolinea l’importanza centrale della celebrazione eucaristica cosciente, attiva e fruttuosa per la percezione chiamata sacerdotale (cfr. Ecclesia de Eucharistia 31). Egli è l’uomo dell’accompagnamento personale e di gruppo attraverso incontri formali e informali, in particolare, egli deve accompagnare i seminaristi e coloro che vogliono discernere la vocazione.

In alcuni contesti sembra che i sacerdoti diano il massimo del proprio tempo ed energia per l’ascolto e la direzione spirituale, in forme più o meno tradizionali per le confessioni di Pasqua e Natale. Nei migliori casi molti sacerdoti fanno che i laici abbiano un orientamento spirituale sistematico superando il sacramento della penitenza come unica risorsa in materia.

In altri luoghi, ciononostante, sono molti i sacerdoti che non sono fortemente impegnati nell’ascolto dei cristiani giovani e adulti per il discernimento e l’accompagnamento personale o di gruppo, in alcuni casi si riduce al sacramento della penitenza, oppure l’attivismo riduce il tempo all’accompagnamento spirituale. In alcune zone, l’accompagnamento è una realtà inesistente, in altre si preferisce l’accompagnamento comunitario al personale.

Molti sacerdoti non sono preparati e non hanno esercitazione specifica per questo tipo di lavoro; sarebbe necessario coltivare le loro abilità per dare tempo e attenzione qualificata a questo aspetto. Di conseguenza, senza formazione teorico-pratica specifica, il compito diventa arduo e facilmente si abbandona. Alcuni Centri Vocazionali Nazionali organizzano istanze sistematiche e continue di formazione iniziale e permanente con frutti notabili di arricchimento per i sacerdoti e i fedeli laici e consacrati che collaborano in questo campo.

Itinerari specifici

Abbiamo già fatto notare l’assenza di itinerari di promozione vocazionale presbiterale specifica, tranne poche onorevoli eccezioni al mondo. Trattando di mettere in rilievo ciò che può avvicinarsi a questo, e che concretamente in questo momento lo sostituisce si rileva l’esistenza di:

Alcune guide per incontri tematici in qualche contesto.

Qualche nazione che ha elaborato questionari che possono aiutare al lavoro posteriore di accompagnamento.

Alcune esperienze che hanno la struttura del itinerario con diversi passi.

Ad ogni modo, rispetto alla promozione delle vocazioni specifiche e presbiterali particolarmente, si conferma un’insufficiente elaborazione concreta.

Ogni operatore pastorale è un promotore della vocazione presbiterale

Ogni operatore pastorale è un promotore vocazionale e il suo coraggio nell’annuncio vocazionale è chiave di efficacia pastorale in questo campo. Lui, però, non può chiamare nessuno se la sua vita non è una risposta concreta alle chiamate di Cristo nella Chiesa. Il momento privilegiato della PV è la testimonianza della propria vocazione. Per questo è necessario superare la timidezza o i vincoli di coscienza che affliggono all’operatore pastorale per poter presentare la vocazione cristiana e sacerdotale come una scelta di vita diversa da quella presentata dalla società postmoderna.

Particolare rilevanza per la promozione vocazionale sacerdotale è che tutti gli operatori pastorali, sacerdoti, consacrati e laici abbiano entusiasmo e si manifestino felici di attirare i giovani, e ugualmente, che il loro interesse sia quello dell’evangelizzazione e della catechesi e non quello dei primi posti, il denaro oppure altri interessi.

Il sacerdote è il centro di applicazione dei piani vocazionali nazionali e diocesani. La parrocchia è l’ambito proprio dell’animazione vocazionale, e lì il parroco insieme al Consiglio Pastorale intervengono per fare che la PV diventi l’aspetto essenziale della pastorale. Purtroppo, a volte lo sforzo del Centro Nazionale Vocazioni, i sussidi proposti non sempre trovano una via di uscita adeguata a livello parrocchiale con ogni sacerdote. Per questa funzione di promotore vocazionale si rende necessaria la figura di un sacerdote che conosca la PV rinnovata, che concretizzi il rinnovamento magisteriale e teologico-pastorale rispetto alla PV. In alcuni paesi si percepisce come una realtà raggiunta e positiva a continuare, in altri la si sente ancora lontana e quasi irraggiungibile.

La sinergia vocazionale dei differenti settori pastorali

Le risposte si orientano, secondo l’esperienza ecclesiale particolare, verso espressioni di apprezzamento o di critica alla relazione sinergica tra i settori pastorali, per cui la sinergia è ancora un ideale, fatto di buone intenzioni e di alcuni momenti di dialogo, ma anche di molte difficoltà concreteper polarizzazioni e mancanza di integrazione. La sinergia, infatti, non si raggiunge totalmente per lo sforzo dei responsabili di ogni settore nell’animazione ecclesiale, ma soprattutto nella prassi pastorale diretta, e più ancora in forma sporadica, dove questi settori non sono totalmente riconoscibili, dove c’è una specie di fusione costante delle sue diverse prospettive. La PV, molte volte, ha la percezione di essere la «sorella povera» tra i vari settori «fratelli» più ricchi e curati nelle diocesi.

Logicamente, il ruolo del sacerdote in questo senso è decisivo a livello di prassi. È il sacerdote che, sentendosi «animatore vocazionale», per esempio, nelle celebrazioni liturgiche evidenzia e crea la sinergia dei diversi settori pastorali. È necessario che  egli sostenga e dia sicurezzaa la rete pastorale tra i principali settori interessati nella crescita delle persone. Dal battesimo, fonte di tutte le vocazioni, il sacerdote dinamizza la comunità per risvegliare la coltivazione delle vocazioni, specialmente, al ministero ordinato.

Pare urgente aggiornare le competenze del sacerdotenel campo della pastorale familiare, il volontariato e la partecipazione dei laici nella promozione della cultura vocazionale, e dopo farlo sempre più consapevole del fatto che quando egli fa, per esempio, pastorale giovanile, attua anche un ministero assolutamente «vocazionale».

La prospettiva vocazionale può giustamente elevare e garantire l’orientamento verso il Regno di Dio delle azioni e iniziative, degli altri settori. Per la sinergia il sacerdote potrà unificare il servizio della famiglia, della scuola, della parrocchia, del gruppo giovanile per costruire la struttura vocazionale della parrocchia, cioè, il senso della vita come vocazione, come dono ricevuto, che tende per natura propria, a diventare un bene donato alle differenti vocazioni attraverso la proposta di varie esperienze: responsabilità personale, gratuità, apertura, servizio, solidarietà, sobrietà, coraggio e rinuncia.

Promozione vocazionale in rapporto alle famiglie

In particolare, rispetto alla famiglia, è necessario tener presente il suo atteggiamento in rapporto alla vocazione sacerdotale.

Interesse per le vocazioni, ma fuori casa.Molte famiglie s’interessano e sostengono le vocazioni sacerdotali, accolgono con gioia i seminaristi, la maggior parte dei cattolici ammira il sacerdozio, ma non sono sempre favorevoli all’ingresso di un figlio al seminario per l’affetto che gli unisce. I genitori, in genere, si esprimono più o meno così: «Dio ci dia più sacerdoti, ma gli venga in mente di pensare a mio figlio». Ci sono segni di cambiamento in questo atteggiamento. Infatti, mentre prima alcuni lo ritenevano un orgoglio il fatto della vocazione sacerdotale dei figli, adesso alcuni genitori si sorprendono di fronte all’iniziativa dei figli di accogliere la vita sacerdotale o consacrata, anche se dopo accettano e appoggiano il figlio.

La crisi dell’istituzione familiare ripercuote anche tra i candidati al sacerdozio.

La vocazione sorge anche diversamente secondo varie variabili:

La costituzione del nucleo familiare: dal punto di vista della formazione, alcune incentivano la vita sacerdotale, altre apertamente contro questa elezione; dal punto di vista della quantità di figli, a minor numero di figli, maggior difficoltà per una generosità familiare rispetto alla vocazione sacerdotale. Le famiglie più numerose sono maggiormente disposte a fomentare vocazioni alla vita sacerdotale.

La condizione economica: famiglie di scarsi risorse attendono qualche aiuto economico dal figlio, ma allo stesso tempo, la famiglia povera, ma di fede, considera un onore avere un figlio sacerdote, mentre in genere, nelle famiglie di maggiori risorse economiche, sorgono meno vocazioni.

La collocazione urbano-rurale: nelle famiglie cristiane urbane il sacerdozio non è tanto considerato come una scelta per i figli, ma negli ambienti rurali la vocazione sacerdotale del figlio è motivo di orgoglio.

La pietà familiare: La famiglia che porta avanti una vita di preghiera e di devozione normalmente è più feconda vocazionalmente di quelle che non lo fanno.

La relazione stabilita con il sacerdote: c’è un atteggiamento differente secondo l’esperienza che la famiglia abbia fatto in rapporto col sacerdote: se ha avuto esperienze negative, il rifiuto è molto forte.

Il grado di strutturazione familiare (rigido o destrutturato):Alcune proposte vocazionali sembrano più attraenti per giovani che provengono da famiglie destrutturate, mentre altre vanno bene per giovani di strutture familiari rigide e ricche di appartenenza, ma povere in individuazione. Ugualmente, i genitori con stili rigidi e dominanti, lontani dalla vita ecclesiale si opporranno alla possibile vocazione del figlio.

Il tipo di dinamica familiare: mentre più centripeta sia la struttura familiare, più difficile sarà che un giovane scelga una vocazione missionaria che supponga abbandonare la sua terra. Contrariamente, una dinamica familiare centrifuga, difficilmente potrebbe fomentare vocazioni che comportino permanenza e vicinanza con la famiglia di origine.

Promuovere la vocazione in mezzo ai giovani

L’atteggiamento dei giovani in rapporto con la vocazione sacerdotale, pur con caratteristiche particolari proprie di ogni contesto, può descriversi con gli elementi ricorrenti nelle risposte dell’Inchiesta de la POVS. Chiaramente, con le dovute riserve questa visione è ancora più importante per contesti multiculturali, sempre più diffusi nella vita diocesana e consacrata, soprattutto in ambienti urbani di grande estensione. Molti candidati, spesso, non sono nati neanche nel contesto dove si sviluppa il loro processo vocazionale, per cui una visione generale, spero non generalizzante, può essere valida per gli operatori della PV, per il confronto, per il dialogo o un’ispirazione di ulteriori ricerche di impostazione scientifica.

In alcuni contesti i giovani che entrano in rapporto con i sacerdoti, manifestano atteggiamenti positivi in rapporto alla vocazione sacerdotale, accoglienza, stima, alcuni la vedono come un onore personale.  Non mancano coloro che vedono nella vocazione un modo di cambiare il mondo e la storia, curare i deboli, i poveri e gli emarginati, essere umili e obbedienti, avere una responsabilità e una leadership. Alcuni vivono il grande ideale della liberazione delle condizioni politiche, economiche e culturali attraverso il sacerdozio.

Allo stesso tempo, come dicevamo rispetto alle famiglie, anche i giovani spesso provano rifiuto o indifferenza di fronte al sacerdozio.

Sollecitati dal punto di vista vocazionale, i giovani vivono dei momenti di timore, bisognosi di appoggio e di chiarimenti, di dialogo, di sostegno di fronte alla famiglia, al gruppo di riferimento, perché la scelta della vita sacerdotale suppone andare contro molti valori esaltati dalla società, in particolare, la relazione di coppia. Infatti, a volte alcuni di loro vogliono tutto della vocazione sacerdotale tranne che il celibato, altri si sentono indegni o inadeguati per un lavoro duro e mancante di gioia, altri rifiutano l’idea perché pensano che la chiamata sia collegata a conflitti di natura sessuale. I vari atteggiamenti contrari alla vocazione sacerdotale non obbediscono a uno schema positivista di causa-effetto, ma ad una complessa trama di influssi familiari, educativi, di gruppo, l’immaginario collettivo favorito dai media, e certamente influiscono gli scandali dei sacerdoti e la scarsa vicinanza dei medesimi con il mondo dei giovani, che serve come alibi per la negativa di fronte alla proposta.

I giovani candidati, a volte anche giovani adulti che hanno conservato il desiderio sin dalla pre-adolescenza, di valide qualità umane e spirituali, bontà, umiltà, disponibilità, gentilezza, generosità, servizievoli, capaci di apostolato e leadership provengono da esperienze di preghiera, da gruppi vocazionale di maturazione personale, da esperienze associative, di spiritualità e di carità, dal desiderio di servire, generosi e opposti alle false illusioni di felicità, desiderosi di comunicazione e di incontro, sensibili ai mali del mondo e alla povertà del prossimo, capaci di scoprire con i dovuti aiuti, la loro vocazione, specialmente dall’area rurale.

Il Sacerdote che incontra i giovani, e in particolare i giovani candidati ad una vocazione sacerdotale, si trova con dei rappresentanti dei valori e nei limiti della cultura postmoderna, trasmessa dai media, dalla frammentazione personale, dall’incapacità di assumere impegni definitivi, privi di maturità umana, con un’identità spirituale debole e spesso individualista, che ostacolano la loro formazione come autentici discepoli e missionari. Spesso sono vittime anche della povertà del contesto, economica e culturale, dell’esclusione, della mancata socializzazione, della proposta religiosa e pseudo religiosa anticristiana, dell’educazione di bassa qualità che li lascia sotto i livelli necessari della competitività, dell’eccessivo uso della comunicazione virtuale, e con difficoltà a livello intellettuale, anche se questa caratteristica non è universale. Alcuni arrivano affascinati dalle celebrazioni liturgiche – la «sindrome del ruolo liturgico» – fascino che nasconde carenze affettive e relazionali, che conducono a ridurre l’impegno pastorale a questo ambito di azione ecclesiale; si manifestano in questi casi personalità  rigide, ossessivo-compulsive, incapaci di adattamento alla relazione fraterna anticipando difficoltà nel futuro presbiterio diocesano. Logicamente, anche tra di loro si fanno sentire le conseguenze della crisi della vita familiare, segnati dalla separazione dei genitori o dall’unione libera, dalla figura assente o inadeguata del padre. E a livello personale, con bassa autostima, con difficoltà relazionali, con manifestazioni di timidezza e paura in rapporto con l’autorità e autoritarismo e rigidità nei confronti dei compagni con percezioni distorte o fuorvianti riguardo al sacerdozio ridotto alla figura del clericalismo. Le vocazioni adulte con circa 40 anni presentano notevoli problematiche sul piano dell’identità personale e dell’affettività dimostrandosi la scelta vocazionale una sorte di rifugio per le loro insicurezze.

I giovani amano i preti con un contatto immediato con loro; in se stessa la scelta non pare un’opzione reale, anche se non gli sembra strano di ricevere una proposta in tale senso. Sedotti da tante buone scelte, al vocazione al sacerdozio è poco seducente, e con scarso senso dell’ascesi e del dono, con grande senso della libertà, loro lasciano tutte le possibilità aperte. Sono segnati dalla fragilità della loro generazione. Ma per una grande maggioranza dei giovani, i preti sono poco conosciuti.

Questa mancata conoscenza, questa estraneità del mondo del sacerdote rispetto al mondo dei giovani in una società materialistica e con il declino del matrimonio e della famiglia che fa cadere i momenti di religiosità familiare, fa prevalere un atteggiamento di ostilità da parte dei giovani nei confronti della vocazione sacerdotale e fa cadere il valore del sacerdote oggi. Qualche contesto invece, sente che i giovani sono soprattutto spaventati dalla radicalità dell’impegno, che va contro tutte le proposte del mondo contemporaneo. Si scopre un generale senso di inadeguatezza di fronte ad un impegno che comunque, oggi esige dei coefficienti di coerenza di vita molto alti. Spesso sono attirati da apostolato facili e sicuri, quelli più duri li mettono a prova nella capacità di adattamento.

I criteri ispiratori e le strategie per la PV specifica

Alla luce di quanto abbiamo analizzato nell’inchiesta e tenendo conto della varietà di contesti ai quali ci riferiamo, i criteri ispiratori e le strategie più adeguate all’attuale condizione nella percezione dei nostri rispondenti sono espressi nei paragrafi seguenti.

Preghiera per le vocazioni. Una preghiera profonda, costante, preghiera iniziata nelle scuole, nei programmi catechistici e nelle attività della pastorale giovanile perché«gli operari sono pochi e la messe è molta, pregate il Padrone della messe che invii operai alla sua messe» (Mt 9,37; Lc 10,2). Serve particolarmente fomentare e potenziare la preghiera per la Giornata Mondiale di Preghiera per le vocazioni o il messe vocazionale in tutto il paese e anche coltivare ad ogni livello l’amore alla Vergine Maria come la perfezione della risposta alla vocazione divina.

Pastorale d’insieme:La partecipazione di tutto il popolo di Dio nell’opera delle vocazioni (cfr. OT 2) si pone in evidenza attraverso il coinvolgimento delle famiglie che devono essere un importante centro di attenzionepastorale attuale, perché infatti, la crisi vocazionale è una crisi familiare. La pastorale d’insieme deve provvedere all’integrazione e alla facilitazione delle iniziative dei consacrati nelle Diocesi.La proposta della PV va fatta nei diversi settori sociali elaborando sussidi appropriati e preparando agenti per i diversi ambienti. Nella pastorale d’insieme si deve verificare l’unificazione dei criteri tra i promotori vocazionali, formatori di seminari, case di formazione dei religiosi, elaborando piani e programmi in maniera congiunta sotto la cura del Centro Nazionale Vocazioni e portando la PV ad una migliore collocazione della PV nella pastorale di insieme. Così che tutta la pastorale assuma la sua dimensione vocazionale mediante la sensibilizzazione dei vescovi, superiori, sacerdoti, consacrati e laici in un processo organico. È necessario promuovere l’integrazione della pastorale giovanile, familiare e vocazionale, gli istituti di vita consacrata e lavorare insieme nell’animazione vocazionale perché ognuno di questi ambiti sia un centro di evangelizzazione dove i giovani vivano la dinamica dell’opzione-impegno-missione. La pastorale d’insieme deve articolarsi attorno temi che facciano da «assi trasversali», uno dei quali è la vocazione. Perciò l’équipe di promozione vocazionale anima tutti i battezzati perché assumano la responsabilità nella loro scelta per il progetto del Padre.

Progettualità: è molto importante concretizzare un progetto di PV in collegamento con i progetti pastorali più ampi in ogni diocesi, ai fini della promozione delle vocazioni e della cultura vocazionale mediante l’impegno di tutti gli agenti di pastorale e di tutta la Chiesa «vocata» e «promotrice vocazionale». Ciò suppone progettare, valutare e ri-progettare i piani di PV diocesani o nazionali con alcune particolari attenzioni:

La proposta di tutte e ogni vocazione a tutti i credenti in tutte le età, specialmente, dall’infanzia, la preadolescenza, l’adolescenza e la giovinezza, collegata con la formazione nei valori umani e cristiani. In particolare, per la vocazione sacerdotale è necessario tener presente i seguenti criteri:

La convinzione personale del sacerdote e della comunità sull’importanza del ministero sacerdotale, anche per la promozione delle altre vocazioni.

Il Sacerdote deve essere integrato in prima persona in questo annuncio da parte dell’organizzazione della PV, e allo stesso tempo, da parte sua, lui deve essere integrato nella sua comunità, organizzatore, uomo di consegna di sé e di servizio, di entusiasmo e gioia costante, che celebri, predichi, confessi, dialoghi con i bambini, giovani, con le famiglie e la comunità, sacerdote sia umo di fede e di preghiera, consapevole che la prima proposta è lui stesso.

Un annuncio graduale e integrale della vocazione come chiamata per tutti, e un annuncio del vangelo della vocazione specifica, specialmente la vocazione sacerdotale. Un annuncio testimoniale, attraverso la narrazione del vissuto e dell’esperienza vocazionale. L’annuncio deve tener contodelbisogno del sacerdozio ministeriale nella Chiesa e nel mondo e della necessità di rinnovamento del presbiterio in atteggiamenti e in età. La proposta deve essere collegata ad un immagine collettiva più attraente e incarnata, più in consonanza con il Vangelo e rispondendo alle esigenze dell’attualità.

Il principale promotore vocazionale del sacerdozio diocesano è il parroco; la sua testimonianza e la proposta che egli realizza influiscono decisamente anche nel numero delle vocazioni.

La promozione delle vocazione in maniera integrale. Gli itinerari formativi ben articolati e antropologicamente integrali: la vocazione cristiana sorge da un processo di iniziazione e maturità che porti all’incontro con Cristo vivo, per una cammino di servizio al prossimo, fino alla pienezza della santità. La promozione vocazionale si costruisce alla sua scuola e sotto la sua pedagogia che suscita, anima e accompagna la vocazione, l’opzione, la formazione e la missione come discepoli di Gesù in e per la comunità al servizio della Chiesa. Allo stesso tempo, si richiedono processi di crescita umana che partano da un annuncio kerigmatico, tenendo conto delle condizioni storiche concrete di ogni persona con l’ausilio delle scienze umane per aiutarlo a scoprire, discernere, optare per formare i discepoli-missionari identificati pienamente con la propria vocazione e impegnati nel Regno. Serve anche una conoscenza critica della realtà del paese e del mondo con una visione evangelica che comprenda l’uomo nella sua integrità in modo tale che si realizzino e rispondano alle sfide che devono affrontare.

L’accompagnamento vocazionale. Esso ha come centro e culmine la persona di Gesù, Parola viva, cammino verso la santità che conduce a optare per uno stile di vita. La PV a livello nazionale richiede una struttura organica di accompagnamento che parta dall’esperienza, da un processo partecipativo regolato dal Magistero ecclesiale, impulsando il suo esercizio per tutte le vocazioni sulla base della pastorale organica.

La mediazione degli itinerari e dei gruppi vocazionali: Serve per questo aspetto creare spazi (incontri, convivenze, congressi di netto contenuto vocazionale specifico) che favoriscano l’espressione libera e autentica dei giovani per precisare la propria intenzione e diano una risposta reale e convinta specialmente attraverso gruppi e itinerari vocazionali dalle diverse situazioni che vivono i giovani per aiutarli alla scoperta della chiamata. Si devono favorire momenti di incontro giovanile, festival, giornate e altri presentando tutte le vocazioni con le proprie ricchezze. In queste esperienze e possibile provare a «pescare» tenendo conto della delicatezza necessaria e la libertà dei giovani.

Gli incontri vocazionali saranno offerti ad ogni livello perché i candidati possano essere introdotti nelle comunità formative, osservando la maturità delle motivazioni di ognuno di fronte alla proposta formativa.Parte di questo sforzo d’inculturazione è dimostrato anche dalla comunità formativa deve cercare modi di manifestare la propria vicinanza alla comunità di origine e alla famiglia dei candidati, visitandola e accogliendola, per stabilire una fondamentale continuità dell’esperienza del soggetto, nonostante la diversità della sua condizione, dopo i primi passaggi della ricerca vocazionale. Sono da promuovere e facilitare gli incontri a diverso raggio, diocesani, nazionali, regionali, mondiali in cui si promuova la meditazione, la pietà popolare, la preghiera e la vita sacramentale degli agenti di PV.

La dimensione ecclesiale che porta a rinforzare le equipeparrocchiali, diocesani e nazionali. Nelle diocesi ci vogliono équipe ben articolate e preparate per il discernimento e l’accompagnamento delle vocazioni con la partecipazione di un responsabile dell’Ufficio Diocesano Vocazioni che mantiene la cura dell’insieme degli interventi. Essi devono arrivare ad una conoscenza reale e sufficiente dei candidati, la storia personale, la famiglia, l’impegno comunitario, il rendimento scolastico, il cammino di maturazione psicoaffettivo, le problematiche di salute personali e quelle della sua famiglia, i segni positivi specifici e non specifici della vocazione sacerdotale, i possibili impedimenti canonici, i possibili traumi, e il modo in cui il soggetto li vive oggi. Eventualmente, se si prevedono buone speranze di riuscita, si possono offrire aiuti particolari ai candidati per superare le difficoltà, già prima del ingresso in un cammino formativo.

La promozione e la cura della cultura vocazionale:La PV deve prendere in considerazione le ricche manifestazioni popolari della fede e aiutare a maturarle portandole all’incontro con Cristo vivo. Essa deve anche assicurare l’impulso ad una cultura vocazionale educativa tramite l’integrazione di un adeguato orientamento vocazionale cristiano. La pastorale scolastica dovrebbe introdurre animatori vocazionali scolastici che curanti dai preadolescenti, adolescenti e giovani diano loro accompagnamento, sostegno spirituale e vocazionale.La formazione della cultura vocazionale deve iniziare nei seminari a partire dalla costatazione del fatto dei sacerdoti appena ordinati con scarsa disposizione ed emozione per il lavoro vocazionale. A questo scopo serve particolarmente, l’uso dei medianella PV. Occorre prevedere la formazione e la preparazione intensa nel campo di media per gli agenti di PV per promuovere i valori umani e cristiani di ogni vocazione. Ugualmente, è bene fare investimenti nella creazione di pagine web adatte all’annuncio vocazionale specifico.

L’inculturazione vocazionale. Serve continuare i processi d’inculturazione del Vangelo nella realtà giovanile e l’inculturazione della vocazione secondo i contesti, le età, le circostanze, facilitando la conoscenza della realtà storico-culturale e l’apprezzamento dei valori di ogni regione.Negli incontri vocazionali si devono prevedere momenti in cui i giovani possano condividere la ricchezza della loro cultura.La promozione vocazionale tenga conto delle differenze culturali, dell’immigrazione e delle etnie diverse nelle chiese particolari o locali.Questa attenzione progettuale è di particolare rilievo in momenti come questo in cui «le migrazioni vocazionali» sono materia permanente, per cui le giovani chiese vengono in aiuto e sostegno delle chiese madri creando così fenomeni nuovi non calcolati dalla fantasia pastorale finora.

La coltivazione della spiritualità della comunione. Serve in questo aspetto l’apprezzamento della diversità culturale e i suoi valori per integrarli nei processi vocazionali. È necessario anche diffondere un’ecclesiologia di comunione più vissuta che predicata che motivi la promozione sacerdotale diocesana come così pure le altre vocazioni. È molto importante per l’andamento della PV presbiterale una stretta relazione tra il responsabile diocesano delle vocazioni e il seminario diocesano e la presenza dell’équipe formativa del seminario nelle parrocchie. Parte di questa spiritualità di comunione si realizza in un’articolazione della PV tra il Seminario diocesano e le iniziative della vita consacrata, in modo programmato e integrato. Infine, la spiritualità della comunione richiede unità di criteri fra le diverse diocesi su questi vari particolari.

La formazione iniziale e permanente degli operatori di PV.

Una tale formazione deve partire innanzitutto con una sensibilizzazione e motivazione dei vescovi, superiori, sacerdoti, consacrati e ogni battezzato perché si coinvolga nella PV. Di seguito, occorre proporre una PV adeguata alle esigenze del mondo di oggi approfondendo la conoscenza critica della realtà attraverso corsi, laboratori, incontri, riconosciuti ufficialmente per i suoi agenti. In questi corsi e in altri minori si dia a conoscere l’essere e il fare della PV a tutte le altre pastorali e s’impulsi e rinforzi l’unificazione della pastorale d’insieme.

Si dovrebbe studiare a livello di Ratio Studiorumuna collocazione della PV nei percorsi della formazione intellettuale iniziale. Purtroppo, i programmi di formazione iniziale dei sacerdoti in questa materia sono carenti per l’immensità di contenuti già inclusi. Sono pochi i piani di studio che includono qualcosa rispetto alla PV a livello della formazione del primo ciclo di studi.

Nei programmi formativi per gli agenti di PV serve applicare il criterio della formazione integrale, cioè, quello che prevede anche l’analisi della propria vocazione e degli elementi dottrinali e pedagogici, che normalmente sono più scontati quando si pensa alla formazione. Il «sapere» viene collegato al «sapere di sé» che conduce ad «fare meglio».

La formazione permanente per la PV si ritiene in genere, rara e insufficiente, si trova con elementi emergenti della situazione e sfide nuove. Per qualche contesto sembra che ancora deve iniziare a funzionare, ma in altri si vedono iniziative valide che partono dai Centri Nazionali o Continentali per le Vocazioni. È sempre necessario in questo campo aggiornare e fomentare tra gli agenti di PV la conoscenza dei contributi del Magistero della Chiesa, delle Scienze umane e dei media, attraverso laboratori, corsi, conferenze, convegni, panel e riunioni adatte.

Si attende dalla POVS l’organizzazione e la previsionea corta scadenza di vari aspetti di questo genere creando équipe ecclesiali di sostegno e formazione, particolarmente, preparati per far conoscere e gustare il vangelo della vocazione specifica.

Indice

1.         Introduzione  1

2. La collocazione della PV nella Pastorale d’insieme  2

1) Alcuni punti luminosi nell’attuale PV 2

2) Tratti meno brillanti della PV attuale 3

3. La prassi pastorale e le vocazioni 3

1) La comunità, promotrice vocazionale per la via della carità 3

2) La promozione della vocazione attraverso la costruzione della comunione 3

3) La promozione vocazionale presbiterale attraverso l’annuncio specifico 3

4) La promozione vocazionale attraverso la liturgia e la preghiera 3

4. L’identità sacerdotale che emerge dall’inchiesta  3

1) Bellezza e trasparenza del volto dell’impegno sacerdotale 3

2) Zone di ombra nel volto del sacerdote attuale 3

5. Metodologia della proposta vocazionale  3

1) Età privilegiate e destinatari privilegiati 3

2) Modalità della proposta vocazionale 3

3) Aiuti per la conoscenza di sé, il discernimento e accompagnamento 3

4) Itinerari specifici 3

5) Ogni operatore pastorale è un promotore della vocazione presbiterale 3

6) La sinergia vocazionale dei differenti settori pastorali 3

7) Promozione vocazionale in rapporto alle famiglie 3

8) Promuovere la vocazione in mezzo ai giovani 3

9) I criteri ispiratori e le strategie per la PV specifica 3


[1]D’ora in poi, l’identificherò con la sigla POVS.

[2]Pontifica Opera per le Vocazioni Sacerdotali (a cura),Le Vocazioni al ministero sacerdotale. Inchiesta rivolta ai Delegati per la PV delle Conferenze Episcopale ai Direttori dei “Centri Nazionali Vocazioni”, 2008.

[3]Giovanni Paolo II, PastoresDabo Vobis, 31.