Intervento Achim Schütz

Achim Schütz

Tra sapere, saggezza e buon senso.

Verso una sana cultura intellettuale nella formazione vocazionale

Premessa

“Io ho scelto voi”. Sacerdoti per il nostro tempo – un dispiegamento del significato

ð  Incontro tra due logiche

  • Logica verticale: scelta e chiamata
  • Logica orizzontale: l’ambientazione del sacerdote nell’epoca attuale

ð  Le coordinate fondamentali per le seguenti riflessioni

I concetti chiave della proposta

  • Sapere: tanti contenuti
  • Saggezza: radicarsi
  • Buon senso: applicare le due dimensioni nel concreto

Formazione significa far con-crescere tali impostazioni intellettuali e mentali.[1]

Le maggiori indicazioni del nuovo Documento

  • N. 3: “rendere ragione” – “testimonianza delle comunità cristiane” – “testimonianza di sacerdoti felici del loro ministero”
  • N. 4: “graduale emarginazione del sacerdote nella vita sociale” –“scelta celibataria viene messa in discussione” – “attivismo esagerato con il conseguente sovraccarico di lavoro pastorale”
  • N. 6: “dono spirituale” che “prende dimora nel sacerdote”
  • N. 8: “progressiva armonizzazione della personalità nelle sue diverse componenti: umana e cristiana, personale e comunitaria, culturale e pastorale”
  • N. 13: “famiglie cristiane”
  • N. 14: nessuno “più adatto dei giovani per evangelizzare i giovani” – “l’obiettivo più alto” di ogni pastorale vocazionale la “formazione integrale e armonica della persona
  • N. 15: contro “idee unilaterali o distorte sul ministero sacerdotale” – la “sensibilità (…) verso la condizione dei più deboli”

Il Documento sviluppa con vari riferimenti – espliciti e impliciti – la questione della formazione integrale e integrativa delle vocazioni.

L’intuizione principale

Franz Rosenweig, “Dell’intelletto comune sano e malato” (“Das Büchlein vom gesunden und kranken Menschenverstand”), 1921

  • La mente malata degli uomini moderni e postmoderni
  • Il sacerdote come medico che rappresenta il Christus medicus
  • Il sacerdote che deve badare in tal senso anche alla sua “salute mentale e intellettuale” – durante la formazione e anche dopo.

Su questa linea si colloca il basso continuo del Magistero di Benedetto XVI. Chi crede esercita in maniera qualificata e qualificante le sue facoltà intellettuali.

Ed è proprio la figura del sacerdote in cui si dovrebbe manifestare visibilmente questa verità.

Oggigiorno, invece, ci sono tante tendenze pericolose che la mettono in crisi:

  • la speculazione pura
  • la frantumazione metodologica
  • la ragione separata dalla fede
  • l’emotività esagerata (l’opposto di una ragione emotiva)

Nella sua essenza, il problema consiste – come già dice Rosenzweig – in una dannosa “astrazione” che non è più sensibile alla complessità del reale concreto.[2]

Ugualmente tragico è uno spirito che si definisce soltanto come “collezionista”, proponendo delle somme ma nessun sistema.

Il profilo del sacerdote

I principali indirizzi del suo ministero e della sua personalità:

  • Il presbitero (maturo ed equilibrato)
  • Il sano distacco
  • L’autorevolezza (il legame con la massima autorità, Dio Autore di tutto)
  • La trasparenza (non soltanto nella condotta morale della vita ma in tutto il suo essere)
    • non fissato o offuscato da nuvole pesanti (Aristofane e le idee dell’uomo)
    • strumento che rimanda alla mano che esegue (Hammarskjöld)
    • conosce e accetta se stesso (Gaurdini)
    • mai ambiguo, nonostante le ambivalenze di questo mondo
    • Contemplativus in actione (non soltanto produttivo)
    • La vena estetica (messaggio e linguaggio dell’arte)
    • Non un tecnico ma un artista
    • Rappresentante di un’ars vivendi
    • Apologeta: Sa affrontare la questione della credibilità in modo convincente.
    • Cura ed è curato.
      • Rispecchia Dio che accompagna il creato e lo redime così.
      • Conosce i ritmi lenti e dà tempo al tempo.
      • Riesce ad incarnare e a rendere visibili queste logiche.
      • Non è ambiguo, sa però dell’ambivalenza del vissuto
      • Visionario (cfr. Guardini, Rousselot, Cusano)

La pluridimensionalità della formazione vocazionale

  • Contro gli esclusivismi (il solo sociale, il solo liturgico, il solo costruttore ecc.)
  • Contro la paura (Giovanni Paolo II, già Kierkegaard): Chi ha paura, non sa pensare, non sa decidersi, non sa agire; e anche il suo sentire è sconvolto.
  • Per la traduzione tra i vari linguaggi correnti
  • Per una memoria che è soprattutto memoriale
  • Per la scuola dell’estetica e del sublime (Kant)
  • Per una forma mentis sistematica
  • Per l’ordine e la chiarezza

Prospettiva

  • Cultura e culto insieme portano ad una cultura della qualità (qualificata e qualificante).
  • Avere stile senza essere stilizzato

A. S., autunno 2011


[1] L’ottica di queste riflessioni è quella europea dell’autore. Si tratta di un limite, ma anche di un pregio perché riflette un contesto in cui le vocazioni sono maggiormente in crisi oggigiorno e ne cerca delle vie d’uscita.

[2] Cfr. la metafora delle luci dei centri urbani e dell’abbandono degli osservatori europei: Non si vedono più e gli astri a causa dei riflessi esasperati del progresso moderno.