Siempre adelante.Il coraggio della vocazione

nov 29th, 2017 | By | Category: Primo Piano

NUOVI LINGUAGGI E NUOVI GESTI PER CHIAMANTI E CHIAMATI

In un clima di viva partecipazione, mons. Marco Doldi, Vicario della Diocesi di Genova, ha illustrato, al Serra di Nervi, il tema formativo dell’anno, alla luce del recente discorso di Papa Francesco alla 75.a Convention del Serra International

Anche quest’anno il Vicario Generale della Diocesi di Genova, mons. Marco Doldi, confermando la sua preziosa amicizia, ha tenuto una Relazione sul tema formativo scelto dal Serra per il nuovo anno sociale. In particolare, ha ripreso il discorso del Papa alla 75.a Convention del Club, di cui ha approfondito due punti, che riguardano l’identità e la vocazione del Serrano.

In primo luogo, il Serrano è un amico speciale, che il Signore pone accanto al sacerdote. Fin dalla formazione in seminario, ne accompagna la vocazione, che seguirà durante il ministero presbiteriale. E’ questo il grande dono con il quale il Serrano arricchisce la Chiesa. Il senso del servizio del Club, è nel custodire le vocazioni religiose, che il Signore dona alla sua Chiesa.

L’amicizia del Serrano non si ferma al lato umano, peraltro importante, cioè a “quell’esperienza di incontro e di prossimità a cui la parola “amico” fa riferimento”. Il Serrano va oltre, la sua è un’amicizia spirituale. Ecco, è fondamentale, ha aggiunto mons. Doldi, la comunione, lo scambio di beni spirituali, cioè la relazione che unisce maggiormente le persone. Le semplici modalità umane vengono superate, il prete e il serrano si parlano spiritualmente, qualcosa che non viene mai meno.

E’ un’amicizia che ha il volto del riserbo, il sacerdote viene custodito nella sua discrezione. Il Manzoni sottolineava che, tra i doni più belli dell’amicizia, vi è quello di poter confidare un segreto. E l’amico, ha precisato il relatore, è tale quando sa custodire il segreto, non giudica, ma accoglie.

Il Papa, ha continuato mons. Doldi, ci ricorda che, sulla base del Vangelo, “c’è vera amicizia solo quando l’incontro mi coinvolge nella vita dell’altro fino al dono di me stesso”. Gesù, infatti, non chiama più servi i discepoli, “perché il servo non sa quello che fa il suo padrone; ma vi ho chiamati amici, perché tutto ciò che ho udito dal P adre l’ho fatto conoscere a voi” (Gv 15,15).

Ma l’amicizia può richiedere dei sacrifici. Il quarto evangelista precisa: “Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici” (Gv 15, 13). E’ un dono che non va inteso solo in senso estremo: coinvolgersi con gli altri, è già un modo di dare loro la vita. Riesco a dare la vita quando rinuncio a me stesso e faccio silenzio per fare spazio all’altro, in modo che la sua parola possa risuonare in me. E devo saper com-patirlo, patire con lui, condividere le sue preoccupazioni.

Ma riesco a portare nella mia carne le sofferenze dell’altro, ad esempio la scarsità di vocazioni, che preoccupa il mio amico prete? Continua il Papa: un amico “si affianca con discrezione e tenerezza al mio cammino; mi ascolta in profondità (…) sa condividere il mio percorso, facendomi sentire la gioia di non essere solo; non mi asseconda sempre, ma, proprio perché vuole il mio bene, mi dice sinceramente quello che non condivide” e mi aiuta a rialzarmi ogni volta che cado.

Pertanto, il Serrano, in quanto amico privilegiato, è bene che si dedichi alle vocazioni non in astratto, ma in concreto, ad esempio affiancando quel sacerdote che ha bisogno di aiuto. Oppure, ha suggerito il relatore, può esercitare la sua paternità spirituale verso un seminarista che è in crisi vocazionale. In questo modo, egli coopera, nella fecondità della Grazia, al progetto della Chiesa.

Il Serra, ha osservato il Papa, “è un luogo in cui cresce questa bella vocazione, essere laici amici dei preti”. Il Serrano non è un frate, una suora, un sacerdote mancato, ma un laico (realizzato). Nella società civile, è un professionista stimato (non a caso il Club spesso viene ritenuto una sorta di Rotary o Lions, tra laici cattolici qualificati), che si pone accanto al sacerdote. E non dice che va tutto bene, ma lo aiuta a vedere le cose nella loro oggettività e sa dargli dei consigli qualificati.

Il Serrano sostiene il sacerdote con senso di fede, fedeltà nella preghiera (per le vocazioni, per quel prete anziano, per quel prete novello) e impegno apostolico. Non ha paura di dichiararsi cristiano nella società civile, e sa condividere con il sacerdote lo stupore della chiamata. E’ essenziale questo senso di meraviglia (per la vita e, a maggior ragione, per la vocazione). Il Serrano ne è partecipe; diversamente, tutto scivola via. ”Ab assuetis non fit passio”, rileva un proverbio latino. Dalle cose abituali, infatti, non nasce la passione, le cose comuni non ci fanno impressione.

Mons. Doldi si è poi soffermato sul secondo aspetto evidenziato nel discorso del Papa, la missione che il Serrano deve sentire nel suo intimo. E’ un sentimento che, in verità, devono avere tutti i cristiani, ma il Serrano in modo particolare, perché ha un dono da custodire.

Siempre adelante, sempre avanti; questa, ha osservato Francesco, è “una parola-chiave della vocazione cristiana”. La chiamata da’ un ritmo nuovo alla vita del cristiano, è un invito “a uscire da se stessi” per seguire il Signore. Ma “non può camminare chi resta legato ai propri progetti (…). Anche le strutture pastorali possono cadere in questa tentazione”. Il cristiano, invece, riesce a “scoprire le sorprendenti iniziative di Dio (…) quando non si irrigidisce di fronte alle novità”, e accoglie le sfide “che lo Spirito gli pone, anche quando esse gli chiedono di cambiare rotta”.

Il chiamato, che si mette “al servizio di un progetto più grande”, è pronto a “passare la fiaccola” alle generazioni che lo seguono, consapevole “che il fuoco è acceso dall’Alto, precede la nostra risposta e supera il nostro lavoro”. Nella missione cristiana: “uno semina e uno miete” (Gv 4,37)”. Infine, il Papa ha esortato i Serrani a mostrare la loro amicizia verso i seminaristi e i sacerdoti “nella promozione delle vocazioni, nella preghiera e nella collaborazione pastorale”.

Terminata l’esposizione, che ha saputo “calamitare” la viva attenzione dei presenti, mons. Doldi ha animato un breve, intenso dibattito con i presenti, ad esempio richiamando una citazione di un pensatore medioevale (Aelredo di Rievaulx?), secondo il quale “l’amicizia o è comunicazione di beni spirituali o non è”. L’incontro si è concluso con il suggerimento ai presenti di continuare a curare la propria professionalità, e di essere fieri della vocazione serrana, che ci dona la gioia di testimoniare l’amicizia spirituale verso i sacerdoti.

Sergio Borrelli

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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