Laudato sì

lug 17th, 2017 | By | Category: Primo Piano

Il Preside della locale Facoltà di Teologia, mons. Davide Bernini, ha concluso il cammino formativo del Genova Nervi, presentando l’enciclica “ecologica” di Papa Francesco

Anche quest’anno, l’abate Davide Bernini ha concluso, in un clima di serena amicizia, gli incontri mensili con gli amici del Serra di Genova Nervi. Don Davide ha illustrato, da par suo, alcuni punti dell’enciclica sulla difesa della casa comune, tema che ha accompagnato, fin dal primo incontro (tenuto dal Cappellano, don Carlo Migliori), il Club di Nervi durante l’anno 2016/2017.

abate Bernini con Pres Sales e cappellano Nervi

Il relatore ha evidenziato la prospettiva biblica che emerge dall’ampia riflessione del Papa sui temi ecologici. L’attenzione di Francesco alla difesa dell’ambiente ha già prodotto degli effetti. Sono così fiorite alcune iniziative da parte delle Conferenze episcopali, delle Caritas diocesane (anche quella genovese), dell’associazionismo cattolico (Scout, Azione cattolica, ecc.). Ad esempio, sono stati creati laboratori sulla raccolta differenziata, misure contro lo spreco dell’acqua, ecc.

Il relatore ha poi ripercorso i passaggi attraverso cui è maturato il fermo proposito del Pontefice di sottoporre all’attenzione degli statisti e dell’opinione pubblica il tema, ormai ineludibile, del progressivo saccheggio delle risorse naturali e del mutamento del clima. Al termine delle consultazioni, Francesco si è convinto che alcuni modelli teorici debbano essere rivisti (ad esempio, quello sul profitto: vedere solo il tornaconto immediato è indice di visione miope ed egoista).

Certo, alcuni aspetti del degrado sono controversi, a partire dalla reale incidenza dell’opera dell’uomo sui mutamenti climatici. Sono plausibili conclusioni di segno opposto. Ma anche se risultasse che l’uomo (ad esempio, con le emissioni industriali) è solo una delle cause del degrado, le sue responsabilità rimarrebbero. I problemi ambientali si intrecciano, e si influenzano a vicenda, con quelli sociologici. “Non ci sono due crisi separate”, ma un’unica crisi socio-ambientale. Serve un “approccio integrale”, per superare la povertà, ridare dignità agli esclusi e risanare la natura.

Di grande rilievo l’intervento di Valeria Martano, scelta dal Papa per presentare l’enciclica con gli esponenti, di livello mondiale, citati in nota. Valeria, nel descrivere come degradino insieme, nelle periferie, gli ambienti naturale e umano, ha però evidenziato tante testimonianze positive. Veri segni di solidarietà e di speranza, da parte di persone immerse nella miseria materiale e morale.

Roma è diventata bipolare, una casa comune che si scompone. Cresce la frattura tra periferie anonime (senza luoghi di incontro), quartieri di élite, e “un centro-vetrina turistico e d’affari.” Per gli ultimi (che vedono ridotto il tempo in famiglia dalle difficoltà di spostamento), la solitudine è “una povertà in più”. Si accumula senso di esclusione, gli anziani si sentono scartati, i giovani si rifugiano nel virtuale.“Si sperimenta la c.d. morte del prossimo”, l’orgoglio solitudinario.

Secondo Valeria, “ci sono tante risorse umane, talvolta disperse”, che possono rinnovare il volto delle periferie. Spetta ai cristiani mostrare, a quanti cercano di bastare a se stessi, che la salvezza è comunitaria, “parte dall’inclusione dei deboli, preziosa risorsa di ecologia integrale.” Nel chiudere la sua testimonianza, Valeria (in linea con quanto fa il Papa) chiede all’uomo di oggi quale mondo consegneremo ai nostri figli e nipoti. Per molti sembra che il mondo debba finire con loro, mentre servono interventi correttivi, per dare ai bimbi che nascono, la prospettiva di un mondo migliore.

L’enciclica, dopo uno sguardo iniziale sui temi ecologici, descrive, al cap. 1, alcune emergenze: dall’inquinamento ai rifiuti, ai mutamenti climatici, alla questione dell’acqua e del suo accesso a tutti, alla perdita di biodiversità (flora e fauna che spariscono), allo scadimento della qualità della vita, al debito ecologico tra Nord e Sud del mondo (la c.d. inequità planetaria).

Il relatore si è poi soffermato sul cap. 2 (Il Vangelo della creazione), dai forti contenuti teologici. La Creazione di per sé è buona, quella dell’uomo, forgiato dalla polvere della terra (Adamo = il terroso), è “molto buona”! (Gen 1,31). Adamo è invitato a custodire il giardino in cui è collocato (è la palpebra che protegge la pupilla). Ma la custodia ha qualcosa di passivo, mentre l’uomo deve anche coltivarlo, cioè far emergere i frutti della natura.

Il Papa ha poi replicato ad alcune accuse secondo le quali l’’invito a soggiogare la terra (Gen 1, 28) avrebbe “favorito lo sfruttamento selvaggio della natura presentando un’immagine dell’essere umano come dominatore e distruttore.” (n. 67). In realtà, soggiogare va tradotto più con sostenere, che con dominare: nel Vicino Oriente, il dominio va inteso nel senso di custodire, non di sfruttare.

Ora, se in passato talvolta “i cristiani hanno interpretato le Scritture in modo non corretto”, oggi la Chiesa rifiuta “con forza che dal fatto di essere creati a immagine di Dio e dal mandato di soggiogare la terra si possa dedurre un dominio assoluto sulle altre creature”, che invece vanno curate e protette. Giusto prendere ciò che serve per vivere, ma il giardino del mondo va preservato.

La Bibbia, se sappiamo contestualizzarla, non teorizza “un antropocentrismo dispotico” (n. 68). Al contrario, l’uomo, essendo dotato di intelligenza, “è chiamato a rispettare il creato con le sue leggi” (n. 69). Citando il Catechismo della Chiesa cattolica (n. 339), Francesco sottolinea che tutte le creature “riflettono, ognuna a suo modo, un raggio dell’infinita sapienza e bontà di Dio.”

Anche Gesù, ha aggiunto don Davide, evoca elementi della natura (i gigli del campo, in Mt 6, 28-29), vista come espressione di bellezza divina da custodire. Ci viene chiesto di camminare insieme alle altre creature presenti in natura, vista come sorella. Verso la natura siamo debitori della trasmissione della vita (c’è quindi la relazione asimmetrica del figlio verso la madre).

Nel cap. 3 si sottolinea che la cultura del recupero è venuta meno, a favore della cultura dello scarto (troppi i casi di usa e getta …). Il Papa rimarca la dignità del lavoro, la centralità dell’uomo, l’importanza di relazioni di lavoro capaci di valorizzare i talenti di ciascuno. La meritocrazia ha anche aspetti positivi, ma va sempre ricordato che i doni ricevuti alla nascita non sono nostri meriti.

Al cap. 6, rivolgendo uno sguardo spirituale alla Creazione, il Papa rileva che servono motivazioni forti per superare le fragilità umane (dovute al peccato originale), e per affrontare, con uno specifico cammino educativo, il cambiamento. Solo con un altro stile di vita, educandoci a una nuova “alleanza tra l’umanità e l’ambiente”, giungeremo alla conversione ecologica. Scopriremo, tra l’altro, che la realtà “contiene in sé un’impronta propriamente trinitaria.” (n. 239).

L’enciclica si chiude con due preghiere, una “per la nostra terra”, da condividere con ”tutti quanti credono in un Dio creatore onnipotente”. L’altra (“preghiera cristiana con il creato”), è un aiuto, per il cristiano, ad “assumere gli impegni verso il creato che il Vangelo di Gesù ci propone”.

Sergio Borrelli

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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