Amicizia e coraggio, valori ineludibili

lug 10th, 2017 | By | Category: Primo Piano

L’amicizia e il coraggio. Due valori ineludibili cui deve uniformarsi ogni programma di una vita che sia autenticamente civile, due obiettivi che ogni persona di genuina moralità (e non si vuol qui alludere solo ai cristiani credenti e coerenti) non può fare a meno di tener presenti come capisaldi del proprio agire.

Per il serrano amicizia e coraggio rappresentano due dati essenziali della sua missione: un serrano nel cui animo si affievolisca il senso dell’amicizia o venga meno il coraggio nel ben operare non potrà mai definirsi un buon serrano, e di ciò dovremmo essere tutti convinti.

Il Presidente del CNIS Costa e S.Ecc.l'Arciv. Patron Wong

Ebbene, proprio un fermo proposito di un’azione costantemente improntata all’amicizia e al coraggio dovrebbe costituire il suggello e l’ideale viatico per gli oltre seicento intervenuti alla Convention di Roma dello scorso giugno.

Ad affermarlo, con la sua alta testimonianza, è stato il Sommo Pontefice Francesco, nel discorso rivolto ai partecipanti presenti all’udienza.

Riguardo all’amicizia, Papa Bergoglio ha riconosciuto ai serrani (e ciò è ovviamente motivo di im¬mensa gioia per tutti noi) la capacità di offrire, con la loro presenza e il loro affettuoso sostegno a sacerdoti e seminaristi, un dono prezioso alla Chiesa:

«Essere amici dei sacerdoti, sostenendo la loro vocazione e accompagnando il loro ministero, questo è il grande dono con il quale voi arricchite la Chiesa! Un serrano è anzitutto questo, un “amico speciale” che il Signore ha messo accanto ad alcuni seminaristi e ad alcuni preti.»

Ma l’amicizia di cui benignamente Francesco ha voluto far credito ai serrani è una amicizia vera, non quella, puramente formale e spesso superficiale, che molti oggi ostentano.

«Quando poi è Gesù a usarla – ha affermato testualmente il Papa –, essa indica una verità scomoda: c’è vera amicizia solo quando l’incontro mi coinvolge nella vita dell’altro fino al dono di me stesso. Infatti, Gesù dice ai suoi discepoli: “Non vi chiamo più servi […] ma vi ho chiamato amici, perché tutto ciò che ho udito dai dal Padre mio l’ho fatto conoscere a voi(Gv 15,15)”; in questo modo, Egli instaura un rapporto nuovo tra l’uomo e Dio, che supera la legge e si fonda su un amore confidente. Nello stesso tempo, Gesù libera l’amicizia dal sentimentalismo e ce la consegna come un impegno di responsabilità che coinvolge la vita: “Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per il propri amici” (Gv 15,13)».

Da serrani, ci si perdoni l’espressione, ci inorgoglisce l’autorevole avallo che il Papa ha voluto accordare alla nostra opera, e ci riempie di gioia l’incondizionato riconoscimento dei nostri principi ispiratori. «Questa amicizia – sono ancora sue parole – voi serrani cercate di donarla anche ai sacerdoti. Il Serra Club è un luogo in cui cresce questa bella vocazione: essere laici amici dei preti. Amici che sanno accompagnarli e sostenerli con senso di fede, con la fedeltà della preghiera e con l’impegno apostolico; amici che condividono lo stupore della chiamata, il coraggio della scelta definitiva, le gioie e le stanchezze del ministero; amici che sanno stare vicini ai preti, che sanno guardare con comprensione e tenerezza i loro slanci generosi, insieme alle loro debolezze umane. Con questi atteggiamenti, voi potete essere per i sacerdoti come la casa di Betania, dove Gesù consegnava a Marta e Maria le sue stanchezze e, grazie alle loro premure, riposarsi e rifocillarsi».

Insomma, con il suggestivo richiamo al focolare delle due sorelle di Lazzaro, Sua Santità ha ricondotto la missione del Serra al suo spirito più genuino: non voglia di interferenze in programmi di vita presbiteriali, men che mai pretese di indirizzare itinerari vocazionali che vengono invece decisi ben altrove, ma l’offerta di un’amicizia rasserenatrice e gratificante a chi ha operato una scelta difficile e non sempre appieno compresa.

Quanto poi al tema del coraggio, Francesco ha voluto assumere il motto di Junipero «Siempre adelante!» a proclama e metafora del programma del nostro Serra: «Condivido con voi che si tratta di una parola-chiave della vocazione cristiana. Infatti. La vita del discepolo missionario è segnata dal ritmo che le viene impresso dalla chiamata; la voce del Signore lo invita ad abbandonare il suolo delle proprie sicurezze e a iniziare il “santo viaggio”  verso la terra promessa dell’incontro con Lui e con i fratelli. La vocazione è l’invito a uscire da sé stessi per iniziare a vivere la festa dell’incontro con il Signore e percorrere le strade sulle quali Egli ci invia».

«Siempre adelante!». Sempre avanti, senza tentennamenti, anche a costo di andare incontro a pericoli e insidie. In proposito, è stato chiarissimo l’appello del Papa: «Non può camminare chi non si mette in discussione. Non avanza verso la meta chi ha paura di perdere sé stesso secondo il Vangelo (Mt 16,25-26). Nessuna nave solcherebbe le acque se avesse timore di lasciare la sicurezza del porto. Allo stesso modo nessun cristiano può entrare nell’esperienza trasformante dell’amore di Dio se non è disposto a mettere in discussione sé stesso».

L’esempio di Junipero, di cui lo stesso Francesco, il 23 di novembre dello scorso 2015 proclamò il trionfo sugli altari, è per il Pontefice altamente significativo: «Ci illumina l’immagine di San Junipero, che, zoppicante, si ostina a volersi mettere in viaggio verso San Diego per piantarvi la Croce! Ho paura dei cristiani che non camminano e si rinchiudono nella propria nicchia. E’ meglio procedere zoppicando, talvolta cadendo, ma confidan¬do sempre nella misericordia di Dio, che essere dei “cristiani da museo” che temono un cambiamento e che, ricevuto un carisma o una vocazione, invece di porsi al servizio dell’eterna novità del Vangelo, difendono sé stessi e i propri ruoli».

E, a riassumere i due ideali serrani dell’amicizia e del coraggio, ecco l’invito conclusivo dell’elevato discorso del Pontefice. «Cari fratelli e sorelle, vi esorto a essere veri amici dei seminaristi e dei sacerdoti, manifestando il vostro amore per loro nella promozione delle vocazioni, nella preghiera e nella collaborazione pastorale. E mi raccomando: sempre avanti! Avanti nella speranza, avanti con la vostra missione, guardando oltre, spalancando orizzonti, facendo spazio ai giovani e preparando il futuro. La Chiesa e le vocazioni sacerdotali hanno bisogno di voi».

 Casimiro Nicolosi

 

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