Breve commento sul tema dell’anno sociale

mag 14th, 2017 | By | Category: Primo Piano

Con l’elezione al Pontificato di Papa Francesco, si é avvertito, fin dal primo giorno, una diversità nel rapporto con il popolo, credenti e non credenti, che si è manifestato attraverso un modo di parlare e di agire diverso da quanti lo hanno preceduto. Linguaggi nuovi e gesti nuovi, soprattutto nei confronti dei giovani, nei quali il Santo Padre ripone molta fiducia perché rappresentano il futuro della Chiesa.

Questo nuovo modo di comunicare del Papa, adatto al mondo contemporaneo, raggiunge il cuore di quanti lo ascoltano e sta producendo, tra i giovani, una nuova cultura di avvicinamento alla vita di relazione con la Chiesa; una vera evoluzione che si auspica possa dare i suoi frutti nella percezione di quanti saranno “chiamati” alla vocazione del sacerdozio.

Neologismi quali “misericordiare”, che non deve essere inteso come verbo astratto ma come “invito a servire” o espressioni quali “il lavoro dell’orecchio” per richiamare con forza il consiglio di “dare ascolto ai giovani”, fanno presa su tutti, e in particolare sui giovani.

Salvatore Claudio Sgroi, ordinario di linguistica generale presso l’Università di Catania, nel suo recente libro “Il linguaggio di Papa Francesco: analisi, creatività e norme grammaticali”, Libreria editrice vaticana, che si invita a leggere, mette in rilievo il nuovo lessico espressivo-comunicativo del “Sommo Locutore”, capace di trasmettere il suo messaggio immediato, generando possibilità strutturali della lingua e della grammatica italiana, ancora inedite. Un modo nuovo, che esce dagli schemi, dando prova di una creatività linguistica tutta italiana.

Una “linguistica militante” che suscita in tutti il desiderio di ascoltare le parole del Papa, ma anche l’attesa di ascoltarlo nel prossimo incontro.

Un linguaggio, quindi, di promozione al dialogo, che provoca emozioni, grandi emozioni, come nelle GMG di Rio de Janeiro e di Cracovia, ma che apre anche un nuovo rapporto con la Chiesa e soprattutto verso le vocazioni.

Anche nelle omelie giornaliere durante la celebrazione della Santa Messa a Santa Marta, che possiamo leggere quotidianamente, le parole scorrono facili, spontanee, senza fronzoli, ma suggestive nell’espressione e accattivanti per chi ascolta.

Come per il linguaggio anche i gesti sono diversi, significativi. Una nuova “enciclica dei gesti”, come la definisce suor Maria Antonia Chinello, docente della Pontificia Facoltà Auxilium, una enciclica che nasce dal realismo dell’esperienza pastorale e dalla capacità del Papa di ascoltare il mondo contemporaneo.

Lo vediamo quasi ogni giorno in TV, con i suoi gesti quando si affaccia per l’Angelus domenicale, o quando accoglie, abbraccia e ascolta i poveri, i clochard, i bambini, per come sa stare in messo a tutti. Gesti semplici, naturali, che fanno presa e, anche in questo caso, con i giovani in prima fila. Gesti nuovi per vocazioni nuove.

Questo nuovo modo di avvicinarsi di Papa Francesco alla Chiesa e al popolo di Dio, questo nuovo linguaggio e questi nuovi gesti stanno cominciando a dare i loro frutti. A fronte di una cultura pluralista del passato si inizia a contrapporre la presenza di giovani che mostrano interesse per una vita intesa come valore assoluto, sacro. Ci saranno forse meno sacerdoti, ma certamente più consapevoli e preparati.

Sono i giovani ai quali dobbiamo guardare anche nel nostro impegno serrano di sostegno alle vocazioni sacerdotali e alla vita consacrata. Un impegno come “chiamanti” nell’accompagnamento di chi vuole progredire nella fede per conformarsi a Cristo. Ma anche noi con linguaggi e gesti nuovi, significativi, gioiosi, verso quanti avvertono la “chiamata” del Signore, verso i seminaristi nel loro percorso di formazione, verso i Sacerdoti e i Religiosi nel loro impegno ministeriale esercitato in nome e nella persona di Cristo.

Cosimo Lasorsa

 

 

 

 

Tags: , , ,

Comments are closed.