In Iraq c’è un tesoro da salvare

ago 17th, 2014 | By | Category: Cultura

Un appello del mondo accademico per i cristiani in Iraq è stato lanciato su iniziativa di Alessandro Mengozzi, dell’Università di Torino, e dalla collega Eleanor Coghill del’Università di Costanza, e subito sottoscritto da decine di ricercatori e docenti italiani e di tutto il mondo che si occupano della lingua e della cultura dei cristiani iracheni.Qui di seguito il testo dell’appello e la lista delle adesioni.

Sono passati novantanove anni da quando i cristiani del Medio Oriente furono decimati nel genocidio del 1915, che riguardò, tra gli altri, i cristiani di lingua aramaica: Assiri, Caldei, Siri e Aramei. Ora, in pieno XXI secolo, assistiamo al tragico ripetersi della storia. Città e villaggi cristiani come Qaraqosh, Telkepe e Alqosh, che in qualche modo erano rimasti al riparo dalla violenza degli ultimi decenni, sono oggi completamente svuotati della loro popolazione. Si tratta di luoghi e comunità che, con i loro antichi monasteri, hanno un’enorme importanza storica e culturale. I cristiani e gli ebrei di questa regione hanno tra il resto conservato nei millenni la lingua aramaica e la parlano tuttora. Flussi di sfollati hanno raggiunto in varie fasi la piccola regione autonoma del Kurdistan iracheno e sono ormai ammassati a centinaia di migliaia nelle città curde, loro stesse minacciate dalla furia dell’ISIS. Dormono nei parchi e per le strade. Decine di migliaia di Yezidi sono stati costretti a fuggire, senza riparo o acqua, sulle montagne. Aiuti umanitari sono indispensabili nell’immediato, ma è chiaro che gli sfollati non potranno rimanere a lungo ad Erbil o Duhok in queste condizioni. Come studiosi impegnati nella ricerca sulle minoranze di lingua aramaica e la loro cultura, facciamo appello ai Governi degli Stati Uniti d’America e dell’Unione Europea perché facciano tutto quello che è in loro potere per permettere agli sfollati di tornare nelle loro case nella piana di Mosul e perché sia costituito per loro un porto sicuro nell’Iraq settentrionale, protetto da forze internazionali, sul modello di quanto è avvenuto venti anni fa per scongiurare il genocidio dei Curdi e garantire alla regione autonoma la stabilità e prosperità di cui ha goduto finora e che vorremmo poter augurare a tutti gli Iracheni.

 

Dr. Eleanor Coghill (Konstanz) Dr. Alessandro Mengozzi (Torino) Prof. Geoffrey Khan (Cambridge) Prof. Dr. Werner Arnold (Heidelberg) Univ.-Prof. Dr. Shabo Talay (Berlin) Prof. Yona Sabar (UCLA) Prof. Dr. Heleen Murre-van den Berg (Leiden) Prof. Fabrizio Pennacchietti (Torino) Prof. Dr. Otto Jastrow (Tallinn) Prof. Steven Fassberg (Jerusalem) Prof. Hezy Mutzafi (Tel Aviv) Dr. Samuel Ethan Fox (Chicago) Dr. Sergey Loesov (Moscow) Pablo Kirtchuk, Ph.D. (Paris) Dr. Maciej Tomal (Krakow) Dr. George Anton Kiraz (Rutgers, New Jersey) Mr. Nineb Lamassu (Cambridge) Mr. Zeki Bilgic, M.A. (Konstanz) Mr. Georges Toro (Konstanz) Dr. Charles G. Häberl, PhD (Rutgers, New Jersey) Dr. Roberta Borghero (Cambridge) Dr. Michael Waltisberg (Marburg) Dr Alinda Damsma (Leo Baeck College, London) Dr. Na’ama Pat-El (Austin, Texas) Dr. Johanna Rubba (Cal Poly, Obispo, California) Rev. Kristine Jensen (Aramaic Bible Translation, Peoria, Arizona) Dr Lidia Napiorkowska (Cambridge) Mrs. Kathrin Göransson (Cambridge) Mr. Ariel Gutman (Konstanz) Mr. Michael Wingert (UCLA) Mr. Timothy Hogue (UCLA) Mr. Kristine Mole (Cambridge) Dr. Jasmin Sinha (independent, Aubange) Mr. Fabio Gasparini (Torino) Mr. Demsin Lachin, (Aramaic Bible Translation, Turlock, California) Dr. Margaretha Folmer (Leiden) Dr. Estiphan Panoussi (Gothenburg) Prof. Emeritus Olga Kapeliuk (Jerusalem) Dr. Jean Sibille (Toulouse)

 

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Con i fratelli crocifissi

 

Nel cuore dell’estate, la Chiesa torna a proporci il mistero dell’assunzione di Maria in cielo, mistero che corona tutta la sua vita. Il cantico del Magnificat ce la presenta come icona e profezia di una storia nuova. “Nuova” perché retta da criteri sorprendenti: gli umili vengono innalzati, i potenti rovesciati giù dai loro troni presuntuosi, i ricchi ridotti alla miseria e i poveri restituiti alla loro dignità.

Oggi celebriamo l’Assunta associando al corpo glorificato e al volto splendido di Maria riprodotti dall’iconografia classica il volto e il corpo sfigurati dalla fame, straziati dalla violenza gratuita, umiliati e negati in fondo ai nostri mari, crocifissi e derisi nel corpo e nella storia di donne e uomini che hanno l’unica colpa di essere cristiani, come sta capitando in Iraq, in Siria e in Nigeria, dove è in atto una vera e propria Shoah cristiana. Stessa cieca immotivata violenza, stesso blasfemo rimando a Dio (ricordiamo il beffardo “Gott mit uns”), stessa arroganza omicida. Speriamo non stesso assordante e complice silenzio da parte di alcuni.

Quante processioni si snoderanno oggi per le strade delle nostre città! Mi piacerebbe vederle come momenti di preghiera e di testimonianza cristiana, ma anche come un modo per riempire di significato l’assenza e il silenzio assordante del mondo Occidentale, sempre pronto a mobilitazioni “politicamente corrette”, per le quali non è previsto nessun prezzo da pagare, né in termini di ritorsione economica né in termini di violenza di ritorno. Quanta ipocrisia!

La nostra Europa, attenta a distribuire con solerzia «raccomandazioni» dal valore talvolta inutile se non proprio discutibile (come la misura e la forma delle banane o di altri prodotti da immettere sul mercato), rimane infatti «distratta e indifferente, cieca e muta», rispetto a una tragedia umanitaria nella quale i cristiani pagano il pregiudizio che li confonde in modo indiscriminato con il modello di sviluppo occidentale: lo stesso che ha spesso depredato il Sud del mondo e che oggi pretenderebbe di chiudersi a fortezza. Il paradosso – in questo massacro senza fine, che in Iraq e in Siria riguarda anche gli yazidi e in diversi casi gli stessi musulmani sciiti – è doppio: i cristiani non soltanto sono privati del diritto di cittadinanza in terre che da millenni conoscono la loro presenza, ma vengono esclusi da società alle quali storicamente hanno assicurato un contributo unico e originale di cultura, di competenze e di civiltà.

Per questo come Presidenza della Conferenza episcopale italiana abbiamo invitato tutte le comunità ecclesiali a vivere l’Assunta di quest’anno come una giornata di particolare vicinanza al dramma insostenibile, sofferto da centinaia di migliaia di cristiani nel mondo intero.

Ci vuole una festa dell’Assunta un po’ diversa! Spinti da Maria che «si reca in fretta» da sua cugina Elisabetta, siamo provocati a non voltarci dall’altra parte, negando a chi soffre ogni forma di vicinanza. La prima di esse passa già dalla disponibilità a informarsi: le fonti non mancano e tra queste spicca certamente “Avvenire”, che sulla situazione di chi è privato della libertà religiosa non smette di offrire notizie e approfondimenti di qualità. Una seconda forma di coinvolgimento va nella direzione di sostenere l’impegno della Caritas, presente con la sua rete di relazioni e di progetti nelle diverse emergenze del pianeta.

Infine, c’è la vicinanza della preghiera. Come dimenticare l’episodio narrato negli Atti degli Apostoli, quando, «mentre Pietro era tenuto in carcere, dalla Chiesa saliva incessantemente a Dio una preghiera per lui» (At 12, 5)? È proprio questa l’esperienza che soggiace alla giornata odierna e che ci pone in stretta comunione con Papa Francesco, partecipe a Seul della VI Giornata della Gioventù asiatica.

Maria, donna che ha conosciuto e accolto l’infinita umiltà di Dio, ci sia di sprone nella testimonianza della freschezza della nostra fede; ci porti a superare ogni incertezza, timore e sciocca sudditanza allo spirito del mondo… “politicamente (s)corretto”. Lei, anticipo del nostro futuro, ci aiuti a contemplare la storia come luogo della bontà e della misericordia del Padre per tutta l’umanità, a partire dai poveri, dagli umili, dai perseguitati. E, tra questi, oggi non possiamo non porre anche la minoranza yazida in fuga dall’intolleranza omicida.

Nunzio  Galantino

 

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