Teatro Sacro a San Miniato in prima assoluta

lug 2nd, 2014 | By | Category: Eventi

Gli amici del Serra Club di San Miniato sono lieti di invitarla giovedì 17 luglio 2014 dal titolo alla Prima Rappresentazione Assoluta della LXVIII Festa del Teatro di San Miniato. L’evento nasce da un’idea e regia di Antonio Calenda, sul testo di Gianni Clementi, dal titolo “Finis Terrae”, con Nicola Pistoia e Paolo Triestino e con Francesco Benedetto, e Ismaila Mbaye, Ashai Lombardo Arop, Moustapha Dembele, Moustapha Mbengue, Djibril Gningue, Ousmane Coulibaly, Inoussa Dembele, Elhadji Djibril Mbaye, regia di Antonio Calenda, Scene di Paolo Giovanazzi, Costumi di Domenico Franchi, Luci di Nino Napoletano. Le scene sono di Paolo Giovanazzi, i costumi di Domenico Franchi, le luci di Nino Napoletano.

Si riporta di seguito la presentazione del Direttore artistico don Piero Ciardella.

“Nel mese di luglio si alzerà di nuovo il sipario sul Festival del teatro popolare di San Miniato, giunto alla 68a edizione: si tratta di un evento molto atteso non solo dagli abitanti della cittadina toscana, ma da un numero sempre crescente di persone che credono ancora nella capacità del teatro di suscitare emozioni, di interrogare le coscienze, di elevare lo spirito. Oltre allo spettacolo principale, che costituisce il vero e proprio “Dramma popolare” (secondo la denominazione che fin dall’inizio lo ha identificato), il cartellone di quest’anno propone una serie di cinque spettacoli, diversi per linguaggio e per genere, ma accomunati dal fatto di costituire dei momenti di riflessione su temi di attualità, che si aprono ad un serrato confronto con il messaggio del Vangelo, e, più in generale, con la tradizione cristiana.

Finis Terrae. Lo spettacolo principale

Nel progettare lo spettacolo principale dell’edizione 2014 del Festival di San Miniato ci siamo orientati ad individuare una tematica non solo attuale, ma che rappresentasse la cifra del tempo che stiamo vivendo, e contemporaneamente riuscisse a coinvolgere il pubblico in una autentica esperienza spirituale. L’inizio è stato costituito dal felice incontro con Antonio Calenda, uno dei registi più significativi del teatro italiano contemporaneo. Con Calenda abbiamo cominciato a pensare ad un’opera che ritenessimo adatta al palcoscenico di San Miniato. Grazie alle sollecitazioni offerte dalle illuminate parole di Papa Francesco, la nostra attenzione si è volta immediatamente e spontaneamente a un tema che riguardasse la realtà drammatica rappresentata dai poveri del mondo, quelli che il Pontefice, senza parafrasi, ha più volte definito “i rifiuti” della società opulenta, le vittime della cultura dello “scarto”.

Se è vero che la povertà non costituisce, purtroppo, puro appannaggio del presente, è altrettanto innegabile che oggi più che nel passato, essa abbia assunto il volto concreto di milioni di persone che stanno alla porta delle nostre case, di masse di migranti che fuggono dalla guerra e dalla fame e reclamano di essere riconosciute nella loro dignità, e nelle loro legittime aspirazioni alla libertà e alla giustizia. Di fronte a questo fenomeno di dimensioni epocali, noi dovremmo avvertire, come ci esorta il magistero di Papa Francesco, ma prima ancora come ci insegna il Vangelo, che non è più possibile definire la nostra identità e progettare il nostro futuro escludendo l’altro, continuando a far finta che l’altrui povertà sia cosa che non ci riguarda.

Per dare forma a questi pensieri abbiamo affidato il compito di scrivere un’opera teatrale ad uno dei maggiori autori italiani, Gianni Clementi, coinvolgendo come protagonisti due prestigiosi nomi della scena italiana: Paolo Triestino e Nicola Pistoia. Accade così, per la prima volta nella storia del Dramma popolare, che non si sia scelto di rappresentare un’opera attingendo alla letteratura classica, moderna o contemporanea, ma che, a partire da una idea ispiratrice, si sia ritagliata su misura della storica piazza di San Miniato una rappresentazione teatrale di grande impatto drammatico, e di grande risonanza etica ed esistenziale.

Al teatro non spetta ovviamente il compito di proporre soluzioni politiche ad un fenomeno drammatico e complesso come è quello del flusso migratorio dal sud del mondo verso le nostre coste, ma ha il dovere morale di sollecitare nello spettatore una conversione interiore, che, per dirla ancora con Papa Francesco, implica «il passaggio da un atteggiamento di difesa e di paura, di disinteresse o di emarginazione – che, alla fine, corrisponde proprio alla “cultura dello scarto” – ad un atteggiamento che abbia alla base la “cultura dell’incontro”, l’unica capace di costruire un mondo più giusto e fraterno, un mondo migliore».

Il programma degli eventi collaterali

La caratteristica peculiare degli altri cinque spettacoli che coronano il programma del Festival è quella di aprire l’orizzonte verso una pluralità di forme espressive. Questa varietà di linguaggi, fatto inedito per il nostro festival, offre al pubblico sanminiatese la possibilità di confrontarsi con dei contenuti esistenzialmente coinvolgenti comunicati, di volta in volta, dalla forza della parola, dall’incanto della musica e dalla seduzione della danza.

Una prima serie di spettacoli ha come protagonista delle donne, molto diverse per indole, per formazione e per periodo storico in cui sono vissute, ma accumunate dal fatto di essere diventate, grazie alla vigore della loro femminilità, protagoniste della loro epoca:

Caterina da Siena e Beatrice di Pian degli Ontani. La Santa e la Poetessa pastora, pur non essendosi mai incontrate in vita, trovano nella poetica delicata e nella recitazione raffinata di Elisabetta Salvatori una trama sottile che li unisce nel medesimo canto di bellezza, di amore e di fede (Piantate in terra come un faggio e una croce).

Giovanna d’Arco. La musica di Honnegger, la recitazione di L. Fornara e la danza di L. Guicciardini si fondono in una perfetta armonia per offrirci uno spettacolo capace di restituire intatti il carisma e il fascino della Pulzella di Orleans (Giovanna al rogo. Storia di una identificazione).

Marianella Garcia Villas. Donna dei nostri tempi, uno dei molteplici volti femminili in cui si è incarnato il conflitto di Antigone tra legge iniqua e imperativo della coscienza, Marianella Garcia Vargas ci parla di sé, della sua lotta a fianco del vescovo Romero, del suo amore per la libertà che osa fino alla misura colma del martirio, grazie all’empatica rivisitazione drammatica di Silvia Pagnin e Agostino Cerrai (Semillas. Il Salvador di Marianella e Oscar Romero).

L’attrice Elena Bucci, con la sua consueta scrittura profonda e con una recitazione di rara intensità, ci coinvolge in una veglia popolata dalla presenza/assente di quanti, sebbene morti, rimangono ancora vivi nella memoria, nell’immutato amore che si colora di volta in volta delle tinte caliginose del dolore e della nostalgia, e dei colori tenui della tenerezza e della speranza (In Canto e in Veglia).

Infine, il palcoscenico della storica piazza di San Miniato ha l’onore di ospitare, per la prima volta nella sua completezza, uno spettacolo di testi e canzoni firmato da uno tra i più importanti e apprezzati compositori italiani, Beppe Dati. L’autore, pur dichiarandosi non-credente, propone una serie di canzoni che costituiscono nel loro insieme un autentico itinerario alla scoperta personale e intima di Gesù di Nazaret. È difficile rimanere indifferenti al fascino della musica e alla profondità dei testi che restituiscono all’uomo dei nostri giorni, inquieto e perennemente in cerca di motivi per cui sia degno e possibile vivere, l’attualità e la perenne giovinezza del messaggio del Vangelo di Gesù (Il mio Gesù)”.

Tags: , , , ,

Comments are closed.