Riflessioni Governatorato Distretto 73

lug 2nd, 2014 | By | Category: Cultura

Il Presidente Avv. Antonio Ciacci, attuale Past Presidente di Serra International Italia, ci ha chiesto delle riflessioni sul tema del Congresso Nazionale 2014 “La Bellezza della fede nel mondo governato dall’economia: una vocazione per la vera crescita”,  che come governatori, abbiamo avuto modo di maturare nell’ambito dei nostri distretti.

In questo mio primo anno in cui ho ricoperto la carica di governatore – racconta il Governatore del Distretto 73 di Serra International Italia – Puglia e Basilicata – ho visitato, viaggiando molto, i vari clubs e la prima che ho osservato è stata la bellezza della mia terra e di tutti i suoi colori intensi, io provengo dalla Puglia.

In questi spostamenti mi sono accorto che la nostra è un terra felice e la felicità ha sempre un risvolto soprannaturale. Non si può essere felici se il nostro cuore non si riempie di estatica meraviglia, se la nostra mente non registra un forza estranea al nostro dominio ma connaturata nell’animo. Nei rapporti con gli altri poi, scaturisce un altro tipo di bellezza: la gioia dell’incontro la forza della solidarietà, l’appagante serenità di un sincera stretta di mano. Ho ritrovato le parole del poeta inglese John Donne”. Nessun uomo è un’isola, intero, in se stesso” e perciò ogni uomo è un pezzo della terra, una parte del continente!”. Quante volte ci dimentichiamo o addirittura non vediamo il fratello che cammina vicino a noi e presi dalla forte agitazione di un mondo vorticosamente in movimento, non ci fermiamo a tendere una mano, a soccorrere, a sorridere, a parlare, a comunicare con calma. Di Noi del Serra dicono che abbiamo una marcia in più: il nostro compito è coltivarla, approfondirla, divulgarla.

Ciò che mi sono chiesto e che ci siamo chiesti nell’ambito del mio distretto è il vero e profondo significato della bellezza come qualità capace di appagare l’animo attraverso i sensi, diventando oggetto di contemplazione. Accanto ad essa appare la fides il fatto di credere solidamente nella verità e giustezza di un assunto, una fiducia verso gli altri, verso se stessi, verso la natura, verso Dio.

La Fede è vivere infatti la parola di Dio attraverso soprattutto atti concreti, proiettando il proprio io verso coloro che camminano sulle strade del mondo, delusi dalla vita, facendo riemergere nel loro animo lo stupore dell’infanzia, il desiderio di andare avanti affrontando con fiducia il futuro.

In questa discussione particolare rilevo hanno avuto le due lectio magitralis di Sua Eminenza il Cardinale Salvatore De Giorgi sul tema ” La bellezza di essere chiamati a Cristo come esempio di verità ed amore” e di Sua Ecc. l’arcivescovo di Taranto Mons. Filippo Santoro, sul tema ” Fede Cristiana , amica della ragione e della Bellezza”:

Si è evidenziato come la fede l’amore, la misericordia, la gioia siano simboli della bellezza che ci mettono in grado di praticare modelli di sviluppo che derivano dal dono che Dio, nel suo grande amore, concede all’uomo Dono che è in contrasto con la società dell’utilità e del profitto.

Quindi il percorso di riflessione ha portato al concetto che la bellezza spirituale è verità, è la ricerca di Dio nella virtù del vero cristiano, con la ricerca del Cristo che è la bellezza della santità incarnata.

Di qui la bellezza della vocazione a Cristo come dono. Cristo come Verità da annunciare, Gesù come amore da testimoniare, con il postulato che la bellezza della vocazione è un dono. Un dono che presuppone la collaborazione attiva del chiamato.

Ma è anche un dono che viene affidato alla nostra responsabilità. perchè la chiamata di Gesù è una chiamata che , anche se in modo diverso, viene rivolta a ciascuno di Noi per collaborare nell’opera della salvezza.

Ed è su questo punto che noi serrani dobbiamo riflettere.

E’ questo il tema che dovrebbe vedere noi serrani impegnati in prima persona anche perchè il tema delle vocazioni è così connaturato in noi da essere il fondamento del nostro Statuto: Incoraggiare, Favorire e promuovere le Vocazioni al sacerdozio ministeriale della Chiesa Cattolica.

In tema di vocazione c’è da osservare che il dato è ormai evidente da più anni a questa parte: si assiste ad una riduzione del numero dei sacerdoti cattolici in Italia.

La Chiesa cattolica non è mai apparsa così forte e autorevole, nella società italiana. In questo inizio di terzo millennio, c’è un comune riconoscimento del ruolo del cattolicesimo nella nostra cultura. Quando vescovi e cardinali parlano, trovano sempre molto rilievo su giornali e tv e il papa gode di un’attenzione mediatica che non conosce crisi.

Ma c’è un però. La Chiesa, che oggi appare così forte, non è mai stata così debole. Cresce la strana pattuglia degli atei devoti, aumentano i suoi rumorosi difensori politici, ma calano i fedeli. Il Papa è applaudito nelle piazze, aggrega folle oceaniche ma le chiese si svuotano. Di più: la crisi di vocazioni sta inaridendo il ricambio dei sacerdoti, sempre in minor numero e sempre più vecchi.

In Italia le prospettive per il futuro del cattolicesimo non lasciano prevedere una continua ed inarrestabile crisi di vocazioni con conseguente drastica riduzione del clero. Però tutto dipende essenzialmente dalle strategie formative di base, dalla definizione di una chiara ed inequivocabile identità del ruolo, dalla capacità di favorire la crescita di personalità mature, in altre parole dalla capacità di saper innaffiare e coltivare con ogni premura e delicatezza quel piccolo seme, quel germoglio che è la vocazione.

Ed qui che il nostro movimento assume un ruolo primario nella ricerca di strategie formative di base, nella definizione di una chiara ed inequivocabile strategia per bloccare la tendenza della crisi delle vocazioni.

Ma per fare ciò il Serra deve prima superare quel senso di impotenza che serpeggia all’interno del nostro movimento e che viene descritto dal nostro relatore mons. Nico Dal Molin, quando parlando della fragilità e inconsistenza dell’esistenza umana, definisce come quarta sofferenza “il senso… della inefficacia del nostro impegno, delle conflittualità relazionali, della poca comunicazione interna ai nostri ambienti..”

Per questo il Serrra deve essere impegnato a fare qualcosa di più. Questo nostro Congresso deve centrare ed individuare quali strategie adottare per essere, come ha detto la nostra Neo presidente Maria Luisa Coppola, megafono della buona notizia che il futuro nella Chiesa e della Chiesa sarà assicurato dai nostri novelli presbiteri.

Questa sarà la bellezza della nostra azione.

Ed è questa la risposta che noi Serrrani attendiamo da questo Congresso che è il massimo organo decisionale che definisce la linea politica e il programma dell’organizzazione.

Ed è dalla nuova dirigenza, da esso espressa, che attendiamo le individuazioni di quelle strategie finalizzate sia a ringiovanire il nostro movimento che a esercitare coralmente la nostra missione.

Questo consoliderà la bellezza di essere serrani.

Angelo Pomes

Governatore Distretto 73

 

 

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