Paolo Belmonte ai serrani: “Noi siamo come uno dei chicchi del melograno”

giu 23rd, 2014 | By | Category: Primo Piano

Si è svolta a Roma la cerimonia di scambio dei distintivi del Governatore del Distretto n. 72 Lazio-Campania Prof. Giovanni Sapia che cede il passo all’Avv. Paolo Belmonte, alla presenza del Vice Presidente Internazionale di Serra International Dante Vannini, del Presidente Nazionale Avv. Antonio Ciacci, del Presidente eletto nazionale Prof.ssa Maria Luisa Coppola, del Rappresentante presso la Santa Sede di Serra International Italia dott. Cesare Gambardella, del Presidente del Serra Club di Roma Prof. Doriano Froldi, del Presidente eletto di Roma Prof.ssa Rosa Santi, del Rettore del Seminario di Aversa mons. Stefano Rega e di numerose autorità.

La cerimonia ha avuto inizio con la Santa Messa officiata da mons. Vittorio Formenti e cantata dal soprano Jung Mi Lee.

“Quando Padre Powell – ha ricordato mons. Vittorio Formenti Cappellano del Distretto 72 e Direttore dell’Ufficio Statistico della Segreteria di Stato Vaticana – diceva sempre ‘Cercate la felicità degli altri’, ho sempre pensato che in questa frase si trovano una miniera di stimoli alla gioia come nell’Evangelii Gaudium. In una delle ultime conferenze qui nel Club di Roma è stato spiegato come il Barocco, nato a Roma, è stato pensato nell’ambito di una grande religiosità da Gian Lorenzo Bernini che voleva mettere a disposizione la sua arte della gloria di Dio. Da qui, dalla gloria di Dio, cito Luigi Gonzaga, primo tra otto figli, che perpetrò subito la rinuncia al titolo di battesimo a favore del secondo e già da ragazzo fa voto di verginità. Luigi, lo ricordiamo nella giornata dedicata a San Luigi Gonzaga, viene mandato alla corte di Spagna, assiste a quella mondaneità tipica delle corti e nonostante tutto manifesta il desiderio di accedere alla vita consacrata. Il suo desiderio è di entrare tra i cappuccini ma alla fine ascolta il consiglio del papà, studia teologia e si avvia alla vita sacerdotale tra i gesuiti. A quel tempo non vi erano Papi che fossero specchio di santità, eppure proprio in quegli anni intorno al 1521, quando termina il Rinascimento, quando vi è il Sacco di Roma e Roma stessa scende tra i 15 e i 16000 abitanti, la città ha grandi fidure di santità come ad esempio San Camillo De Lellis, San Ignazio e a Milano San Carlo Borromeo. Nonostante tutto c’e’ una profonda pratica della santita’. Sara’ proprio San Carlo Borromeo a dare la prima comunione a san Luigi. Le ossa di Luigi Gonzaga sono oggi nella Chiesa di san Ignazio e ricordo fin da quando il 21 giugno da ragazzi andavamo sempre a Castiglione delle Stiviere, paese di origine del Santo, la parte superiore del cranio è qui conservato mentre la parte inferiore è a Rosolini, in provincia di Siracusa, dove molto fertile in Sicilia è il culto di San Luigi e dove tanti sono i giovani che portano il nome Luigi. Auspico che di giovani che abbiano l’entusiasmo di Luigi Gonzaga ne nascano tanti”.

Presenti alla cerimonia don Luigi Zugaro e Fabrizio Ficco del Seminario Diocesano invitati dal Presidente del Serra Club di Roma, che ha portato i saluti anche del Rettore del Pontificio Seminario Romano Maggiore don Concetto Occhipinti all’estero per una ordinazione sacerdotale.

A questo punto la parola passa al Governatore uscente del Distretto 72 Prof. Giovanni Sapia, di cui pubblichiamo alcune delle parole commosse di commiato.

“Fraterni amici e cappellani – ha detto Giovanni Sapia – ringrazio don Roberto del Riccio che nonostante non sia presente oggi mi ha fatto pervenire sempre una testimonianza di grande affetto come dai riferimenti spirituali del Distretto 72, dall’immancabile don Vittorio Formenti al Rettore del Seminario di Aversa mons. Stefano Rega. Mi volgo indietro e vedo tante cose stupende che lascio nelle mani di Paolo Belmonte, giovane cristiano figlio di un cristiano e serrano impeccabile come l’Avv. Guido Belmonte. Grazie al grande Ugo La Cava con il quale in auto e in treno abbiamo percorso migliaia di chilometri, inclusa l’esperienza in aereo per la convention a Palma di Maiorca. Con lui ho condiviso l’affettuosa amicizia di tutti. Grazie al Presidente Nazionale Avv. Antonio Ciacci per avere scelto come sedi centrali di svolgimento del Consiglio nazionale italiano Roma per lo più e Napoli, dunque il nostro distretto. Grazie per la preziosa presenza di affetto a Lidano Serra, grande presidente, che tutti sosteniamo ora nella sua battaglia di vita. Consentitemelo: ‘Viva i Governatori’. I governatori sono le figure di riferimento nevralgico del Serra Italia e di tutto il sistema serrano. Senza di essi il Serra non c’e’. La macchina del Serra perde i colpi se i distretti funzionano male e quindi nel collegamento centro-periferia si gioca il futuro del movimento. Grazie al Forum dei Governatori di cui mi sono fatto promotore, il Serra Italia ha avuto un grande imput ad occuparsi ancora di più della formazione serrana ed è stato dato un incarico specifico per un contributo forte al rinnovamento dello Statuto oggi più snello ed efficace, volto all’ottimismo che è e deve essere alla base della costituzione e dei sentimenti serrani, per la crescita delle estensioni. Sono felice che il nuovo Presidente Nazionale Prof.ssa Maria Luisa Coppola provenga proprio dal nostro distretto 72, già impeccabile governatore nell’anno sacerdotale. Grazie a tutti”.

A seguire l’intervento di Paolo Belmonte, nuovo Governatore del Distretto 72 Lazio e Campania nel biennio 2014-2016, cresciuto nella famiglia serrana a partire dal suo nucleo familiare.

“Pace a voi. Il mio pensiero è rivolto in primo luogo a tutti i serrani e ai familiari dei serrani che vivono nella sofferenza e nella prova, e vi chiedo di esser loro vicini con il sostegno e la preghiera. Vorrei dedicare questo mio primo intervento da governatore a Lidano Serra, Presidente del Club di Latina, il cui esempio di uomo e di serrano mi ha accompagnato nella mia personale formazione. Con lui desidero ringraziare oggi tra i nostri sacerdoti: Mons. Vittorio Formenti, che mi è stato sempre accanto, non lesinando mai consigli, suggerimenti, e che mi ha indicato il modo più autentico per vivere l’apostolato e per essere un buon serrano; Padre Roberto del Riccio, il Rettore del Pontificio Seminario Interregionale di Posillipo, che ha saputo orientare tutti i soci dei club di Napoli e del Miglio d’Oro in un proficuo e più veritiero rapporto tra Serrani, Seminario e Società; Mons. Stefano Rega che in maniera altrettanto impareggiabile cura il Serra di Aversa, in uno splendida collaborazione tra il Serra e il Seminario di cui è rettore, in un territorio di certo più difficile; e, infine, S. Ecc. Mons. Filippo Iannone, che mi ha sempre spronato nella mia vita di fedele, di marito, e di avvocato, insegnandomi a ricercare ogni giorno la volontà di Dio, e al quale sono legato da filiale devozione. L’anno che ho trascorso a prepararmi per questo incarico mi ha fatto capire quanto i tempi siano cambiati e come il laico impegnato senta la necessità – oggi – di dirigersi in ambiti diversi e in spazi nuovi.

Non vorrei esser pessimista, ma la mia generazione sta affrontando battaglie tanto silenziose quanto impegnative, assai più di quanto si sarebbe potuto immaginare al tempo in cui il Serra è nato: non si crede più nel matrimonio, si sceglie di non battezzare i propri figli in nome di una sbandierata “libertà”, l’eucaristia non è più segno di conversione ma di mera presenza sociale, i bambini imparano il segno della croce dai calciatori che scendono in campo più che dai propri genitori, ci si separa per banali incomprensioni, si delega l’educazione dei figli ad altri senza volerla poi verificare, ogni valore (anche quello non negoziabile) diventa relativo e si resta alla fine nella più completa solitudine. Al tempo stesso però ci si accorge sempre di più di una sincera volontà di ricercare Cristo, e chi s’impegna nell’apostolato e nel servizio a Dio offre (ma chiede con altrettanta fermezza) coerenza, testimonianza, aiuto, collaborazione, rifuggendo dall’ipocrisia, dalle etichette, dalle distinzioni. Tante sono le associazioni che vedono la presenza attiva dei giovani, tanti gli esempi positivi, tante le rinunce che i ragazzi fanno per vivere i propri valori. Se tanti si allontanano dalla Chiesa per comportamenti non edificanti di qualche membro del Popolo di Dio, tanti si avvicinano per gli esempi positivi e per testimonianze di vita coerenti con la propria vocazione. E noi dove siamo? A che punto siamo?

Le intuizioni di Antonio Ciacci sono state validissime, tant’è che molti punti – che condivido pienamente – sono stati già recepiti con la riforma dello statuto (riaffermazione della centralità dello scopo serrano, ritrovata centralità dei club, snellimento delle sovrastrutture, maggiore creatività nell’azione serrana, migliore preparazione e formazione personali). Ma molto c’è ancora da fare. Ad Antonio Ciacci – vi confesso – mi sento molto legato, perché ho trovato in lui molti esempi di vita da imitare: è un amorevole marito, un ottimo padre, uno stimato avvocato, un premuroso figlio e vive con gioia la sua spiritualità francescana … spero davvero di poter riuscire a camminare sui suoi passi.

In che modo possiamo essere, nel Serra, testimoni autentici di Cristo? È una domanda che non smetto di pormi, e cerco con impegno quotidiano di darvi una risposta. Non mi domando più dove dobbiamo collocarci, perché sono sempre più convinto che non conti il luogo dove si esprime la propria vocazione, ma conta l’intensità della sua espressione. Ho ancora in mente un discorso che anni fa Mons. Chiarinelli ci fece a Viterbo in un corso di formazione, e non sbaglierei nel definire noi serrani come “coloro che sono chiamati a dissodare il terreno delle vocazioni”. Ogni luogo è idoneo per testimoniare Cristo. Sono certo che prima di tutto conti la testimonianza cristiana, sancita nei nostri scopi serrani: Mons. Galantino nell’ultimo convegno UNPV ha chiarito efficacemente che “la preghiera senza testimonianza non va molto lontano”: ed ha ragione. Il dialogo con tutti, poi, forma il nostro agire da laici impegnati: dialogare con il prossimo, all’esterno ma anche all’interno della Chiesa, così da incontrare le diverse realtà che ci circondano.

Giustamente però la mia cara amica Francesca Matarese (prossima presidente di Napoli) mi ha spronato a ricercare qualcosa di più del dialogo: non basta dialogare (il dialogo infatti potrebbe essere sterile e non portare a nulla) ma occorre entrare in rapporto con il prossimo, con le altre realtà, con le altre vocazioni e ritrovarsi uniti nell’unica radice della Via, della Verità e della Vita.

Per cercare di rendere l’idea di ciò che dico userò l’immagine del melograno, uno dei primi simboli che rappresentano Cristo. Noi siamo uno dei chicchi del melograno, e solo assieme agli altri chicchi possiamo rendere l’idea di cosa sia il vero sapore della Parola di Cristo. Un chicco da solo non ha sapore, né nutre. E noi, da soli, nulla possiamo. Testimoniare, perciò, consapevoli di ciò che siamo ma chiamati a lavorare con tutti, per il bene della Chiesa e della società intera.

È questo il compito che Maria Luisa, la nuova presidente nazionale, si accinge a portare avanti e che tutti noi dobbiamo sostenere con fiducia; e se Antonio aveva l’appoggio dell’impareggiabile (e instancabile) Giovanni, Maria Luisa dovrà contare sul mio, ben sapendo come io non mi senta all’altezza di coloro che mi hanno preceduto. Spero almeno di essere d’aiuto, con tutto il distretto, per le mete che Maria Luisa si prefigge di raggiungere.

Non occorre, a mio avviso, moltiplicare i programmi quando c’è ancora da portare a compimento quelli già avviati. Essenziale è prendere sempre di più coscienza della nostra Fede e delle nostre capacità umane, e di proporre una sincera testimonianza di vita, esaltando le testimonianze che le singole comunità serrane, nei loro territori, offrono quotidianamente, e sostenendo il loro ruolo nella società e nella Chiesa.

Solo se riusciamo a riconoscere e testimoniare la nostra personale vocazione riusciremo a far capire che ogni vocazione è possibile, anche quella presbiterale, diaconale, religiosa o di vita consacrata.

Non basta limitarsi a parlare del Serra nel Serra ma occorre proporre, attraverso il Serra, quelle testimonianze di vita e di azione che ci rendano autenticamente cristiani, riconoscendo Cristo nel nostro prossimo, chiunque esso sia. E per far questo dobbiamo uscire fuori, uscire all’esterno delle nostre sicurezze, delle nostre agiatezze, delle nostre rassicuranti ma buie caverne, e saper dire: eccomi, sono qui.

Non dobbiamo avere paura di spalancare le porte a Cristo e con la sua potestà servire l’Uomo e l’Umanità intera.

Ogni giorno faccio i conti con le mie paure, ma mi sorregge la testimonianza di una giovane boyscout che molti anni fa, in una pubblica assemblea a Lourdes, non ebbe incertezze e disse: io seguo Gesù. Se ci è riuscita una ragazza di 15 anni perché allora non dovrei riuscirci io? Ecco allora che non basta portare un distintivo e appuntarselo al bavero di una giacca: occorre che quel simbolo che portiamo sia il riconoscimento di una sincera, autentica azione di apostolato, di una autentica chiamata, e che sia la ragione della nostra unione con Cristo e con la Chiesa.

Non attardiamoci a difendere il nostro essere serrani, piuttosto diffondiamo – ogni giorno – la gioia del nostro essere cristiani. Grazie”.

A conclusione della cerimonia di insediamento il Presidente Nazionale eletto Prof.ssa Maria Luisa Coppola ha ringraziato Antonio Ciacci, il cui cuore ha avuto modo di conoscere bene e si è così espressa: ”Per me la cosa più bella è il sentimento di l’amicizia serrana per cui non c’e’ un vertice. Vorrei che per tutti voi vi fosse una corrispondenza di amorosi sensi poichè se abbiamo passione per il Serra, allora vuol dire che è proprio così e se non siete sorridenti e gioiosi, allora non siete neanche buoni serrani. Se amiamo il Serra e l’onerosa e la lieta responsabilità che abbiamo nei confronti delle vocazioni sacerdotali e dei futuri Ministri della Chiesa, anche noi dobbiamo volerci bene”.

La Redazione de Il Serrano on line

 

 

Tags: , , , , , , ,

Comments are closed.