Uniti per non perdersi

giu 7th, 2014 | By | Category: Cultura

Nel descrivere la mia famiglia, il primo pensiero é rivolto a Daniela, la nostra Principessa.

Daniela è la nostra primogenita, ha venticinque anni, nata con una grave disabilità, è come una bimba di sette mesi nel corpo di una giovane donna.

La nostra eterna bambina ha bellissimi occhi scuri che non vedono, ma sono convinta che riesca a guardare attraverso la sua splendida anima. Daniela non cammina e non parla ma ha un udito ipersensibile che le fa percepire anche i piccoli rumori.

La nostra Principessa ha un ruolo fondamentale nella nostra vita, la sua presenza arricchisce ogni giorno la nostra esistenza.

Un evento drammatico e sconvolgente come la nascita di un figlio disabile sortisce un effetto devastante in una famiglia, si rischia di allontanarsi, per disperazione, per rabbia e spesso si preferisce alzare un muro di incomunicabilità per trincerarsi nel proprio dolore, perché non si ha la forza di condividerlo.

Nella nostra famiglia è accaduto il contrario. Mio marito ed io ci siamo tenuti stretti, per mano per non perderci, per non smarrirci nel tortuoso percorso costellato da insidie e incertezze.

La sofferenza non rende più forti, semmai più consapevoli; abbiamo voluto tener fede ai nostri progetti riguardo la nostra famiglia, il più importante era di creare intorno a Daniela unnucleo solido che potesse costituire per lei un valido sostegno.

Diciassette mesi dopo la nascita di Daniela, è nato Mario e dopo otto anni, Francesco.

Se volgo lo sguardo al passato, rivedo il percorso fatto e mi rendo conto che i nostri ragazzi non hanno avuto un`infanzia ovattata. Per nostra scelta abbiamo preferito coinvolgerli piuttosto che custodirli in un limbo, ricordo i viaggi della speranza, le visite mediche, i ricoveri e le corse in ospedale. Non volevo che i nostri figli si sentissero trascurati e non volevo perdermi la loro presenza, sono la nostra linfa dalla quale attingere per caricarci ed alimentare la forza per andare avanti. Sono consapevole di non aver loro offerto un`infanzia fiabesca e ne porto dentro i sensi di colpa. Ho sempre detto ai miei ragazzi che sono un po’ speciali perché una famiglia in cui c`è un disabile è un po’ speciale, non si considera nessun passo ordinario, si apprende il vero significato della dignità, la fede, la verità e la potente forza dell`amore, l`amore incondizionato che non si nutre di aspettative, si ama con il solo intento di dare.

Abbiamo cercato di insegnare ai nostri figli, attraverso l`esempio che tutto va amato per quello che è, non nonostante ciò che non è.

Daniela è il nostro faro, la sua presenza ci guida e ci insegna che la vita è preziosa e chi ha l`opportunità di viverla cogliendo quello che ci riserva nel bene e nel male, allora quella vita non l`avrà sprecata.

Il sottile dolore di noi genitori per l`handicap di Daniela ci sarà sempre in un angolo del nostro cuore. L`unica certezza è che amiamo Daniela e il nostro grande obiettivo è tutelare e difendere la sua dignità in una società che finge di ignorare l`esistenza di persone disabili.

 Fiorella Cannavacciuolo

 

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