Compagnia di Gesù, da Ignazio di Loyola a Papa Francesco

mag 12th, 2014 | By | Category: Eventi

Sono passati 5 secoli da quando in Europa, nel tripudio creativo rinascimentale, venivano alla luce capolavori artistici, letterari, sociali e, nel campo religioso, si manifestava in tutta la sua crudezza la Riforma della Chiesa, aiutata dalla comparsa dei primi libri stampati. L’Europa affrontava così le nuove battaglie con lo sguardo rivolto al nuovo mondo al di là dell’Oceano. Protagonisti in queste lontane terre erano i due Paesi che si affacciano sull’Atlantico, Portogallo e Spagna. In quest’ultima Nazione nel Cinquecento sbocciava una fioritura di giovani animati da spirito d’infinito e di fede concreta: Ignazio di Loyola, Teresa d’Avila e Francesco Xavier (Saverio). Tutti e tre saranno canonizzati nello stesso giorno, il 12 Marzo 1622, da Papa Gregorio XV e gli Ordini da loro fondati saranno così robusti da sfidare i secoli.

Ignazio, nato in Spagna nel 1491, è il fondatore dell’Ordine dei Gesuiti, detto Compagnia di Gesù. La parola “compagnia” va letta nel senso militare e questa definizione era consona a chi, come Ignazio, aveva passato la prima parte della sua giovinezza militando da cavaliere. Egli sentiva che quella era la sua strada, ma Dio aveva stabilito diversamente. Nella battaglia per la difesa della città di Pamplona. assediata dai francesi, egli perse una gamba e l’evento pose fine alla sua carriera militare. Dovevano essere due libri regalatigli dalla cognata durante la convalescenza ad indirizzarlo verso una nuova strada, “La vita di Gesù” e “La leggenda aurea”. Indossò il saio e partì per la Terra Santa dove visse per qualche anno da eremita. Comprese poi che questa vita ascetica non gli aveva insegnato né la pazienza né l’umiltà, i capisaldi della fede. Fece ritorno in Spagna dove si dedicò agli studi e scrisse le sue teorie teologiche che non furono accettate e gli procurarono la condanna al carcere e alla tortura dei ceppi. Tornato in libertà andò a Parigi , riprese gli studi alla Sorbona ed ottenne il titolo di “Maestro in filosofia”. Le sue idee religiose furono condivise da un bel gruppo di studenti e con questi egli costituì la prima Compagnia di Gesù con il motto “Ad majorem Dei gloriam”. Cristo era al centro di tutto il suo spirito di devozione e questa atmosfera “cristica” è presente nel suo famoso libriccino “Gli esercizi spirituali” nel quale brilla la gioia di conoscere Cristo “con todo el core, con toda l’anima, con toda la voluntade”, come allegramente, mescolando italiano e spagnolo, diceva Ignazio dopo il soggiorno italiano.

Quando a Parigi s’iscrisse alla Sorbona aveva vari anni più degli altri studenti. Accanto a lui sedeva un ragazzo che provava ammirazione per le idee che Ignazio manifestava. Questo sarebbe poi diventato uno dei più forti “soldati” nella Compagnia di Gesù: Francesco Xavier (Saverio), anche lui spagnolo e di nobile famiglia. Ignazio comprese subito le grandi qualità di Francesco e gli disse: “La tua ambizione deve essere la gloria che dura per l’eternità”e questa profezia li legò per la vita.

Il 25 Agosto 1534 i due studenti insieme ad altri cinque giovani fecero i tre voti di castità, povertà ed ubbidienza nella cripta della Chiesa di Montmartre a Parigi. Abbandonata l’idea di partire subito come missionari per la Terrasanta, decisero di ricevere prima la consacrazione a sacerdoti. La cerimonia ebbe luogo a Venezia e la tappa successiva fu di presentarsi al Papa per l’approvazione delle “Costituzioni” della Compagnia di Gesù che Ignazio e Francesco avevano preparato in collaborazione. Ognuno di loro prese poi la propria strada per portare al mondo la Buona Novella. Francesco fu mandato missionario nelle Indie Orientali, poi si spinse fino al Giappone dove pose i1 primo presidio cristiano. Morì ancora giovane in Oriente dopo aver dato il battesimo a più di 30 mila persone.

Dopo l’approvazione delle “Costituzioni” effettuata dal Papa Paolo III con Bolla Pontificia del 1540, la Compagnia di Gesù nel 1511 dette vita, con grande soddisfazione del suo Fondatore Ignazio, ad una istituzione dove preparare i suoi “soldati-missionari” all’evangelizzazione, il “Collegio Romano”. Qui l’insegnamento era basato prevalentemente sul dialogo intorno ai valori universali di fede, giustizia, rispetto, solidarietà. Questo percorso pedagogico comportava un confronto aperto con tutte le religioni e culture, un impegno quotidiano per i giovani studenti che dovevano maturare intellettualmente per saper leggere i mutamenti della società. L’esperienza del Collegio Romano prosegue attualmente nella Pontificia Università Gregoriana.

Oggi Papa Francesco ci da la gioia di ascoltare, nelle sue quotidiane omelie,passi preziosi di quegli “Esercizi Spirituali” che da circa 500 anni illuminano il cammino di fede dell’umanità.

 

Elsa Soletta Vannucci

 

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