Ravasi e Magris, l’incontro fra Fede e laicità

mag 10th, 2014 | By | Category: Cultura

“Innanzitutto è ora di finirla con la contrapposizione laici-credenti – ha esordito Magris - una autentica scorrettezza terminologica”. Per Magris, infatti, la laicità non è l’opposto della fede, ma rappresenta un certo modo di pensare, la capacità di distinguere, di vivere con passione – ma anche con distanza critica -  “tutte le cose, anche quelle in cui si crede”. Magris ha poi affrontato il tema della comunicazione della Chiesa criticandone la capacità di relazionarsi con un pubblico intermedio: “Per poter accettare o rifiutare il messaggio della Chiesa – ha osservato Magris – occorre innanzitutto sapere ciò che la Chiesa dice veramente. Invece l’impressione è che la Chiesa perda la capacità di far penetrare il messaggio quando si rivolge alle persone meno colte”.

Magris ha citato alcuni dogmi che, a suo giudizio, sono spesso fraintesi nel loro significato più profondo, “come il peccato originale, che in troppi non sanno che non è una innata tendenza a delinquere, ma consiste nel fatto che ognuno noi nasce in un mondo che è in parte contaminato da una colpe altrui che però ci coinvolgono direttamente”. A detta dello scrittore “la Chiesa potrebbe porre accento sulla potenzialità razionale, quella – ad esempio – di distinguere ciò che è oggetto di fede e ciò che è oggetto di ragione”. Poi il tema, delicatissimo, del peccato che secondo Magris “per troppo tempo è stato banalizzato, riducendo tutto alla sfera sessuale. Ci sono peccati, invece, come le omissioni, altrettanto gravi, che in pochi però sono consapevoli di commettere”.

E se sul peccato c’è ancora confusione, altrettanta “disinformazione”, per Magris, avvolge il sacramento della Confessione “che non è una pratica che educa a una coscienza lassista, anticipando a priori il peccato. La Confessione è un impegno concreto a cambiare il contesto interiore che ha creato le condizioni per peccare”.

Il cardinale Ravasi ha risposto alle sollecitazioni di Magris facendo innanzitutto notare che “il vero problema del nostro tempo non è quello della comunicazione della Chiesa, ma risiede nel fatto che sempre più persone rinuncino ad interrogarsi. L’indifferente è incolore, avvolto in una sorta di nebula che tutto avvolge”. Ed è proprio questo il punto, secondo Ravasi: “Quando si affrontano discorsi di alto profilo, come la religione autentica, prima di chiedere è necessario interrogarsi. Che poi è la stessa logica che sta alla base del metodo scientifico”. Il cardinale è andato dritto al punto: “Le religioni – ha specificato – non sono fatte soltanto per consolare, ma il loro primo compito è quello di inquietare”. E alla luce di questo concetto, ha ribadito Ravasi “il male, la colpa e il peccato assumono un valore non indifferente perchè la religione, proprio come l’arte, ha il compito di inquietare, di farci andare oltre”. Citando una massima di un noto scrittore cattolico francese, Ravasi ha affermato che “finchè si è inquieti si può stare tranquilli”.

Il Cardinale ha poi focalizzato l’attenzione sulla figura e sul rapporto con Gesù Cristo, vero punto di riferimento per il credente. “Il cristianesimo – ha chiarito Ravasi - non è integralista, ma cerca il confronto. E’ lo stesso Gesù, daltronde, che dice: andate in tutto il mondo. E dall’incontro-confronto con l’altro, fiorisce il dialogo, che è indispensabile”.

Ravasi ha poi inserito nel dibattito alcune soltanto apparenti dicotomie. La prima: fede e provocazione: “Occorre presentare Cristo nella sua vera anima – ha invece rivelato Ravasi -, che spesso è un’anima provocatrice, addirittura scandalizzante. Le parabole del Vangelo continuano ad artigliare le coscienze. E poi, fede e ragione. Il solo pensare significa credere. Ma fede è anche trascendenza, proprio come l’amore, che non nasce in base a fredde leggi fisiche ma a qualcosa di superiore, che non va confusa con filamenti di pensieri impazziti, con l’assurdo”. Ecco perchè – ha concluso Ravasi – per la religione è importante la comunicazione, “ma come in tutte le cose è ancora più importante la dispoinibilità all’ascolto”.

Magris e Ravasi, stimolati da Calabresi, hanno anche detto la loro sul cambiamento del linguaggio della Chiesa negli ultimi 30 anni. Per Magris ”la situazione oggi è migliorata e dai proclami – citando Papa Francesco – si è passati alla narrazione. Un linguaggio che ha sicuramente più chances di raggiungere il cuore delle persone che lo ascoltano”. E riguardo a Bergoglio Magris ha sottolineato che “con il suo linguaggio semplice e diretto ha portato a una sdrammatizzazione: è stato in grado di cambiare tante cose senza mai utilizzare metodi e atteggiamenti progressisti o rivoluzionari, disarmando di fatto i suoi eventuali oppositori”.

Anche Ravasi ha concluso il suo intervento con un passaggio su Papa Francesco che “ha cambiato la prassi delle udienze del mercoledì, dedicando molto più spazio al contatto umano con i fedeli piuttosto che alla pura catechesi parlata, come invece avveniva in passato”. Ma questo atteggiamento non deve essere considerato una banalizzazione del rapporto con i fedeli, che si trasferisce in parte dal piano delle parole a quello dei gesti: “Lo stesso Gesù Cristo – ha fatto notare Ravasi - trascorre il suo ministero pubblico facendo miracoli, toccando le persone, stando vicino ai più umili e aiutandoli con la propria presenza. Con un contatto diretto. La parola rimane ancora generativa, ma esiste la possibiltà che un gesto possa agire nella stessa maniera”.

Fonte salonelibro.it

 

 

Ravasi e Magris a confronto

Il bene e il male, come comunicare la fede, questi i temi al centro dell’incontro tra il presidente del Pontificio consiglio per la cultura e lo scrittore. Monsignor Gianfranco Ravasi e lo scrittore Claudio Magris allo stand del Vaticano, al Salone del libro

 

Il cardinale Gianfranco Ravasi, presidente del Pontificio Consiglio della Cultura, e lo scrittore Claudio Magris si sono incontrati venerdì pomeriggio al Salone del libro di Torino. Moderati dal direttore del quotidiano La Stampa, Mario Calabresi, hanno discusso sul tema ‘Comunicare la fede nella societa”.

Monsignor Gianfranco Ravasi e lo scrittore Claudio Magris allo stand del Vaticano, al Salone del libro

Ravasi ha sottolineato come il pontificato di Francesco sia “contrassegnato da un nuovo stile di comunicazione, anche con tutto cio’ che sta all’esterno della Chiesa”. “Da un lato – ha spiegato – Francesco riesce a parlare con incisivita’ particolare ai credenti, i quali sono conquistati soprattutto dal suo discorso sui singoli. Pensiamo alle sue immagini, come la Chiesa che e’ un ‘ospedale da campo’, le ‘periferie esistenziali’, i preti veri che devono avere ‘l’odore delle pecore. Ma dall’altra parte, e qui si puo’ pensare a tutti i preti di strada, il Papa e’ ascoltato molto e cammina anche se non fisicamente attraverso le strade in cui si trovano, soprattutto sul far della sera nelle grandi metropoli, un mondo di persone ai margini che fanno scelte diverse e molte volte sono bruciate dentro. La sua voce, quindi, risuona nello spazio piu’ ampio dei non credenti”.

Per Magris “oggi sono caduti i grandi discorsi sul mondo che presupponevano una volonta’ di battersi per un futuro”, perche’ “ora sembra che non ci sia piu’ un futuro e che il mondo debba essere solo amministrato e gestito anziche’ migliorato”. Il male, ha sottolineato ancora Magris, “piace molto alla societa’ contemporanea”, come sembrano dimostrare i contenuti diffusi dai media, “anche se sono pochi coloro che hanno il coraggio di confrontarsi con il male autentico”.

Punta il dito contro “l’indifferenza”, invece, il cardinale Ravasi. Secondo il porporato, infatti, “il grande nemico del bene sono la superficialita’, il grigiore, il non avere nessuna reazione davanti allo scandalo del male. Indubbiamente il male ha un suo aspetto epifanico, ha una forma di manifestazione piu’ incisiva del bene – ha ammesso – pero’ penso che le grandi violenze e i grandi drammi sociali siano anche una occasione perche’ l’uomo cominci a interrogarsi. Il male puo’ anche diventare sorgente di trasfigurazione – ha detto -. L’arte e la letteratura sono per i due terzi costituiti da drammi, dolore, colpe, delitti, cioe’ dal male, eppure vengono trasfigurati dall’esperienza artistica”.

Fonte RAI GRR

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