«I cattolici nei media si scrollino di dosso la “sindrome dell’imbarazzo”»

mag 10th, 2014 | By | Category: Mondo Cattolico

Lo ha detto Galantino, segretario della Cei, a un convegno sulla Rai e sul servizio pubblico

S.Ecc. Nunzio Galantino

«Ricordando il ruolo dei cattolici nel tenere alta la qualità della comunicazione della Rai, vorrei soltanto invitarvi, con urgenza, a prendere le distanze e a scrollarvi di dosso una sorta di `sindrome dell’imbarazzo´, che troppo spesso sembra aver catturato alcune fasce del mondo credente e che porta ad avallare la dissociazione tra fede e cultura». Lo ha affermato monsignor Nunzio Galantino, segretario generale della Cei alla tavola rotonda `La Rai dei cittadini. Il servizio pubblico per la qualità della comunicazione´, organizzata dall’Unione Cattolica Stampa Italiana e da La Civiltà Cattolica. Presente Luigi Gubitosi, direttore generale Rai. «Non mi dispiacerebbe – ha continuato Galantino – a questo proposito essere testimone di un sussulto di orgoglio che porti a riscoprire una presenza di lievito da parte dei credenti».

«Sarete lievito – ha continuato Galantino – se saprete spendervi e investire le vostre migliori energie per intessere relazioni vere e suscitare domande reali, più che pretendere di dispensare risposte frettolose e compiacenti. Sarete lievito, se con il vostro servizio, saprete aiutarci ad abitare in maniera critica questo nostro tempo, piuttosto che ridurvi a proporci modelli condivisi perché tristemente scontati nella loro ripetitivita’».

Il segretario generale della Cei avverte: «Attenti però: non ci si inventa, non ci si improvvisa `lievito´, capace di far fermentare la pasta; né mi sembra che la cultura prevalente lo faciliti, soprattutto se prendiamo atto del fatto che l’aria che respiriamo, anche col contributo dei media nel loro complesso, sta determinando una nuova visione dell’uomo e della cultura, che ignora la dimensione interiore e trascendente della persona: sempre più l’identità si trasforma in maschera e l’interiorità rischia d’inaridirsi nel narcisismo e, quindi, nell’autoreferenzialità».

«Mi chiedo – ha aggiunto monsignor Galantino – e so che la domanda ci accomuna, se siamo costretti ad assistere rassegnati e impotenti a tale disgregazione o se, come credenti, e credenti impegnati nel mondo della comunicazione, non possediamo i mezzi per invertire la rotta. Negli ultimi tempi – ha poi sottolineato – concetti come `qualità, valore sociale, concorrenza creativa, diritto di cittadinanza, servizio pubblico universale´, di cui sin dagli esordi la radiotelevisione italiana aveva fatto il proprio marchio di fabbrica, prima di smarrirne in parte il senso, sono diventati i perni dell’autoriforma di uno dei più grandi poli mediali pubblici del mondo, la BBC, alla quale a più riprese si è guardato come modello di paragone per un possibile ripensamento dell’assetto del nostro sistema pubblico. Oggi Oltremanica non si parla più di consumo televisivo, ma di diritto di cittadinanza. Non si pensa a importare format dall’estero, ma a produrre contenuti di elevata qualità disponibili universalmente per tutti i cittadini multipiattaforma digitale. E per definire la qualità è stata addirittura coniata, con precisione britannica, una definizione ad hoc: `La tv di qualità è fatta di idee innovative, con programmi che fanno riflettere, con alti standard di gusto e decenza e con un’elevata percentuale di programmi originali´».

Redazione

Fonte  lastampa

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