«Ecco gli argomenti per la comunione ai divorziati risposati»

mag 10th, 2014 | By | Category: Primo Piano

Intervista del card. Kasper con «Commonweal»: «Il Papa mi ha detto di credere che il cinquanta per cento dei matrimoni non siano validi»

Il cardinale Walter Kasper

«Ci sono quelli che credono che la Chiesa è per i puri. Ci si dimentica che la Chiesa è una Chiesa di peccatori. Siamo tutti peccatori. E sono felice che sia così, perché se non lo fosse allora io non vi apparterrei. È una questione di umiltà… Ho l’impressione che questo sia molto importante per Papa Francesco. Non gli piace la gente che sta nella Chiesa solo per condannare gli altri». Sono parole del cardinale tedesco Walter Kasper, autore della relazione sui problemi della famiglia al concistoro dello scorso febbraio. Continua dunque la discussione su quello che si preannuncia come l’argomento più spinoso del Sinodo straordinario sulla famiglia in programma per il prossimo ottobre: i sacramenti per i divorziati che si sono risposati civilmente. Kasper ha risposto ad alcune delle obiezioni dei suoi critici con una lunga intervista sulla rivista americana «Commonweal».

Parlando della relazione tenuta al concistoro e della possibilità di riammettere ai sacramenti quei divorziati risposati che conducano una vita cristiana e abbiano compiuto un cammino penitenziale, Kasper ha detto: «Non riesco a pensare ad una situazione in cui un essere umano è caduto in un buco e non c’è via d’uscita. Spesso egli non può tornare al primo matrimonio. Se questo è possibile, ci dovrebbe essere una riconciliazione con la moglie o con il marito, ma spesso questo non è possibile».

«Nel Credo – ha aggiunto il porporato – diciamo di credere nel perdono dei peccati. Se ci fosse questa mancanza, e ci si è pentiti, l’assoluzione non è possibile? La mia domanda passa attraverso il sacramento della penitenza, attraverso il quale abbiamo accesso alla santa comunione. Ma la penitenza è la cosa più importante: il pentimento per ciò che è andato storto, e un nuovo orientamento di vita. La nuova quasi-famiglia o la nuova partnership devono essere solidi, e bisogna vivere in modo cristiano. Un tempo di nuovo orientamento – metanoia – sarebbe necessario. Non per punire le persone, ma per un nuovo orientamento di vita, perché il divorzio è sempre una tragedia».

Kasper si è quindi chiesto: «La mia domanda – non è una soluzione, ma un quesito – è questa: l’assoluzione non è possibile in questo caso? E se c’è l’assoluzione ci può essere poi anche la santa comunione? Ci sono molti argomenti della nostra tradizione cattolica che potrebbe consentire a questo modo di procedere».

Il cardinale ha quindi risposto a una domanda sull’insegnamento della Chiesa, che prescrive, ai divorziati risposati che vogliano ottenere l’assoluzione e la comunione, di astenersi dall’avere rapporti sessuali, vivendo dunque come «fratello e sorella». «Vivere insieme come fratello e sorella? Naturalmente ho grande rispetto per coloro che stanno facendo questo – ha detto Kasper – Ma è un atto eroico, e l’eroismo non è per il cristiano medio. E potrebbe anche creare nuove tensioni. L’adulterio non è solo il comportamento sessuale sbagliato. È lasciare una “Familiaris consortio”, una comunione, e per stabilirne una nuova. Ma normalmente ci sono anche i rapporti sessuali in una tale comunione, quindi non posso dire se vi sia un adulterio in corso. Quindi risponderei di sì, che l’assoluzione è possibile. Misericordia significa che Dio dà a tutti coloro che si convertono e si pentono una nuova possibilità».

«Vorrei dire – spiega ancora il porporato tedesco – che le persone devono fare ciò che è possibile nella loro situazione. Non siamo in grado, come esseri umani, di raggiungere sempre l’ideale, la cosa migliore. Dobbiamo fare il meglio possibile in una determinata situazione. Una posizione, questa, che sta tra il rigorismo e il lassismo. Il lassismo non è possibile, naturalmente, perché sarebbe contrario alla chiamata alla santità di Gesù. Ma anche il rigorismo non appartiene alla tradizione della Chiesa».

«Alfonso Maria de’ Liguori – spiega Kasper – era un rigorista all’inizio. Poi ha lavorato con la gente semplice a Napoli e ha scoperto che non è possibile essere rigoristi. Era un confessore». Il cardinale fa quindi un riferimento al cosiddetto «equiprobabilismo», tesi sorta sul terreno della casistica gesuitica e fatto proprio dal santo napoletano e dalla sua congregazione. Il principio fondamentale consiste nell’affermazione che una regola morale è realmente incerta – e dunque non vincolante – soltanto nel caso in cui le opinioni a essa favorevoli e quelle a essa contrarie siano egualmente fornite di un pari grado di probabilità.

«Sono molto d’accordo con questo. E, ovviamente, dato che Alfonso Maria de’ Liguori è il patrono della teologia morale, non siamo in cattiva compagnia se ci basiamo su di lui. Tommaso d’Aquino ha scritto sulla virtù della prudenza, che non contesta la regola comune, ma che va applicata al concreto e a una situazione spesso molto complessa. Quindi penso che ci siano argomenti della tradizione».

 

Andrea Tornielli

 

Fonte lastampa

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