Navarro Valls su Wojtyla: «L’inchiesta Maciel è iniziata con lui»

apr 25th, 2014 | By | Category: Primo Piano

Il Portavoce di Giovanni Paolo II: le procedure sono incominciate sotto il suo pontificato e terminate con Ratzinger; ha subito affrontato il dramma pedofilia

Il dramma della pedofilia che ha investito la Chiesa fu subito affrontato da papa Giovanni Paolo II che però non ebbe il tempo, in alcuni casi, di prendere provvedimenti. L’inchiesta che si è conclusa con la condanna di padre Marcial Maciel Degollado, «caso gravissimo», è cominciata con il pontificato di Giovanni Paolo II e si è conclusa il primo anno del pontificato di Benedetto XVI. Lo ha ricordato Joaquin Navarro Valls, direttore della Sala Stampa vaticana dal 1984 al 2006, rispondendo a una domanda sugli abusi del clero durante il pontificato di Karol Wojtyla.

Navarro Valls

«Quel cancro – ha detto – non lo ha capito lui ma non lo aveva capito nessuno. È iniziato in Usa e in casi isolati e su fatti accaduti venti-trent’anni prima. Poi è cresciuto. Ma il Papa si è subito preoccupato molto – ha precisato Navarro – bisognava capire bene la questione e Papa Wojtyla ha iniziato subito a prendere decisioni. Ha chiamato a Roma tutti i cardinali americani e ha preso decisioni di natura giuridica. Una è stata di dare pieni poteri al dicastero della Dottrina della Fede e all’allora cardinale Joseph Ratzinger».

Su uno dei casi più dolorosi e famosi, quello che ha riguardato il fondatore dei Legionari di Cristo, padre Maciel, Navarro Valls ha affermato che «le procedure canoniche sono iniziate sotto il pontificato di Giovanni Paolo II e terminate con Ratzinger. Lui non è stato informato ma la procedura ha portato via del tempo e quando il materiale è stato portato a Roma il Papa era scomparso. Poi Papa Ratzinger ha deciso di informare subito l’opinione pubblica». «Quando il promotore di giustizia monsignor Scicluna è andato in Messico per l’inchiesta – ha precisato – Wojtyla era ancora vivo, ma quando ha concluso, regnava già Benedetto XVI», che ha deciso la sanzione.

Proseguendo il racconto sul Papa polacco, il suo Portavoce ha svelato che Giovanni Paolo II mai ha perso il buon umore. «Non si sa da dove venisse quella allegria nonostante i dolori o i temi che trattavamo, non propriamente “leggeri”. Era sempre sorridente e di buon umore». Negli ultimi tempi, quando Giovanni Paolo II era anziano e il Parkinson evidente, «mi faceva tristezza vedere che sul suo viso non vi era più il sorriso solito, per via della malattia che blocca i muscoli facciali… Un giorno, durante una visita – ricorda Navarro Valls – una persona gli disse “Santo Padre ma la trovo davvero bene…” e lui con sguardo ironico rispose: “Ma lei pensa che io non mi veda in televisione come sono combinato?”».

Ecco poi altri aneddoti narrati da Navarro Valls: «Santo Padre ma lei sa cos’è lo Statuto dei lavoratori della legge italiana?»: è la domanda che scherzosamente una volta rivolse a Giovanni Paolo II che non voleva assentarsi per più di quattordici giorni da Roma, quando in agosto andava in Valle d’Aosta. Il Portavoce di Wojtyla racconta che molte volte suggeriva al Pontefice di tenere l’udienza a Torino ma Giovanni Paolo II voleva sempre tornare in piazza San Pietro. «Era la sua ultima estate, agosto 2004. Lui era stanco e la situazione era critica. Io spiegai al Papa che secondo la legge italiana, tutti i lavoratori hanno diritto a trenta giorni di ferie retribuite. Lui mi ascoltò interessato ma poi mi disse: `Peccato… Io non sono italiano, sono del Vaticano…», ha concluso Navarro Valls sottolineando anche l’ironia che accompagnava sempre il Pontefice polacco.

Sul lavoro «c’era qualcosa di peculiare nell’essere santo – continua – Era il lavoro di un santo. Tutti siamo consapevole dell’enorme lavoro di quel Pontificato. Ma lui non sapeva fisicamente perdere un minuto e insieme non aveva mai fretta. Non aveva l’espressione d’ansia sul suo viso. Per me questa non è solo abilità umana ma vi era qualcosa che sgorgava dalla sua anima».

E ancora: «Mi accorsi subito che era un Santo da come pregava. Era evidente che una persona che pregava così era vicino a Dio. E Navarro Valls cita vari episodi: «Prima di cena e prima del pranzo Wojtyla si fermava per due-tre minuti nella Cappella personale a pregare. Un giorno, dopo cena, mi fermai anche io. Passarono quattro, cinque, dieci minuti e il Pontefice a un certo punto si alzò e mi chiese scusa perché si era dimenticato che nella Cappella c’ero anche io… ecco l’intensità della sua preghiera».

DOMENICO AGASSO JR

 

 

Fonte La Stampa

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