Ministro Orlando: “Il divorzio? Dall’avvocato !”

apr 25th, 2014 | By | Category: Eventi

Per affrontare l’arretrato civile occorre un decreto che favorisca il ricorso alla via stragiudiziale per risolvere le controversie, attraverso procedure arbitrali e la negoziazione assistita da un avvocato. Una proposta apparentemente ragionevole, quella lanciata dal ministro Andrea Orlando mercoledì alla Commissione Giustizia del Senato. Il discorso di Orlando riguardava le quattro emergenze della giustizia italiana: carceri, civile, personale, mafia. Un piano, secondo il ministro, da attuare sentendo tutti i soggetti interessati, senza però farsi ostaggio delle “pressioni corporative”.

L’iter “stragiudiziale”, secondo il ministro, “potrà essere valorizzato per separazioni e divorzi consensuali, prevedendo che l’accordo dei coniugi, assistiti dagli avvocati superi la necessità dell’intervento giurisdizionali, tranne nei casi di presenza di figli minori o portatori di grave handicap”.

Una dichiarazione di intenti che ha colto di sorpresa molti interlocutori secondo il deputato di Forza Italia Luca D’Alessandro il ministro della Giustizia deve “riservare maggior rispetto per le prerogative parlamentari”, e ha osservato che “è meno condivisibile il metodo di annunciare al Senato un disegno alla Camera relativo a tempi e modalità del divorzio, proprio mentre questa delicata materia è in discussione alla Camera, tra l’altro nella direzione indicata di accelerare e snellire le procedure, che potrebbe arrivare in Aula già a maggio”.

Di fronte a questa critica, poco dopo è arrivata la precisazione del ministero di Giustizia: “L’intervento del governo e quello del Parlamento, se approvati, incideranno su profili diametralmente diversi. Il primo integra uno strumento stragiudiziale che, ove impiegato,evita ai coniugi di rivolgersi al giudice, mentre l’intervento d’iniziativa parlamentare non modifica in alcun modo la competenza del giudice, ma ha come obiettivo esclusivamentequello di anticipare i tempi necessari per proporre, sempre in sede giudiziale, la domanda di divorzio”.

Insomma, cambiano i soggetti, ma l’obiettivo resta lo stesso: rendere il divorzio più “light” e più veloce. Anzi, nel caso di un eventuale accordo stragiudiziale, sottrarlo perfino a una disciplina pubblica, rendendo così lo stesso matrimonio, in barba alla Costituzione, un istituto meramente privato. Da spezzare, di conseguenza, quando e come si vuole.

 

 

Fonte Avvenire

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