Pasqua ebraica e Pasqua cristiana

apr 11th, 2014 | By | Category: Primo Piano

“I genitori di Gesù si recavano ogni anno a Gerusalemme per la festa di Pasqua”. E’ l’inizio di un passo del Vangelo secondo Luca, che racconta di quando Gesù, all’età di dodici anni, dopo aver partecipato alla festa della Pasqua con i suoi genitori rimase, a loro insaputa, nel Tempio dove fu ritrovato dopo tre giorni seduto in mezzo ai maestri mentre li ascoltava e li interrogava. La Pasqua ebraica, ai tempi di Gesù, era la festa che si celebrava ogni anno per ricordare l’esodo del popolo d’Israele con l’attraversamento del Mar Rosso sotto la guida di Mosè per liberarsi dalla schiavitù dell’Egitto.

Una festa che richiamava una moltitudine di gente, che si riuniva nel Tempio di Gerusalemme per rendere grazie a Dio della liberazione del popolo ebraico.

Il termine Pasqua deriva dall’ebraico “Pesah” che significa “passare oltre”, a rappresentare proprio il passaggio del Mar Rosso per raggiungere la Terra Promessa. La festività della Pasqua, ai tempi di Gesù, aveva la durata di otto giorni ed era celebrata all’inizio della primavera secondo un calendario basato sulle fasi della luna.

Come si evince dalla lettura dei testi biblici, la celebrazione, all’interno delle famiglie, prevedeva che il sacrificio fosse offerto dal padrone di casa dopo che l’agnello era stato arrostito secondo le regole tradizionali. Quando l’agnello era pronto la famiglia si trasferiva in una stanza per consumare il pasto dove, come riporta il “Talmut”, testo sacro dell’ebraismo, potevano partecipare anche i poveri. Durante il pasto si bevevano quattro coppe di vino. Con la prima coppa, segno di apertura della festa, si mangiavano le erbe amare (a ricordo della schiavitù in Egitto), il pane azzimo (a ricordo dell’esodo durante il quale non era stato possibile far lievitare il pane) e, infine, l’agnello arrostito (simbolo della liberazione). Con la seconda coppa si seguiva il rituale delle domande che il primogenito rivolgeva al padre sul significato della Pasqua, alle quali il padre rispondeva con la narrazione delle sofferenze del popolo ebraico in Egitto e della fuga verso la Terra Promessa. Con la terza coppa, preceduta dalla lettura della prima parte dei Salmi, si procedeva alla benedizione del pasto. La celebrazione si concludeva con la quarta coppa, in segno di ringraziamento, e con la lettura della seconda parte dei Salmi.

La festa del “Pesah” è la base alla quale si richiama la Pasqua che gli ebrei celebrano oggi, che presenta molte analogie con la Pasqua ai tempi di Gesù: le fondamenta sono, infatti, quelle del ricordo della sofferenza del popolo ebraico e del lungo cammino verso la salvezza per liberarsi dalla schiavitù dell’Egitto e raggiungere la Terra Promessa. La celebrazione, che si svolge sempre su un periodo di otto giorni, cade il 14 del mese di “Nisan”, corrispondente al periodo tra marzo e aprile del calendario gregoriano, e coinvolge tutti i membri della famiglia con la lettura della “Haggadà”, detto anche libro della leggenda perché narra la fuga del popolo ebraico dall’Egitto.

La cena di Pasqua ha inizio con l’accensione dei candelabri dalle sette braccia e segue un ordine particolare di cibi e di preghiere che prende il nome di “seder”, che in ebraico significa appunto “ordine”. La tavola, apparecchiata nella sala più grande della casa, è ricoperta con una tovaglia preziosa di colore bianco, con sopra sistemati il “karpas” (gambo di sedano come frutto della terra), il “maror” (erba amara in ricordo della schiavitù), il “charoset” (salsa usata dagli schiavi ebrei in Egitto), il “beitza” (uovo sodo come simbolo del lutto), il Matzah” (pane azzimo in segno dell’umiliazione) e la “zeru’a” (zampa arrostita di capretto come simbolo dell’agnello pasquale). Durante la cena si ripete l’antico rituale della benedizione del vino da parte del capo famiglia e delle quattro coppe ripiene che devono essere bevute.

L’origine della Pasqua cristiana, secondo il Nuovo Testamento, risale alla crocifissione di Gesù, che coincide con la vigilia di quella ebraica: i cristiani di origine ebraica erano soliti, infatti, festeggiare la resurrezione dopo la Pasqua semitica. Per porre ordine ed evitare confusione nei festeggiamenti fu stabilito, con il Concilio di Nicea del 325, che la Pasqua cristiana fosse celebrata la prima domenica dopo la luna piena che seguiva l’equinozio di primavera, e cioè in una data tra il 22 marzo e il 25 aprile.

La Pasqua cristiana, che cade sempre di domenica, comprende un periodo di sette giorni, noto come la “Settimana Santa”, che fa seguito alla Quaresima e alla festività delle Palme. E’ una settimana caratterizzata da riti religiosi solenni nel ricordo della crocifissione, morte e resurrezione di Gesù ed è considerata la festa religiosa più importante del Cristianesimo.

Nei primi tre giorni, dal lunedì al mercoledì, la liturgia è dedicata alla riconciliazione con Dio. Il giovedì si apre con la Messa del Santo Crisma nella quale sono benedetti i tre oli santi usati nella somministrazione dei sacramenti (il Santo Crisma, l’olio dei Catecumeni e l’olio degli infermi) e si conclude con la Messa “in Cena Domini”, in ricordo dell’ultima cena, con la cerimonia della lavanda dei piedi e con la processione solenne all’Altare della Reposizione, dove Cristo sarà adorato nel “sepolcro”. Il Venerdì è il giorno dedicato alla contemplazione con lo svolgimento della “Via Crucis” che ripercorre l’ultimo giorno di vita di Gesù. Il sabato è dedicato alla riflessione e alla preghiera e si conclude con l’accensione del cero e la Veglia Pasquale, composta di quattro momenti: la Liturgia della Luce (benedizione del fuoco e preparazione del cero), la Liturgia della Parola (letture della parola di Dio), la Liturgia Battesimale (benedizione dell’acqua battesimale) e la Liturgia Eucaristica (rinnovamento del mistero pasquale della resurrezione). La domenica è dedicata alla festa della resurrezione di Gesù all’interno della Chiesa e delle famiglie cristiane. Il fuoco come espressione del trionfo della luce sulle tenebre, l’acqua come elemento purificatore attraverso il quale si compie il Battesimo e il cero come simbolo di Cristo che illumina la vita dell’uomo sono gli elementi che caratterizzano la Pasqua cristiana per glorificare il sacrificio del figlio di Dio che dopo essere stato crocifisso risorge per la salvezza dell’umanità.

L’ebraismo e il cristianesimo sono due grandi religioni che, pur essendo entrambe monoteiste, presentano sostanziali diversità e una differente concezione sul significato religioso di liberazione: se la Pasqua ebraica, infatti, è quella della memoria per la liberazione dalla schiavitù in Egitto in attesa del Messia, la Pasqua cristiana è, invece, quella della liberazione degli uomini dal peccato originale che discende dalla morte e dalla resurrezione di Gesù.

 

Cosimo Lasorsa

 

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