Aversa, settimana della Bellezza

apr 4th, 2014 | By | Category: Cultura

“La Bellezza salverà il mondo”: è così che il Serra Club, sotto la guida sapiente e sensibile della professoressa Maria Luisa Coppola, ha, in accordo e collaborazione con altre Associazioni – come L’eco di Aversa, Il Tutto nel Frammento, Amici di Proust, la Società Italiana dei francesisti,  Libreria Spagnola – e con il Patrocinio del Comune di Aversa, dato il via ad un evento di altissimo profilo culturale, umano e spirituale.

Dal 27 marzo al 6 aprile la personale del maestro Lavinio Sceral –Proust e Vermeer. Resurrezione- è stata come la luminosa cornice per una tavola rotonda su San Michele Arcangelo e per la presentazione di un libro singolare, come si evince già dal titolo: Giuseppe Verdi. Una passione teologica, della teologa napoletana Rosa Morelli, delle edizioni Alessandro Polidoro, Napoli.

L’impegno del Serra Club per le vocazioni sacerdotali è da tutti riconosciuto e la professoressa Maria Luisa Coppola, non a caso o per inseguire delle mode, ha scelto per questo evento la Bellezza, perché linea portante di una formazione che deve essere innanzitutto formazione umana irrorata dalla linfa dello Spirito e così capace di aprirsi alla scienza teologica. Nello Spirito per Cristo al Padre, ogni uomo riconquista la sua autentica bellezza.

Che la Bellezza abbia abitato questa settimana a lei dedicata lo ha compreso subito chi è entrato nei locali deputati all’evento. Palazzo Parente, splendido testimone di una città dalla grande storia, ha ospitato nelle sue sale le tavole del maestro Lavinio Sceral generando negli spettatori il senso di un approdo. Tra le sale illuminate sapientemente e arredate con un gusto raffinato: semplicemente eleganti, le tavole di Sceral hanno rivelato quella luce che non è frutto di illuminazione esterna ma che emerge direttamente dai suoi dipinti.

Già il titolo: Resurrezione. Proust e Vermeer, richiama la luce che non muore, come non muore la vera Bellezza, quella che è da sempre, che non ha inizio né fine. Da sempre conoscitore e amante dell’opera di Proust, l’artista napoletano, i cui dipinti sono conosciuti in Italia e all’estero – uno dei suoi quadri è esposto in permanenza nello studio di Proust – cogliendo l’indizio proustiano sul dipinto del pittore olandese Vermeer, Veduta di Delft, ha sentito l’urgenza di raccontare pittoricamente ciò che lega l’emozione del protagonista della Ricerca e il muro giallo di un piccolo incredibile quadro.

La perfezione di un muro giallo viene avvertito dal protagonista Bergotte come il senso di una compiutezza a cui lui agogna da tempo nell’uso della parola. La pennellata, estranea ad ogni manierismo di scuola, eppur di una con-clusa bellezza, emoziona il protagonista e lo sopraffa.

Di fatto, la pittura di Vermeer ha in sé un singolare rapporto col tempo, un tempo scandito da gesti quotidiani e familiari, vissuto tra le pareti della propria abitazione in cui un raggio di sole che si introduce nel silenzio di una casa, tra il corridoio ed una stanza, o il latte versato in una ciotola, un merletto lavorato da mani sapienti annunciano l’incontro dell’Eternità col tempo.

Sceral, con la sua sapienza del cuore – con ascendenze agostiniane e francescane – e con una tecnica singolare, in cui la precisione del disegno e le sapienti velature – tecnica dei maestri del nostro Rinascimento-, l’uso della luce, che sembra emergere da una fonte nascosta nel dipinto, in una ricerca che è già l’espressione di un compimento, introduce il fruitore nei meandri di questo mistero che è il tempo. I colori purissimi, simili a quelli degli antichi iconografi, ancor prima: la paziente preparazione della tavola annunciano che il tempo è già venuto, quello della Grazia, eternità di cui possiamo gustarne, negli attimi della nostra esistenza, la sapida bellezza. Proust e Vermeer vengono così evocati con fedeltà e, insieme: superati per dire la parola che ancora, né lo scrittore francese né il pittore olandese, avevano declinato: Resurrezione. Abitare nei suoi dipinti: questo è il desiderio che si prova contemplandoli.

La professoressa Coppola che, insieme al professor Gennaro Oliviero, ha inaugurato la Personale, ha subito sottolineato il senso e il fine di tale evento: fare della Bellezza la parola per eccellenza poiché, come dicevano i Padri Greci, dire: Dio è Amore e dire Dio è Bellezza è la stessa cosa. Nessun fraintendimento con effimere manifestazioni estetiche ma il radicarsi profondo nel Mistero trinitario.

A questa giornata è seguita quella del 29 marzo, dedicata all’Arcangelo Michele. Una tavola rotonda, dalle 18 alle 20, 30, si è fermata e soffermata sulla sua figura, sull’inquietante problema del male e, quasi un viaggio virtuale, sui Santuari a lui dedicati. Nell’aprire il Convegno la professoressa Coppola ha ringraziato con parole intense i partecipanti e i relatori, per la sensibilità mostrata con la loro presenza verso un tema ed un argomento a volte dimenticato o deformato dalla New Age e dalla modernità, più in generale.  A moderarlo è stata la dottoressa Filomena Longino Lombardi, dell’Opus Dei. La dottoressa ha saputo, con eleganza e maestria, muoversi tra i contenuti delle relazioni, individuando di volta in volta gli elementi salienti. Il primo intervento, sul problema del male, è stato quello della dottoressa Claudia Picazio, Postulatrice delle cause dei Santi. Con profondità teologica ed esegetica, la teologa napoletana ha posto con la dovuta serietà la domanda legittima: ‘se Dio è buono, da dove viene il male?’. L’invocazione finale del Pater è stata la guida per un lettura sapiente, una lettura che invita all’affidamento nelle braccia del Padre amorevole.

Subito dopo, la professoressa Rosa Morelli, ordinaria di Dogmatica presso la PFTIM – ISSR “San Roberto Bellarmino” di Capua, ha sviluppato un intervento sull’iconografia michaelita dell’Oriente e dell’Occidente, fermandosi prima sui precedenti storici della figura dell’arcangelo e concludendo con la terza richiesta del Pater: ‘sia fatta la tua volontà, come in cielo così in terra’ L’intervento è stato arricchito dalla proiezione di immagini di alcune opere d’arte, sia di fattura bizantina che occidentali come quella di Guido Reni.

Il dottor Aldo Antonio Cobianchi, Segretario nazionale dei francesisti e critico d’arte, nonché curatore di eventi –l’ultimo in ordine di tempo è stato quello per la beatificazione di Maria Cristina di Savoia a Napoli a Santa Chiara – ha condotto gli ascoltatori dall’Oriente, dove nasce e si sviluppa il culto per il Principe Michele, al santuario di Mont Saint Michele. Anche questo intervento corredato da immagini suggestive.

La Settimana della Bellezza, come è stata denominata dalla organizzatrice, si è conclusa con un’ anteprima del libro della professoressa Morelli. La teologa, ormai da vent’anni, lavora sul rapporto tra l’arte – in particolare quella occidentale – e la teologia, sviluppando una lettura teologica che, a partire dalla Parola e dalla Tradizione, scopra nei capolavori del Rinascimento, del Barocco, ma anche nei contemporanei – il caso di Van Gogh e di Paul Klee-, un modo nuovo di fare teologia. Non una Bibbia per i poveri, ma veri testi teologici scritti, come già per l’arte bizantina, con le linee e i colori, naturalmente nella differenza che qualifica i due mondi artistici. In questo testo è la ricerca di quegli elementi che possono offrire alla teologia un campo da esplorare. Dopo aver spiegato che il suo punto d’osservazione è il Verbo incarnato e dopo la sentita introduzione della concertista Maria Rosaria Marchi, del Conservatorio San Pietro a Maiella di Napoli, la teologa ha presentato il perché del testo e quali sollecitazioni si ritrovano nella produzione verdiana. La musica non poteva mancare: Alba Ovcinnicoff e Roberto Rocchino, hanno eseguito il Duetto n. 4 Op. 38 e il Duetto n. 7 Op. 38 Di J. Féréol Mazas per violino, generando un’aura di incredibile soavità.

Rosa Morelli

La pittura, la musica, l’Arcangelo Michele e Giuseppe Verdi, nelle pagine della Morelli, hanno concluso la settimana. Un mondo, un vero mondo che ha avuto per asse portante il Bello, un mondo non chiuso ma, come è dell’autentica Bellezza, aperto al mondo.

Sì, perché la Bellezza che salva il mondo, non è un ninnolo estetico dal sapore borghese. Ella è la Bellezza delle origini, l’origine di ogni bellezza, è il Volto sfigurato del Figlio che muore per l’umanità e il mondo.

Rosa Morelli

 

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