Bregantini: la via Crucis al Colosseo con lo sguardo alla crisi

mar 26th, 2014 | By | Category: Primo Piano

Il 18 aprile la tradizionale celebrazione presieduta da papa Bergoglio che ha affidato al vescovo di Campobasso i testi delle meditazioni

Sarà il vescovo di Campobasso-Bojano a scrivere, su incarico di papa Francesco, i testi delle meditazioni sulle XIV stazioni della Via Crucis che si terrà al Colosseo il prossimo 18 aprile, Venerdì Santo sul tema “Volto di Cristo, volto dell’uomo”. 

Mons. Giancarlo Bregantini, religioso stimmatino (la congregazione fondata da san Gaspare Bertone), 66 anni, originario della valle di Non in Trentino, è attualmente presidente della Commissione episcopale per i problemi sociali e lavoro, giustizia e pace (dopo un mandato precedente dal 2000 al 2005).

Prima della sede in Molise era stato vescovo di Locri-Gerace dal 1994 al 2007 e lì in terra di Calabria si era fatto conoscere principalmente per il suo impegno contro la mafia e l’andrangheta. Di famiglia contadina, buon conoscitore delle dinamiche della cooperazione cattolica fondata dal sacerdote trentino, don Lorenzo Guetti già nel XIX secolo, si è adoperato per far sorgere in loco una serie di attività agricole volte a “strappare” i giovani dal laccio della malavita. Frequenti sono stati gli atti intimidatori che hanno minato alla radice alcune di queste attività (taglio di piante, inquinamento doloso dei terreni), ma la forza che padre Giancarlo – come generalmente si fa chiamare – aveva infuso nelle persone, il “coraggio per rialzare la testa” e riacquistare dignità hanno prevalso, tanto che le cooperative si sono moltiplicate arrecando nuovo benessere a quelle popolazioni e hanno permesso a molti giovani del Sud di poter restare nella propria terra con fierezza. Perché “Non possiamo tacere” come titola un suo libro-testimonianza.

Ma in questi anni padre Giancarlo, già prete-operaio in Veneto (ma anche cappellano in carcere), è noto anche per il suo impegno in favore dei lavoratori, dal problema della disoccupazione a quello della salute su luoghi di lavoro (come nel caso della questione dell’eternit o dell’ILVA di Taranto) e della salvaguardia del creato, intensificando l’impegno della CEI su questi temi, in particolare con il Messaggio per la Giornata della Custodia del creato, che si celebra ogni anno il 1 settembre.

“Mio Signore e mio Dio” è il motto del suo episcopato fatto di tante relazioni e incontri personali con la gente. Ed è la “sua” gente di Calabria che non l’ha dimenticato che lui porta nel cuore creando un quasi gemellaggio con gli attuali fedeli molisani, senza dimenticare le sue radici tra le montagne del Trentino dove spesso ritorna, ed è di casa in diverse parrocchie. Perché sono i legami uno dei suoi punti di forza, come quando nel 2006 inviò dalla Calabria l’abete di Natale da collocare in Piazza San Pietro, ma ai suoi piedi chiese le statue di legno dal Trentino, un segno – ha scritto – che intendeva “unire finalmente l’Italia intera”.

“Anche la pace ha un cuore”, ha scritto in un testo che è il racconto della sua vita o meglio del “mestiere di vescovo”, una missione segnata in particolare dall’annuncio del vangelo calato nella concretezza della vita delle famiglie a partire dalla Parola di Dio: Tobia, Ruth, il Buon Samaritano, il Padre misericordioso, ogni personaggio nei suoi incontri viene riportato nell’oggi. E sarà la concretezza di tante vicende odierne a tessere la trama delle meditazioni al Colosseo, come ha dichiarato a Radio Vaticana: “spiritualità, con lo sguardo alla crisi di oggi, alla realtà della disoccupazione, del precariato giovanile, al mondo del carcere, al mondo della droga, al dramma degli ammalati, specialmente degli ammalati terminali, alla situazione difficile di tante realtà senza speranza”.

 

MARIA TERESA PONTARA PEDERIVA

Vatican insider

 

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