Oggi il nostro Club celebra il “suo” Serra Day

mar 24th, 2014 | By | Category: Distretti e Club

Perché dico “il suo” ? Quanti Serra Day ci sono ?

Veramente il Serra International, in considerazione del fatto che, scopo fondamentale del movimento, è quello di favorire e sostenere le vocazioni al sacerdozio ministeriale della Chiesa cattolica, ha stabilito di festeggiare ufficialmente il “Serra Day”, proprio in coincidenza della Giornata Mondiale di Preghiera per le Vocazioni (cioè tre domeniche dopo quella di Pasqua).

Ma la Pasqua è una festa mobile (legata, alle fasi lunari) che si celebra la domenica successiva alla prima luna piena dopo l’equinozio di Primavera; cosicché è mobile anche e la Giornata delle Vocazioni (quest’anno avremo una Pasqua alta (il 20 Aprile) e, Giornata delle Vocazioni, è l’11 maggio.

A motivo di tali oscillazioni, i vari Club Serra, in base agli impegni dei loro programmi, festeggiano -di fatto- il Serra Day non sempre nella sua data ufficiale, ma nel periodo di marzo-aprile, riservando, alla data ufficiale, un ricordo non solenne. Così, nel programma del  Club di Catania, la data fissata quest’anno è quella di oggi, 14 marzo.

Purtroppo, l’imprevista concomitanza con la riunione del CNIS che si tiene a Napoli, ha dirottato su quella città le “autorità” serrane, cosicché, per il programmato Serra Day, è stato chiesto a me (come ex-ex Governatore del nostro Distretto, ed uno dei residui “Soci fondatori” del  Club di Catania) di parlarvi del Serra in cui sono entrato “per caso”, ma a cui, oggi, mi lega un consolidato amore.

Ed è un “amore” che mi fa soffrire perché, negli anni, ho sempre più profondamente condiviso la necessità che il Serra si espanda e diventi maggiormente incisivo su questa umanità che sembra andare, sempre più, allo sbando: il Serra Day potrebbe – e dovrebbe – essere una occasione per alimentare il fuoco che, certamente, arde in ciascuno di noi…

Ma …non preoccupatevi: sarò breve e, con un volo (che vi garantisco rapidissimo) passerò dall’anno 1713 ai nostri giorni.

Comincio dall’anno 1713 per fare una premessa che forse, per alcuni, potrà essere una delusione: sappiate che il Serra Club non è stato fondato dal Beato Junipero Serra come, ancora, qualcuno continua a ripetere…

Ecco come stanno le cose: Il 24 novembre 1713 nasceva a Petra, nell’isola di Palma di Maiorca, il piccolo Michele Ferrer che, a diciotto anni, facendosi francescano, volle assumere il nome di Junipero in memoria di uno dei primi compagni di S. Francesco d’Assisi.

A soli 24 anni, era già professore di Filosofia e Teologia all’università di Palma di Maiorca e, a 36 anni, andò missionario nell’America centro-settentrionale: prima in Messico e, poi, in California: si calcola che padre Serra abbia percorso, a piedi, o a cavallo, circa 10.000 chilometri lungo il così detto “El Camino Real” ed a lui si deve la fondazione delle famose missioni, divenute il nucleo delle attuali, grandi, città americane di S. Diego, S. Carlos, S. Antonio, S. Gabriel, S. Francisco, S. Clara, S. Bonaventura, ecc. (anche Los Angeles è stata una missione fondata dai discepoli di padre Serra dopo la sua morte).

Egli, sbarcato in America, ha trascorso molti mesi per prepararsi alla sua opera missionaria: ha appreso la lingua locale iniziando la predicazione agli Indios nel loro linguaggio, traducendo le preghiere ordinarie e il catechismo ed educandoli anche al lavoro. Ma è sull’uomo che padre Serra ha compiuto i suoi prodigi, dando, insieme alla fede, la spinta a costruirsi una vita degna della persona e della famiglia.

Per le sue benemerenze lo Stato di California ne ha fatto collocare la statua fra quelle dei Padri Fondatori degli Stati Uniti nella Hall of Fame di Washington: unica, di un religioso, nel sacrario degli americani illustri.

Il 25 settembre 1988 Papa Giovanni Paolo II lo ha proclamato Beato.

* * *

Negli Stati Uniti brillò l’impegno santificante di Padre Serra e, circa due secoli dopo, negli stessi Stati Uniti, nacque il movimento “Serra”.

Di esso furono fondatori, ottanta anni fa, nel 1935, quattro cattolici americani di Seattle, nello Stato di Washington, che erano soliti riunirsi per esaminare e discutere la situazione religiosa e sociale del momento (purtroppo non so altro su questi quattro personaggi che definire veggenti è solo volerli sminuire).

Essi si resero conto, sin d’allora, della “deriva” che trascinava nel caos la Società, e della necessità di dar vita ad una organizzazione di laici che si impegnasse nella diffusione dei princìpi del cattolicesimo, concentrandosi, in particolare, sulla promozione e sul sostegno delle vocazioni sacerdotali: il riferimento all’opera e all’impegno missionario di Padre Serra è stato quanto mai determinante per delineare il programma del Movimento che, quindi, è stato “intitolato” a Lui.

Ecco spiegato perché il nostro club si chiama “SERRA”

In questi ottant’anni, l’idea ha varcato gli oceani, ed è già dal 1959 che è nato, a Genova, il primo Serra Club d’Italia.

Ma, mi domando e domando anche a voi, amici del Serra, siamo -tutti- veramente consapevoli della responsabilità che abbiamo assunto aderendo a questo Club?

Scusatemi se, in questo giorno di festa, non indugio in trionfalismi e mi soffermo, piuttosto, su qualche riflessione che ritengo molto importante.

Ripeto: siamo veramente consapevoli del grossissimo impegno che abbiamo assunto con la nostra adesione al Serra?

E mi pongo anche la domanda (forse meno umoristica di quanto possa sembrare): quanti di noi non hanno (almeno) sorriso alla battuta di Oscar Wilde “Le cose migliori della vita o sono illegali, o sono immorali, o fanno ingrassare” ?…

Ma torniamo seri: il poeta Eliot, nello stesso periodo degli incontri dei quattro cattolici americani di Seattle, si poneva, anche lui, una domanda:

E’ la Chiesa che ha abbandonato l’umanità, o è l’umanità che ha abbandonato la Chiesa?

Leggendo, casualmente, solo qualche brano dei Cori de La Rocca, di Eliot, sono rimasto turbato dalla riflessione che il mondo non solo non vuole la Chiesa, ma la perseguita.

Scriveva Eliot, già ottant’anni fa: «Perché gli uomini dovrebbero amare la Chiesa? Perché dovrebbero amare le sue leggi? /

«Essa ricorda loro la Vita e la Morte, e tutto ciò che vorrebbero scordare./

«È gentile dove sarebbero duri, e dura dove essi vorrebbero essere teneri./

«Ricorda loro il Male e il Peccato, e altri fatti spiacevoli./

«Essi cercano sempre d’evadere/

«Dal buio esterno e interiore/

«Sognando sistemi talmente perfetti che più nessuno avrebbe bisogno d’essere buono»/

Non so se attribuire all’età il velo di pessimismo che, ogni tanto, mi avvolge quando penso allo sperpero che gli uomini fanno del “loro” tempo (tempo che, in realtà non è loro, ma che, ciascuno, ha avuto in consegna, come nella parabola dei talenti)…

Il Serra è un Club-service particolarissimo: esso è un Club di laici-cattolici (come i quattro di Seattle) in cui l’incontro e l’approfondimento dei rapporti fra i Soci, sono subordinati all’incontro e approfondimento del rapporto con la Realtà soprannaturale del Cristo (da ciò deriva la delicatezza e l’attenzione da adottare nella “ammissione” dei nuovi Soci).

A differenza di quanto può accadere negli altri Club-service, ci si deve iscrivere al Serra non per una questione di “prestigio umano” o pensando di poter “lucrare” qualcosa nei rapporti con gli altri Soci, ma per una scelta e un impegno morale che gratifica infinitamente più di un tornacontismo.

Il Serra è una lente di ingrandimento messa a fuoco sulla realtà umana di cui noi stessi facciamo parte e, come recita la Preghiera del Serrano, ci fa collaboratori con Cristo, pronti a spendere e consumare se stessi per le anime.

A tal proposito mi permetto esternare una mia idea fissa (idea ovvia, ma che è bene ripetere e meditare):

Affinché il Movimento possa assolvere il suo compito, i Soci di un Serra non possono limitarsi a partecipare ai pochi incontri del programma annuale del Club: l’attività Serrana deve pervadere tutti i Soci (che, non per nulla, il Regolamento definisce Soci Attivi). Così, pure, non è sufficiente che diano solo la propria disponibilità professionale ed economica al Seminario.

Bisogna, sopratutto, che essi siano persone impegnate in una permanente opera di evangelizzazione fatta di correttezza, di coerenza morale e di “bonifica” dell’ambito sociale in cui ciascuno di essi opera, cercando di essere lievito e luce nella Società.

E’ loro compito, inoltre, dare il proprio contributo e sostegno alla missione della Chiesa la quale, disintegrando il mito di una dicotomia fra Chiesa e Scienza e tra Chiesa e Cultura, ha una missione che non è solo religiosa ma, anche, culturale e civile.

Oggi, riuniti qui, con noi, ai tanti seminaristi con le loro famiglie e, ad essi, voglio dire “Grazie”: grazie per la vostra scelta e grazie per il vostro impegno; ma vorrei anche pregarvi… di pregare per il Serra ed i Serrani affinché possano svolgere al meglio i loro compiti. Perché l’umanità ha assoluto bisogno di buoni e santi Sacerdoti: ad essi è affidato il compito di trasmettere e fare amare quella Verità che hanno appreso e maturato nei lunghi anni della loro preparazione in seminario, ad essi è dato il difficile compito di guidare il popolo di Dio per le impervie strade di un mondo che sembra avere smarrito i concetti etici più elementari e, solo ad essi, in nome di Dio, è dato di rimettere i peccati e consacrare l’Eucaristia.

E chiudo con un auspicio: Forse è giunto il momento in cui i giovani, sensibili e disgustati dall’imbarbarimento civile e sociale dell’umanità, invece di reagire auto-distruggendosi con alcool e droga, oppure reagendo con esplosioni di violenza, possano ricevere il dono del messaggio divino:

Domenica prossima, il Vangelo sarà quello della “Trasfigurazione” in cui Gesù mostra il suo vero Volto. La Trasfigurazione è un evento “irresistibile” che spinge Pietro a manifestare tutta la sua gioia chiedendo di poter rimanere sempre lì, sul Tabor e la risposta viene -immediata- da Dio: una voce dalla nube dice: “Questo è il Figlio mio, l’amato … Ascoltatelo!”. Quello stato di grazia di indescrivibile bellezza, che pervase gli apostoli, si realizza con l’ASCOLTO. ASCOLTARE non è “udire”, ma “DARE ASCOLTO”, cioè “METTERE IN PRATICA” quanto ci viene detto.

Il messaggio di questo Vangelo può essere riassunto nella frase: “se siete credenti, ed anelate a quella gioia che pervase gli Apostoli sul Tabor, mettete in pratica gli insegnamenti di Cristo che si condensano in una sola parola: AMORE. Io aggiungerei: Se non siete credenti, o siete solo tiepidi, provate: non vi costa nulla e vi può dare tantissimo.

Ecco l’esempio di un “campo” in cui, Sacerdoti e Serrani, possono lavorare in sinergia.

 

Angelo Magrì

 

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