Card. Maradiaga, ci vorrebbe una coppia sposata in Curia

mar 24th, 2014 | By | Category: Eventi

Gli otto cardinali che formano il “G8” di cui il papa si è circondato per essere consigliato nella riforma del governo della chiesa, sono riuniti per la terza volta. Per un aggiornamento dei lavori abbiamo intervistato il  card.Óscar  Andrés  Rodríguez  Maradiaga; come procede la riforma?

card. Óscar Andrés Rodríguez Maradiaga

Chiamiamolo piuttosto questo consiglio il “C8”, con “C” per Cardinali! Il Santo Padre ci ha spiegato fin dall’inizio il suo metodo: il discernimento, che è ascoltare, dialogare, pregare e agire, nel senso di elaborare delle proposte. Nell’ordine, il papa ha voluto che iniziassimo dal Sinodo dei vescovi. Voleva che fosse altra cosa rispetto ad un organo che si riunisce su di un tema particolare che produce al termine un testo, per farne invece una istituzione consultiva permanente.

In seguito, abbiamo riunito tutte le nostre osservazioni riguardanti la Segreteria di Stato. Abbiamo ricordato che in origine il segretario di Stato si definiva come segretario del papa. Non è come un primo ministro, né un vice-re. Poi nel dicembre scorso, abbiamo iniziato a passare in rassegna ognuna delle nove congregazioni della Curia. Non abbiamo ancora terminato. Infine, lavoriamo sui diversi consigli pontifici e siamo pronti a fare delle proposte in proposito.

In questi giorni, ascoltiamo le due commissioni di esperti che il papa ha creato per esaminare l’istituto per le opere di religione (Ior, la banca vaticana) e tutte le istituzioni bancarie della Santa Sede. Ci comunicano i risultati delle loro ricerche e questo è molto interessante. Delle decisioni saranno prese in seguito. Non bisogna aspettarsi che, a partire da domani, la banca del Vaticano scompaia a vantaggio di una nuova banca. Ma sicuramente ci saranno dei cambiamenti.

La soppressione dello Ior rimane una opzione aperta?

Tutto dipende da quanto uscirà dai rapporti. Ma è meglio curare un malato piuttosto che risuscitare un morto. E amputarsi un braccio, credo che sarà il tipo di chirurgia che eviteremo di eseguire.

Circola l’idea di creare un “ministero delle finanze”?

Sì, si potrebbe chiamare un segretariato delle finanze. È un’idea molto ragionevole e, credo, necessaria per una migliore organizzazione al fine di meglio servire allo scopo. Le finanze sono suddivise tra diversi dicasteri: l’Amministrazione del patrimonio della Sede apostolica (Apsa), la prefettura per gli affari economici, il governatorato dello Stato della Città del Vaticano, lo Ior.

E anche il patrimonio gestito dalla Congregazione per l’evangelizzazione dei popoli…

Esattamente. Forse, ma questo fa parte della discussione in corso, potrebbe essere un’idea quella di una sola persona responsabile di tutto.

Un laico o un cardinale?

Secondo l’attuale organizzazione del Vaticano, è probabile che un cardinale sia incaricato del segretariato delle finanze. Ma si può anche pensare a un consiglio permanente per aiutarlo, che comprenda dei laici.

Che ne è del progetto, a lei caro, di una Congregazione per i laici?

È certamente necessaria nella Chiesa. C’è una Congregazione per i vescovi, per la vita religiosa, per il clero, e solo uno Consiglio pontificio per i laici, che costituiscono tuttavia la maggioranza della Chiesa. Non si può continuare così. Dopo il concilio Vaticano II, i laici dispongono solo di un segretariato. Il consiglio pontificio è qualcosa di limitato perché non dispone di potere legale. Per questo è necessaria una vera Congregazione.

 Diretta da un laico?

Non lo so. In compenso, in seno a questa Congregazione per i laici, non vedo alcun ostacolo perché un consiglio pontificio delle famiglie sia diretto da una coppia sposata. Perché no? Sarebbe un segno magnifico. Come una Congregazione per i laici sarebbe qualcosa di molto bello nella chiesa. Posso dirle che lo Spirito Santo spinge in questa direzione. Ogni giorno, sempre più, gli uomini e le donne laici e laiche assumono le loro corresponsabilità come dirigenti nella chiesa. È scritto nella storia in molto posti. In Corea sono i laici che hanno iniziato l’evangelizzazione. Per questo il papa vi si recherà l’estate prossima per incoraggiare i laici.

La riforma della Curia si annuncia in ogni caso come un processo molto lungo.

Sì perché le buone cose esigono del tempo. Impegniamo l’avvenire e pertanto non possiamo improvvisare. Coloro che improvvisano sono maggiormente soggetti all’errore. Ci vuole del tempo per assimilare un’altra mentalità, un cambiamento tutt’altro che facile.

La decentralizzazione auspicata dal papa sarà anch’essa un cantiere ampio?

Sì, il papa lo vuole. Non vuole che tutto risalga ai dicasteri di Roma per essere risolto e afferma che lo Spirito Santo soffia anche nelle conferenze episcopali e nelle diocesi locali. La sussidiarietà è uno dei principi della dottrina sociale della Chiesa, e la decentralizzazione un mezzo per metterla in opera. Secondo l’ecclesiologia del Vaticano II, il papa governa la chiesa con la collaborazione di tutti, senza riservare a sé tutte le decisioni.

Attraverso la consultazione, come nel caso del questionario sulla famiglia?

Esattamente. Dovrebbe essere sempre così nella Chiesa. Ascoltare tutte le voci, anche dissonanti. Il questionario non era qualcosa di straordinario. Dovrebbe essere la metodologia ordinaria. E lo sarà.

Fondamentalmente, il questionario fa emergere l’esistenza nel mondo di approcci opposti sulla famiglia.

Sì, le esperienze sono molto diverse. Ma la chiesa è una madre che segue tutti i suoi figli, non solo quelli “molto buoni”. Una madre incoraggia ognuno nel modo migliore, rispettando la libertà di ciascuno. Ecco perché abbiamo una pastorale della famiglia e non solo delle leggi. La pastorale serve ad accompagnare ognuno perché possa vivere l’ideale. Talvolta, non è possibile perché siamo delle creature limitate ma dobbiamo tendere verso l’ideale.

 Il “C8” si riunirà di nuovo tra due mesi?

Ci ritroveremo a fine aprile, dopo le canonizzazioni di Giovanni XXIII e Giovanni Paolo II. Molti di noi saranno già a Roma e questo permetterebbe un risparmio di spese. Avremo per l’occasione tutto il materiale per stabilire una nuova costituzione apostolica, che avrà un nome diverso da “Pastor bonus”, la costituzione che regge attualmente la Curia. Questo testo permetterà di riformarla. Ma tutto dipende dal tema sul quale il Santo Padre vorrà consultarci. Spetta a lui valutare se ci sarà ancora bisogno di riunirci. Il numero dei cardinali del Consiglio potrebbe anche essere allargato, secondo la sua volontà. La Curia è solo uno dei compiti delle riforme.

Sébastien Maillard

 

fonte La Croix, traduzione finesettimana.org

 

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