Metafora del cammello e della cruna dell’ago

mar 20th, 2014 | By | Category: Primo Piano

Dal Vangelo secondo Matteo (19,23-30): “In quel tempo Gesù disse ai suoi discepoli: in verità vi dico, difficilmente un ricco entrerà nel regno dei cieli. Ve lo ripeto: è più facile che un cammello passi per la cruna di un ago che un ricco entri nel regno dei cieli”.

Quante volte abbiamo ascoltato o letto questo passo dell’evangelista Matteo, ma quante volte ci siamo soffermati sul perché, in questa espressione figurata, il cammello è stato l’animale scelto da Gesù per aspirare alla gloria di Dio e quale il vero nesso tra il cammello e l’ago?

A una libera interpretazione la risposta sarebbe molto facile: poiché è impossibile che un cammello, che è uno degli animali più grandi sulla terra, possa passare per la cruna di un ago, ne scaturisce che è difficile che il ricco abbia la gloria del Paradiso. Ma è proprio così? E perché proprio il cammello e non, ad esempio, l’elefante che pure è altrettanto grande e anche più del cammello?

Molti studiosi, cattolici e non, hanno affrontato il problema al fine di trovare la risposta più confacente a un rapporto (cammello e cruna dell’ago) che a molti appare poco appropriato e di pervenire alla spiegazione più corretta del termine “cammello”, in modo da dare un senso più compiuto e completo della parabola.

Le interpretazioni sono state varie e tutte diverse tra loro. Ne riporto soltanto due per dare una breve sintesi di come questa parabola sia stata oggetto di vero interesse e approfondimento da parte di intellettuali e di esegeti di testi sacri.

Una prima interpretazione è quella che Gesù si richiami all’esistenza di una porta per entrare in Gerusalemme, chiamata “la cruna dell’ago”, attraverso la quale un cammello poteva passare soltanto piegandosi sulle ginocchia e senza carichi. L’analogia è quella che un ricco non potrà mai entrare nel regno dei cieli (Gerusalemme) a meno che non si inginocchi e si liberi delle sue ricchezze (i carichi). E’ una spiegazione, per molti, poco credibile perché la presenza di questa porta sarebbe soltanto una credenza popolare non supportata da documentazioni storiche che ne asseriscano l’esistenza.

Più attendibile potrebbe apparire la seconda interpretazione che si riallaccia a un errore attribuito a San Girolamo nella traduzione, dal greco al latino, della parola “kamelos” che può avere un doppio significato: quello, appunto, di “cammello” e l’altro di “gomena”, intesa come grossa fune utilizzata per l’attracco delle navi. In tal caso la frase “è più facile che una gomena passi per la cruna di un ago” potrebbe avere più senso e adattarsi meglio al contenuto della parabola. Anche se tentare di fare passare una grossa corda per la cruna di un ago è una impresa impossibile, potrebbe apparire meno paradossale di un cammello.

La spiegazione dell’eventuale errore è dibattuta ma non unanimemente accettata, motivo per cui la parola “cammello” continua ad essere quella più accreditata e citata. Ai fini del significato liturgico della parola di Gesù riportata nel Vangelo di Matteo la sostanza non cambia perché, che sia cammello o gomena, la verità della parabola è che quando la ricchezza e il desiderio di ricchezza occupano il cuore dell’uomo significa non comprendere il senso della vita e l’insegnamento della Parola di Dio.

Nell’Angelus di domenica 2 marzo a Piazza San Pietro, Papa Francesco nel condannare la brama di ricchezza come un allontanamento dell’uomo da Dio e dalla giustizia, così si è espresso: “Non si può servire due padroni: Dio e la ricchezza. Finché ognuno cerca di accumulare per sé, non ci sarà mai giustizia. Se, invece, confidando nella provvidenza di Dio cerchiamo insieme il suo regno, allora a nessuno mancherà il necessario per vivere dignitosamente. Gesù ha più volte ammonito i ricchi, perché è forte per loro il rischio di riporre la propria sicurezza nei beni di questo mondo. In un cuore posseduto dalle ricchezze, non c’è più molto posto per la fede. Se, invece, si lascia a Dio il posto che gli spetta, cioè il primo, allora il suo amore conduce a condividere anche le ricchezze, a metterle al servizio di progetti di solidarietà e di sviluppo, come dimostrano tanti esempi, anche recenti, nella storia della Chiesa. La strada che Gesù indica può sembrare poco realistica rispetto alla mentalità comune e ai problemi della vita economica: ma, se ci si pensa bene, ci riporta alla giusta scala di valori”.

 

Cosimo Lasorsa

 

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