Impegno serrano e fedeltà alla Chiesa di Napoli

mar 19th, 2014 | By | Category: Il Serra nel Mondo

Riportiamo il discorso dell’avv.Paolo Belmonte in occasione dell’apertura del Convegno per il quarantennale della fondazione del Serra club di Napoli

Ecc. Mons. Lucio Lemmo, Vescovo Ausiliare di Napoli, reverendi padri, autorità serrane, amici, ho il piacere di darvi il benvenuto qui stasera,  e vi ringrazio per aver accettato di venire a Napoli in occasione del quarantennale del club Serra.

Ringrazio in particolar modo il Presidente Ciacci che ha creduto in questa iniziativa e il governatore del Distretto, Giovanni Sapia, per il sostegno e la sua sempre affettuosa vicinanza.

In concomitanza con la riunione del CNIS si celebrerà il gemellaggio tra i due distretti Lazio-Campania e Basilicata-Puglia, e ringrazio per questo il Governatore Angelo Pomes per l’affetto e l’amicizia con cui ha voluto promuovere questa occasione.

da sx: Avv.Guido Belmonte, don Nugnes, S.Ecc. Mons.Lucio Lemmo,Dr. Di Costanzo

Il Serra Club Napoli è nato quarant’anni fa, e ha operato con fedeltà e impegno nella Chiesa di Napoli per la promozione di una autentica cultura vocazionale. Assieme al Club di Napoli si costituì in quel tempo anche il Club di Latina, al quale tutti noi siamo legati, e al cui presidente, Lidano Serra, va tutto il nostro affetto e il nostro amore.

Inutile nascondervi di sentirmi emozionato, e non tanto per l’alto onore che viene concesso al più giovane tra i soci, quanto per la fiducia che si dà a un figlio di presentare la propria famiglia: il Serra Club è una comunità che posso considerare infatti come una famiglia, e nel Serra – come molti di voi sanno – c’è la mia famiglia.

Come in una famiglia, possono esserci incomprensioni e problemi, ma se è piena della presenza di Dio allora ogni cosa si appiana, dimora la concordia, si resta insieme per far crescere le speranze, per raggiungere obiettivi condivisi e per condividere le gioie e i dolori della vita.

Se per quarant’anni il Club è rimasto vitale e attivo è proprio per l’alto senso di comunità che lega tra loro i soci, che li spinge a frequentarsi, e a confessare e testimoniare – con l’impegno più umile della loro vita – la fede in Cristo e la Sua chiamata.

Sono persone che hanno animato molte realtà sociali, educative e associative, che prestano la loro opera professionale e caritativa con immutabile impegno e con tantissimo amore.

E ricordo qui stasera con commozione alcuni soci che non ci sono più, ma che continuano a suggerirci – con il semplice ricordo – comportamenti di altissimo valore morale; e per tutti permettetemi di ricordare un grande presidente: Renato Danzi.

Con l’impegno dei soci del Club di Napoli si è avuta la nascita del Club di Aversa (della cui solidità e forza è testimone la cara Maria Luisa Coppola, presidente nazionale eletta), e del Miglio d’Oro, club che consideriamo sempre più come fratello, e che – grazie al prezioso impegno di Giuseppe Mangieri e di Giancarlo Ascione – permette al club di Napoli di avere un proficuo dialogo con il Seminario di Posillipo.

L’impegno dei soci ha anche avviato dei colloqui con altre realtà diocesane: cominciando dalla Diocesi di Nola del Vescovo Beniamino De Palma, sul cui territorio insiste il convento di San Vito a Marigliano dei francescani, molto attento alla nostra realtà; e – continuando – con la Diocesi di Teggiano, e con una apertura di dialogo a Vallo della Lucania, il cui vescovo, S. Ecc. Mons. Ciro Miniero – prima della nomina – è stato per lungo tempo assistente spirituale al Seminario Arcivescovile di Capodimonte.

Se per tutti questi anni il Club ha visto riconosciuto il proprio impegno è per la fedeltà che ogni suo socio ha reso alla Chiesa e a Dio, attraverso il dialogo con i sacerdoti e nelle quotidiane realtà sociali e lavorative. E proprio la testimonianza di una famiglia serrana (Orazio e Ida Dente Gattola) ha suscitato la chiamata sacerdotale di un loro figlio, Giuseppe, che ora è viceparroco nella Chiesa di San Giovanni Maggiore qui a Napoli.

Da una pianta dalle solide radici, coltivata con amore e con premura, e che ha resistito alle intemperie, sono sbocciate nuove gemme. È stata la testimonianza e il dialogo che i soci più saggi (non dico più anziani) hanno reso ai più giovani, puntando sul dialogo, vivendo con semplicità le nuove sfide, e continuando instancabilmente a portare l’affetto paterno, materno e fraterno, a far si che oggi possiamo non tanto celebrare i quarant’anni che son passati ma a programmare insieme gli anni a venire.

È con grande gioia infatti che stasera ufficialmente comunico che cinque nuovi soci hanno accettato di far parte del nostro club, e sono professionisti della mia età, se non anche più giovani. Certamente sono più bravi e meritevoli di me.

Le nuove sensibilità che ci permettiamo di portare, unite alla nuova sensibilità che si avverte nei confronti della Chiesa, ci hanno spinto da un lato a intensificare il dialogo con la Diocesi, i decanati e le realtà parrocchiali (di cui molti soci sono attentissimi animatori), e dall’altro ad aprirci a nuove realtà.

Ringrazio in particolare la comunità religiosa dei frati Francescani, che ha aperto a noi le porte di Santa Chiara e di San Pasquale a Chiaia, dove ci sentiamo di casa, per la presenza costante e per i contributi spirituali; ringrazio i religiosi e i consacrati che dialogano con noi, perché vivono la loro vocazione con coerenza, e non ci fanno mancare il sostegno nella preghiera, ringrazio di cuore la Augustissima Arciconfraternita dei Pellegrini, con cui si sta riuscendo a dialogare per il bene comune della città, e che ci permette di scoprirci fratelli nella carità.

Ma, prima di lasciare la parola ad Antonio e a poi a Giovanni, permettetemi di ringraziare pubblicamente mia moglie, che per mesi ha sopportato la pressione per questo congresso e i miei nervosismi con amore autentico: lei ha avuto la vocazione … di sopportarmi. Io.. di amarla.

Paolo Belmonte

 

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