Rimuovere la religione dalle carte d’identità

mar 17th, 2014 | By | Category: Eventi

E’ tempo che in Indonesia si rimuova dalle carte di identità l’indicazione del credo religioso: è la proposta lanciata da Basuki Tjahaja Purnama, politico cristiano che ricopre l’importante ruolo di vice governatore del distretto della capitale Giacarta.

Come riferito a Fides, la proposta ha suscitato nel paese un ampio dibattito perché va a toccare un “tabù”: nella nazione, infatti, è obbligatorio per ogni cittadino appartenere una delle cinque religioni riconosciute (islam, cristianesimo, cattolicesimo, induismo, buddismo o confucianesimo) e l’indicazione è riportata sul documento di identità. Fra l’altro, notano alcuni studiosi, l’obbligo di scelta fra le cinque religioni riconosciute ha indotto milioni di cittadini indonesiani – sparsi nelle 17mila isola di un arcipelago vasto e plurale – a definirsi ufficialmente “musulmani”, mentre, di fatto, seguono e praticano culti tradizionali, indigeni o ancestrali. Eliminare l’obbligatorietà contr ibuirebbe, dunque, a ridefinire il volto religioso della nazione indonesiana oggi.

Il vicegovernatore Tjahaja Purnama, cristiano di etnia cinese, nativo di Sud Sumatra, è una figura che già nei mesi scorsi è stata contestata da frange islamiste che rifiutavano di essere sottoposte e a un funzionario di religione cristiana. Il governatore di Giacarta Joko Widodo ha chiuso ogni polemica affermando di aver “scelto in base a i meriti” e avocando a sé deleghe e competenze per gli affari religiosi islamici.

“Se la tolleranza è la chiave della libertà religiosa – ha spiegato Basuki Tjahaja Purnama – per la crescita futura dell’Indonesia occorre avere il coraggio di modificare una norma ormai desueta”. Rimuovendola, infatti, si vuole garantire l’uguaglianza ed eliminare le discriminazioni che spesso subiscono i cittadini non musulmani, anche in scuole e posti di lavoro pubblici.

Alcuni leader musulmani hanno espresso parere contrario: secondo Tubagus Robbyansyah, presidente della sezione di Giacarta dell’organizzazione islamica “Nahdlatul Ulama”, “tutti i cittadini indonesiani hanno il diritto di dichiarare la loro religione. E, conoscendo la religione di ognuno, possiamo essere tolleranti”. Anche il viceministro federale per gli Affari Religiosi, Nasaruddin Umar, ha detto che mantenere l’indicazione della fede sulla carta di identità di ogni cittadino è importante, ad esempio, “per impedire i matrimoni interreligiosi illegali”. (PA)

 

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Il più antico luogo di culto cristiano a Istanbul diventerà una moschea

L’antico monastero di San Giovanni in Studion, attualmente classificato come complesso museale, sarà trasformato in moschea entro il 2014, una volta che saranno terminati i lavori di restauro in corso. Ne danno notizia fonti turche consultate dall’Agenzia Fides. L’edificio, nato come luogo di culto cristiano, sembra destinato a seguire il destino già toccato alle antiche chiese di Haghia Sophia (Santa Sofia) a Trabzon e a Iznik.

L’imprenditore cristiano greco-ortodosso Lakis Vingas, membro del direttorio generale delle Fondazioni, ha commentato la notizia facendo notare che “l’eredità culturale è universale”, e trasformarla in terreno di antagonismi confessionali finisce per danneggiare su vasta scala la convivenza civile.
Il monastero fu fondato a Costantinopoli nel 463 dal console Studio, che lo pose sotto la protezione di San Giovanni Battista.

La comunità dei monaci “studiti” rappresentò un baluardo nella difesa dell’ortodossia dottrinale, opponendosi nel tempo alle tesi monofisite, allo scisma di Acacio e all’Iconoclastia. Nel 1204 il complesso fu saccheggiato dai latini nel corso della quarta Crociata. Dopo la conquista di Costantinopoli da parte dei turchi ottomani, la chiesa del monastero fu trasformata nella moschea di Imrahor, per divenire museo nel 1946. (GV)

 

fonte AgenFides

 

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