Eccellenza, il Seminario fra poesia e vocazione

mar 12th, 2014 | By | Category: La Voce del Seminario

Se si chiedesse per strada ad un certo numero di passanti quale sia la loro idea di un seminario, si potrebbero ricevere risposte tra le più disparate, molte delle quali un po’ medievali; ma pochi, di certo, immaginerebbero che esso, oltre ad essere un luogo di preghiera e di formazione, rappresenti anche un felice e poliedrico contesto in cui possono sbocciare e fiorire insieme vocazioni e talenti, scelte di vita consacrata e vivaci passioni artistiche.

Ed è proprio una vocazione segnata dalla preghiera, sì, ma anche dagli interessi più diversi, qual è la mia, che voglio raccontare. Nato vent’otto anni fa a Giugliano, città in provincia di Napoli, fin da piccolo sono stato educato alla fede dai miei genitori i quali, con la loro vita, mi hanno insegnato cosa significhi vivere ogni giorno sperando nel Vangelo e facendo fruttificare ciò che Dio ci dona. Mentre, infatti, cercavo di fare il mio dovere a casa e nello studio, allo stesso tempo frequentavo l’A. c. r. S. Gerardo Majella della Chiesa di S. Sofia.

È lì che è nata in me quel legame con Gesù, con la Chiesa, con i sacramenti. E questo legame non è venuto meno neanche quando, anni dopo, iniziato il liceo classico, ho smesso di frequentare l’Azione Cattolica. Durante i primi anni delle superiori mi sentivo solo perché non sentivo gli amici della classe come la mia comitiva, e nonostante avessi un bel rapporto con loro e ancora ce l’ho, avvertivo il desiderio di un gruppo. La Provvidenza non rimase a guardare. Mia sorella in quel periodo, infatti, mi invitò a frequentare alcuni incontri di preghiera del Rinnovamento nello Spirito Santo e dopo qualche rifiuto decisi di frequentare la parrocchia Maria SS. Ma delle Grazie in cui questo gruppo di Rinnovamento si incontrava.

Questo incontro ha un poco alla volta cambiato la mia vita perché in questa realtà, in questo movimento di grazia, ho trovato finalmente quella comunità, quelle persone, in cui la mia fede e la mia personalità potevano venir fuori liberamente. Finito il liceo decisi di iscrivermi alla facoltà di Giurisprudenza. Gli anni seguenti furono densi di studio. Gli esami andavano molto bene e maturai l’idea di diventare magistrato. Ma se da un lato cresceva in me quest’ambizione, parallelamente cresceva anche il mio cammino di fede. Non ero più un bambino e ed avevo imparato ad avere intimità con la preghiera e con la Parola e ad assumermi le mie responsabilità. E fu così che, quando mancavano poco più di un anno alla mia laurea, iniziò a nascere in me un’idea e cioè che Dio mi volesse come sacerdote.

E più rifiutavo questa idea e più questa idea diventava insistente. Fino a che iniziò ad affascinarmi e così mi lasciai vincere e cominciai un percorso di discernimento col mio parroco. Pensavo che nel giro di un anno avrei potuto iniziare il mio percorso in seminario. Ma i tempi di Dio sono diversi e il Signore sa bene cosa fare. Dopo la laurea non ero ancora pronto per approfondire la mia vocazione, ma allo stesso tempo non ero più attratto dal mondo professionale che si apriva davanti a me. Ero in un limbo e tra l’altro sentivo tutti i limiti della mia personalità.

Allora il Signore volle dimostrarmi che se io non riuscivo più ad apprezzarmi, Lui invece mi stimava eccome. E per aiutarmi a crescere aprì una strada che io non avrei immaginato: nel 2011 fui eletto responsabile del mio gruppo, cosa questa che non avrei potuto immaginare prima. Questa responsabilità mi ha dato non solo la possibilità di crescere nella fede ma soprattutto di maturare come uomo e di tirare fuori di me quella personalità che era ancora troppo chiusa. I tempi erano maturi, io ero maturo, e il Signore non perse l’occasione di manifestarsi al tempo opportuno: durante un incontro di preghiera chiesi a Dio di parlarmi e aprendo la Bibbia trovai il passo in cui il Signore invita i discepoli a rinunciare a tutto per essere degni di seguirlo. Fu per me il segno della volontà di Dio sulla mia vita.

Avevo in un sol colpo ritrovato quelle convinzioni, quelle certezze che avevo perduto da tempo. E il Signore nei mesi seguenti continuò a parlare e a confermare questo suo progetto, anche attraverso i colloqui e gli incontri di direzione nel Seminario di Aversa. Così, pur con tutto il tremore e l’indecisione di chi fa un passo del genere, a Settembre decisi di iniziare l’anno propedeutico. E questi mesi sono stati un concentrato di esperienze spirituali, umane, affettive, comunionali. Forse non esagero se dico che questo tempo trascorso ad Aversa mi ha dato più di quanto avrei potuto ricevere in anni interi passati altrove. Il seminario infatti con tutte le sue attività, i suoi tempi di preghiera, di meditazione, di confronto e socializzazione consente ad un giovane di sentirsi come in una famiglia, una grande allegra e unita famiglia che non fa sentire la nostalgia di quella biologica. E come non potrebbe essere gioioso e vivace un luogo dove i protagonisti sono giovani? Come potrebbe essere chiuso un ambiente che invece è aperto talmente tanto a tutta la Chiesa diocesana da esserne il vero e proprio cuore?

Con particolare gioia e gratitudine il 17 Dicembre 2013 il Seminario di Aversa ha potuto ospitare il Segretario della Congregazione per il Clero S. E. Mons. Celso Morga Iruzubieta per un incontro con il Clero e con i laici impegnati per la vocazione. Tema dell’incontro la figura del pastore, del sacerdote. Numerosa e calorosa è stata l’accoglienza riservata a S. E. da parte di tutto il seminario, come sempre avviene in queste circostanze; ma, come detto, ad Aversa fioriscono doni e talenti del tutto originali. Ed io avevo omesso di dire che tra le mie passioni, tra i miei hobby, ve n’è uno in particolare che non pensavo avrei esercitato così frequentemente in seminario e cioè quello di comporre poesie, rime, brindisi per gli ospiti più diversi. E come non dedicare un pensiero in rima a una personalità così illustre come quella di S. E. Mons. Morga? Perciò nel concludere questo mio racconto non sembra inopportuno fare partecipi tutti i lettori delle strofe che ho composto per lui

Questa per noi è una serata diversa,

brilla una luce in più nel nostro Seminario di Aversa,

di lei in Vaticano sentiranno certo l’assenza,

ringraziamo Dio per il dono di Sua Eccellenza.

È giusto che a nome di tutti un saluto io le porga,

benvenuto tra noi S.E. Mons. Morga;

quando sarà tornato nell’eterna città

potrà raccontare la nostra ospitalità

ma soprattutto potrà parlare della nostra simpatia,

esempio ne è questa piccola poesia.

Conosciamo quanto è impegnato nella sua Congregazione

e quanto si spende per ogni vocazione,

d’altra parte lavorare col clero non è una missione bensì una vera impresa,

per questo i pastori sono i primi martiri della Chiesa;

perciò non le faremo mancare la nostra preghiera

la porteremo con noi dal mattino fino alla sera;

con lo stesso affetto lei ci saluti Papa Bergoglio

che in questo luogo è il nostro vanto il nostro orgoglio,

se poi lei volesse ricambiare l’ospitalità

noi non rifiuteremo un invito di Sua Santità.

Non è per mancanza di rispetto se le diamo del tu,

d’altra parte così facevano i discepoli con Gesù,

non so, in verità, come ci si saluta in Spagna,

ma da veri napoletani le diciamo “’a Maronn t’accumpagn!”

 

Antonio Migliaccio, seminarista di Aversa.

 

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