Globalizzazione, bisogni dell’uomo e libero mercato

feb 25th, 2014 | By | Category: Il Serra nel Mondo

Dal convegno: “Globalizzazione, bisogni dell’uomo e libero mercato, nell’ottica dell’Amore, della Verità, della vita” un richiamo forte all’Etica nell’economia

 

Il19 febbraio a Palazzo Grifoni si è parlato di “Globalizzazione, bisogni dell’uomo e libero mercato nell’ottica dell’Amore, della Verità, della Vita”. Il Convegno è stato organizzato dalla Fondazione Cassa di Risparmio di San Miniato, dalla Fondazione Centesimus Annus Pro Pontifice e dal Serra Club di San Miniato e ha visto come qualificati relatori S.E.R. Mons. Tardelli, Vescovo di San Miniato, attento e sensibile interprete e diffusore dei temi della Dottrina Sociale della Chiesa nella società civile, e il Prof. Paolo Garonna, economista, con importanti esperienze in organismi internazionali, quali l’OCSE – Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo in Europa, e un trascorso di 10 anni all’ONU.

da sx: Presidente Campani, Garonna, Guicciardini Salini, SER. Tardelli

Il Prof. Garonna ha subito messo in guardia su come il fenomeno della globalizzazione, di grandissima attualità soprattutto per la crisi economica, finanziaria e sociale che stiamo vivendo e che colpisce tutti, sia soggetto a visioni distorte e falsi miti. In particolare, alcuni lo qualificano come un evento nuovo e imprevedibile che minaccia l’uomo. In realtà, tutte le grandi civiltà della storia hanno avuto bisogno di commerciare e interagire con il resto del mondo. La globalizzazione quindi, ad un attento esame, non è un fenomeno nuovo, non è un processo lineare e non riguarda solo la civiltà occidentale. La globalizzazione corrisponde alla natura dell’uomo, che non è quella di rimanere chiuso in se stesso.

Le questioni da porsi riguardo alla situazione odierna sono dunque le seguenti: in cosa la globalizzazione attuale si differenzia dalle altre, quale impatto ha, come poterla governare.

Gli elementi caratterizzanti questo fenomeno si possono distinguere in positivi e negativi.

I pro della globalizzazione si delineano in tre punti: il progresso tecnologico, che ha avuto una fortissima accelerazione e che favorisce le relazioni interpersonali; la mobilità delle persone, che riguarda principalmente le classi medie; la crisi degli stati sovrani, che genera una esigenza di strutture sovranazionali in grado di risolvere determinati problemi a cui lo stato non riesce a far fronte da solo, ad esempio il terrorismo o il costo del welfare.

I contro alla globalizzazione sono rappresentati principalmente dalla polarizzazione economica (l’aumento del digital divide e la nascita di nuove forme di povertà), dalla sostenibilità ambientale, dal deficit di democrazia. Secondo il Prof. Garonna, non è stata la globalizzazione in se stessa a portare alla crisi, bensì il non governo dell’innovazione.

Per avere un’idea sull’impatto della globalizzazione si può prendere spunto dal rapporto dell’ONU sugli Obiettivi del Millennio, che circa cento capi di stato e di governo fissarono nel 2000 e che giungeranno a scadenza nel 2015, ma già oggi valutabili quanto a risultati raggiunti. Mentre alcuni obiettivi sono stati centrati (riduzione della povertà, maggior accesso all’acqua potabile, riduzione dei malati di malaria e tubercolosi), altri non lo sono stati (le emissioni di CO2, anziché diminuire, sono aumentate del 50%; le risorse ittiche sono al limite; la mortalità infantile non è stata abbastanza ridotta; l’istruzione non è diffusa quanto si sperava, così come non hanno raggiunto risultati soddisfacenti gli obiettivi di riduzione della morte per maternità e per Aids e di aumento dei fondi per la cooperazione internazionale).

L’anello debole della globalizzazione, secondo il prof. Garonna, è l’etica, si può purtroppo sostenere che in questo processo c’è una carenza di “capitale etico”. Da un approccio basato sui limiti dell’economia e del mercato, occorre pertanto passare a un investimento sui fondamenti etici degli stessi, occorre impegnarsi perché l’economia e la finanza siano etiche. Da questo punto prende le mosse la relazione del Vescovo di San Miniato Mons. Fausto Tardelli, che spiega due documenti fondamentali sul tema: l’enciclica “Caritas in Veritate” di Benedetto XVI e l’Esortazione Apostolica “Evangelii Gaudium” di Papa Francesco, che si occupa anche della dimensione sociale del kèrigma.

Il rischio più grande della globalizzazione, secondo Mons. Tardelli, è quello che l’interazione etica delle coscienze non vada di pari passo all’interdipendenza economica; inoltre si corre fortissimo il rischi del “fascino della tecnica”, il fascino del “come” anziché del “perché”, il pericolo della “globalizzazione dell’indifferenza” (n,. 53 Evangelii Gaudium), in una “economia dell’esclusione e dell’inequità”, la negazione del primato dell’essere umano a favore della “dittatura delle cose”; il denaro che governa invece di servire; (n. 59) l’esasperazione del consumismo; l’individualismo post-moderno e post-ideologico.

Le critiche di Papa Francesco sono in realtà critiche al cattivo governo della globalizzazione, critiche a ciò che impedisce una interdipendenza vera ed etica.

La globalizzazione va dunque governata attraverso la Carità nella Verità, con riforme politico-finanziarie che restituiscano al povero ciò di cui ha diritto. Per questo si mostra necessario risolvere le cause strutturali della povertà, nel rispetto della dignità della persona e del bene comune. C’è urgenza di una revisione del mercato, della creazione di opportunità di lavoro, di una vera economia (intesa come “arte di raggiungere una adeguata amministrazione della cosa comune”) a livello globale.

Attraverso quali coordinate culturali ed educative governare la globalizzazione e fare le riforme?, si chiede Mons. Tardelli.

Benedetto XVI, nella “Caritas in Veritate” ne indica quattro: la gratuità e la logica del dono; l’etica, i doveri oltre che i diritti; la fraternità universale; una tecnica dal volto umano.

L’uomo è fatto per il dono e tale principio dovrebbe trovare applicazione anche nel mercato e nell’economia. L’economia, poi, deve essere etica dal suo interno, in quanto non lo è in modo estrinseco. In particolare, occorre affermare il rispetto della dignità umana, che non danneggia l’economia ma, anzi, la valorizza. Come facenti parte tutti della famiglia umana, la fraternità universale – più della solidarietà – ci consente di svilupparci nella relazionalità. Al giorno d’oggi, purtroppo, una delle maggiori povertà è da ritenere la solitudine. Infine, una tecnica dal volto umano: Carità nella Verità vuol dire umanizzare la tecnica. Il vero sviluppo non consiste primariamente nel fare, ma nell’intelligenza che coglie il senso del nostro fare. Ne discende che il criterio di giudizio non può essere l’efficienza e l’utilità. Per governare tutto questo, perché sia possibile un vero processo di sviluppo sono dunque necessari uomini retti (Caritas in Veritate n. 71), desiderosi di trasformare i grandi principi sociali nelle loro conseguenze pratiche, per incidere con efficacia nelle complesse situazioni odierne. Sappiamo infatti (Evangelii Gaudium n. 145) che “Dio desidera la felicità dei suoi figli anche su questa terra, benché siano chiamati alla pienezza eterna, perché Egli ha creato tutte le cose « perché possiamo goderne » (1 Tm 6,17), perché tutti possano goderne. Ne deriva che la conversione cristiana esige di riconsiderare « specialmente tutto ciò che concerne l’ordine sociale ed il conseguimento del bene comune».

 

Per ricevere gli atti del Convegno scrivere a: serraclubsanminiato@gmail.com

 

Tags: , , , ,

Comments are closed.