Lavoro e comunicazione

feb 24th, 2014 | By | Category: Distretti e Club

La Diocesi di Viterbo, le AGLI e l’UCSI, hanno organizzato anche quest‘anno per la festa di S. Francesco di Sales un Convegno di giornalisti cattolici presso il Seminario Vescovile. Il tema dell’incontro era di grande richiamo e di grande attualità, “Lavoro e comunicazione oggi in Italia”

Il riferimento ad un grande Santo quale ‘S. Francesco di Sales ed il “lavoro” hanno reso l’incontro molto partecipato e sentito nella sua attuale drammaticità. Nel Cinquecento S. Francesco di Sales si trovò a vivere in un momento, storico altrettanto difficile come quello attuale: era il periodo della Riforma che sovvertì tutta l’Europa. Egli sentì il “bisogno di illuminare le coscienze del popolo in un mondo nord europeo che sembrava voler distruggere tutto l’impianto ecclesiale e sociale cattolico. Prese a scrivere le verità su dei foglietti volanti che lui stesso recapitava a domicilio mettendoli sotto le porte delle case oppure at¬taccandoli ai muri o sugli alberi lungo le strade. Certamente fu questo originale mezzo di comunicazione che gli valse in seguito il titolo di “Patrono dei giornalisti”.

S. Francesco di Sales era nato in Savoia ed in quel mondo francofono combattè la sua battaglia dapprima da Vescovo di Ginevra dove introdusse le regole uscite dal Concilio di Trento, poi con i suoi semplici ma efficaci mezzi di comunicazione sociale riuscendo a riportare nella Chiesa Cattolica vaste schiere di Ugonott. Egli voleva quel che vuole un giornalista cattolico di oggi: aiutare ad avere discernimento su quel che propone il mondo e quel che propone Dio. Paolo VI diceva: “Dio vuole conversare, intrattenersi con gli uomini come si usa fare fra amici”. Il giornalista serio e onesto parla con i suoi lettori badando a non ingannarli con il sensazionalismo, a non prevaricare le coscienze fragili, a non favorire interessi privati ecc.

Negli ambienti variegati in cui viviamo, il comunicatore deve attenersi alla verità ed assicurarsi sempre che la notizia sia provata e sicura, dare voce a chi non ne ha, comunicare positività e fiducia a chi, senza lavoro, si sente scoraggiato e demotivato. Questo è il servizio per il bene comune, questa è la globalizzazione solidale che può ricomporre una società “frantumata” che può educare le persone ad esercitare la “fatica del pensare” (Paolo VI), specialmente da quando tutto è diventato contemporaneo e veloce con la rivoluzione digitale. Il Convegno si è chiuso con la consapevolezza di tutti i presenti che il comunicatore sociale ha in mano una buona “arma” per sottrarre l’umanità dalle tenebre dell’angoscia e riportare nei cuori la speranza consolatrice cristiana.

 

Elsa Soletta Vannucci

 

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