Gendercide o la strage di Eva

feb 24th, 2014 | By | Category: Primo Piano

Sono un vecchio ginecologo che ha cercato di collocarsi nella professione come custode della salute della donna; oggi ancor più dal momento che questa donna ha assunto una posizione centrale anche nell’ambito della società, oltre che perno della famiglia. Essa costituisce l’elemento basilare nell’ambito della società naturale, fondata sul matrimonio, dove la sua complementarietà rappresenta la fonte della vita. Essa rappresenta la bellezza della famiglia tradizionale, oggi minacciata dalle ideologie del “ gender” che rischiano di togliere il rispetto dovutole nella convivenza umana.

Oggi gli eventi sociali sono chiamati ad affrontare una terribile realtà, il femminicidio; la violenza sulla donna, specie nell’ambiente domestico, da parte di chi dovrebbe amare e proteggere questo essere, che ha la sola colpa di essere fisicamente meno dotato di potenza muscolare e più propenso alla generosità. In questo caso, però, si tratta di irresponsabile ,brutale aggressione frutto di una mente maschile ammalata, di uno stravolgimento mentale, di una miserabile bestialità, ma rimane legata ad un atto individuale che lo stato e la comunità umana unanimemente condannano e deprecano. La sensibilizzazione di questo problema è infatti documentata dalla decisione dell’ONU di dichiarare il 25 novembre la giornata mondiale contro la violenza sulle donne.

Tutt’altre considerazioni debbono essere fatte sul GENDERCIDE che, prendendo lo spunto da un bell’articolo pubblicato recentemente sul Foglio di Giuliano Ferrara, può essere chiamata la strage di Eva: l’omicidio perpetrato, con il consenso di alcuni stati, sul genere femminile. Nascere donna, cioè, è un male che può essere corretto solo con la eliminazione della persona, perchè la gravidanza al femminile è di cattivo auspicio ( in alcuni paesi orientali); la bambina necessita di una dote al momento del matrimonio, non conserva il nome della famiglia, divide il potenziale ereditario e non offre le potenti braccia lavorative del maschio.

Purtroppo questa aberrante violazione dei processi biologici, risale a tempi antichi. Le prime notizie di infanticidio, specie femminile, si riscontrano già nella civiltà Assira , risalente al III° secolo a. C. Per millenni è stata praticata in Cina, in India, in Corea ed, in seguito, pressi i Vichinghi, i Celti e i Fenici. A Roma il Pater Familias, che aveva lo “Ius vitae ac necis”, poteva decretare l’eliminazione di maschi malformati e/o di femmine sane. A Sparta venivano gettati dal monte Taigeto. In altre nazioni abbandonati, soffocati, esposti ai fenomeni atmosferici o collocati in colonne-cisterne ( le Lattarie a Roma) . Negli anni successivi, posti davanti alle porte delle chiese, fino all’epoca in cui nacquero, in occidente, le Confraternite della Misericordia e le Ruote degli Esposti.

Ma ritorniamo al termine Gendercidio che, per la sua bestiale atrocità, assomma due odiose discriminazioni: quella dell’aborto indotto, che strappando le radici dell’ esistenza, viola il sacrosanto diritto alla vita di ogni essere umano e quella di realizzare l’aborto selettivo ai danni del sesso femminile, negando al genere umano il valore sociale di millenni di storia. Anzi oggi, la situazione è ulteriormente peggiorata perchè, con le odierne tecniche ecografiche, si può stabilire il sesso del nascituro già nelle prime settimane di gravidanza per cui si può, con maggiore estensione, realizzare un feticidio mirato che corrisponde ad un “ gine-omicidio”. Infatti, circa un anno fa, il Consiglio d’Europa ha raccomandato agli Stati membri di non rilevare il sesso del feto, prima di un certo periodo della gravidanza.

Nel 1990 l’indiano Amartya Sen, premio Nobel per l’Economia, scrisse, deprecando l’evento, che almeno 60 milioni di bambine sono state cancellate sul pianeta terra con il “ sessismo dell’aborto selettivo”. Nei mesi scorsi lo stesso ricercatore ha severamente censurato, sul quotidiano progressista Indipendent, lo sterminio delle bambine che, da oriente, sta dilagando in occidente. Infatti nel Regno Unito “ mancano all’appello nel censimento nazionale inglese 5000 bambine” ed è desolante che la metodica degli aborti selettivi continui ad aumentare , sfruttando le attuali tecniche diagnostiche prenatali. Stupisce che in occidente ci sia un paese progredito come il Regno Unito, dove si possa legalmente abortire per motivi di genere; infatti , scrive Keir Starmer direttore della procura generale del Regno Unito, la legge non proibisce espressamente gli aborti sulla base del genere. Mi conforta il fatto che Bernad Natanson, fondatore della Lega d’azione per il diritto all’aborto e direttore della più grande clinica per l’aborto in America, abbia riveduto le sue posizioni difendendo la vita fin dal suo concepimento e ancor di più leggo con piacere le parole di Lord Steel , padre nel 1967 della Abortion Act che, dall’Inghilterra, diede il via alla legislazione abortista in Europa, definì ripugnate la metodica dell’aborto selettivo in Europa (Giulio Meotti).

Su questa strada,infatti, si rischia di arrivare ad una discrepanza della consistenza sessuale maschio e femmina , che già si è verificata in Cina dove ha portato ad una aumento del numero degli uomini single, non per scelta ma perchè mancano da 40 a 80 milioni di donne. Le leggi della natura debbono essere rispettate da questo povero uomo che, anche se illuso di eterno, deve ad esse sottostare perchè grandemente lo eccedono.

Nella mia mente alberga un sogno; quello di non togliere a nessuno il diritto alla vita. Irrealizzabile? E’ verosimile. Ma se sogni può anche essere realizzabile il tuo sogno, come dice Walt Disney e se il sogno lo fai da solo, soggiunge John Lennon, è solo un sogno, ma se lo fai insieme ad altri, può diventare realtà. Ed io credo fermamente di trovare la condivisione di tanti altri che, come me, rispettino la vita fin dal suo concepimento nel generare futuro per generare la vita.

 

Giovanni Brigato

 

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