La politica al servizio della persona: l’esempio di La Pira

gen 29th, 2014 | By | Category: Vita del Serra

“La Pira nel suo libro “Premesse della politica e architettura di uno stato democratico”asserisce che alla base di ogni scelta politica c’è una certa concezione dell’uomo. Nella visione cristiana l’essere umano è un’entità orante capace di volere l’infinito”. Con queste parole Carlo Casini, Presidente del Movimento per la Vita, ha introdotto la sua relazione all’incontro-dibattito organizzato dal Serra Club Firenze sul tema “La politica al servizio della persona: l’esempio di La Pira” che si è svolto giovedì 23 gennaio nei locali della Parrocchia di San Piero in Palco. L’intervento di Casini è stato preceduto dai saluti di Graziano Beccastrini, presidente del Club.

Graziano Beccastrini

Giorgio La Pira nasce il 9 gennaio 1904 a Pozzallo (Ragusa). Nel 1922 si iscrive alla Facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Messina dove insegna Emilio Betti, docente che prende molto a cuore il giovane La Pira. Betti trasferitosi a Firenze invita La Pira a raggiungerlo.

La Pasqua del 1924 costituisce per La Pira un momento di grazia particolare, come lui stesso scrive: “Io non dimenticherò mai quella Pasqua 1924 in cui ricevetti Gesù Eucaristico: risentii nelle vene circolare un’innocenza così piena da non poter trattenere il canto e la felicità smisurata”. Nel 1925 diventa terziario domenicano.

Giorgio La Pira

Il 10 luglio 1926 si laurea con la votazione 110/110 e lode con diritto di pubblicazione. Nel 1928 entra a fare parte dell’Istituto per la Regalità. Quindi nel ‘33 vince la cattedra di “Istituzioni di Diritto Romano” all’Università di Firenze. Gli Anni Trenta segnano la nascita di forti amicizie con il cardinale Elia Dalla Costa, Arcivescovo di Firenze, don Giulio Facibeni, fondatore dell’Opera Madonnina del Grappa, e don Raffaele Bensi (che diventerà suo confessore).

Da membro della Costituente (1946-1948) offre un contributo determinante per l’elaborazione e l’approvazione dell’Art. 7, relativo ai rapporti tra Stato e Chiesa. Alle politiche del ‘48 viene eletto alla Camera dei Deputati e nominato Sottosegretario di Stato al Lavoro nel Governo De Gasperi V.

Il 5 luglio 1951 ricopre per la prima volta l’incarico di Sindaco del Capoluogo toscano. Quindi viene rieletto il 3 agosto 1956. Il 17 giugno 1957, preso atto dell’impossibilità di proseguire l’attività, per la mancanza di una maggioranza sufficiente ad approvare il bilancio, si dimette e con lui l’intero Consiglio comunale.

Nel 1958 si presenta come capolista per la DC alle elezioni politiche riacquistando il seggio alla Camera dei Deputati. L’anno successivo si reca a Mosca per parlare ai rappresentanti del Soviet Supremo in difesa della distensione e del disarmo.
Incontra gli intellettuali più rappresentativi e affronta anche il problema dell’ateismo di Stato.

Carlo Casini

Il primo marzo 1961, dopo lunghe trattative tra i partiti, viene eletto Sindaco di Firenze per la terza volta, alla guida di una delle prime giunte di centro-sinistra. Per la seconda volta si dimette da parlamentare per servire la città di Firenze. A distanza di un anno lascia definitivamente la carica di Sindaco di Firenze.
Due anni dopo viene nominato Presidente della Federazione Mondiale delle Città Unite (FMCU) con sede a Parigi, organizzazione riconosciuta dall’ONU.

Si impegna fortemente nella battaglia contro l’aborto affrontando il problema non solo dal punto di vista religioso ma anche civile. Il 19 marzo 1976 “L’Osservatore Romano” pubblica in prima pagina un suo articolo, di grande spessore culturale e religioso, dal titolo Di fronte all’aborto. Nello stesso anno viene eletto alla Camera dei Deputati con molte preferenze ed anche al Senato. Opta per la Camera dei Deputati.

Muore sabato 5 novembre 1977, a Firenze, nella Clinica delle Suore Inglesi in via Cherubini.

Il 4 aprile 2005, nella Basilica della SS. Annunziata, il cardinale Ennio Antonelli, Arcivescovo di Firenze, dichiara concluso il Processo Informativo Diocesano per la Beatificazione e Canonizzazione del Servo di Dio Giorgio La Pira. La voluminosa documentazione raccolta nel corso del Processo viene trasmessa alla Congregazione delle Cause dei Santi in Vaticano.

“La Pira – ha sottolineato Casini – sul concetto di laicità ci insegna che dobbiamo utilizzare la ragione fino in fondo anche al fine d’interrogarci sul senso della vita e sull’esistenza di Dio. Oggi in politica la parola d’ordine è che Dio non ci deve entrare. Occorre quindi ridare alla laicità la sua vera nobiltà per poter costruire una politica veramente a misura d’uomo. Una deturpata concezione della laicità è ciò che impedisce ai credenti di svolgere un ruolo pieno di servizio all’umanità: spesso prendono il sopravvento timidezza, paura e rassegnazione che portano a cercare vie traverse. Gesù ha detto «Date a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio» tenendo in mano una moneta, volendo evidenziare che il denaro è di Cesare e l’uomo è di Dio”.

“La Pira – ha poi detto – guardava alla politica in primis come organizzazione della Carità: casa, scuola, lavoro, benessere economico nel quadro di una cultura unitaria e solida fondata sulla dignità umana uguale per ogni persona, un principio irrinunciabile che non può essere oggetto di negoziazione e comparazione. Il rispetto della vita è il cemento unitivo fondamentale. Ricordo il suo dolore e la sua tristezza sul tema dell’aborto: il suo disegno di convertire i “barbari” si scontrava con il muro d’incomprensione sul tema della vita. Il Movimento per la Vita nasce sul piano statutario e organizzativo il giorno della morte di La Pira”. “La speranza terrena e la speranza teologale per La Pira – ha concluso – sono collegate. Egli parlava ai giovani del senso della storia come un fiume che nasce dai monti e arriva al mare, anche se in certi momenti sembra che le acque tornino indietro o intorpidiscano nelle paludi. Il mare rappresenta la pace e la fratellanza tra tutti i popoli della Terra”.

 

Massimiliano Colelli

 

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