La legge naturale del matrimonio

gen 29th, 2014 | By | Category: Primo Piano

“Il primo ambito in cui la fede illumina la città degli uomini si trova nella famiglia. Penso soprattutto all’unione stabile dell’uomo e della donna nel matrimonio. Essa nasce dal loro amore, segno e presenza dell’amore di Dio, dal riconoscimento e dall’accettazione della bontà della differenza sessuale, per cui i coniugi possono unirsi in una sola carne e sono capaci di generare una nuova vita, manifestazione della bontà del Creatore, della sua saggezza e del suo disegno d’amore”. Sono queste le parole riportate all’inizio del IV capitolo “Dio prepara per loro una città” della prima Lettera Enciclica di Papa Francesco, “Lumen Fidei”, pubblicata il 29 giugno 2013, con la quale si affronta – a completamento della trilogia sulle virtù teologali aperta con le due precedenti encicliche “Deus caritas est” e “Spe Salvi” di Benedetto XVI – il tema della fede ed è la prima volta che il nuovo Pontefice disserta sul tema del matrimonio, inteso soltanto come unione tra uomo e donna, quel matrimonio che trova il suo elemento di riferimento fondamentale nella formazione della famiglia cristiana e nella procreazione.

Un concetto che Papa Francesco ribadisce, con maggiore forza, nel messaggio indirizzato ai partecipanti alla 47^ Settimana Sociale dei Cattolici Italiani, aperta Torino il 12 settembre 2013, sul tema “La Famiglia, speranza e futuro per la Società Italiana”. Messaggio di grande rilevanza, per quanto attiene al principio cattolico di famiglia e alla sua importanza sancita anche dalla Costituzione Italiana. “Possa questa settimana sociale – è un passaggio del discorso del Papa – contribuire in modo efficace a mettere in evidenza il legame che unisce il bene comune alla promozione della famiglia fondata sul matrimonio, al di là di pregiudizi e ideologie”. Un definitivo e indiscutibile richiamo di S. Santità all’aspetto etico del problema e una decisa scelta di campo della Chiesa. Una società che non nasce dalla famiglia eterosessuale oltre a non essere moralmente giustificabile sarebbe, infatti, una società che ci allontana da quei principi cristiani che sono la parte sana di un consesso civile che si propone come riferimento il rispetto e il riconoscimento della dignità umana. “Come Chiesa – insiste Papa Francesco – offriamo una concezione della Famiglia che è quella del Libro della Genesi, dell’unità nella differenza tra uomo e donna e della sua fecondità. In questa realtà, inoltre, riconosciamo un bene per tutti la prima società naturale, come recepito anche nella Costituzione Italiana”.

Un duplice intervento di Papa Francesco, conforme alla concezione del matrimonio già espressa dal Papa Emerito Benedetto XVI nell’udienza ai partecipanti alla Plenaria del Pontificio Consiglio “Cor Unum” del 19 gennaio scorso sul tema “Carità, nuova etica e antropologia cristiana”, in cui affermava che la Chiesa ribadisce il suo grande sì alla dignità e bellezza del matrimonio come espressione di fedele e feconda alleanza tra uomo e donna e che se non dovesse esistere più la dualità di maschio e femmina non esisterebbe più la famiglia come realtà prestabilita dalla creazione e anche la prole perderebbe la particolare dignità che le è propria.

Pur astenendosi dal menzionare espressamente il problema degli omosessuali, le parole di Papa Francesco testimoniano indirettamente la sofferenza della Chiesa per il proliferare del riconoscimento dei matrimoni omosessuali da parte di molti Stati, che rischia di degenerare e di estendersi sempre di più.

Una concezione che è ripresa in modo più esasperato dal Cardinale Angelo Bagnasco nella sua prolusione alla Settimana Sociale, quando afferma che il valore della famiglia non può essere annullato da decisioni politiche che riconoscono uguali effetti giuridici tra unioni omosessuali ed eterosessuali. “Quando attraverso una decisione politica – sostiene il Cardinale Bagnasco – vengono giuridicamente equiparate forme di vita in sé stesse differenti, come la relazione tra l’uomo e la donna e quella tra due persone dello stesso sesso, si misconosce la specificità della famiglia. La famiglia è un istituto di diritto fondamentale. Non deve essere demolita anzi destabilizzata. Destabilizzare la famiglia significa destabilizzare la persona, indebolire la società”.

Un fenomeno che tende a non fermarsi, che la Chiesa si trova ad affrontare e a combattere, a volte impotente, soprattutto con la parola dei Pontefici che si sono avvicendati negli ultimi anni. Una sacralità che trova conferma nella stessa Chiesa cattolica che non condanna l’orientamento sessuale – perché, come affermato da Papa Francesco nell’ultima intervista a Civiltà Cattolica: “Bisogna sempre considerare la persona. Qui entriamo nel mistero dell’uomo. Nella vita Dio accompagna la persona e noi dobbiamo accompagnarla a partire dalla loro condizione” – ma che non può, nello stesso tempo, assolvere quanti si avvalgono della loro omosessualità per ottenere diritti che sono contrari alla legge naturale della vita e del matrimonio.

Il dibattito sul matrimonio omosessuale, anche a livello mediatico, sarà una costante tra quanti rappresentano le diverse mentalità e gli Stati, nella loro sovranità, saranno liberi di decidere e legiferare su questa scabrosa materia. Non potranno e non dovranno, però, essere disconosciuti i principi che sono alla base del matrimonio naturale: principi non negoziabili che si basano sul riconoscimento della struttura naturale della famiglia, quale unione tra uomo e donna fondata sul matrimonio.

“E’ incontestabile – ebbe a dire il Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, Arcivescovo Gerhard Ludwig Mueller, durante l’iter di approvazione della legge sulle nozze tra omosessuali in Francia – che allo Stato spetti una certa autonomia, a condizione però che lo Stato rispetti i diritti fondamentali. Oggi in Europa c’è il problema che alcuni Stati sono contro la lex naturalis su questioni come il diritto alla vita o il diritto al matrimonio tra un uomo e una donna. La Chiesa in questo caso deve svolgere una funzione da pastore e supervisore perché non impone una legge cattolica o sovrannaturale ma una lex naturalis”.

 

Cosimo Lasorsa

 

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