Alba di nuovo umanesimo nel 2014 ?

gen 24th, 2014 | By | Category: Cultura

Vorremmo cogliere, nel nuovo anno e  nella crisi economica ed antropologica, che travaglia il Paese e l’Europa, la forza propulsiva, che inizia a trapelare nel rapporto del Censis per il 2013 per un largo coinvolgimento alla responsabilità civica e non solo a quella primaria familiare, che si è quasi appesantita ed appestata, nel tempo pervaso di egoismo, di individualismo, di dominio consumistico, di corruzione, fino alla chiusura alla vita .

Il voto europeo, espresso da una maggioranza non ampia sul tema dell’educazione sessuale, è al riguardo significativo, cosi come la raccolta di due milioni di firme di “Uno di Noi”.

Come dopo la grande guerra degli anni quaranta del secolo scorso, come dopo i terremoti e le alluvioni, si è svegliata tutta la potenzialità del popolo, come dopo la tragedia delle migrazioni nel canale Mediterraneo c’è stata una corale partecipazione e non solo nella Sicilia, cosi nell’Italia dei nostri giorni si confida in un recupero di responsabilità, ed il Natale trascorso e la fine dell’anno fanno bene sperare.

Anche i governi delle larghe convergenze hanno tentato, in Germania e per un tempo non lungo in Italia, il recupero di un comune sentire politico per il bene del paese e dell’Europa.

E, per il Papa, che ha voluto incontrare a Rio la gioventù mondiale, sarà sufficiente per una svolta nelle responsabilità, nella formazione alla partecipazione, contare, con la Chiesa cattolica e con tutte le agenzie educative e formative a partire dalle famiglie, nei giovani, nei figli da sperare ed accogliere?

Percorriamo le analisi sociologiche e quelle letterarie.

“La crisi antropologica ha consumato il suo slancio”afferma De Rita, ”ora serve un cambio di rotta”. “Le ambizioni personali lasciano il posto ad altri tipi di gratificazione e commentando i dati della ricerca,”si registra una grande voglia di aiutare il prossimo. E se l’85% degli abitanti del Belpaese si dice preoccupato, il 73% non si sente né frustrato, né sconfitto. E quattro su dieci dimostrano di credere ancora in loro stessi e nell’avvenire. Ma il 13% si confessa disperato “

Un sondaggio forse troppo benevolo, che ci carica di responsabilità per proporre cose nuove.Ma senza retorica del necessario ottimismo di pensatori esigenti, dalla memoria non dilapidata e dalla osservazione di tutti i segni anche minimali di cambiamento.

I saggi non mancano nel nostro universo e gli eroi, anche se sul letto di morte, suscitano affetti e riconoscenze popolari, che durano diversi giorni, come nell’Africa tribolata di Mandela, mentre moti di nuovo popolarismo positivo, portano negli USA di Obama, all’elezione a sindaco di New York dell’italoamericano Bill de Blasio, il “rosso”.

“Ci consola pensare”, scrive P.Luigi Vercesi, ”che quando si estingueranno gli eroi, il mondo forse sarà migliore. Gandhi era figlio del colonialismo, Mandela dell’apartheid, Giacomo Matteotti del fascismo. Di migliaia non conosciamo il nome, ma da quando abbiamo memoria dell’homo sapiens, le oppressioni, i soprusi, le ingiustizie, hanno generato meravigliosi anticorpi”.

Necessità di riferimenti dallo spiccato protagonismo alternativo e comunque riparatore di politiche divisorie e antagoniste da caste, che hanno da scontare risentimenti maggioritari, sistemi finanziari ed economie senza anima.

E la Chiesa di Papa Francesco ne prende visione anzi invita le Parrocchie a riconsiderare le vite dei Santi e dei Beati, religiosi e laici di tutti i continenti, quasi davanti a eredità e patrimoni di valori da disseppellire, ovunque, mossi dalla fiducia nelle naturali potenzialità dell’umanità, da valorizzare e mobilitare per il bene comune.

Nelle diocesi si scava negli archivi, si aprono le Biblioteche, nelle Chiese tornano a suonare gli Organi restaurati per accostare alla musica sacra compositori e organisti dai talenti giovani, ed i Musei dell’Arte ispirata alla Trascendenza, al creato, alla bellezza, alla donazione, al sacrificio ,alle Virtù, all’amore verso Dio ed il prossimo, recuperano al restauro, alla didattica, alla cultura ed alle professioni, vocazioni, e mestieri, da trasmettere all’insegna di conservare quanto la creatività degli uomini ha prodotto per fruirne e per camminare e cambiare, come deve procedere ogni generazione, invitata ora dall’alta autorità religiosa della chiesa cattolica.

Solo come nel sottofondo di una identità, che non richiede riconoscimenti, né fa riferimenti a dottrine, (Encicliche, Dottrina sociale della Chiesa, Concili) a culti, a tradizioni, ma all’arte ed alla letteratura universale, se ne fa interprete una scrittrice, Silvana Grasso, sempre più attenta al disagio ed alle difficoltà della gente del Sud.

La cultura classica della Grasso, da laica conciliare, come in Bobbio, o in Scalfari, la porta ad approdare, senza con ciò rifiutare la trascendenza ed il diritto naturale degli uomini, anzi esaltandolo, sulle sponde sofoclee di Antigone , al di sopra e al di fuori dei sovrani e dei governatori, come dei politici, quasi per una affabbulazione dell’antipolitica e della rottamazione, cara ai rampanti semi-tiranni dei massmedia, maratoneti delle scalate, sulle difficoltà e le rovine comportamentali e burocratiche di una società senza valori.

Antigone muore, dichiarata pazza, come i martiri della cristianità, che non vorranno rinnegare la fede ed i valori in cui credono, e quì, sul modello di Antigone, come i santi e gli eroi civili del nostro tempo, come l’anarchico mazziniano Gaetano Marino, Silvana Grasso conclude con un suo pronunciamento prospettico: ”Di questa pazzia vorremmo” soffrire tutti, di questa pazzia, che genera virtù coraggio ardore contro ignavia, viltà, esitazione…. Ed “E’ la Virtù a promuovere come eterna la lezione di Antigone a quanti, allergici alla Virtù, cercano per i loro delitti luoghi incontaminati da questo “batterio”, che si pensava debellato, come la tubercolosi, la peste il colera, invece torna, con grande virulenza noi confidiamo a farsi vivo”.

E non vorrei pensare, inconsapevolmente, per l’intelligenza e l’acutezza della scrittrice Grasso, che la più colta letterata siciliana non riconosca l’influsso che inizia a esercitare Papa Francesco nella sua rivoluzione, non troppo silenziosa, “contro” solo per amore, per debellare il malessere dei costumi invasivi negatori delle Virtù, che minano le prospettive di pace interna tra le persone ed i popoli, tra le religioni e le fedi, tra la carità, l’amore, la giustizia e la violenza.

Mi riferisco al dialogo con chi non crede, aperto da Papa Francesco con Eugenio Scalfari, che ha segnato l’inizio di un pontificato, che vuole dare un suo contributo al recupero dei migliori valori della società e non solo occidentale, conservando ciò che vale e cambiando “assieme” ciò che colpevolmente è stato commesso (e non solo dagli occidentali nei riguardi del colonialismo violento) e che tende a distorcere, spesso per errori ed egoismi nazionalistici, e ad appiattire la naturale volontà creativa dell’umanità nel ricercare il bene comune.

La conclusione della lettera di Francesco sulla centralità di Cristo e l’apporto della Chiesa al recupero di valori dissacrati, non rifugge ma recupera ed esalta le Virtù (evangeliche ) e la trascendenza di chi ha fede e sfida, nell’incontro con Cristo, il male che si annida nelle società consumistiche, elitarie, dalle etiche personalistiche, disattente ai bisogni dei poveri, dei giovani, delle famiglie, degli immigrati, delle comunità emarginate e condizionate dal potere o dal malaffare.

E sull’onda delle Virtù e dei messaggi legati alla venuta di Cristo il Papa, proveniente da lontano, riaccende speranze umane e di fede, con una fiducia missionaria umile, ma ispirata, gioiosa, non conflittuale, che si affida alla ragione, alla natura umana, al bisogno di senso per non disperare-

E nel tempo del Nuovo Anno vogliamo anche noi sperare, con tutti gli uomini di buona volontà, nell’incontro con Gesù.

Ferdinando Russo

 

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