Ecco le porpore di Papa Francesco

gen 12th, 2014 | By | Category: Apertura

Quattro curiali e dodici residenziali con meno di ottant’anni. L’arcivescovo di Perugia è l’unico porporato residenziale italiano inserito nella lista, l’altro europeo è il britannico Vincent Nichols. Cinque nuovi cardinali latinoamericani (e fra loro il primo cappello per un vescovo di Haiti), due gli africani, due gli asiatici. Un nuovo porporato canadese. È questa la «geografia» della prima creazione cardinalizia di Papa Francesco, annunciata oggi, che sarà celebrata il prossimo 22 febbraio.

Diventano cardinali il Segretario di Stato Pietro Parolin; il Prefetto della Congregazione per la dottrina della fede Gherard Müller; il Prefetto della Congregazione del clero Beniamino Stella; il Segretario generale del Sinodo dei vescovi Lorenzo Baldisseri (che da segretario del conclave il 13 marzo 2013 aveva ricevuto dalle mani di Bergoglio lo zucchetto cardinalizio che l’arcivescovo di Buenos Aires non avrebbe usato più).

Il Cardinale Gualtiero Bassetti

Due sono i nuovi porporati delle diocesi d’Europa: l’arcivescovo di Westminster, Vincent Nichols. Ma la sorpresa più significativa è la porpora dell’arcivescovo di Perugia, Gualtiero Bassetti, che Francesco aveva già valorizzato nominandolo, a fine 2013, membro della Congregazione dei vescovi.

All’America Latina vanno cinque porpore e anche qui con una sorpresa. Diventano cardinali Mario Poli, successore di Bergoglio alla guida della diocesi di Buenos Aires; l’arcivescovo di Santiago del Cile Riccardo Ezzati; l’arcivescovo di Rio de Janeiro Joao Orani Tempesta, l’arcivescovo di Managua, Leopoldo José Brenes Solórzano. E insieme a loro, Francesco ha voluto creare anche il primo cardinale di Haiti, il presidente della Conferenza episcopale, Chibly Langlois

Cardinale beniamino stella

Due sono le berrette rosse che vanno all’Africa. Entrano a far parte del collegio cardinalizio l’arcivescovo di Ouagadougu (Burkina Fasu) Philippe Ouèdraogo; e l’arcivescovo di Abidjan (Costa d’Avorio), Jean Pierre Kutwa.

Una porpora va al Canada: è Gèrald Cyprien Lacroix, arcivescovo di Quebec. Infine, nella lista dei qundici nuovi cardinali al di sotto degli ottantanni, sono stati inclusi l’arcivescovo di Seoul (Corea) Andrew Yeom Soo-jung; e il filippino di Mindanao Orlado Beltran Qevedo diocesi di Zamboanga

Il Cardinale Parolin

Papa Francesco ha superato di uno il tetto di 120 elettori con meno di ottant’anni, aventi diritto ad entrare in un eventuale conclave, fissato a suo tempo da Paolo VI. E ha deciso di continuare la tradizione di creare dei porporati ultraottantenni, dando la berretta a tre arcivescovi emeriti. Tra questi l’ex segretario di Giovanni XXIII, l’arcivescovo Loris Capovilla (98 anni), per il quale la porpora era stata preconizzata già molte volte. Insieme a lui riceveranno il cappello Fernando Sebastiàn Aguilar, arcivescovo emerito di Pamplona; e Kelvin Edward Felix, arcivescovo emerito di Castries, nelle Antille.

Il primo concistoro di Papa Francesco è segnato da un’ampia rappresentatività delle Chiese del mondo. La mancata inclusione dei vescovi di altre diocesi italiane considerate tradizionalmente cardinalizie (come Venezia e Torino) sta forse a significare – oltre al «dimagrimento» della presenza italiana nel collegio cardinalizio – anche la fine degli automatismi in questo senso. In Curia il cappello non è andato al Bibliotecario di Santa Romana Chiesa, il francese Jean-Louis Bruguès, né ad alcuno dei presidenti dei Pontifici consigli. E probabilmente anche questa è un’indicazione per la Curia del futuro.

ANDREA TORNIELLI

Fonte La stampa

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I porporati scelti dalle periferie del mondo, analisi 

​- “Non è promozione ma servizio”

Ci sono tanti modi per leggere la scelta dei 19 nuovi cardinali fatta da Papa Francesco. Il più malizioso si limita all’elenco degli esclusi. Il più ovvio, ma forse anche più logico, prova a capire i criteri che hanno ispirato il Pontefice.

Risulta evidente allora che tra i prossimi porporati molti abitano quelle periferie del mondo, e della storia, che spesso Bergoglio ha indicato come luoghi privilegiati, indispensabili, dell’annuncio. Monsignor Langlois, 55 anni appena, è vescovo di Les Cayes, Haiti, uno dei Paesi più poveri del mondo, Nakellentuba Quédrado è pastore in Burkina Faso, Kutwa in Costa D’Avorio, realtà africane dove l’intraprendenza di una Chiesa giovane, fresca, deve fare i conti con una quotidianità appesantita dalla tragedia dell’emarginazione, e della fame.

Tre invece sono i nuovi porporati latinoamericani: Poli successore di Bergoglio a Buenos Aires, il brasiliano Tempesta di cui il Papa ha potuto apprezzare preparazione e verve durante la Gmg di Rio, il cileno ma di origini vicentine Ezzati Andrello.

Guardano all’Asia invece le scelte del sudcoreano Soo jung e di Quevedo arcivescovo nell’isola di Mindanao frontiera a rischio del dialogo con l’islam oltranzista nelle cattolicissime Filippine, mentre hanno esperienze pastorali alle frontiere del pianeta anche tre nomine di Curia, quelle che consegneranno la berretta cardinalizia a Pietro Parolin, Lorenzo Baldisseri e Beniamino Stella.

Uomini che assieme alla competenza hanno saputo mettere in campo il cuore conquistando l’apprezzamento e la fiducia del Papa. Come il prefetto della Dottrina per la fede Müller, come l’arcivescovo di Perugia-Città della Pieve e vicepresidente della Cei, Gualtiero Bassetti. Come Loris Francesco Capovilla, 98 anni, segretario di Giovanni XXIII e poi arcivescovo, innamorato del Concilio e uomo del dialogo, il cui sorriso dolce e buono ha accompagnato tutta la storia recente della Chiesa. «Al tramonto della vita, un raggio di sole», ha commentato a caldo Capovilla. Una sorta di benedizione, l’omaggio alla nuova aurora portata dall’elezione di Francesco.

Riccardo Maccioni

Fonte Avvenire

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         Nessun preavviso via nunziatura agli interessati.      

Il neo porporato del Nicaragua Leopoldo Brenes commenta la “speciale metodologia” del Papa

Leopoldo José Brenes, neo cardinale del Nicaragua, il secondo nella storia del paese centroamericano governato dai sandinisti, ha parlato a caldo di “speciale metodologia” papale riferendosi alla sua e altrui nomine. “Di solito si avvisava il candidato alcuni giorni prima, tramite la nunziatura, in modo tale che la notizia non lo prendesse di sorpresa, ma credo che molti di noi siamo stati presi di sorpresa perché dalla nunziatura non ci è arrivata nessuna noticina (notita) previa” 

Lui, per sua propria ammissione, lo ha saputo al mattino presto “col canto del gallo” – le dodici italiane corrispondono alle cinque del mattino a Managua – dalla bocca di un sacerdote che aveva ascoltato un programma radiofonico e lo ha subito chiamato. Ha pensato a uno scherzo, ma era la prima di varie telefonate di congratulazioni e non poteva essere che tutti si fossero messi d’accordo per burlarsi. “È una decisione che nasce nel cuore del Papa” dice aggiustando  il tiro con i giornalisti che lo bersagliano all’ingresso della cattedrale di Managua dove ha deciso di celebrare una messa di ringraziamento. “Non c’è nessun elenco preconfezionato, nessun sondaggio preliminare, lui conosce personalmente molti vescovi del mondo”.

Dom Orani Tempesta non ha avuto nemmeno il tempo di modificare la tradizionale colonna che tutti i lunedì pubblica sul Jornal do Brasil, che infatti è puntualmente apparsa sul quotidiano carioca con la meditazione dedicata a San Sebastiano, patrono della città di Rio de Janeiro che si avvia verso le celebrazioni dei 450 anni dalla fondazione. A piede la firma di sempre: “Dom Orani João Tempesta, cistercense e arcivescovo di Rio de Janeiro”. Il nuovo cardinale brasiliano si trovava sulla punta del Corcovado, ai piedi del celebre Cristo con le braccia aperte sulla città, “quando o Papa anunciou meu nome”. Ha poi aggiunto di aver provato “un brivido nella schiena (um friozinho na barriga) appena gli hanno comunicato che nella lista dei 19 c’era anche lui. Poco dopo, alle 16,33 di domenica, la Cnbb aggiornava la sua pagina web con la notizia e le felicitazioni dei vescovi brasiliani al neo cardinale, mettendo in linea il messaggio del segretario generale dom Leonardo Ulrich Steiner, che ricordava tra le altre responsabilità espletate da dom Orani Tempesta quella di “anfitrione della Giornata Mondiale della Gioventù, assunta con dedicazione e generosità accogliendo il Santo Padre e migliaia di pellegrini venuti da tutte le parti del Brasile e del mondo”.

Quanto mai  sorpreso il nuovo cardinale di Haiti Chibly Langlois, attuale arcivescovo di Les Cayes e presidente della conferenza episcopale haitiana. “Una benedizione per il paese” ha subito commentato, registrando l’altrettanto sorprendente coincidenza della propria designazione con il giorno di quattro anni fa, quando il terremoto ha devastato il paese provocando 300mila morti e un milione e mezzo di sfollati.

Anche il salesiano italo-cileno Ricardo Ezzati, attuale arcivescovo di Santiago del Cile e presidente della conferenza episcopale, l’ha saputo al mattino dai giornali, aggiungendo di “voler avvicinare la chiesa cilena ai valori di papa Francesco”. Ha poi messo le mani avanti sul ritorno in Cile dopo il viaggio a Roma per ricevere la berretta auspicando di essere ricevuto “con le caratteristiche che ha mostrato il Papa, che è molto poco amico dell’ostentazione”.

Nell’entourage di Mario Aurelio Poli, altro prelato dalla forte ascendenza italiana, la nomina è meno prevista di quanto si possa pensare. Molti, infatti, ritenevano che la porpora non sarebbe arrivata così presto, e che il successore di Bergoglio a Buenos Aires dovesse aspettare almeno un turno prima dell’onore cardinalizio.

ALVER METALLI

Fonte La Stampa

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