Vocazione e vocazioni: percorsi molteplici, sempre aperti alla novità

dic 28th, 2013 | By | Category: Pastorale Vocazionale

Ogni percorso personale è unico, e la vocazione di ciascuno si manifesta e si comprende per vie diverse. Dio ha preparato ‘il meglio’ per ciascuno, e lo ha pensato da sempre: una cosa per noi inimmaginabile, perché abbiamo categorie di tempo limitate. Di Sara, di Geremia, di Paolo si legge che sono stati scelti ‘da sempre’ per una vocazione: Sara è stata scelta dall’eternità per essere la sposa di Tobia (cf. Tb 6,18); Geremia è stato plasmato-creato per essere profeta (cf. Ger 1,3); Paolo è stato scelto fin dal grembo materno per essere testimone di Cristo Risorto tra le Genti (cf. Gal 1,15).

Il progetto di Dio è spesso diverso da quello che ciascuno ha immaginato, ma sicuramente è il migliore. Nel Nuovo Testamento più volte si fa riferimento a cose più grandi, migliori, da realizzare e a cui aspirare (cf. Gv 5,20; Eb 11,40).

Certamente i genitori vogliono ‘il meglio’ per i loro figli, e per questo può sembrare strana la vicenda di Samuele e della sua vocazione, narrata in 1 Samuele 3,1-20: Anna, la madre di Samuele, riconosce che il figlio è un dono e, così come lo ha ricevuto, lo offre al Signore (cf. 1 Sam 1,26-27). Potrebbe sembrare una madre snaturata, perché lascia il fanciullo presso il tempio del Signore, ma l’esito della vita di Samuele ci dice che non è così: «Samuele crebbe e il Signore fu con lui, né lasciò andare a vuoto una sola delle sue parole. Perciò tutto Israele… seppe che Samuele era stato costituito profeta del Signore» (1 Sam 3,19-20). Samuele era nato per realizzare qualcosa di grande, e la generosità della madre pone le premesse perché ciò si realizzi: ogni persona non nasce per caso, ogni vita è un dono, e per ciascuno Dio ha un progetto.

Nella Lettera ai Filippesi Paolo invita a discernere sempre ‘il meglio’ (cf. Fil 1,10). A volte si sceglie ciò che appare più semplice, anche se non potrà rendere soddisfatti appieno: il cuore dell’uomo ha desideri infiniti, e non si accontenta facilmente.

Ciascuno dovrebbe incoraggiare a scoprire e coltivare ciò che si va percependo come ‘il meglio’ per l’altro, anteponendo il bene altrui al proprio: il sacerdote Eli comprese che il Signore chiamava il giovane Samuele (cf. 1 Sam 3,8); e prima di Eli, la madre Anna, felice della maternità, non tenta di legare a sé il figlio, che avrebbe potuto essere un conforto per lei nella vecchiaia. I genitori non sono i ‘proprietari’ dei figli ma ne sono i custodi.

Mentre il genitore accompagna la crescita del figlio, realizza la vocazione alla quale è chiamato nel momento in cui riceve il dono della maternità-paternità. Così l’itinerario vocazionale di ciascuno si apre a continue novità.

D’altra parte, non tutte le vocazioni si manifestano in età giovanile, alcune si svelano o vengono ‘consegnate’ nel tempo: dopo un largo tratto della sua vita, un giorno Pietro pescatore è stato chiamato a diventare pescatore di uomini (cf. Lc 5,10); così una coppia, che è stata chiamata al matrimonio, riceve ad un tratto una vocazione nuova con l’affidamento di un tesoro prezioso, una vita nuova, come capita ad Abramo e Sara (cf. Gen 18,1-15; 21,1-7), a Zaccaria ed Elisabetta (cf. Lc 1,5-25.57-80). Alla vocazione matrimoniale se ne aggiunge un’altra, e speciale.

Anche Anna, madre di Samuele, ricevette ad un certo punto della sua vita, quando sembrava che ciò le fosse precluso, la vocazione alla maternità e vi corrispose con gratitudine al Signore fonte di ogni dono. Paolo scrive che ogni paternità discende dal Padre: da lui ogni paternità nei cieli e sulla terra prende nome (cf. Ef 3,14). Paolo indica insieme l’origine e la partecipazione ad un dono-compito grande. Ciò che è prerogativa di Dio è da Lui stesso assegnato agli uomini: all’umanità è dato il compito di condurre il creato, al re di avere cura del popolo di Dio che ne è il vero re, ai genitori di manifestare la maternità-paternità di Dio.

Per tutti, e così per genitori e figli, saranno spesso gli eventi della vita a guidare il discernimento, a sollecitare delle scelte, a richiedere particolari e nuovi impegni, aperti alla comprensione di ciò che il Signore propone giorno per giorno.

In Paolo vi è un riferimento alla formazione ricevuta nel contesto familiare da Timoteo, quale fonte della maturazione della sua fede: «Mi ricordo… della tua schietta fede, che ebbero anche tua nonna Lòide e tua madre Eunìce, e che ora, ne sono certo, è anche in te» (2 Tim 1,5). È posto in evidenza il valore dell’esempio e della testimonianza nel contesto familiare.

È nella quotidianità che si innestano quelle piccole o grandi scelte che richiedono una risposta personale, mentre quotidianamente si invoca nella preghiera: «sia fatta la tua volontà» (Mt 6,10). Tale invocazione è tipica del credente, di colui che realmente e costantemente si affida a Dio, in lui ha fiducia, confida nel Signore che ha progetti di pace, di bene, di salvezza. La fiducia nel Signore ispira ogni parola della preghiera che Gesù ha insegnato.

In sintonia con ciò, emerge la risposta di Samuele alla voce del Signore che lo chiama, una risposta pronta: «Parla, perché il tuo servo ti ascolta» (1 Sam 3,10).

 

Maria Lo Presti

 

 

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