Come non riamare uno che ci ha amato tanto?

dic 21st, 2013 | By | Category: La Voce del Seminario

Tutti aspettiamo impazienti l’arrivo del Natale. È la grande festa! Per i bambini l’atmosfera magica del presepe, dell’albero addobbato a festa, delle piccole luci che si accendono e si spengono, di qualche cioccolatino in più e perché no, della speranza di un regalo da trovare sotto l’albero.

Per i giovani l’occasione delle vacanze scolastiche, di rivedersi con amici, uscire e fare tardi la sera. Per gli adulti è la festa dei ricordi, della calda atmosfera familiare, di quando tutti insieme si attendeva la mezzanotte per andare in chiesa o per deporre il Bambinello nella mangiatoia. Eppure tutti nel profondo del nostro cuore sappiamo che Natale non è solo questo. È molto di più. È un evento che Dio andava preparando da secoli, coinvolgendo re, profeti e sacerdoti, ma anche gente semplice, una ragazza e un artigiano, degli animali, un bue e un asinello, e addirittura gli astri, una stella. Tutti protagonisti di questa grande e bella storia che affascina giovani e meno giovani.

“Quando venne la pienezza del tempo, Dio mandò il suo Figlio, nato da donna, nato sotto la legge, per riscattare coloro che erano sotto la legge, perché ricevessimo l’adozione a figli. E che voi siete figli ne è prova il fatto che Dio ha mandato nei nostri cuori lo Spirito del suo Figlio che grida: Abbà, Padre! Quindi non sei più schiavo, ma figlio; e se figlio, sei anche erede per volontà di Dio” (Gal 4, 4-7). Sì, Natale è la festa dei figli di Dio,di coloro che scoprendosi amati e posseduti dallo Spirito possono rivolgersi al Dio di Abramo, di Isacco, di Giacobbe e di Gesù chiamandolo “Abbà, Padre!”. Per questo Origene dice: “Che giova a me che Cristo sia nato una volta da Maria a Betlemme, se non nasce anche per fede nella mia anima?“. Maria è Madre di Dio non solo perché l’ha portato fisicamente nel grembo, ma anche perché l’ha concepito prima nel cuore, con la fede.

Noi non possiamo, naturalmente, imitare Maria nel primo senso, generando di nuovo Cristo, ma possiamo imitarla nel secondo senso, che è quello della fede. Gesù stesso dichiarò: “Mia madre e miei fratelli sono coloro che ascoltano la parola di Dio e la mettono in pratica” (Lc 8, 21).

Anche il Poverello d’Assisi scrive che noi concepiamo Cristo quando lo amiamo in sincerità di cuore e con rettitudine di coscienza, e lo diamo alla luce quando compiamo opere sante che lo manifestano al mondo.Nel canto natalizio “Tu scendi dalle stelle”, scritto e musicato da sant’Alfonso Maria de Liguori, si insiste su un particolare insolito: il freddo. “tu vieni in una grotta al freddo e al gelo”. Questo freddo fisico è il simbolo di un altro freddo e di un altro gelo che il Creatore trova, anche oggi, venendo tra la sua gente, distratta dalle luci e dai suoni.

Prendiamo l’impegno, fratelli e sorelle carissimi, di avvolgere il Dio bambino che viene tra noi con tutto il calore del cuore di cui siamo capaci. Come non riamare uno che ci ha amato tanto?

Don Leonardo Falco

Rettore Seminario Interdiocesano Scutari (Albania)

 

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