Parla, perché il tuo servo ti ascolta

dic 18th, 2013 | By | Category: Pastorale Vocazionale

La risposta di Samuele alla voce del Signore che lo chiamava fu pronta: «Parla, perché il tuo servo ti ascolta» (1 Sam 3,10).

Tale vicenda, narrata in 1 Samuele 3,1-20, vive in un contesto: Anna, la madre di Samuele, riconosce che il figlio è un dono e, così come lo ha ricevuto, lo offre al Signore (cf. 1 Sam 1,26-27). Potrebbe sembrare una madre snaturata, perché lascia il fanciullo presso il tempio del Signore, ma l’esito della vita di Samuele ci dice che non è così: «Samuele acquistò autorità poiché il Signore era con lui… tutto Israele… seppe che Samuele era stato costituito profeta del Signore» (1 Sam 3,19-20). Samuele era nato per realizzare qualcosa di grande, e la generosità della madre pone le premesse perché ciò si realizzi: ogni persona non nasce per caso, ogni vita è un dono, e per ciascuno Dio ha un progetto.

Dio ha preparato ‘il meglio’ per ciascuno, e lo ha pensato da sempre: una cosa per noi inimmaginabile, perché abbiamo categorie di tempo limitate. Di Sara, di Geremia, di Paolo si legge che sono stati scelti ‘da sempre’ per una vocazione: Sara è stata scelta dall’eternità per essere la sposa di Tobia (cf. Tb 6,18); Geremia è stato plasmato-creato per essere profeta (cf. Ger 1,3); Paolo è stato scelto fin dal grembo materno per essere testimone di Cristo Risorto tra le Genti (cf. Gal 1,15).

Il progetto di Dio è spesso diverso da quello che ciascuno ha immaginato, ma sicuramente è il migliore. I genitori vogliono ‘il meglio’ per i loro figli, e nel Nuovo Testamento più volte si fa riferimento a cose più grandi, migliori (cf. Gv 5,20; Eb 11,40) da realizzare, a cui aspirare. Nella Lettera ai Filippesi Paolo invita a discernere sempre ‘il meglio’ (cf. Fil 1,10). A volte si sceglie ciò che appare più semplice, anche se non potrà rendere soddisfatti: il cuore dell’uomo ha desideri infiniti, e non si accontenta facilmente.

Ciascuno dovrebbe incoraggiare a scoprire e coltivare ciò che si va percependo come ‘il meglio’ per l’altro, anteponendo il bene altrui al proprio: il sacerdote Eli comprese che il Signore chiamava il giovane Samuele (cf. 1 Sam 3,8); e prima di Eli, la madre Anna, felice della maternità, non tenta di legare a sé il figlio, che avrebbe potuto essere un conforto per lei nella vecchiaia. I genitori non sono i ‘proprietari’ dei figli ma ne sono i custodi.

D’altra parte, mentre il genitore accompagna la crescita del figlio, realizza la vocazione alla quale è chiamato nel momento in cui riceve il dono della maternità-paternità. Così l’itinerario vocazionale di ciascuno si apre a continue novità.

Non tutte le vocazioni si manifestano in età giovanile, alcune si svelano o vengono ‘consegnate’ nel tempo: dopo un largo tratto della sua vita, un giorno Pietro pescatore è stato chiamato a diventare pescatore di uomini (cf. Lc 5,10); così una coppia, che è stata chiamata al matrimonio, riceve ad un tratto una vocazione nuova con l’affidamento di un tesoro prezioso, una vita nuova. Alla vocazione matrimoniale se ne aggiunge un’altra e speciale.

Anche Anna, madre di Samuele, ricevette ad un certo punto della sua vita, quando sembrava che ciò le fosse precluso, la vocazione alla maternità e vi corrispose con la gratitudine al Signore fonte di ogni dono. Paolo scrive che ogni paternità discende dal Padre: da lui ogni paternità nei cieli e sulla terra prende nome (cf. Ef 3,14); indica insieme l’origine e la partecipazione ad un dono-compito grande. Ciò che è prerogativa di Dio è da Lui stesso assegnato agli uomini: all’umanità è dato il compito di condurre il creato, al re di avere cura del popolo di Dio che ne è il vero re, ai genitori di manifestare la maternità-paternità di Dio.

Per genitori e figli saranno spesso gli eventi della vita a guidare in un discernimento, a sollecitare delle scelte, a richiedere particolari e nuovi impegni, aperti alla comprensione di ciò che il Signore propone giorno per giorno. In Paolo vi è un riferimento alla formazione ricevuta nel contesto

familiare da Timoteo, quale fonte della maturazione della sua fede: «Mi ricordo della tua fede schietta, fede che fu prima della tua nonna Lòide, poi in tua madre Eunìce e ora, ne sono certo, anche in te» (2 Tim 1,5).

È posto in evidenza il valore dell’esempio e della testimonianza nel contesto familiare. È nella quotidianità che si innestano quelle piccole o grandi scelte che richiedono una risposta personale, mentre si invoca nella preghiera: «sia fatta la tua volontà» (Mt 6,10).

Maria Lo Presti

 

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