Apocalisse a Bangui

dic 18th, 2013 | By | Category: Eventi

CENTRAFRICA – “A Bangui l’apocalisse” racconta a Fides Mons. Aguirre

Bangui (Agenzia Fides)- “Una giornata apocalittica”. Così Sua Ecc. Mons. Juan José Aguirre Muños, Vescovo di Bangassou, definisce quello che è successo ieri, 5 dicembre, a Bangui, la capitale della Repubblica Centrafricana, quando le milizie “anti balaka” hanno attaccato le posizioni dei ribelli Seleka nella città (vedi Fides 5/12/2013). “Di primo mattino mi trovavo all’aeroporto di Bangui per tornare a Bangassou quando è scoppiata l’inferno: si sentivano ripetuti tiri d’armi da fuoco anche pesanti ” racconta Mons. Aguirre. “Una famiglia del quartiere mi ha accolto nella loro casa. Sono rimasti lì per otto ore mentre infuriavano gli scontri. Alle quattro del pomeriggio l’Arcivescovo di Bangui, Mons. Dieudonné Nzapalainga, è venuto a prendermi con una scorta dei soldati della missione africana in Centrafrica (MISCA) , e mi ha condotto all’Arcivescovado”.

Arcivescovo Dieudonné Nzapalainga

Dal racconto di Mons. Aguirre sembra che il Centrafrica rischia di sprofondare in un conflitto inter-confessionale. “Diversi negozi di musulmani sono stati saccheggiati. Nella morgue nella moschea n5. ci sono i corpi di un’ottantina di persone uccise , mentre i Seleka (che sono in maggioranza musulmani, ndr.) stanno uccidendo giovani cristiani a caso un po’ in tutti i quartieri. Abbiamo contato almeno un centinaio di corpi per le strade di questi giovani, spesso uccisi con un colpo di machete in testa. Ogni parrocchia della capitale sta accogliendo fino a 2000-3000 persone. Stiamo cercando cibo per queste persone ma l’insicurezza rende difficili gli approvvigionamenti”.

Il Vescovo aggiunge che “gli uomini di Seleka hanno paura dell’arrivo dei francesi e stanno cercando di provocare il caos”. L’esercito francese ha comunque iniziato a pattugliare le strade della capitale anche con l’impiego di elicotteri e con il concorso dei militari della MISCA.

In una nota di Caritas Internationalis inviata all’Agenzia Fides l’Arcivescovo di Bangui, Mons. Dieudonné Nzapalainga, afferma di essere “profondamente preoccupato per la crisi nella Repubblica Centrafricana. La situazione a Bangui è caotica. Molte persone sono state uccise”. Mons. Nzapalainga, ha lanciato un appello perché “i combattimenti cessino immediatamente. Le donne e i bambini si sono rifugiati nelle chiese. Non hanno niente da mangiare e da bere, noi doniamo loro quello che possiamo” ha aggiunto l’Arcivescovo.

Secondo la nota circa 10.000 persone sono rifugiate nella chiesa di San Bernardo e nel monastero nel quartiere di Boy– Rabe, dove i combattimenti sono scoppiati all’alba di ieri.

 

 

CENTRAFRICA – La testimonianza di due missionari che accolgono gli sfollati in fuga dalle violenze

Sono oltre 300 i morti causati dagli scontri del 5 e 6 dicembre tra i ribelli Seleka e le milizie anti Balaka a Bangui, capitale della Repubblica Centrafricana. Le truppe francesi e quelle della missione africana in Centrafrica (MISCA) hanno iniziato a controllare le strade e non sono segnalati scontri di grande entità.

All’Agenzia Fides sono giunte le testimonianze di due missionari carmelitani che operano nel Paese. Il primo è p. Federico Trinchero, che lavora alla missione del Carmel di Bangui. Riferendosi alla giornata di ieri, 6 dicembre, p. Federico racconta che “la notte è passata più o meno tranquilla. Ma verso le 6 sono ricominciati gli spari nei quartieri, casa per casa. gli abitanti del circondario sono arrivati alla missione del Carmel in massa: circa 2000 persone. Da noi c’è per fortuna solo un ferito. Moltissimi bambini. In chiesa ci sono più di 350 persone. Gli altri sono nelle casette e nel cortile tra la chiesa e il refettorio. Alcuni bambini sono ammalati anche a causa della pioggia che cade da stanotte e solo ora – le 11.00 – sembra aver un po’ smesso. Ora proviamo a dare qualcosa da mangiare a tutta questa gente. Ma sarà difficile perché non possiamo assolutamente uscire per gli acquisti. Abbiamo già svuotato l’orto e il pollaio. Possiamo andare avanti ancora un giorno, m a non di più… perché non prevedevo di sfamare 2000 persone”.

P. Aurelio Gazzera che opera a Bouzoum nel nord-ovest del Paese, riferisce che il 5 dicembre “è stata una giornata relativamente calma fino alle ore 19, quando in città ci sono stati alcuni spari. Di conseguenza alle 19.30 circa 300-400 persone sono salite alla missione per trascorrere la notte nella parrocchia, dove si sentono al sicuro”.

La mattina del 6 dicembre, continua il missionario “ognuno è tornato alla propria casa e abbiamo fatto lezione nelle scuole, ma gli studenti erano la metà”.

P. Aurelio riferisce infine di aver cercato l’Imam, ma non di non averlo trovato e di aver visto diversi “musulmani e Fulani con machete e coltelli pronti a difendersi da un’eventuale vendetta degli Anti-Balaka (che sono nelle vicinanze). La popolazione locale, vedendo i musulmani armati, ha ancora più paura”. (L.M.) (Agenzia Fides 7/12/2013)

Bangui: un missionario e i suoi “graditi ospiti”; come si vive in un convento con 2000 sfollati

Bangui (Agenzia Fides)- “Al Carmel stiamo ospitando più di 2000 persone. E’ difficile contarli tutti. Provengono da diversi quartieri. La maggior parte sono bambini molto piccoli con le loro mamme” dice all’Agenzia Fides p. Padre Federico Trinchero, missionario carmelitano scalzo italiano di 35 anni, superiore e maestro degli studenti nel convento Notre Dame du Mont Carmel di Bangui, capitale della Repubblica Centrafricana, dove la sicurezza è ancora precaria nonostante l’intervento delle truppe francesi e africane. Proprio nella notte tra il 9 e il 10 dicembre due militari francesi hanno perso la vita in uno scontro con bande armate nelle strade della città.

Il convento, racconta il missionario che opera in Centrafrica da 4 anni, aveva accolto un primo nucleo di 600 persone il 5 dicembre quando erano scoppiati violenti combattimenti tra i ribelli Seleka e le milizie “anti balaka”. Poi il 6 dicembre quando il coprifuoco era terminato, diverse persone avevano tentato di rientrare a casa, ma la ripresa dei combattimenti ha fatto ritornare gli sfollati nel convento, ai quali si sono aggiunte in seguito centinaia di altre persone. “Li abbiamo accolti a braccia aperte. Li abbiamo sistemati come meglio potevamo. Anche se la pioggia, ad un certo momento molto forte, rendeva tutto più difficile” racconta p. Federico.

Le precarie condizioni di sicurezza bloccano l’arrivo al Carmelo di cibo e medicinali ma questo non ha impedito a p. Federico e ai suoi “graditi ospiti”, come lui chiama gli sfollati, di organizzare nel migliore modo possibile la vita comunitaria. “Alle 9h00 parte la nettezza urbana… perché circa 2000 persone che insistono su uno spazio, grande più meno come un campo da calcio, hanno indubbiamente le loro esigenze e qualche inconveniente. Se dobbiamo essere un campo profughi lo dobbiamo fare bene” dice p. Federico. “Con i bambini ripuliamo tutta la zona. Poi in fila indiana ci si lava le mani e in premio c’è una frittella. Nel frattempo la gente cucina, lava i bambini, fa il bucato e stende i panni. Anche la rete del campo da pallavolo diventa un comodo stenditoio. Organizziamo l’accesso all’acqua e ai WC; disinfettiamo con la candeggina e delimitiamo le zone con la calce”.

P. Federico che riesce a mantenere i contatti con il resto del mondo, conclude “Sappiamo che ci sono persone che pregano per noi. A tutti loro dico grazie!”.

(L.M.) (Agenzia Fides )

 

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