Ucraina,la Chiesa in piazza accanto al suo popolo

dic 12th, 2013 | By | Category: Primo Piano

Sua Beatitudine Sviatoslav Shevchuk, arcivescovo maggiore di Kiev e capo della Chiesa greco-cattolica, spiega perché i vescovi e i sacerdoti sono a fianco dei manifestanti: “La presenza dei nostri sacerdoti non è politica, ma è una presenza orante”. Denunciato l’uso sproporzionato della forza da parte del governo filo-russo. E ancora: “Noi vogliamo essere promotori di dialogo”

“In Ucraina la Chiesa è con il suo popolo” perché è “la sua anima più profonda” e come tale partecipa e condivide i momenti più importanti e decisivi della sua storia. La Chiesa scende in campo come “forza orante dello Spirito”, come presenza di mediazione, ripetendo le parole di Papa Francesco: “Dialogo, dialogo, dialogo”.

Spiega così Sua Beatitudine Sviatoslav Shevchuk,  la decisione di mettersi al fianco dei manifestanti. Proprio nei giorni in cui la manifestazione in piazza Maidan a Kiev è esplosa in scontri e violenza e per la prima volta nell’Ucraina indipendente è tornato a scorrere il sangue, si riuniva il Sinodo permanente della Chiesa greco-cattolica ucraina. I vescovi a un certo punto si sono uniti ai manifestanti, hanno celebrato in piazza una Santa Messa e letto un appello di solidarietà e di sostegno. Nella città di Kiev le chiese sono aperte 24 ore su 24 ed è in atto una vera e propria gara di solidarietà con offerta di rifugio e pasti caldi in un periodo dell’anno dove le temperature scendono anche a 9 gradi sotto zero.

 La piazza è tornata di nuovo a essere luogo di scontri. Cosa sta succedendo?

“Vorrei testimoniare che ci troviamo di fronte a una manifestazione europea. Il 29 novembre si doveva svolgere il vertice Ucraina e Unione europea. In vista di quella data, tutta la società – nelle sue diverse espressioni politiche, sociali, economiche ma anche religiose – stava discutendo di questo progetto, ritenendolo come il futuro sviluppo della nazione. Poi ad un certo punto, all’improvviso, il 21 novembre, il nostro governo ha annunciato l’intenzione di fermare il processo. Vuol dire che la società si è mossa verso una direzione e a un certo punto il governo ha intrapreso una direzione opposta. Questo annuncio fatto 20 giorni fa, ha fatto esplodere la protesta. I giovani e gli studenti si sono riversati nelle piazze dando vita a una mobilitazione assolutamente spontanea dietro la quale non ci sono partiti politici, associazioni civili, Chiese. Esprimono il Desiderio di vivere in un Paese moderno, democratico, europeo. Lo stop del governo al processo europeo indica, invece, un chiaro orientamento di avvicinamento alla Russia, verso un modello di Unione sovietica restaurata”.

A proposito, che impressione le ha fatto la caduta della statua di Lenin?

“Anzitutto dovrei dire che quella statua di Lenin era già anacronistica in sé. Ci si chiede se questo era il momento opportuno di gettare via la statua. Lo hanno fatto un gruppo di radicali come gesto di provocazione. Ma voglio dire che la caduta della statua di Lenin per questa nuova generazione è il simbolo della caduta degli ideali dell’Unione sovietica”.

E che impressione le fa invece vedere l’uso della violenza contro i manifestanti?

“È una violenza sproporzionata e, per la prima volta, nell’Ucraina indipendente si è versato sangue sulla piazza. Questa gente grida no alla violenza, sta dicendo: ‘Siamo una protesta pacifica’ e tutto il mondo ha potuto vedere come ha respinto le forze dell’ordine a mani nude. Anche l’ambasciatore degli Stati Uniti ha parlato della ‘pazienza di Gandhi’, di gente contraria a ogni tipo di violenza che sta manifestando con la forza dello Spirito”.

Ci sono molti sacerdoti in piazza. Quale segno vuole essere questa presenza?

“È il segno che la Chiesa è una presenza indispensabile per la società civile dell’Ucraina. Se non ci fossero i sacerdoti, allora mancherebbe una parte integrale della società civile. La presenza dei nostri sacerdoti non è politica, ma è una presenza orante che vuole dire che la Chiesa è con il suo popolo. Che la Chiesa è l’anima del popolo ucraino nei suoi momenti storici”.

 Come evolverà la situazione e qual è il suo augurio?

“Stiamo vivendo in un momento di buio. Le Chiese in Ucraina – cattoliche, ortodosse e protestanti ma anche le comunità di musulmani ed ebrei – hanno lanciato un appello comune. Innanzitutto per ribadire il rifiuto di ogni tipo di violenza e chiedere al governo di astenersi dalla violenza e porsi in ascolto. Perché l’unica alternativa alla violenza è il dialogo. Noi abbiamo ricordato il famoso discorso di Papa Francesco ai politici brasiliani, ‘dialogo, dialogo, dialogo’. Noi siamo e vogliamo essere promotori di un dialogo. E poi chiediamo l’apertura di un tavolo di discussione nazionale perché insieme tutte le forze del Paese possano decidere il futuro dell’Ucraina. Un tavolo che diventi piazza dialogante dove prendere tutti insieme decisioni comuni. E poi le Chiese pregano perché siamo convinti che il Signore è colui che ha nelle sue mani il destino di tutti i popoli e, quindi, anche quello di questo Paese”.

Maria Chiara Biagioni

Fonte. SIR

 

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