Avvento

dic 9th, 2013 | By | Category: Primo Piano

Il giorno in cui non aspetti più nessuno è il giorno più triste della vita. Quando il telefono non squilla, il citofono non bussa. Il giorno in cui nessuno si ricorda più di te. E’ forse allora che si comincia un po’ a morire.

don Patriciello

L’uomo è comunione. Ha bisogno dell’altro. Non basta a se stesso. Don Tonino Bello direbbe che ha una ala sola per cui non può volare. Perciò l’altro non è solo nec…essario ma indispensabile. Ho bisogno di te. Per raccontarti le mie ore. I mie progetti. Ho bisogno di te perché mi aiuti a portare il mio fardello. Ho bisogno di una guancia da accarezzare. Di qualcuno con cui sognare. È importante sognare. Occorre insegnarlo ai figli.

Quando non ci sono più sogni da sognare, prepotenti si vanno avanti gli incubi. Paurosi e incomprensibili. Siamo fatti per amare. Tante cose cambieranno nella nostra vita, il bisogno di amare e di essere amati no. Quello non passa mai.

Ho necessità di sentirmi utile. Di sapere che qualcuno sta gioendo per ciò che dico, per ciò che scrivo, per ciò che faccio. Il figlio che ti aspetta a casa, la anziana mamma che impazzisce quando ti vede arrivare da lontano, il povero al quale permetti di ripararsi dal freddo della notte, ti danno una forza che non sapevi di possedere. Un barbone che ti dice grazie ti intenerisce il cuore. “ Se po’ campà senza sapè pecché, ma non se po’ campà senza sapé pè chi…”, recita un detto napoletano. Il che vuol dire che si vive veramente solo quando sai di essere importante per qualcuno. Gesù, che bene conosce l’uomo, queste cose ce le ha dette in mille modi: “ Rimanete uniti. Vogliatevi bene. Aiutatevi. ”

Che cos’è la gioia? Chi la sperimenta sono certo che non lo saprebbe dire. Molti la confondono con il piacere, altri con il benessere economico, altri ancora con la salute fisica. Da questa confusione dipendono tanti guai. Tutti ne sentono un bisogno immenso, ma pochi riescono ad averla veramente per amica. È deludente avere tra le mani un oggetto falso pensando di possedere l’originale. La gioia sfugge a qualsiasi tentativo di essere accaparrata. Non si lascia comprare, né incatenare facilmente. Non la si può pretendere. Sfugge alla logica dell’avere, del possedere, del primeggiare. È dolce. È gentile. Si nasconde e si lascia trovare nei luoghi più impensati. Gesù ci avverte: “ C’è più gioia nel dare che nell’avere”. Provare per credere. Nel donare a un altro qualcosa che ti appartiene abita la gioia.

Dunque, non nella ricerca affannosa del benessere e del prestigio personale, ma in un concreto atto di carità. Allora non c’è mai un donare senza ricompensa. E quale ricompensa! Forse è questo il motivo per cui nelle case e nei paesi poveri, nonostante tutto, capita di trovare arcobaleni di gioia vera? Ma il chicco deve marcire – dice il vangelo – se vuole diventare pane. Non è facile morire a se stessi. Rinnegare il proprio orgoglio e le proprie comodità. Non è facile fare spazio a chi non ha dove dormire questa notte. Rinunciare a un paio di scarpe nuove per mettere al calduccio i piedini di un bambino scalzo. Non è facile, ma è bello. È una sfida. Una sfida per scoprire che cos’è la gioia. E, bada, nessuno può farlo al posto tuo. La gioia è come l’amore. Solo chi lo vive ha il diritto di parlarne. Beati coloro ai quali è stata insegnata la strada della gioia e hanno deciso di percorrerla.

Attraverseranno gli anni e le vie del mondo, assaggeranno i dolori e le tempeste della vita, ma la gioia non li abbonderà giammai. La gioia non è qualcosa di astratto. La gioia è una persona. Come la verità. Ricordate la domanda di Pilato a Gesù che, fiero e sanguinante, gli stava davanti? “ Che cos’è la verità?” Gesù tace. Non risponde. Un silenzio sovraumano, carico di bellezza e di eternità, aleggia sugli astanti. Gesù non risponde e non per una malcelata superiorità. Non per umiliare chi lo interroga. Gesù non risponde perché non può rispondere. Non risponde perché la verità non è un’ idea, non una riflessione, un’ interpretazione della realtà. La verità è Lui stesso. Pilato non avrebbe mai potuto immaginarlo. Il detenuto che gli sta davanti, quell’uomo ingiuriato e maltrattato, racchiude in sé la risposta alla sua domanda, alle sue ambasce, ai suoi tormenti. Gesù è la verità. Gesù è la gioia. Gesù è la risposta alle domande di tutti gli uomini, di tutti i luoghi, di tutti i tempi. È lui che ci squarcia gli orizzonti e ci fa intravedere i cieli infiniti, i tempi eterni. Gesù. Francesco d’Assisi nel nominarlo si leccava le labbra per la dolcezza che quel nome gli infondeva.

Papa Paolo VI in una celebre omelia diceva: “ Gesù, oh, non finirei mai di parlare di lui…” Certo. E come si potrebbe? E lui, ancora una volta, viene. Ritorna. Nasce per ridare vita alle nostre vite spente. Coraggio a chi lo ha smarrito e non ha più la forza di lottare. Lui viene. Per tutti. Per i poveri e i ricchi. Per i credenti e i non credenti. Viene perché possiamo riprendere fiato. Riposarci sulla sua spalla. Viene per dirci che non è stanco di noi. Che ci ama di un amore folle. Che è disposto a perdonare tutto. Tutto. Purché lo vogliamo. In fondo siamo noi ad avere la chiave per aprirgli il cuore. Certo, perché per amare occorre essere in due. Perché l’amore non si può pretendere. Perché l’amato non si compra, né si corrompe. Al Signore che chiama occorre rispondere. Con libertà. E allora che tra noi nasce una storia di amore. A volte si nasconde, è vero, ma solo per essere cercato. A volte non risponde, è vero, ma solo per insegnarci a salire più in alto. A volte ci vuole sulla croce, è vero. Ma per tenerci più vicini ed essere aiutato a salvare il mondo. Lui guarda sempre più lontano. Vede ciò che tu non vedi, non puoi e non devi vedere. Ma ti dice tutto. E vuole essere creduto. Capisci? Certe volte chiede cose a prima vista assurde. Come quando comandò a Simone, dopo una notte insonne, di ritornare a pescare. Bagnato e affaticato, Simone non vedeva l’ora di ritornare a casa. Ma la sua riposta: “ Signore abbiamo pescato tutta la notte e non abbiamo preso nulla, ma sulla tua parola getterò le reti…” voglio ripetere anch’io. Le reti della vita, dunque, vanno gettate perché lo ha detto lui, non perché tu lo ritieni opportuno tu. E un giorno potrebbe chiamarti a camminare sulle acque. Mio Dio, come può essere possibile? Signore perché chiedi cose assurde? Eppure, se obbedisci, vedrai compiersi il miracolo. Anzi, ti toglierà le scaglie dagli occhi e vedrai te stesso essere il più bello dei miracoli. Camminerai sul mare e non annegherai. E tu, uomo limitato e fragile, con Lui ti accorgi di essere più forte della morte.

Avvento è parola bella. Piena di fascino e futuro. Avvento e tempo di speranza e di perdono. Gesù viene. Alziamoci. Buttiamo via il mantello che ci intralcia. Corriamogli incontro. Gettiamogli la braccia al collo. Mettiamo al sicuro nel suo cuore immenso il nostro piccolo cuore. Viene per portare gioia. Si, proprio quella gioia, soffio irresistibile e inafferrabile, che da sempre cerchiamo e poche volte troviamo.

Padre Maurizio Patriciello

 

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