Salire sul monte delle beatitudini.

dic 8th, 2013 | By | Category: Pastorale Vocazionale

Nel convento trappista di Vitorchiano, nei pressi di Viterbo, sono conservate le spoglie di una semplice donna, beatificata dal Papa Giovanni Paolo II il 25 gennaio 1983 nella basilica di San Paolo fuori le mura, a conclusione delle preghiere annuali per l’Unità dei cristiani. Maria Gabriella Sagheddu (Dorgali, 17 marzo 1914 – 23 aprile 1939) è stata una religiosa italiana, quinta di otto figli, battezzata con il nome di “Maria”, ma chiamata Maù.

La madre, rimasta vedova con cinque bambini, con immensi sacrifici e con l’aiuto dei buoni vicini, riuscì a superare il difficile momento. Trascorse un’infanzia misera, senza alcuna istruzione scolastica né religiosa; anzi a chi voleva trascinarla in Chiesa, opponeva un netto rifiuto.

La sua vita cambiò a diciotto anni, quando conobbe alcuni ragazzi che frequentavano regolarmente la parrocchia e la inserirono in gruppo missionario. Cominciò in quei mesi la sua frequentazione con l’Eucarestia e conobbe l’unica persona che le fu compagno: Gesù.

Maù probabilmente era già orientata ad una totale offerta di sé a Dio. Nel frattempo due sue compagne, Margherita Marras e Maddalena Fancello erano partite, a breve distanza di tempo per Grottaferrata e Maù, su consiglio del suo confessore, le seguì a fine settembre del 1935. Maù di Dorgali, divenne suor Maria Gabriella.

Partì dal suo paese con il proposito di morire al mondo, di darsi senza riserve a Dio, e trovò l’ambiente che aveva desiderato: penitenza, preghiera, lavoro. Si imbatté in due anime apostoliche: la badessa madre Maria Pia (Maria Teresa Gullini) di Roma, e la maestra delle novizie, madre Tecla (Ida Fontana), due donne con un forte spirito missionario ed apostolico.

La testimonianza della Beata Maria Gabriella Sagheddu, è oggi considerata profetica perché si affretti il giorno in cui, attorno alla mensa della Parola e del Pane tutti i credenti lodino Dio con un cuore solo e un’anima sola.

“Non potrò mai ringraziare abbastanza”, affermava Maria Gabriella. Sono parole che traducono un cuore umile e grato, di chi sa che può solo ringraziare, di chi sa di non avere corrisposto abbastanza.

Per la Beata Gabriella, l’aver intuito la grandezza dell’amore di Dio ha portato come conseguenza il suo modo di amare Dio: non tanto un’ offerta gratuita, ma una restituzione doverosa. L’aver intuito la grandezza dell’amore di Dio non la fa sentire nella posizione del donatore, di chi pensa di aver qualcosa da offrire a Dio perché è bravo e virtuoso … “Si sentiva così indegna, così piccola, così niente: da questo derivano la sua umiltà e la sua gratitudine”.

Se nel cuore aspettiamo la ricompensa, se anche solo pensiamo di “meritarci” il dono della vocazione cristiana, se pensiamo di dare con questo qualcosa a Dio, siamo ancora lontani dall’avere compreso l’amore di Dio.

Quella grande figura ecumenica che fu la badessa di Sr. M. Gabriella, Madre Pia Gullini, una grande figura profetica che suscitò, orientò e sostenne il suo sacrificio, ne fece l’elogio, dicendo:  “E’ stata una vera trappista: per il silenzio d’amore, per l’obbedienza di docilità, per l’umiltà profonda giunta all’oblio di sé come a stato d’animo. Essa non contava più, non valeva la pena di pensare a quel povero io, corpo o anima che fosse. Era passata nel pensiero della gloria di Dio. Non desiderava, né pregava per altro. Questa figliola che è passata sorridendo, senza mai attirare l’attenzione, senza che nessuna mai abbia avanzato un lamento su di essa; questa figliola che non ha mai disobbedito, che mai ha dato una pena alla Madre Maestra o alla Superiora, se non quell’angoscia di quando la sentirono malata e s’accorsero del tesoro nascosto che possedevano; questa figliola di cui non si saprebbe che dire, guardando il suo breve passaggio fra noi, che sembra non aver fatto nulla, proprio nulla, di questa anima io potrei parlare sino a domani. Colonna fu e rimarrà colonna: “Faciam illum columnam in templo Dei mei” (Apoc.3,12).

Il cuore di una donna nelle mani di Dio, gli occhi di una donna per vedere il mondo da amare nella vita del prossimo che bussa alla tua porta per ricordarti che nella grande famiglia della Chiesa c’è posto per tutti. Alla bimba triste, che accudiva i suoi fratelli con amore anziché pensare a se stessa, Dio ha dato lo sguardo di un’aquila e piedi di cerva per salire sul monte delle beatitudini.

 

Maria Luisa Coppola

 

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