Minneapolis, il caso del Vescovo ausiliare

dic 8th, 2013 | By | Category: Eventi

Lo scorso 11 ottobre Papa Francesco ha nominato vescovo ausiliare di Minneapolis il quarantacinquenne sacerdote Andrew Cozzens: prete dal 1997 e professore di teologia sacramentale.

Per i medici, non sarebbe dovuto nascere. Come ha raccontato la madre Judy in un’intervista su «The Catholic Spirit». La donna, 69 anni, quando era al quinto mese di gravidanza, venne colta da forti dolori. Corse in ospedale: si trattava delle doglie di quello che sarebbe stato un parto troppo prematuro.

I medici riuscirono a bloccare il parto, ma il giorno seguente uno di loro venne a comunicare alla madre che non avrebbe potuto continuare la gravidanza, perché portava in grembo «un feto deforme, un “mostro”». Judy rifiutò di abortire per motivi «terapeutici». «È

IlVescovo Andrew Cozzens con la madre

mio figlio e quello che Dio ci invia, lo accetteremo», rispose. Il 3 agosto 1968 Andrew nacque perfettamente normale, anche se affetto da un eczema su tutto il corpo e alcune allergie.

fonte vaticaninsider

 

 Da una parte lo sguardo al «grande desiderio» di generare figli

che c’è in Italia, dall’altra la denuncia dell’aborto come concausa del calo demografico del nostro Paese: sono i vescovi italiani, nel loro messaggio per la Giornata nazionale per la vita a chiedere a gran voce al Paese di decidere «quale modello di civiltà e quale cultura intende promuovere». A chiedere cioè, di superare «la cultura dello scarto». E puntare a con tutte le forze all’«alleanza per la vita». Che è in grado, per la Conferenza episcopale italiana, «di suscitare ancora autentico progresso, anche da un punto di vista materiale».

Il ricorso all’aborto, infatti, «priva ogni anno il nostro Paese anche dell’apporto prezioso di tanti nuovi uomini e donne. Se lamentiamo l’emorragia di energie positive che vive il nostro Paese con l’emigrazione forzata di persone – spesso giovani – dotate di preparazione e professionalità eccellenti, dobbiamo ancor più deplorare il mancato contributo di coloro ai quali è stato impedito di nascere. Ancora oggi nascere non è una prospettiva sicura per chi ha ricevuto, con il concepimento, il dono della vita. È davvero preoccupante considerare come in Italia l’aspettativa di vita media di un essere umano cali vistosamente se lo consideriamo non alla nascita, ma al concepimento».

Una presa di posizione chiara, quella espressa nel documento della Cei, che non risparmia le critiche a fome più o meno celate di disprezzo della vita: «La nostra società ha bisogno oggi di solidarietà rinnovata, di uomini e donne che la abitino con responsabilità e siano messi in condizione di svolgere il loro compito di padri e madri, impegnati a superare l’attuale crisi demografica e, con essa, tutte le forme di esclusione. Una esclusione che tocca in particolare chi è ammalato e anziano, magari con il ricorso a forme mascherate di eutanasia. Vengono meno così il senso dell’umano e la capacità del farsi carico che stanno a fondamento della società».

Un appello che prende le mosse direttamente dalle parole di papa Francesco, quelle pronunciate ad apertura della Giornata mondiale della gioventù di Rio de Janeiro, davanti a milioni di giovani: «I figli sono la pupilla dei nostri occhi. Che ne sarà di noi se non ci prendiamo cura dei nostri occhi? Come potremo andare avanti?». E che con le parole del Papa si chiude: «un popolo che non si prende cura degli anziani e dei bambini e dei giovani – ha detto papa Francesco nel messaggio per la Settimana sociale dei cattolici di Torino, lo scorso settembre – non ha futuro, perché maltratta la memoria e la promessa».

Ogni figlio, scrivono i vescovi nel loro messaggio, è «dono per la famiglia e per la società. Generare la vita è generare il futuro anche e soprattutto oggi, nel tempo della crisi; da essa si può uscire mettendo i genitori nella condizione di realizzare le loro scelte e i loro progetti». «La testimonianza di giovani sposi e i dati che emergono da inchieste recenti indicano ancora un grande desiderio di generare, che resta mortificato per la carenza di adeguate politiche familiari, per la pressione fiscale e una cultura diffidente verso la vita – argomenta la Chiesa italiana – Favorire questa aspirazione (valutata nella percentuale di 2,2 figli per donna sull’attuale 1,3 di tasso di natalità) porterebbe a invertire la tendenza negativa della natalità, e soprattutto ad arricchirci del contributo unico dei figli, autentico bene sociale oltre che segno fecondo dell’amore sponsale».

Annalisa Guglielmino

 

fonte avvenire

 

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