Serra club e Chiesa locale

dic 1st, 2013 | By | Category: Vita del Serra

Marco Crovara,componente del CNIS e Past Governatore del Distretto 70, ha presentato, ai soci del Genova Nervi, le sue riflessioni sulla collaborazione che il Serra può offrire alla Chiesa locale

 

Il tema della serata si inserisce nel programma formativo del Serra, che non è più circoscritto ai Presidenti e alle figure di vertice del Club, ma riguarda una platea ben più ampia, con interventi non episodici ma permanenti. Ai soci che desiderano acquisire una solida preparazione alla vocazione serrana, viene così offerto un supporto culturale utile ad affrontare le sfide di una società complessa, ma avida di conoscere testimoni credibili della Buona Notizia che può cambiare la vita.

Marco Crovara

Il relatore ha subito osservato di aver scoperto, nel Serra, un modo nuovo di servire il Signore: grazie al carisma di alcuni genovesi (come i compianti Bruno Baracchi e Giovanni Casaleggio, o Francesco Di Bella, socio fondatore del Nervi, di cui è tuttora membro autorevole, e altri), egli ha avvertito una spinta interiore a seguire la chiamata. E ha desiderato di mettersi al servizio di una Chiesa che, tramite persone percepite come autentiche, gli rivelava un’immagine nuova e credibile.

Allo scopo di meglio delineare il rapporto tra le Chiese locali e i club, Marco Crovara ha compiuto un breve excursus sull’azione del Serra in Italia, a partire dal primo dopoguerra, quando si guardava al futuro con grande speranza ed effervescenza sociale. Si sentiva l’esigenza di un grande impegno di rinnovamento cristiano, in particolare da parte dei movimenti tra laici che operavano in ambienti difficilmente accessibili al clero (famiglie, scuola, mondo dell’economia e della politica).

Fin dalla seconda metà degli anni ’50, Pio XII, anticipando temi che sarebbero stati ripresi dal Concilio Vaticano II, incoraggiava la collaborazione tra la Chiesa gerarchica e i laici. Il loro apporto risultava insostituibile, in un mondo in cui era già in atto il processo di secolarizzazione. Ma l’arrivo del Serra in Italia è legato a una felice intuizione del card. Siri il quale ne apprezzava, oltre all’impegno a favore delle vocazioni religiose, lo stile e i metodi operativi, in particolare la capacità, una volta fissati gli scopi da perseguire, di passare all’azione con logica e pragmaticità.

Nel 1959 al Serra affluiscono le prime adesioni, specie da parte di professionisti, dirigenti, insegnanti, imprenditori. La gerarchia, superato il timore di sovrapposizioni con strutture aventi fini analoghi (come la Pontificia Opera per le Vocazioni), riconosce che il Club coinvolge tante persone che non avrebbero aderito ad altri gruppi. Il card. Pizzardo (Prefetto della Sacra Congregazione dei Seminari) auspica che, in virtù della sua metodologia irripetibile, il Club possa realizzare una complementarietà affatto invasiva con le strutture che si occupano della pastorale diocesana.

L’identità del Serra si consolida negli anni del Concilio, quando viene evidenziato il suo impegno a sostenere le vocazioni religiose e a qualificare lo spessore culturale dei soci, al fine di realizzare la loro vocazione cristiana al servizio. L’acquisizione di una preparazione specifica, complementare a quella di base, aiuta il socio ad attuare e a divulgare il carisma del Club.

Il Serra, quindi, agisce secondo una precisa progettualità di servizio alla Chiesa, orientata alla ricucitura tra fede e cultura dominante, che vive secondo la logica dell’avere, del potere e del piacere, allontanando i giovani da un’etica cristiana che forse non hanno mai conosciuto. Va rilevato che i comportamenti dei serrani non devono essere atti privati, senza rilievo pubblico, ma espressione di una comunità. In questo modo, il sacerdote trova nel Serra un pezzo di società civile amica, che lo aiuta ad annunciare, alle persone in ricerca, una prospettiva di salvezza eterna.

Il relatore ha poi accennato alla rete di rapporti attraverso cui il Sodalizio svolge il suo servizio, dalle parrocchie (la Chiesa visibile di cui parlava il Concilio) fino agli organismi diocesani per le vocazioni, al Seminario, ai singoli sacerdoti e religiosi. Al vertice di questa rete di relazioni si colloca il Vescovo diocesano, mentre la guida spirituale è assicurata dal Cappellano del club.

Particolare attenzione va riservata alla fitta presenza delle parrocchie sul territorio: Papa Wojtyla ne aveva evidenziato la ricchezza, fondata sulla loro vitalità e capacita di svolgere un servizio pastorale e sociale. L’apporto dei laici alimenta questa realtà preziosa e insostituibile, culla delle vocazioni, oggi ancora indispensabile per affrontare le sfide di una società secolarizzata, che riesce a far vacillare anche chi ha radici cristiane solide e profonde.

Dobbiamo saper rispondere al bisogno di spiritualità che, pur essendo finito lo stato di cristianità prevalente, emerge dalla società. Il Serra, espressione della ferialità laica sul territorio, si propone di abitare i linguaggi della cultura, nel servizio a quella vocazionale. Ci proponiamo di cercare il regno di Dio trattando le cose temporali e ordinandole secondo Dio. Mediante il ricorso al fare sapiente, puntiamo a vivere la famiglia, la professione, il servizio, le relazioni sociali, la crescita culturale…come luoghi in cui è possible fare esperienza dell’incontro con Lui.

Il Seminario, ha rimarcato il relatore, è il faro dei nostri pensieri. Ogni club dovrebbe dedicargli una giornata, momento prezioso per sollecitare la sensibilità dell’intera comunità a pregare, conoscere, sostenere e riflettere. La preghiera intesa non come risposta devozionale alla scarsità di vocazioni, ma tempo di meditazione sulla missione, insostituibile, del pastore. Che si ritrova accanto il Serra, con tutta la sua cultura di fede e di ragione. Se poi la preghiera coinvolge i giovani, ne alimenta la riflessione, orientandoli verso scelte di vita fondamentali per il loro futuro.

Non va sottaciuto, ha aggiunto il relatore, il sostegno materiale alla formazione dei seminaristi. Il Club finanzia corsi di studio, in Italia e all’estero, utili ai fini della loro crescita culturale e spirituale. Ed è essenziale un raccordo costante con l’ Ufficio diocesano che cura la pastorale per le vocazioni. La presenza di un esponente del Serra in questa struttura favorisce lo scambio di informazioni sulle iniziative avviate, rafforza e arricchisce l’impegno educativo di entrambi.

Il Serra sostiene pure l’impegno della Chiesa (cfr. il progetto culturale per il decennio 2010/20) sul tema dell’emergenza educativa per le nuove generazioni, che possono orientarsi validamente nelle scelte di vita solo se formate correttamente (1). Ad esempio, i chierichetti e i ministranti hanno potenzialità interessanti, che vanno colte e indirizzate verso le vocazioni insite in ciascuno di loro.

Sergio Borrelli

Al serrano viene chiesto di trasmettere stili di vita ed esempi culturali ricchi di valori. Gli viene chiesto perchè siamo genitori, insegnanti, imprenditori, politici, professionisti, artisti…e chissà… esperti della comunicazione e dello spettacolo, ma certamente serrani! Possiamo svolgere, da laici, una buona azione educativa in ambienti lontani dai luoghi istituzionali. Il carisma del Club educa a quel senso di chiesa capace di accendere, come affermava il card. Siri, un amore appassionato per la città degli uomini. e ci stimola a creare un ambiente vitale dal forte impatto testimoniale.

Infine, Marco Crovara ha invitato i presenti ad andare oltre i temi dibattuti nella serata, a cercare nuovi spunti di riflessione, quelli che la nostra coscienza di laici, formati ed informati, ci insegna per conseguire il giusto appagamento etico della nostra missione serrana.

[1]Come è noto, l’emergenza educativa riguarda la crisi d’identità del primo nucleo educativo (la famiglia), le difficoltà della Scuola a trasmettere cultura, i tentativi di demolire la valenza educativa della parrocchia e delle realtà ecclesiali.

Sergio Borrelli

 

 

 

 

 

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