Esperienze ecclesiali di frontiera

dic 1st, 2013 | By | Category: Mondo Cattolico

La Chiesa vista dal basso 

«Vista dal basso, è tutta un’altra Chiesa». Lo sostengono Valerio Gigante e Luca Kocci, note firme dell’agenzia Adista, nel libro La Chiesa di tutti [...], ed è difficile dar loro torto. Il libro è una mappa ragionata di esperienze ecclesiali di frontiera, gruppi di base, movimenti, comunità, preti e laici non allineati, un arcipelago composito e ricco, all’interno del quale il Vangelo è vissuto con passione, spesso con radicalità, attraverso scelte e testimonianze che fanno avvertire come lontanissimo il mondo della Chiesa gerarchica.

don Zeno Saltini

La Chiesa italiana è plurale e multiforme, e questo è il primo dato con il quale occorre confrontarsi. Un dato che però quasi sempre resta nascosto, perché la Chiesa istituzionale, diciamo ufficiale, tende ad attrarre su di sé i riflettori della comunicazione e ad emarginare tutte le esperienze segnate dall’autonomia dei percorsi. Questa “Chiesa dal basso”, nascosta ma viva e vegeta, è una Chiesa che sta decisamente dalla parte degli ultimi dei più poveri. È una Chiesa che vive con i malati, i disabili, i rifiutati, i discriminati di ogni tipo. Una Chiesa che gira scalza e non scende a compromessi con il potere.

Gigante e Kocci hanno quindi deciso di ribaltare la piramide con la quale di solito è raffigurata la Chiesa: anziché partire dai vertici, sovraesposti dal punto di vista mediatico e politico, sono partiti dalla base, ricostruendo radici, storie e volti di un mondo molto più vasto di quanto si possa immaginare, un mondo che, nel suo peregrinare, avverte tutto lo scarto creatosi nel tempo tra il Vangelo vissuto per le strade e dentro le case e il magistero ufficiale di una Chiesa istituzionale che invece è troppo spesso rinchiusa nei suoi palazzi o troppo contigua ai palazzi della politica. Democrazia nella Chiesa, patrimoni e privilegi ecclesiastici, morale sessuale, rapporti Chiesa-finanza-politica: ecco i temi con i quali gli autori si misurano senza reticenze, soffermandosi in particolare su due questioni calde come i

don Davide Maria Turoldo

patrimoni della Chiesa e i cosiddetti “principi non negoziabili”.

Segue la mappa dei cattolici che un tempo erano definiti “del dissenso”, ma che oggi potremmo definire “della coerenza evangelica”. Anonimi cattolici che si spendono per la pace, stanno dalla parte dei lavoratori e dei loro diritti, accolgono profughi, esuli ed emigrati, si dimostrano dialoganti e misericordiosi verso gli omosessuali. Cattolici conciliari, perché continuano a prendere sul serio lo spirito del Concilio Vaticano II e a credere che la creatività e la coerenza del piccolo gregge non sono barattabili con alcun tipo di privilegio e di garanzia, e che il cristiano è chiamato a essere sempre segno di contraddizione, mai segno di acquiescenza verso i poteri e di moderatismo politico.

I padri di questa Chiesa sono tanti: da don Mazzolari a don Milani, da don Zeno Saltini a padre David Maria Turoldo, da Gustavo Gutierrez a Leonardo Boff, da Ignacio Ellacuría a Jon Sobrino. Se ne potrebbero citare molti altri. Nomi che ci riportano a stagioni che possono sembrare tramontate e che

don Lorenzo Milani

invece continuano a vivere e ora, con il pontificato di Francesco, vedono forse finalmente la possibilità di un riscatto, dopo tante ingiustizie subite. Perché quando il papa arrivato dal Sudamerica mette al primo posto il messaggio della misericordia rispetto all’obbligazione morale, quando raccomanda ai vescovi e ai preti di essere pastori accoglienti e non doganieri pastorali, quando raccomanda alla Chiesa di aprirsi e di non tenere Gesù prigioniero in sacrestia, quando sospira di desiderare una Chiesa povera e dei poveri, sembra proprio parlare lo stesso linguaggio della Chiesa di base.

Che cosa succederà ora? La domanda non è al centro del libro di Gigante e Kocci, ma quando don Paolo Farinella, nella prefazione, parla di Francesco come di un “meteorite extraterrestre”, piombato a sconvolgere lo stagno, fa capire quali e quante siano le attese.Intanto, a prescindere dalle analisi dei pontificati di Wojtyla e Ratzinger, che non si possono esaurire in poche battute, è certo che ora, con papa Bergoglio, quando diciamo Chiesa non pensiamo più, in prima istanza, a un’istituzione gerarchica, ma incomincia a venire spontaneo pensare al popolo di Dio, all’ekklesia così come era stata pensata alle origini e ripensata nel Concilio: comunità e assemblea, all’interno della quale (Francesco sul punto è stato molto chiaro) c’è uguaglianza, c’è rispetto per i carismi di tutti e c’è spazio per i laici credenti e per la donna.

Ce la farà papa Francesco? La domanda, ripetiamo, aleggia sull’intero libro. Ma il fatto stesso che oggi sia possibile porre il quesito autorizza la speranza e dà coraggio a tutte le espressioni in cui si articola la ricchezza della “Chiesa dal basso”.

Aldo Maria Valli

 

fonte vinonuovo

 

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